(63) 12.02.04
parlate ora
o tacete per sempre

Parlate ora o tacete per sempre
L'editoriale di ateatro 63
di Redazione ateatro

http://www.trax.it/olivieropdp/ateatro63.htm#63and1
 
Quale futuro per l'ETI?
Lettera aperta
di Dipendenti in servizio presso la direzione generale dell’Ente

http://www.trax.it/olivieropdp/ateatro63.htm#63and4
 
Risposta alla Lettera dipendenti ETI al Consiglio di Amministrazione
Deliberazione n. 225
di Consiglio di Amministrazione dell'ETI

http://www.trax.it/olivieropdp/ateatro63.htm#63and5
 
Alcune precisazioni
In risposta al dossier di "Hystrio"
di Luciana Libero - Consigliere d'amministrazione dell'ETI

http://www.trax.it/olivieropdp/ateatro63.htm#63and6
 
Il futuro dell'ETI
Risposta alla lettera aperta dei dipendenti
di Domenico Galdieri

http://www.trax.it/olivieropdp/ateatro63.htm#63and7
 
L'ETI gioca al lotto?
Dall'inchiesta di Riccardo Bocca per "l'Espresso": le sponsorizzazioni teatrali di Lottomatica
di Redazione ateatro

http://www.trax.it/olivieropdp/ateatro63.htm#63and8
 
Ricche prebende e amici arraffoni: l'articolo di Gianfranco Capitta sul "manifesto"
Il CdA dello Stabule di Parma, l'ETI e l'Urbani style
di Gianfranco Capitta

http://www.trax.it/olivieropdp/ateatro63.htm#63and9
 
Quali funzioni per l'ETI
Riflessioni sugli interventi di Luciana Libero e Domenico Galdieri
di Paolo Aniello
Presidente Tedarco

http://www.trax.it/olivieropdp/ateatro63.htm#63and10
 
Archivio: le lettere della Tedarco alla Presidenza dell'ETI
Risorse, Progetto Aree Disagiate, Progetto Teatro Ragazzi, Stregagatto, Teatri di Innovazione di Roma
di Paolo Aniello
Presidente Tedarco

http://www.trax.it/olivieropdp/ateatro63.htm#63and11
 
Atto di indirizzo per l’attività dell’Ente Teatrale Italiano per l’anno 2002
Al Presidente dell'ETI
di Giuliano Urbani

http://www.trax.it/olivieropdp/ateatro63.htm#63and12
 
Interrogazione a risposta in Commissione al Ministro per i Beni e le Attività culturali
sul caso ETI-Lottomatica
di On. Chiaromonte, Colasio, Titti De Simone, Pistone

http://www.trax.it/olivieropdp/ateatro63.htm#63and13
 
Una batracomiomachia teatrale
da "la Repubblica", 1 marzo 2002
di Marco Travaglio

http://www.trax.it/olivieropdp/ateatro63.htm#63and14
 
Come (non) si programma un teatro comunale
Breve corso di organizzazione teatrale per famiglie
di Redazione ateatro

http://www.trax.it/olivieropdp/ateatro63.htm#63and15
 
Ritmo e misura per un teatro possibile
I soldi, l'anima e il corpo nel paese di Michelangelo
di Teatro delle Albe/Ravenna Teatro, Fanny & Alexander e Cristina Ventrucci

http://www.trax.it/olivieropdp/ateatro63.htm#63and16
 
Fuga dal palcoscenico
Dopo l'inchiesta dell'"Espresso"
di Sabina Negri e Riccardo Bocca

http://www.trax.it/olivieropdp/ateatro63.htm#63and17
 
Una censura post-moderna
Una prima versione del testo per "Hystrio"
di Oliviero Ponte di Pino

http://www.trax.it/olivieropdp/ateatro63.htm#63and18
 
Qualcosa si muove: aperto un tavolo di concertazione tra ETI e AGIS
Per una analisi del settore teatrale un grande progetto nazionale di promozione
di Redazione ateatro

http://www.trax.it/olivieropdp/ateatro63.htm#63and48
 
Interrogazione parlamentare Ds sull'ETI
E pubblica discussione sui problemi del teatro alla Camera il 15 marzo
di Redazione ateatro

http://www.trax.it/olivieropdp/ateatro63.htm#63and49
 
L'AGIS apre la "Vertenza Spettacolo"
Giovedì 26 febbraio, Roma, ore 11,00, Centro Congressi Capranica (P.zza Capranica 101)
di AGIS

http://www.trax.it/olivieropdp/ateatro63.htm#63and50
 
L'anomalo bicefalo con Dario Fo e Franca Rame in televisione
Venerdì 23 gennaio su Atlantide.tv
di Redazione ateatro

http://www.trax.it/olivieropdp/ateatro63.htm#63and81
 
Il caso ETI: dopo Libero e Galdieri, l'intervento di Paolo Aniello (e i pezzi di "Espresso" e "manifesto")
Dopo il dossier di ateatro 62
di Redazione ateatro

http://www.trax.it/olivieropdp/ateatro63.htm#63and82
 
Niente televisione per Dario Fo e Franca Rame
Annullata la messa in onda dell'Anomalo bicefalo
di Redazione ateatro

http://www.trax.it/olivieropdp/ateatro63.htm#63and84
 
Il Mittelfest di Cividale a Maurensig e Ovadia
Dopo 13 anni di direzione Pressburger
di Redazione ateatro

http://www.trax.it/olivieropdp/ateatro63.htm#63and85
 
Ritratto di Silvio Berlusconi come body artist
Estetica e politica
di Redazione ateatro

http://www.trax.it/olivieropdp/ateatro63.htm#63and86
 
Fo va in tv (ma senza audio)
Sul satellite di Planet.tv
di Redazione ateatro

http://www.trax.it/olivieropdp/ateatro63.htm#63and87
 
Riapre a Livorno il Teatro Goldoni
Nel 1921 vide la scissione del Partito Comunista
di Redazione ateatro

http://www.trax.it/olivieropdp/ateatro63.htm#63and88
 
Perché Dell'Utri ha querelato Dario Fo: l'articolo di Marco Travaglio sull'"Unità"
Le battute dell'Anomalo bicefalo che l'Anomalo Bibliofilo vorrebbe far tagliare al Premio Nobel
di Marco Travaglio

http://www.trax.it/olivieropdp/ateatro63.htm#63and89
 
Per la prima volta uno spettacolo teatrale in diretta sui videotelefonini
Sabina Guzzanti dal Palapartenope di Napoli
di Redazione ateatro

http://www.trax.it/olivieropdp/ateatro63.htm#63and90
 
Venerdì 30 gennaio va finalmente in onda (con l'audio) L'anomalo bicefalo
Su Planet tv
di Redazione ateatro

http://www.trax.it/olivieropdp/ateatro63.htm#63and92
 
Querela Raiot: chiesta l'archiviazione
Le battute di Sabina Guzzanti non sono solo socialmente rivelanti ma anche obiettivamente vere
di Redazione ateatro

http://www.trax.it/olivieropdp/ateatro63.htm#63and93
 
Il Concorso Italia di Riccione TTV 2004
Il bando scade il 10 marzo
di TTV

http://www.trax.it/olivieropdp/ateatro63.htm#63and94
 
Drammaturghi da scoprire
InfoZachar di febbraio
di Charlotte Menin

http://www.trax.it/olivieropdp/ateatro63.htm#63and95
 
A scuola di regia con Ronconi
Il bando per il corso dell'estate del 2004 in Umbria
di Centro Teatrale Santacristina

http://www.trax.it/olivieropdp/ateatro63.htm#63and96
 
Debutta a Prato Storie mandaliche 2.0
Dal 6 all'8 febbraio la narr'azione ipertestuale & multimediale con Giacomo Verde
di Redazione ateatro

http://www.trax.it/olivieropdp/ateatro63.htm#63and97
 
Nasce ADAC, il coordinamento di 14 compagnie di danza toscane
Perché l'unione fa la forza
di ADAC

http://www.trax.it/olivieropdp/ateatro63.htm#63and99
 

 

Parlate ora o tacete per sempre
L'editoriale di ateatro 63
di Redazione ateatro

 

Cari amici, in queste settimane stanno succedendo cose strane e importanti. O meglio, cose normalissime ma che per il nostro paese e per il nostro teatro sono assolutamente straordinarie.
Una serie di articoli (a cominciare dal dossier di «Hystrio» – rilanciato in parte da ateatro – e dall’articolo di Riccardo Bocca sull’«Espresso») ha riacceso l’attenzione su alcuni nodi irrisolti del nostro sistema teatrale e sull’inadeguatezza di alcune personalità che ricoprono ruoli chiave.
Che la situazione del teatro italiano sia drammatica ateatro lo scrive da tempo. I problemi non sono nuovi, anzi: basta rileggere l’analisi stilata per il convegno di Ivrea del 1987 (vedi nell’archivio di ateatro i testi su Ivrea 67, Ivrea 87 e il documento che ha fornito la base per l’incontro di <Castigliocello del 2002, e tutta la discussione che ne è seguita, e ancora molti dei post dei forum di teatro).
Negli ultimi tempi, tuttavia, la situazione si è fatta sempre più grave. Ai mali antichi (il vuoto di progettualità, l’incapacità di aprirsi al nuovo, l’eterna crisi del teatro pubblico e la confusione di ruoli tra pubblico e privato, la lottizzazione politica, l’autogoverno lobbystico e corporativo) negli ultimi anni se ne sono aggiunti altri: la progressiva diminuzione delle risorse pubbliche, le conseguenze del maggioritario, una sensibilità sempre minore al conflitto di interessi, il sostanziale disinteresse di buona parte del centro-destra per la cultura (se non in termini di controllo o proiezione verso l'industria culturale e della comunicazione), la sensazione di una censura strisciante, e ruoli di grande responsabilità affidati a personale para-politico spesso scandalosamente incompetente.
[Una piccola parentesi. La simpatica rubrica Chi è chi non vuole raccogliere pettegolezzi (peraltro diffusissimi nel gossip che nutre l’ambiente), né produrre schedature politiche (anche se le nomine in tempo di maggioritario sono più che mai politiche), né additare questo e quello al pubblico ludibrio, né compiere un esercizio moralistico: si tratta semplicemente di sapere se chi gestisce il denaro pubblico ha la competenza necessaria, se c’è il rischio di conflitti di interesse, se ci sono ombre pesanti sul suo passato; dopo di che a ciascuno il compito di giudicare. Insomma, proviamo a esercitare un diritto del cittadino che paga le tasse e ha diritto di sapere come e da chi vengono spesi i denari pubblici. E’ un elementare esercizio di democrazia e trasparenza, che cerchiamo di condurre rispettando decenza e privacy.]
Dopo queste analisi e denunce, è successa una cosa importante: si sta riaprendo il dibattito sul nostro sistema teatrale. Gli interventi di autorevoli personalità su ateatro, l’incontro indetto per il 15 marzo alla Cemera dei Deputati, il tavolo più volte richiesto tra ETI e AGIS verrà finalmente aperto, la «Vertenza Teatro» aperta dalla stessa AGIS (per quanto vaga negli obiettivi e ancora chiusa in logiche corporative nelle modalità) rappresentano, nel loro insieme, una apertura inedita, una occasione unica e probabilmente irripetibile.
Il rischio è che questi incontri pubblici diventino parate per i «soliti noti», una sfilata dei sepolcri imbiancati che da anni controllano e bloccano il nostro sistema teatrale o – peggio ancora – una litania di querule lamentazioni.
Dunque oggi più che mai è necessario capire quello che sta succedendo, rendere pubbliche le posizioni di tutti, seguire lo svolgimento del dibattito. E, più ancora, partecipare alla discussione con analisi e proposte. Altrimenti sarà inutile continuare a lamentarsi (soprattutto in privato, perché a lagnarsi in pubblico si rischia di mettersi in cattiva luce), a sparlare del prossimo (sempre in privato, perché il pettegolezzo deve restare allusiva arma di ricatto, perché si suppone che tutti «abbiamo il nostro piccolo scheletro nell’armadio», evidentemente), a lanciare disperati e apocalittici appelli quando è troppo tardi.
In questa situazione ateatro offre ospitalità sia nei forum sia nella webzine a tutti coloro che vogliono portare un contributo costruttivo alla discussione. Cercheremo – sempre in collaborazione con «Hystrio» – di costruire un dossier e poi di raccontare quello che succede, mettendo questi materiali a disposizione di tutti. E’ una condizione necessaria perché tutto questo non si riduca a trattativa privata tra pochi eletti, con risultati prevedibili.

Scusate l’insistenza, ma l’occasione è irripetibile. Cari amici di ateatro, è soprattutto a voi che mi rivolgo. Parlate ora o tacete per sempre. Altrimenti le vostre lagnanze perderanno, ai nostri occhi, qualunque credibilità. Evidentemente godete a farvi garrotare lentamente, stagione dopo stagione, circolare dopo circolare, lanciando continui gridolini di dolore (o sono mugolii di piacere). E’ una tecnica – quella dell’autostrangolamento – utilizzata a volte per raggiungere l’orgasmo: forse è proprio nell’ultimo spasmo che sperate di creare il vostro capolavoro...

Per quanto ci riguarda, possiamo provare ad avanzare alcune modeste proposte.

GLI STABILI
I nodo secondo noi centrale è quello del teatro pubblico, cioè i teatri stabili pubblici e i teatri stabili di innovazione che dovrebbero costituire l’ossatura di un sistema teatrale sano. La seconda parte del dossier di «Hystrio» sarà dedicata per l’appunto proprio agli stabili. Si comincia con qualche aggiornamento informativo, con la segnalazione delle anomalie più gravi: come qualche evoluzione tutta «market oriented», o certe tendenze espansionistiche molto discutibili, o ancora nepotismi e presenze anomale nei CDA (che ospitano spesso e volentieri al loro interno la «concorrenza» privata, come se le diverse anime del teatro non potessero convivere e collaborare senza confondere i ruoli e inquinare i rispettivi territori). Ma ci saranno anche (dalle stalle alle stelle, o dal particolare al generale) alcune riflessioni di carattere più generale sui perché e sui come di un teatro pubblico che riteniamo necessario proprio come la scuola e la ricerca scientifica: oggi non possiamo dare per scontate le sue ragioni e funzioni, ma dobbiamo ridefinirle e reinventarle, soprattutto alla luce dei recenti esiti.
Perché la crisi del teatro pubblico è sotto gli occhi di tutti: gli stabili pubblici paiono incancrenirsi da decenni in una situazione di stallo, i teatri di innovazione hanno fallito l’obiettivo per cui sono nati.
E’ necessario dunque rivitalizzare il sistema, e non sarebbe poi così difficile. Condizione necessaria è abolire le inaccettabili rendite di posizione, oltre che certe assurde gestioni personalistiche e familistiche; e poi rispettare i ruoli e stimolare una concorrenza creativa tra artisti. Dunque questi enti dovrebbero avere un direttore artistico nominato per tre (o quattro) anni sulla base di un progetto accettato dal consiglio di amministrazione (o dai soci); il mandato potrebbe essere rinnovato una sola volta (la direzione artistica potrà così durare al massimo sei-otto anni, che è già un’eternità...). Il consiglio di amministrazione avrà dunque il compito di vagliare i diversi progetti, e verificare se quello prescelto viene realizzato in maniera soddisfacente (in questo modo, tra l’altro, si eviteranno anche gli sconfinamenti, sempre più frequenti, dei consiglieri d’amministrazione in ambito progettuale, una pratica che genera imbarazzanti conflitti di interesse).

L’ETI (& la BIENNALE & L’INDA)
La crisi dell’Eti – di cui hanno riferito in modo diverso sia «Hystrio»-ateatro sia «l’Espresso» e che è l’oggetto dell’interrogazione parlamentare della senatrice Franca Chiaromonte – è solo il sintomo più evidente di una situazione di generale disagio. Che sulla gestione dell’ente ateatro stia ospitando una discussione aperta, franca e (speriamo) costruttiva, è un segnale positivo, un’occasione da non perdere (e ci aspettiamo una replica da parte della precedente gestione dell’ETI, chiamata esplicitamente in causa da Luciana Libero e Domenico Galdieri).
Ma a che serve l’ETI? Oggi una quota così importante del FUS (9.474.000 euro, molto più di qualunque altro organismo) viene spesa quasi unicamente per programmare pochi teatri. Oltretutto l’ETI lo fa male, con la logica di un’agenzia privata e sospetti di clientelismo. Se quello che fa oggi l’Eti è questo, si tratta con ogni evidenza un ente inutile, che andrebbe abolito al più presto e le risorse che assorbe andrebbero utilizzate con maggior costrutto. In alternativa, l’Eti può fare una sola cosa: dismettere le sue sale (perché mai enti locali o realtà territoriali dovrebbero gestirli peggio? Perché non possono carico dei dipendenti necessari a far funzionare le sale?) e svolgere le sue vere funzioni di documentazione, stimolo e indirizzo sul piano nazionale. Va anche aggiunto che l’attuale gestione dell’ETI ha disatteso le stesse linee guida stabilite dallo stesso ministro (e che pubblichiamo in questo ateatro; a proposito, nel punto 9 dell’atto si parla di «una ricerca metodologica sulla specificità delle varie forme di espressione teatrale e di danza rispetto al cinema ed alla televisione al fine di promuovere l’integrazione e la contaminazione tra lo spettacolo dal vivo e lo spettacolo riprodotto e di valorizzare l’utilizzo integrato delle diverse professionalità artistiche e tecniche»: l’ETI l’ha commissionata? A chi? Ha prodotto qualche risultato?). Ma a questo proposito non ci è chiaro a cosa allude Luciana Libero quando accenna al «controllo della segreteria generale e dei funzionari anche presenti nell’Ente come revisori dei conti».
Va anche aggiunto che la situazione dei due altri grandi enti teatrali che dovrebbero costituire il fulcro del sistema teatrale italiano (e divorano una notevole quota dei finanziamenti pubblici al teatro), ovvero la Biennale e l’INDA, è ugualmente preoccupante. E al tempo stesso ridicola.
Lo stallo di questi tre grandi enti (i tre enti di cui il governo ha voluto mantenere un controllo dal centro) sia a livello direttivo sia a livello di programmazione è semplicemente scandaloso e si ripercuote negativamente sull’intero teatro italiano. Soprattutto perché si tratta di realtà con una forte proiezione internazionale, la porta principale della nostra cultura teatrale sul mondo esterno.

GLI ORGANI DIRETTIVI
E’ meglio il maggioritario o il proporzionale?
Il proporzionale voleva dire sostanzialmente lottizzazione: le poltrone negli organi direttivi (commissioni, consigli di amministrazione) venivano spartite in base al peso delle varie forze politiche, con alcune inevitabili e ben note patologie: programmazioni fatte per accontentare tutti (e peggio per non scontentare nessuno); un clientelismo che porta alla moltiplicazione e polverizzazione delle iniziative; la tendenza dei membri a farsi promotori (e spesso realizzatori) di precise iniziative.
Il maggioritario vuol dire che il vincitore piglia tutto, e che i contrappesi e il controllo forniti dal pluralismo delle presenze vengono a mancare. Maggioritario vuol anche dire che gli artisti devono rispondere direttamente a un potere politico arraffone, e che la loro autonomia viene di fatto fortemente limitata (a meno di non costituire comitati d’affari). Una prima conseguenza, sotto gli occhi di tutti, è la scarsa qualità del personale che i politici hanno infilato in alcuni ruoli fondamentali (dal Cda del Piccolo Teatro alla Commissione ministeriale). E’ altresì evidente che un meccanismo di questo genere rende più facili gestioni «discutibili» anche dal punto di vista amministrativo (e penale): è facile prevedere che gli scandali tipo ETI-Lottomatica aumenteranno, e che possono anche restare «impuniti» da una maggioranza blindata.
Il problema diventa drammatico davanti a una Commissione ministeriale che gode di enormi poteri e di una amplissima discrezionalità, e tuttavia conta dai suoi membri troppi «pesi leggeri» (o leggerissimi) dal punto di vista dell’esperienza e della competenze.
Un’altra conseguenza del maggioritario riguarda il rapporto tra gli eletti e i loro collegi elettorali. Queste problematiche sono state finora eluse (anche dall'opposizione), non solo per quanto riguarda la sensibilizzazione dell’opinione pubblica, dove l'azione è da sempre scarsamente incisiva, ma anche nelle competenti sedi parlamentari, dove il di battito parlamentare troppo spesso si riconduce a casi e interessi specifici, di respiro localistico o puramente elettorale (è una chiave per capire le storture di Arcus spa).
Il correttivo, in tutti i casi, è uno solo: maggior trasparenza, vigilanza e controllo. Questo deve avvenire in due modi. Da un lato assicurando alla minoranza una adeguata rappresentanza all’interno di questi organi. In secondo luogo, il controllo deve essere esercitato anche dall’esterno, da una opinione pubblica che deve avere anche funzione di stimolo e proposta. Nel suo piccolo, ateatro cerca fin dall’inizio di svolgere questa funzione.

LA RAPPRESENTANZA
Il teatro italiano è stato governato in questi anni da meccanismi di autogoverno corporativo e lobbystico tramite l’AGIS. Sicuramente in democrazia forme di rappresentanza come queste sono necessarie, ma perdono il loro senso se finiscono semplicemente per avvallare l’esistente, e gestire in sostanza una politica da sempre filogovernativa, priva di strategia e ossequiosa con il potere. E’ una politica che – per limitarsi al dato fondamentale – ha subito una riduzione del 50% del FUS in 18 anni senza praticamente battere ciglio e avvallato gruppi dirigenti che – con le solite eccezioni, e non sempre consapevolmente – hanno ampiamente beneficiato della loro posizione, vedendo crescere i propri contributi e ignorando spesso i più elementari doveri di trasparenza (anche nei confronti dei soci): vedi la gestione dei fondi extra-FUS e del 4 per mille.
Forse il lobbysmo è l’unico sistema per governare il nostro sistema teatrale. Ma vista l’attuale crisi sarebbe almeno opportuno fare piazza pulita degli attuali vertici dell’AGIS e delle varie associazioni che lo compongono. Si può cominciare il nuovo corso con il tavolo di concertazione con l’ETI e dalla «vertenza teatro».
Sarebbe anche l’ora che tutti coloro che non fanno parte dell’AGIS (o che dall’AGIS non si sentono sufficientemente rappresentati) facciano finalmente sentire la loro voce.

Queste sono solo alcune misure minime, forse provocatorie e certamente discutibili. Speriamo che qualcuno si inventi qualcosa di meglio: ateatro cercherà con tutte le sue forze di rilanciare queste proposte e di raccogliere e presentare un ampio dossier da diffondere tra tutti gli interessati, sia attraverso il web sia (se ci riusciremo, speriamo in collaborazione con "Hystrio") su carta.


 


 

Quale futuro per l'ETI?
Lettera aperta
di Dipendenti in servizio presso la direzione generale dell’Ente

 

Roma, 16 dicembre 2003

Al Ministro per i Beni e le Attività culturali
Giuliano Urbani

Al Consiglio di Amministrazione dell'ETI

Al Direttore Generale dell'ETI

All'AGIS

Quale futuro per l'Ente Teatrale Italiano?

Martedì 16 dicembre 2003 il personale dell'ETI si è riunito in assemblea per discutere della situazione generale dell'Ente e delle sue prospettive.
Negli ultimi mesi una serie di fatti allarmanti si sono succeduti in maniera incalzante sino a delineare una situazione complessiva che lascia intravedere il rischio che l’esistenza stessa dell’Ente venga messa in discussione.
1. Le notizie, numerose, ripetute, provenienti da fonti diverse, circa la dismissione del Teatro Valle e del Teatro della Pergola. A tale proposito è sufficiente ricordare le dichiarazioni rilasciate sul Teatro Valle dal presidente del Teatro di Roma Oberdan Forlenza, alla presenza del sindaco Veltroni, in occasione della conferenza stampa di presentazione della stagione del Teatro di Roma e l’interrogazione fatta recentemente al Presidente della Regione Toscana sui destini della Pergola.
2. Le ripetute dichiarazioni rilasciate dal Presidente Galdieri, in più occasioni riportate dalla stampa, su un esubero di personale nei teatri gestiti in generale ed in particolare nei teatri Valle e Pergola. Tali affermazioni hanno generato allarme e confusione. Sono tanto più allarmanti quando vengono fatte contestualmente alla formale smentita di rito circa la dismissione dei teatri. Generano confusione quando sono pubblicate dalla stampa lo stesso giorno in cui l'Ente espone in bacheca l’annuncio di una selezione per l’assunzione di due nuovi dipendenti per i teatri Valle e Quirino.
3. La presentazione del bilancio preventivo dell’Ente per l’anno 2004 che prevede solo ed esclusivamente la gestione dei quattro teatri: Valle, Quirino, Pergola, Duse. Per l’attività distributiva, che ha costituito il nerbo delle funzioni di questo Ente per almeno 40 anni, sono previsti euro zero. Zero per i Circuiti, zero per il Teatro di Ricerca, zero per il Teatro Ragazzi. Lo stesso vale per i progetti internazionali: zero per i Percorsi Internazionali e per qualsiasi altra iniziativa nel settore. Zero, naturalmente, per tutte quelle iniziative più progettuali e meno distributive che hanno segnato il passaggio negli ultimi anni ad una trasformazione delle funzioni dell’Ente da distributore a promotore del Teatro Italiano. L’impatto di una simile situazione, che mai prima d’ora si era verificata, sta già producendo i suoi effetti sul sistema teatrale italiano. Le proteste del mondo del Teatro sono ormai uno stillicidio quotidiano e le categorie lanciano i loro strali dalla vicinissima Agis. A rendere il quadro più fosco, il bilancio di previsione per il 2004 prevede di chiudere il bilancio del 2003 con un deficit di circa un milione di euro. Eppure gli ultimi bilanci consuntivi, fino al 2002, presentavano degli avanzi di gestione che venivano abitualmente utilizzati per finanziare l'avvio di stagione.
Una simile inversione prodotta in così poco tempo è forse il sintomo più evidente della situazione di pericolo in cui ci troviamo.
4. La mancanza di indirizzi e di una strategia che indichino con chiarezza in che modo si intende dare corpo al ruolo e alle funzioni dell’Ente. Quando a suo tempo si chiese all’Ente di virare dalla distribuzione alla promozione, tale obiettivo venne individuato ed indicato a noi tutti e d'altronde i progetti cui si lavorava indicavano con chiarezza la direzione che si stava prendendo. Così, in tempi più recenti, si erano avviati progetti mirati, per sperimentare il nuovo ruolo di raccordo con gli enti territoriali e locali che ETI avrebbe potuto svolgere quando le funzioni attualmente attribuite al Ministero fossero passate alle Regioni. E’ un cambiamento inesorabile previsto dalle modifiche apportate al titolo V della Costituzione, che sembrava indicare con chiarezza il ruolo che il futuro riservava a quello che sarebbe rimasto l’unico Ente centrale per il Teatro. Quei progetti sono stati smantellati, i rapporti costruiti in anni con gli enti locali sono andati perduti e non sono stati varati nuovi progetti che indicassero un indirizzo o una strategia per ricollocare l’Ente in una dimensione che lo rendesse necessario al Teatro Italiano.

Questa chiusura autarchica, la tabula rasa dei bilanci, tutto converge ad alimentare il fantasma di una possibile chiusura dell’Ente. Ad aggravare ulteriormente il quadro c'è la scadenza legislativa del 30 giugno 2004, che prevede la stesura di un elenco di enti pubblici da dichiarare inutili e da chiudere o trasformare. Come cancellare dalla memoria la rapidità con cui fu decretata l’inutilità dell’I.D.I., istituto del dramma italiano che aveva sede nello stesso stabile dell’ETI?
I lavoratori dell’ETI hanno la piena consapevolezza che un ente di promozione culturale che vive delle risorse prelevate dalla fiscalità generale deve essere realmente utile e svolgere un servizio necessario al sistema teatrale italiano che rappresenta un segmento prezioso della vita culturale ed economica del Paese. Se ormai le funzioni di decentramento sono egregiamente svolte a livello territoriale, a livello centrale rimane fortissima l’esigenza di un tavolo di concertazione con gli enti territoriali che faccia da coordinamento e funga da riequilibrio rispetto a logiche esclusivamente localistiche. Un luogo dove il know-how del settore, sedimentatosi negli anni e ampiamente riconosciuto dagli operatori teatrali, costituisca una garanzia di visione di sistema unitario a livello nazionale, che è ciò di cui il Teatro ha bisogno nell’affrontare un’era in cui il FUS non costituirà più una garanzia per nessuno.
Come lavoratori e come cittadini chiediamo pertanto al Ministro Urbani, al Consiglio di Amministrazione e al Direttore Generale dell'ETI un chiarimento immediato, pubblico e definitivo sul futuro dell’Ente
Ci rivolgiamo infine al Teatro Italiano perché appoggi questa azione di chiarimento con l’auspicio di una ridefinizione, di un risanamento e di un rilancio dell’ETI al servizio del Teatro.

I dipendenti in servizio presso la direzione generale dell’Ente


 


 

Risposta alla Lettera dipendenti ETI al Consiglio di Amministrazione
Deliberazione n. 225
di Consiglio di Amministrazione dell'ETI

 

Deliberazione n. 225

Oggetto - Lettera dipendenti ETI al Consiglio di Amministrazione

IL CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE

Riunito il 17 Dicembre 2003

VISTA la Legge 19/3/1942 n. 365 istitutiva dell’ETI

VISTA la Legge 20/3/1975 n. 70

VISTA la Legge 14/12 1978 n. 836 per il riordinamento dell’ETI

VISTO il D. Lg.vo 20/10/1998 n. 368 istitutivo del Ministero per i Beni e le Attività Culturali

VISTO lo Statuto dell’ETI approvato con D.M. 4/3/2002

PRESO ATTO del contenuto della lettera «Quale futuro per l’ETI», allegato in copia al presente atto deliberativo, indirizzata al Ministro per i Beni e le Attività Culturali, al Consiglio di Amministrazione, al Direttore Generale e all’Associazione Generale Italiana dello Spettacolo, in ordine ad una richiesta di chiarimento riguardo a numerose e allarmanti voci, provenienti da ambienti esterni all’ETI, che riguardano la dismissione del Teatro Valle e del Teatro della Pergola di Firenze ed una conseguente e probabile gestione da parte di altre istituzioni;

GIUSTIFICATO pienamente da parte del Consiglio di Amministrazione lo stato di agitazione che pervade gli animi di tutto il personale dell’ETI, che vede messo a rischio il proprio posto di lavoro;

SMENTITE ufficialmente e categoricamente dal Presidente, attraverso gli organi d’informazione, le voci, circolanti all’esterno, secondo le quali sarebbe in atto una dismissione da parte di questo Consiglio di Amministrazione dei Teatri Valle e Pergola;

RITENUTO di non dover dar credito a voci originate probabilmente da motivi di strategia politica da parte di esponenti di altre importanti istituzioni, che aspirano per lo più ad un ritorno ad una gestione a carattere prettamente ideologico, diversa da quella dell’attuale Consiglio di Amministrazione, improntata a carattere di massima democraticità;

SOTTOLINEATO che qualunque vendita o dismissione di uno dei teatri dell’ETI è un atto che rientra nelle competenze del Consiglio di Amministrazione e precisato che non è assolutamente nelle intenzioni di questo organo di vertice la prospettiva di una dismissione dei teatri Valle e Pergola;

STABILITA con fermezza una difesa ad oltranza per garantire sia la gestione dell’attività teatrale sia la massima occupazione dei teatri dell’ETI, con la partecipazione effettiva di tutto il personale, per la tutela del posto di lavoro;

RICORDATO che le linee di indirizzo che l’Ente deve perseguire vengono indicate dal Ministro per i Beni e le Attività Culturali e che il Consiglio di Amministrazione ritiene di dover dedicare, al più presto, un momento di riflessione collegiale per chiarire verso quali prospettive indirizzare l’Ente;

CONSIDERATO che, in un sistema più orientato verso il decentramento, l’ETI si connota come l’unico ente di riferimento nazionale nel sistema teatrale italiano;

TENUTO CONTO che l’attuale situazione economica dell’Ente è maturata nel corso degli esercizi precedenti e che gli sforzi di questo Consiglio di Amministrazione sono tutti orientati verso il miglioramento della stessa;

SU PROPOSTA del Presidente

All’unanimità

DELIBERA

di rispondere alla lettera del personale dell’ETI al fine di chiarire esattamente le reali intenzioni del Consiglio di Amministrazione riguardo la dismissione dei Teatri Valle di Roma e Pergola di Firenze e per la tutela dei posti di lavoro dei dipendenti;
di non avere l’intenzione, ne modo più assoluto, di proporre la dismissione dei richiamati teatri;
di stabilire con fermezza una difesa ad oltranza, intesa a garantire la gestione dell’attività teatrale e la massima occupazione nei teatri dell’ETI con la partecipazione di tutto il personale.

IL PRESIDENTE
Dr. Domenico Galdieri


 


 

Alcune precisazioni
In risposta al dossier di "Hystrio"
di Luciana Libero - Consigliere d'amministrazione dell'ETI

 

Caro Pdp, sono certa che vorrai ospitare, anche come semplice diritto di replica, una mia risposta ai servizi su «Ystrio» da te pubblicati a firma Mimma Gallina e Massimo Marino, oltre che, in minima parte, al tuo editoriale. A titolo personale e in qualità di consigliere d'amministrazione dell'ETI credo sia opportuno e doveroso dare alcune precisazioni per una più completa informazione.

1) "Crisi dell'ETI e riduzione del sostegno al nuovo teatro" (Da Editoriale di "ateatro 62")
Non vi è stata finora alcuna riduzione del sostegno al nuovo teatro. Nel 2003 l'ETI ha investito circa 950mila euro sulla distribuzione (Circuiti) e 1 milione di euro sul settore ricerca (tra promozione sui territori, progetto Vascello e ricerca a Milano e Roma).

2) "L’ETI, un ente inutile"; "Dal Commissario straordinario a un "golpe legalizzato"/ "Contributi ordinari davvero straordinari" / "Criteri per la concessione di contributi"/ e infine: "chiedersi se non sia il caso di valutare una per una le funzioni dell'Ente ...e forse arrivare alle conclusioni e sciogliere con cinque lustri di ritardo un ente "inutile e forse dannoso" di Mimma Gallina in «Ystrio» 1/2004

"Golpe legalizzato"

L'Ente Teatrale italiano è stato tenuto commissariato dal precedente governo per circa nove anni, sei oltre i tre previsti dalla legislazione vigente. Allora come oggi, le nomine di commissario e direttore generale furono di competenza ministeriale e /o governativa. L'introduzione di uno Statuto e di un nuovo Cda – salvo appunto un decreto di scioglimento anche questo di esclusiva competenza ministeriale – era un obbligo giuridico.
Ora i nomi e le persone possono non piacere così come si può non amare l’attuale maggioranza politica, ma tra una gestione commissariale che si prolunga oltre il dovuto (e che manteneva, né più né meno di oggi, l’Ente sotto stretto controllo ministeriale) e una riforma statutaria che assegna una articolazione diversa dei poteri non so quale sia il "golpe legalizzato". Se poi il problema è che le nomine sono di destra invece che di sinistra, bè, questo è un altro discorso… ma, visto che si parla anche di "competenza", prima di dire parole in libertà sarebbe bene documentarsi anche sugli aspetti giuridici e legislativi della materia.

"Scioglimento dell'Ente"

Il nuovo Cda ha trovato nell'ETI 210 dipendenti i quali assorbono risorse per più di 6 milioni di euro; solo al Teatro della Pergola sono presenti 60 dipendenti; la voce straordinari nel 2003 per i teatri gestiti è costata più di 500mila euro. Tali dati sono più o meno equivalenti nelle gestioni precedenti e hanno subito via via negli anni vari aumenti contrattuali. Quasi tutti i dipendenti sono stati assunti negli anni precedenti per chiamata diretta o per concorsi interni. Non è ovviamente possibile né è nostra intenzione licenziare alcuno e sono in corso da diversi mesi da parte del direttore generale trattative sindacali per rifare le piante organiche, per introdurre una diversa organizzazione del lavoro che preveda nei teatri una diversa turnazione (attualmente i dipendenti lavorano nel normale orario di lavoro e quindi il lavoro nei turni pomeridiani e serali è considerato straordinario). Pertanto prima di lanciare parole d’ordine bisogna capire bene di che cosa parliamo: in caso di scioglimento dell’Ente bisognerebbe mandare a casa o mettere in mobilità centinaia di dipendenti. La signora Gallina ci ha pensato? (per onore di cronaca va aggiunto che gli attuali organi collegiali e cioè presidente, Cda, revisori dei conti, tra compensi, gettoni e missioni, assorbono risorse per 192.000 euro e che il compenso di un singolo consigliere è di euro 12000 annuali lorde).

Progetti
- Dalla nomina della sottoscritta (luglio 2002) il Cda ha dovuto attuare accordi già presi da Ardenzi oltre che numerose direttive ministeriali, così come sono stati portati a termine i diversi progetti già varati dalla gestione Marinelli/Tian (Circuiti, ricerca, Ragazzi, Stregagatto, Ecole des Maîtres, Giornate italo-francesi etc con un aumento delle risorse a favore della ricerca); la sottoscritta ha avuto l'incarico del Sud (Ex aree disagiate). Il Ministero non ha più finanziato il progetto (vedi intervista su Tuttoteatro); i numerosi tentativi da me fatti per sensibilizzare le compagnie di ricerca e la Tedarco (nella persona di Paolo Aniello) affinché si premesse sul ministero e tale progetto non andasse perduto non hanno avuto esito; appariva evidente che l'intero settore, almeno nella sua rappresentanza ufficiale, stava facendo altri accordi "a monte"; il risultato è stata una perdita complessiva di risorse tra Ministero e Enti locali e di un progetto tra i più qualificanti della gestione Veltroni.
Il progetto Les Italiens a Parigi è stato un progetto speciale governativo, come pure Gli olimpici del Teatro. Indubbiamente i nuovi vertici dell’Ente avrebbero potuto (e a mio avviso dovuto) fare nuovi progetti e non appiattirsi sulla progettualità Veltroni/Marinelli/Tian e questa sarebbe stata una critica seria di politica teatrale su cui discutere; purtroppo non mi pare che ve ne sia traccia nell’articolo della Gallina.

"Criteri di erogazione"

Tra le direttive ministeriali vi è stata quella di varare, per la legge sulla trasparenza, criteri per l'erogazione di contributi a soggetti terzi. I criteri approvati dal Cda, di ordine generale, sono stati via via perfezionati fino a divenire una fotocopia dei criteri ministeriali. Quello che il Consiglio aveva ritenuto un giusto adempimento alla trasparenza e ad una più ampia distribuzione di fondi si è trasformato in un diabolico intruglio burocratico che se da una parte ha allargato la "base" dei destinatari ha però di fatto creato confusione nelle categorie e soprattutto tenuto occupato per molti mesi il Cda da altre importanti incombenze. Su questo tutte le critiche che arrivano sono bene accolte: ebbene sì, abbiamo sbagliato! (n.b. per direttive ministeriali si intendono non solo le più generali linee di indirizzo del Ministro quanto piuttosto il controllo della segreteria generale e dei funzionari anche presenti nell’Ente come revisori dei conti: lascio a voi l’onere di arricchire di altri nomi tra quelli che contano la simpatica rubrica «Who's Who»).

Bilancio e previsioni 2004

Al di là delle attribuzioni di competenza e di cassa sulle quote di abbonamenti 2003/2004, considerate le entrate certe (Ministero e incassi teatri) il bilancio 2004 è più o meno la fotografia fedele della realtà a tutt'oggi dell'Ente. La pressoché totalità delle risorse è assorbita come si è detto dalle spese vere di gestione, prima tra tutte quella del personale. Questa situazione, che ci piaccia o meno, è l'eredità delle gestioni precedenti. Per svolgere una qualsiasi attività, che piaccia o meno, bisogna reperire ulteriori risorse aggiuntive al contributo ordinario così come è stato negli anni passati. Tutti i progetti presentati al Ministero per il 2004 e 2005 sono gli stessi degli anni passato. Per i circuiti e la ricerca, progetti nazionali gestiti in proprio dall’Ente e concertati con le categorie. Sono stati pertanto aboliti nella soddisfazione generale i famigerati "criteri". Per attuali tali linee programmatiche si attendono risposte dal Ministero.

Rapporti con le categorie

Oltre alla già citata questione Sud, come si sono mosse le categorie in questo anno e mezzo? Male, a mio avviso. In diversi incontri, si sono fatti accordi per approntare progetti in concertazione, o si sono approntate "liste" con questa o quella compagnia. Finché le risorse ( e le spartizioni) erano garantite, tutto filava nel verso giusto. Una volta venute a mancare, con il bilancio nella sua realtà nuda e cruda, sono iniziate le ostilità. Se si esclude il Teatro Ragazzi, pochi hanno posto questioni di contenuti e di politica teatrale. In gran parte il "dibattito" si è mosso sul "quantum" più che sul che e sul come. Questa è la vera situazione, su questo occorrerebbe riflettere. Attualmente l’intero Cda ha chiesto un incontro con il Presidente Prosa dell'Agis così come si sta studiando l'ipotesi di organizzare al più presto una o più giornate pubbliche di riflessione sul ruolo futuro dell'Eti.

"L'ETI oggi: un ente inutile"(???)

Credo che chi si occupa di organizzazione teatrale, al di là di generici, superficiali, quanto disinformati anatemi, dovrebbe mostrare una maggiore responsabilità, in primo luogo verso i posti di lavoro dei dipendenti. Come si è detto si poteva e si può fare di più e di meglio ma le responsabilità sono diffuse in un mix di smantellamenti, confusioni, controlli verticistici, clientele etc etc . Ma, francamente, sciogliere l’ETI oggi a chi giova? E’ ovvio che nel passaggio di competenze tra Stato e Regione vadano ridefiniti ruolo, compiti, progettualità, di un Ente centrale per il teatro ma quali sono le proposte? Io credo che l’Ente è stato in questi anni un patrimonio, nel bene e nel male, di risorse, di competenze, di umane e valide persone e che vada tutelato, protetto, snellito, ridefinito nelle sue competenze. Ma un più generale assetto del sistema teatro in Italia può solo venire da una congiunta quanto pacata riflessione e non certo da superficiali e irresponsabili dichiarazioni di principio.

Permettimi infine un’ultima personale e divertita osservazione sui "Compagni di scuola". Chi scrive, oltre a non avere conflitti di interesse di alcun tipo, non è mai stato "compagno di scuola" di chicchessia avendo frequentato con alterne vicende, le scuole in quel di Salerno. La mia nomina, maturata in ambienti napoletani, città dove ho lavorato per molti anni, e sostenuta dal presidente Galdieri, è stata considerata, da tutte le parti, "anomala" in quanto fuori dalle consuete spartizioni politiche. L’anomalia riguarda anche il fatto che, occupandomi da circa trent’anni, di teatro, una volta tanto sia stata nominata, pare, una persona cosiddetta "competente". Se poi le fonti della Gallina sono Sgarbi e Dagospia, bè, lasciamo perdere… Cordialmente

Luciana Libero
Consigliere d’amministrazione dell’ETI


 


 

Il futuro dell'ETI
Risposta alla lettera aperta dei dipendenti
di Domenico Galdieri

 

Credo opportuno dilungarmi nel rispondere alla lettera inviata dai dipendenti dell’Eti al Ministro Urbani, al C.d.A. che presiedo ed al Direttore Generale, dell’Ente (che è giunta involontariamente ad alcuni giornali), nonché ai numerosi organi di stampa che hanno pubblicato inchieste e dossier sulla situazione teatrale italiana, analizzando anche lo stato di salute dell’E.T.I., definito comatoso, e annunciando veri guai e la dismissione dei teatri gestiti, accordi già firmati o in procinto di firme, sempre relativi alla cessione della Pergola di Firenze e del Valle di Roma. La mia risposta è lunga per due motivi: primo per esplicitare, in maniera inequivocabile, la posizione del C.d.A. e poi per esternare ai dipendenti dell’Ente il mio lieve disappunto per la marginale considerazione alle delucidazioni esposte nel corso dell’Assemblea del 23 dicembre; delucidazioni che rispecchiavano il pensiero del Ministro Urbani col quale avevo avuto un breve ma inteso colloquio nella prima mattinata, confermate dal Capo di Gabinetto Prof. Squitieri e poi ribadite con fermezza da tutti i signori Consiglieri di Amministrazione.
Ritenevo che il lavoro svolto e le scelte intraprese per superare il grande disagio dell’Ente dovuto a difficoltà economiche e regolamentari oggettive, comuni a molti settori produttivi del Paese, fossero una buona base per un rapporto di reciproca fiducia.
Da vecchio sindacalista comprendo le Vostre agitazioni, lo stato di malessere, la preoccupazione per l’eventuale ridimensionamento se non la soppressione dell’Ente per il quale avete lavorato con abnegazione ed impegno. Ma speravo che le situazioni di incertezza e gli interrogativi potessero essere momenti di discussione interni senza il coinvolgimento di categorie di operatori che non sempre, per oggettive preoccupazioni finanziarie, sono disinteressati, soprattutto in momenti, come l’attuale, di grave difficoltà.
Ancora una volta ripeto che tutte le illazioni e presunte notizie circa le DISMISSIONI DEI TEATRI PATRIMONIO DELL’ENTE SONO ASSOLUTAMENTE INFONDATE: PROGETTI FANTASIOSI DI PERSONE CHE DANNO CORPO AI LORO MIRABOLANTI SOGNI DESTINATI- CITANDO MONTANELLI - "A MORIRE ALL’ALBA".
Se il Presidente del Teatro di Roma, in presenza dell’onorevole Sindaco già con delega allo Spettacolo, rilascia dichiarazioni sul futuro del Valle e se un solerte ma male informato Consigliere Regionale di Firenze – del resto smentito subito dall’architetto Zoppi – Assessore Regionale alla Cultura, sia sui quotidiani che nella conversazione telefonica da me richiesta, fa interrogazioni per quanto riguarda l’acquisto della Pergola, non vedo motivo di preoccupazione perché il fatto non sussiste né trova rispondenza in alcun atto ufficioso o ufficiale, soprattutto dopo le assicurazioni dei componenti del C.d.A. e del Ministero per i Beni e le Attività Culturali. Semmai bisogna allarmarsi per l’evidente disegno volto a delegittimare l’attuale C.d.A. per poi smembrare l’Ente invocando l’emergenza.
Per la Pergola ed il Valle i progetti che si stanno valutando vanno nel senso diametralmente opposto alle "voci" e sottolineo "voci" che circolano a ruota libera e che sono dispensate ad arte non certo per difendere posti di lavoro che, ripeto, ancora una volta per il Signor Ministro, per il Sottosegretario e per il C.d.A. dell’E.T.I., sono intoccabili.
Per la Pergola e per il Valle si sta studiando la possibilità di creare due spazi teatrali dedicati al Teatro di Ricerca ed alla drammaturgia europea contemporanea integrando le attuali stagioni teatrali; sia per la Pergola che per il Valle a partire dal II semestre 2004, si prolungheranno i periodi di programmazione per le compagnie e si darà corso a progetti speciali che non comportino onerosi investimenti; per il Valle inoltre si sta valutando un progetto per il condizionamento dell’aria che consentirebbe l’utilizzo del teatro anche nella stagione estiva e la ricostruzione della buca dell’orchestra per ospitare il teatro musicale contemporaneo e per il ritorno dell’opera musicale comica del 700: in sintesi l’indirizzo è di incrementare la programmazione dei due teatri storici per ridurre l’incidenza delle spese generali che determinano il deficit. Se poi dovesse verificarsi che per effetto della devolution o, per effetto di esercizio di un potere dai contorni ancora molto pallidi, il teatro dei capoluoghi dovesse passare ai Comuni, allora l’Eti potrebbe essere il punto centrale di coordinamento di un nuovo assetto teatrale nazionale.
2° punto della lettera.
Una cosa è affermare che i due teatri in oggetto non saranno dismessi a meno di un legale perentorio diktat ed altra cosa , del tutto diversa e di altro tenore amministrativo ed anche culturale, è dichiarare che nei due teatri forse esiste un ESUBERO di personale in relazione alle effettive necessità di spazi destinati all’ospitalità e non alla produzione.
In tal senso bisogna aver la coscienza di riconoscere gli errori organizzativi per porvi rimedio e per cercare tutte le strade possibili per un necessario riassetto economico delle strutture. E si badi bene: ciò proprio per salvare le strutture ma, soprattutto, per salvaguardare il livello occupazionale delle stesse. In questa direzione vanno gli sforzi del C.d.A.. Se si è in buona fede – passato il primo momento di comprensibile sbandamento, non si può generare allarme o confusione per false notizie da un lato e piani di risanamento amministrativo dall’altro, piani che vogliono proteggere essenzialmente i lavoratori sia per il presente sia per il futuro. Se si è in buona fede non ci può essere confusione fra dichiarazioni del Presidente non di "RITO" come sbagliando si è scritto, ma fortemente "SENTITE" e la comparsa in bacheca di un bando di selezione per l’assunzione temporanea di due nuovi dipendenti: il bando sarebbe prova di non voler dismettere ma di potenziare i teatri.
Punto terzo
Il Bilancio Preventivo del 2004 prevede solo la possibilità, per il momento, di intervento sui quattro teatri gestiti in quanto per le vigenti leggi – attentamente e giustamente ottemperati dalla Direzione e dagli Uffici Amministrativi - nei bilanci degli Enti Pubblici si possono segnare ENTRATE CERTE PARI al contributo ministeriale dell’anno precedente – 2003 – e le uscite debbono risultare in pareggio con le entrate. Dati gli aumenti dei costi di gestione, le attuali entrate certe vanno a coprire i capitoli delle spese obbligatorie ed i deficit previsti per i teatri gestiti. Ciò non significa – come riporta un quotidiano del 24 dicembre che, per l’anno 2004, non ci saranno fondi per l’attività distributiva che ha costituito il "nerbo" delle funzioni dell’Ente per almeno 40 anni: zero Euro per i circuiti, zero per il Teatro di Ricerca e zero per il Teatro Ragazzi. Il quotidiano riporta con precisione cifre e parole presenti anche nella vostra lettera.
Non è forse troppo presto per enucleare catastrofiche previsioni?
Non è forse troppo intempestivo non usare "aristotelica prudenza" nell’emettere giudizi che possono essere interpretati come "negativi" sull’operato del C.d.A. che da tempo lavora a costruire "un’immagine significativa dell’Ente" senza aver bisogno di suggerimenti o spinte né interventi di garanti che limitino l’autonomia dei Consiglieri?
Non è forse inesatto dichiarare che ci sono euro zero anche per i Percorsi Internazionali che di solito fanno parte dei "progetti speciali" che vengono approvati successivamente e attribuiscono fondi diversi che il contributo ordinario? Una informazione generica e parziale ha suscitato giudizi che esulano dalla preoccupazione, legittima, dell’occupazione e della qualità del lavoro.
L’attuale C.d.A. non nega quelle iniziative che "più progettuali e meno distributive hanno segnato il passaggio negli ultimi anni ad una trasformazione dell’Ente da distributore a promotore del Teatro Italiano" anzi attraverso i progetti speciali cerca di salvaguardare e ampliare il livello e i risultati sin oggi raggiunti. Il C.d.A. deve, d’altro canto- data l’evidente carenza di fondi, dettare delle priorità e queste le ha dichiarate scegliendo di investire le risorse disponibili nell’attività ordinaria dei teatri direttamente gestiti, tutelando quindi il proprio personale e le numerose professionalità impegnate.
La promozione e diffusione del Teatro e della Danza in Italia ed in Europa è problema che riguarda la strategia della politica teatrale dell’E.T.I. di cui si parlerà dopo le necessarie consultazioni e concertazioni con le categorie dello spettacolo; dopo lo studio di eventuali suggerimenti della Direzione Generale e dei Dirigenti, dopo le scelte programmatiche ministeriali ma, soprattutto, dopo le ampie analisi fatte dal C.d.A. che è l’organo sovrano che decide- in piena autonomia – le proposte di attività fattibili e necessarie fatte dal Presidente (art.10 del nuovo Statuto) – per i prossimi due anni. Ma anche ammesso che temporaneamente –foss’anche per una sola stagione – non si riuscisse a dar corso alle tradizionali attività distributive, non sarei riduttivo nel valutare l’importanza della gestione dei quattro teatri dell’E.T.I., gestione che permette di mantenere il livello di occupazione dei 4 teatri stessi e di consentire ad una sessantina di compagnie – per lo più private- storicamente, organizzativamente ed artisticamente importanti, di essere presenti a Roma, a Bologna ed a Firenze.
Per tali compagnie trattasi di occasione unica, considerando l’impossibilità delle stesse ad essere ospitate nelle sale dei teatri stabili per la felice "intuizione" degli stessi che hanno da tempo attuato la consuetudine dello scambio di produzioni, per una riscoperta culturale e mai mercantilistica, del più che millenario principio del Baratto! La dismissione del Valle e della Pergola e la soppressione dell’E.T.I. – considerato in tali casi ENTE INUTILE, (solo perché toglie allo Stato la somma enorme di circa 10 milioni di euro di cui la metà va a coprire le spese per il personale) comporta che una parte del pubblico romano, fiorentino e bolognese non potrebbe assistere a spettacoli che spesso sono tra i più interessanti e belli della stagione teatrale.
Ma cosa ancora più grave che molte delle suddette compagnie private non potrebbero progettare decenti periodi di programmazione con grave disagio per aumento di costi di allestimento e con grande nocumento per l’occupazione di attori, tecnici, registi,scenografi e addetti a produzioni di scene e costumi.
Inutile dire che l’E.T.I. – anche in questa malaugurata, ma possibile situazione, non sarebbe un ente inutile: l’Ente fa cultura e la cultura, si sa, (che) costa, ma l’incultura – per dirla con Maurizio Scaparro – costa molto di più. Le Biblioteche e i Musei non sono attivi dal punto di vista economico. Per questo sono inutili? Non credo che lo si pensi; ma allora perché lo si vuole affermare per i Teatri gestiti dall’E.T.I.?
Si sa che c’è del "marcio" in Danimarca, dove per marcio forse s’intende disegno politico, interesse di parte o volontà di potere! La gestione del teatro, gli sforzi per dare forte immagine culturale e di impegno civile e socioeconomico all’Ente Teatrale Italiano non è esercizio di potere da parte del presente Consiglio di Amministrazione ma, solo doverosa volontà di "servire" il teatro e la danza italiana in Italia ed all’estero. Con trasparenza e con competenza e senza divisioni ideologiche del passato. Siamo- e lo dico con orgoglio scevri di "servo encomio". Ciò non significa che non possiamo commettere errori, fare degli sbagli. L’importante è che noi non si perseveri nei possibili umani errori. Per fortuna tutti, dico tutti, i rappresentanti dei sindacati nazionali e territoriali, hanno compreso, creduto e approvato con diverse motivazioni, ciò che ho chiarito nella seduta dell’8 c.m. sul comportamento del C.d.A. , e su probabili programmazioni che stiamo ipotizzando.
E’ evidente che le proteste del mondo del teatro sono uno stillicidio quotidiano e le categorie lanciano i loro strali dalla vicina Agis. Con tutto il giusto e grande rispetto per le categorie aderenti all’Agis, purtroppo debbo a malincuore affermare che le proteste avvengono sempre in momenti di difficoltà economiche anche per esperienza personale credo che non si tenga conto che tutto il settore produttivo è in grande crisi e che dopo il settembre del 2001 c’è stata una recessione economica che ha investito il mondo. Le attività culturali risentono forse per prime i contraccolpi dell’economia globalizzata: in questi casi bisogna con intelligenza e tempestività riguardare e ridimensionare momentaneamente progetti e piani. Anche noi operatori teatrali artigiani o artisti che siamo, dobbiamo tener conto della situazione economica del paese e studiare mezzi e produrre idee per sopportare e poi superare la crisi. Non è posizione conservatrice questa mia e del C.d.A. ma solo di visione aderente alla realtà: "concretismo" direbbe Salvemini ma resta intatta la volontà e l’impegno a modificare le situazioni negative in tutti i modi possibili e consentiti ma senza inutili allarmismi che lasciano il tempo che trovano. La mia cinquantennale esperienza di regista ed impresario– la mia partecipazione decennale a direttivi dell’Agis ed alla presidenza di un importante festival italiano, mi spingono a considerare con attenzione i processi storici dello spettacolo negli ultimi quarant’anni : ci sono stati momenti difficili, ci sono stati momenti in cui si è gridato alla morte del teatro. Il teatro non muore per mancanza di fondi, muore – se muore – per mancanza di idee, per mancanza di coraggio, per mancanza di ricambi generazionali, per asservimento al Potere Politico del momento a volte nemmeno richiesto dal potere stesso.
No, inutile nasconderlo: noi teatranti vecchi e nuovi non siamo eroi, borghesi- ben s’intende. Forse solo dal 65 al 75 lo fummo smentendo Brecht: il teatro di allora aveva- come quello di oggi ha bisogno di eroi coscienti, nel significato di consapevoli della realtà che li circonda.
Di operatori che guardano e pensano futuro.
Dopo anni di attività io consiglierei di stringere i denti per il momento ma, facendo l’impossibile, per portare avanti dei sostanziali cambiamenti nel settore e di prepararci ad una sacrosanta Vertenza Internazionale che dovrebbe riguardare, oggi, lo stato di disagio della cultura in Europa.
Pensiamo a ciò che avviene anche in altri paesi, come in Francia dove sono state annullate importanti e storiche rassegne a causa della grave crisi economica che non garantiva possibilità di lavoro ai numerosi precari dello spettacolo.
Bisogna rivedere tutto il sistema teatro-Italia, bisogna avere il coraggio di fare delle scelte anche impopolari per il reale sviluppo e rilancio del teatro, della danza e della musica nell’Italia del nuovo millennio.
Ed allora bisogna osservare, analizzare e nel caso giudicare anche con l’apporto delle categorie imprenditoriali e professionali i bilanci delle Fondazioni liriche, dei Teatri Stabili pubblici e privati di alcune istituzioni cinematografiche.
Così si potrà discutere con ampia visualità al bilancio economico, non certo esaltante dell’E.T.I., la più importante istituzione pubblica del Teatro in Italia.
E, nel contempo, valutiamo anche i risultati che nella promozione ed educazione del pubblico questi enti - pubblici o privati che siano-, presentano.
Il presente C.d.A. dell’E.T.I. è pronto a tale disanima, come credo siano pronti i circuiti di distribuzione dello spettacolo dal vivo, il cui merito, in passato e ancor più in futuro, se ci sarà la devoluzione, è stato notevolissimo e determinante ai fini di uno sviluppo culturale.
Le altre istituzioni sono anch’esse pronte?
La molteplicità di esperienze e conoscenze teatrali di questo C.d.A., costituiscono un ideale telaio per un tessuto culturale comune su cui ridisegnare i contorni di un’istituzione di fondamentale importanza qual è oggi l’Ente Teatrale Italiano: un Istituzione senza barriere ideologiche disciplinata e caratterizzata da una continuità di azione sì da costituire una vera e propria catena di montaggio di idee, progetti, di fatti d’arte che incontrino l’attenzione e l’interesse di un pubblico che oggi dovrà essere rieducato alla Cultura, al Teatro: un’istituzione di cultura sì, ma a misura dell’uomo moderno che guarda e pensa "futuro" senza tradire la propria identità, senza dimenticare origini e tradizioni.
Una istituzione che possa inserirsi e competere con le istituzioni europee nel processo di interscambio socio culturale che è condizione essenziale a che si costituisca una vera e salda Unione Europea, unione che non può fermarsi né svilupparsi solo con la moneta unica e leggi doganali e fiscali: dal ‘300 ad oggi è l’Arte che unisce i cittadini del e nel mondo.
Noi ipotizziamo, anche sulle scorte di un passato più o meno recente e facendo tesoro delle indicazioni che ci vengono dagli ultimi anni di gestione una Istituzione che, seguendo i consigli del Signor Ministro ne potenzi lo sviluppo anche attraverso la ricerca di nuovi linguaggi, di nuovi progetti mirati e nella prospettiva di una integrazione europea forte di una identità civile, artistica, etica e filosofica.
Perché è essenziale che l’attività dell’Ente, anche per smentire alcune generiche critiche, si svolga attraverso ben precise finalità, ben disegnati progetti che ne esaltino la funzione e che deve mirare al miglioramento della qualità del servizio che dobbiamo dare al pubblico europeo per il Teatro e la Danza, a rendere vivo, vitale, propositivo l’Ente anche nell’ottica di mediazione e riequilibrio fra Nord e Sud d’Italia. Solo così potremo dare senso e spessore culturale ai fini istituzionali ed agli indirizzi che il Ministro ha voluto consegnarci nella Sua Nota del 9/5/2002. all’atto del nostro insediamento.
E partendo da questi principi mi permetto di esporre alcune linee o punti progettuali che fanno riferimento alla suddetta Nota e che ci vedranno impegnati nei prossimi due anni in cui speriamo che si arrivi alla programmazione della legge per lo Spettacolo dal Vivo, frutto di impegnativo ed attento lavoro da parte dei componenti la Commissione Cultura del Parlamento, ed alla definizione dei rapporti scaturiti dall’applicazione dell’articolo 117 del Capitolo V della Costituzione. Per quanto riguarda i progetti futuri, fermo restando tutte le attività tradizionali di programmazione e promozione svolte dall’Eti – teatro di ricerca, teatro classico, teatro ragazzi – cercheremo di ampliare il nostro operato verso l’Europa e i Paesi del Mediterraneo attraverso scambi continui, tanto per la danza che per il teatro, attraverso il principio di reciprocità in collaborazione con il Ministero degli affari esteri. Cercheremo altresì, di incrementare l’utilizzo di siti storici e archeologici in particolare durante i mesi estivi; grande attenzione, infine, alla nuova drammaturgia italiana contemporanea quale fucina della scena di domani.


 


 

L'ETI gioca al lotto?
Dall'inchiesta di Riccardo Bocca per "l'Espresso": le sponsorizzazioni teatrali di Lottomatica
di Redazione ateatro

 

Il settimanale «l’Espresso», in un’ampia inchiesta di Riccardo Bocca dedicata al teatro italiano, pubblicata sul numero in edicola dal 23 gennaio 2004, dedica ampio spazio alla situazione dell’ETI. Qui di seguito alcuni stralci dell’interessante articolo, che presentiamo come contributo alla discussione:

«Al centro del caso c’è una sponsorizzazione che la società Lottomatica ha concesso all’Eti, e della quale "l’Espresso" ha la documentazione. Si tratta di una lettera firmata dal direttore generale dell’Eti Angela Spocci e indirizzata all’ufficio Pubbliche relazioni ufficio stampa di Lottomatica spa nella persona di Roberta Lubich (ex moglie del presidente della Camera Pier Ferdinando Casini). "Gentile dottoressa", si legge, "con riferimento alla vostra comunicazione del 13 giugno scorso, facendo seguito alle intese verbali intercorse, si trasmette l’elenco degli spettacoli in programma al Teatro Valle di Roma nella stagione 2003-2004 che saranno beneficiari della sponsorizzazione di Lottomatica per un importo complessivo di 100mila euro».
Seguono i nomi delle compagnie e delle cifre: 10mila euro alla compagnia Fnm Teatro Carcano di Milano per lo spettacolo La scuola delle mogli, 50mila euro alla compagnia Findazione Teatro di Napoli per Il ritratto di Dorian Grey, 20mila euro alla compagnia Piccolo Teatro di Milano per Arlecchino servitore di due padroni e altro 20mila alla compagnia Ente Teatro Cronaca (quella gestita dal nipote del presidente dell’Eti, che però avrebbe in un secondo tempo rinunciato) per Maremarè. «L’Eti», conclude la dottoressa Spocci, «provvederà a stipulare con le suddette compagnie i contratti di rappresentazione a prelevazione percentuale sugli incassi (come previsto dal regolamento ministeriale, secondo cui l’ente "può stipulare con le compagnie teatrali e di danza... solo contratti a percentuale sugli incassi"). Lottomatica formalizzerà l’attribuzione delle singole sponsorizzazioni a ciascuna delle compagnie destinatarie con apposita lettera che sarà trasmessa dall’Eti alle compagnie, unitamente al contratto a percentuale di competenza dell’Eti stesso».
Il fatto singolare, spiegano all’Ente teatrale italiano, è che la gestione della cifra, offerta da Lottomatica ma palesemente pilotata dall’Eti, non sarebbe stata discussa nel consiglio di amministrazione dell’Eti stesso, e che alla fine siano state beneficiato solo quelle compagnie. Scelte che hanno lasciato perplessi i dipendenti al corrente della vicenda».
(da «l’Espresso», 29 gennaio 2004)

L’articolo di Riccardo Bocca si conclude con una previsione: un nuovo commissariamento dell’Eti, affidato al vicepresidente dell’Agis Enzo Gentile.


 


 

Ricche prebende e amici arraffoni: l'articolo di Gianfranco Capitta sul "manifesto"
Il CdA dello Stabule di Parma, l'ETI e l'Urbani style
di Gianfranco Capitta

 

Sul «manifesto» del 25 gennaio, Gianfranco Capitta ha rilanciato i temi di ateatro 62 e dell’intervista dell’«Espresso», aggiungendo ulteriori spunti di riflessione.

Rumori piuttosto forti fuori scena, questa settimana in Italia, anzi boati fragorosi. Per una serie di coincidenze temporali, sono uscite sui giornali una serie di informazioni e notizie assolutamente insolite come quantità, e molto pesanti quanto a «qualità». Quello spicchio piccolo ma significativo della cultura del nostro paese che è il teatro, è «nudo», o gravemente malato. Non nel senso del ritornello che da sempre si sente ripetere sulle sue carenze di di danaro o di talento, ma per certe imbarazzanti (e perseguibili o già penalmente perseguite) verità che si sono improvvisamente rivelate sui giornali, senza restare più chiuse nell'ambito dei gossip dietro le quinte dove da parecchio circolavano. Una notizia arriva direttamente dalle aule giudiziarie: il Teatro Due di Parma dovrà fare a meno di uno dei suoi consiglieri d'amministrazione, che è stato arrestato perché ritenuto un operoso responsabile del Parmacrack. La banca che era entrata in posizione preminente dentro il teatro per risanarne la precaria situazione finanziaria, è infatti quella stessa Banca del Monte che moltiplicava i fondi inesistenti dei Tanzi. La cui ditta del resto era e rimane il maggiore sponsor del glorioso Regio, dove il suo logo campeggia in tutte le scritte. Che «Parma Traviata» si debba dare una regolata (e forse anche qualche spiegazione e scusa al suo pubblico) non è solo una facile battuta di circostanza. Sul sito di Oliviero Ponte di Pino (www.ateatro.it) è comparsa invece qualche giorno fa una ampia e circostanziata inchiesta condotta da Mimma Gallina su informazioni tutte di pubblico dominio sulla rete, attorno a coloro cui il ministro Urbani ha affidato la gestione del teatro italiano, nelle commissioni ministeriali e nell'ente che storicamente ne ha il compito per conto dello stato, l'Eti. Ne esce un panorama sconfortante e scialbo di sconosciuti e di incompetenti, di raccomandati e di parenti di politici, di persone dai dubbi titoli e dalla rocambolesca «carriera». Così che non c'è da stupirsi se poi l'ente ha subito un tracollo, di immagine e soprattutto di bilancio, gestendo i grossi teatri che gli sono affidati e le attribuzioni che gli spettano per legge, in maniera arbitraria fino ad essere sconsiderata (con un elenco di favori facilmente riscontrabile alla sola lettura dei nomi beneficiari dei contributi). La denuncia di ateatro.it del resto si salda con le proteste del personale espresse anche pubblicamente, e con altri episodi denunciati venerdì scorso da una ampia inchiesta dell'Espresso sullo stato (e su molte nefandezze) delle scene italiane. In particolare si scopre che le sponsorizzazioni al teatro di altre società semipubbliche (nel caso la Lottomatica) venivano decise dalla stessa dirigenza dell'Eti sottobanco, senza che neanche venissero discusse e ripartite in consiglio d'amministrazione, ma a puro arbitrario parere (o simpatia) del direttore generale Angela Spocci. La signora, arrivata a una responsabilità così alta per volere di Urbani senza essersi mai occupata prima di teatro di prosa, si è distinta nell'ambiente per essere curiosamente attiva nel contrattare lei stessa, scavalcando i propri uffici, le compagnie che avrebbe ospitato dei teatri dell'ente. Anche senza considerare gli ormai epidemici conflitti di interesse, e i legami e le parentele tra buona parte di quella dirigenza e quei consulenti (nella commissione ministeriale c'è anche la moglie del vicepresidente leghista del senato Calderoli, drammaturga finora ignota ai più), è davvero un clima da basso impero. Sgarbi, per averne esplicitato una parte, ci ha rimesso il sottosegretariato nel ministero di Urbani. Ora che si scopre un'altra parte di questo iceberg di basso profilo, uno si aspetterebbe almeno qualche dimissione, o almeno una spiegazione. C'è pericolo che tutto si rinsaldi attorno a queste briciole maleolenti di sottopotere, o al massimo si affretti la strada di un commissariamento che non ha nessuna speranza di migliorare la situazione. Tutti abbiamo avuto modo di apprezzare l'Urbani style alla Biennale, nella liberalizzazione dissennata dei Beni culturali, nelle società di cultura (come l'Inda di Siracusa) che va trasformando in nome di una delega che dice di aver avuto da Berlusconi appena nominato presidente del consiglio. Una delega che si può riassumere nell'accumulo discrezionale e in poche mani di tutti i fondi disponibili per legge. Sarebbe bello che qualcuno dal centrosinistra si opponesse seriamente a questo tracollo di credibilità, per cercare di dare un finale migliore a questa vicenda. Uscendo magari dalla comoda buca del suggeritore, di inciuci naturalmente.


 


 

Quali funzioni per l'ETI
Riflessioni sugli interventi di Luciana Libero e Domenico Galdieri
di Paolo Aniello
Presidente Tedarco

 

Credo che la lettera di precisazioni di Luciana Libero e l’intervento di Mico Galdieri permettano alcune ulteriori riflessioni rispetto alla situazione dell’ETI e inducano a porre nuove domande.
Tra i due interventi corre una forte corrispondenza che fa emergere il seguente pensiero: noi del CdA e Presidente abbiamo subito le difficili condizioni economiche complessive del teatro e in particolare la «pesante eredità» del passato, abbiamo dovuto operare moralmente sulle orme dello scomparso Presidente Ardenzi, abbiamo forse fatto qualche «sbaglio» (come il regolamento), ma se ci attaccate volete la distruzione dell’ETI, abbiamo in realtà aumentato la disponibilità di fondi per la ricerca e il teatro nel complesso, questo e il dover mantenere i costi di tutti i dipendenti e della gestione dei teatri ci obbliga a non poter disporre di risorse per l’attività altra nel 2004, almeno per ora.
Pur nelle ampie motivazioni che vengono portate, trovo imbarazzanti tutti e due gli interventi e pongo alcune semplici domande, alcune delle quali ho già posto nell’ultimo incontro avuto con il Presidente Galdieri e il Direttore Spocci ai primi di dicembre dello scorso anno:

# la prima richiesta è di pubblicare il bilancio consuntivo degli ultimi due anni in termini leggibili sulle attività e in relazione alle attività svolte; corollario a questa richiesta: se, contrariamente a quanto affermato, l’attuale CdA ha avuto in eredità dal periodo di commissariamento un bilancio in salute sia economica che finanziaria, ha ricevuto un contributo straordinario nel 2002, un ulteriore intervento alla fine del 2003 (per coprire buchi di bilancio?), i fondi per circuiti e ricerca nella parte ordinaria del bilancio sono diminuiti rispetto al preventivo, come sono stati spesi i soldi? E’ possibile fare chiarezza sui contributi straordinari assegnati alle compagnie (indipendentemente dalle questioni del Lotto, di cui si parla nell’articolo dell’«Espresso») contravvenendo alle norme dell’ETI stesso?

# trovo inaccettabile che un ruolo centrale come quello che potrebbe avere l’ETI nel sistema teatrale italiano venga ridotto solamente alla difesa di posti di lavoro. Non voglio con questo sminuire l’importanza di questa difesa, ma proprio procedendo su quella linea si conferma la totale assenza di funzioni dell’Ente, lo si avvicina pericolosamente allo status di ente inutile che sopravvive fino a quando non si trova una qualche sistemazione ai lavoratori impiegati. La realtà è che manca un qualsiasi indirizzo, una qualsiasi politica reale di azione dell’ETI: le direttive del Ministro rimangono parole di carta e non trovano una loro definizione in alcun documento programmatico dell’Ente e quindi tanto meno in progettualità.

# alla richiesta, più volte avanzata, di un confronto sulle linee di indirizzo, avanzando proposte concrete (si vedano in allegato le lettere inviate e gli interventi pubblicati sull’argomento – rispondo così, senza spendere altre righe, all’inconsapevole affermazione di Luciana Libero che la Tedarco non ha mai posto questioni di principio), non abbiamo avuto mai una reale controproposta, una discussione che potesse andare oltre affermazioni generiche e spesso all’apparenza velleitarie.
D’altra parte è lo stesso Presidente Galdieri a denunciare l’inefficacia dell’azione del CdA e della Direzione, nel momento in cui, a un anno e mezzo dall’insediamento, chiarisce che devono ancora essere definite le linee e le strategie di promozione del Teatro e della Danza, per chiarire le quali sono necessari una serie di incontri, tra cui quelli con le categorie (a proposito, cara Luciana, l’incontro ETI-Ministero-AGIS, è stato richiesto dal Vice presidente Gentile, e ci sono volute due lettere per avere una risposta e non è certo stato promosso dal CdA dell’ETI); ma la promozione del teatro e della danza in Italia e all’estero non sono la funzione principale che deve ricoprire l’ETI?

# un’altra riflessione che nasce spontanea riguarda proprio il ruolo e la figura di Consigliere di Amministrazione di una istituzione come l’Ente Teatrale Italiano: l’attuale CdA si ritrova in uno straordinario malinteso tra un istituzionale ruolo di indirizzo da una parte e le specificità professionali che sono state chiamate a formare il CdA dall’altra, che dovrebbero distinguere radicalmente il ruolo di amministratore che lì svolgono rispetto a chi opera sul campo progettuale e operativo come dovrebbe essere la struttura operativa dell’Ente. Come è stato fatto notare dall’interno stesso del CdA, "quando vorremmo svolgere un ruolo intellettuale nel confronto con gli operatori ci si dice che siamo amministratori e non dobbiamo intervenire, quando siamo in CdA siamo intellettuali e ci si dice che non abbiamo gli strumenti per intervenire in temi puramente amministrativi".
Quindi non mi sorprende che Luciana Libero, consigliere di amministrazione dell’Ente Teatrale Italiano, da una parte si tiri fuori del tutto dalle decisioni prese dal CdA di cui fa parte, dall’altra citi dati economici e strutturali di investimento errati a tal punto da far cambiare la sostanza del ruolo ETI, mentre invece mi sorprende e mi spiace che proponga dei fatti sotto un aspetto diciamo molto personale.

Ma andiamo per ordine.
Rispetto ai dati economici: gli interventi dell’ETI si suddividono in una parte inserita nel bilancio ordinario e una parte, i cosiddetti progetti speciali, che provengono dal Ministero su specifica richiesta dell’ETI e quindi possono variare di anno in anno in funzioni delle decisioni del Ministero; ebbene, la crescita dei fondi sul bilancio ordinario per la ricerca (+10% solo sulla voce relativa alle convenzioni con la stabilità) del 2003 era un dato approvato in fase preventiva ed è stato il risultato di un’azione concertata nella quale ruolo centrale lo hanno avuto gli allora dirigenti dell’ETI, con il parere positivo del Presidente e quindi approvato dal CdA.
Però non si può giocare con i numeri: rispetto alle risorse cosiddette ordinarie c’è stato, nel contesto dell’applicazione del regolamento ETI, prima un taglio delle risorse sul residuo 2003, quindi una consistente non assegnazione delle risorse rimaste a consuntivo, azioni che hanno riassorbito il 70% dell’aumento preventivato; nel frattempo sono venute meno la quasi totalità delle risorse provenienti dal progetto speciale sulle aree disagiate (119.000 euro circa, di cui un terzo circa non assegnato, contro i 775.000 euro precedenti), i progetti relativi al teatro ragazzi hanno «saltato» un anno e sugli altri progetti speciali sono stati effettuati tagli percentualmente consistenti per ridurre gli effetti di spese ai più non conosciute. Si può dire a consuntivo che il settore ha avuto complessivamente tagli o mancati interventi sull’ordine dei 700.000 euro, e si tratta probabilmente di una valutazione in difetto. Sarebbe interessante che si comprendesse che la mancata effettuazione del progetto sulle aree disagiate, o sud, come viene chiamato adesso, ha inoltre ridotto l’intervento a favore del teatro a sud da parte delle amministrazioni pubbliche locali, che partecipavano ai progetti per un importo complessivo annuo pari all’intervento dell’ETI, quindi di altri 775.000 euro.
Non faccio la somma finale, perché mi addolora, e perché vorrei che il CdA la facesse questa somma, insieme ad alcune riflessioni serie sull’argomento.
Come fa un consigliere di amministrazione a scrivere che il bilancio 2004 rispetta la situazione degli anni precedenti, dicendo nello stesso tempo che non ci sono risorse per le attività teatrali sul bilancio ordinario, come è sempre stato?
Sulle azioni svolte dalla Tedarco posso assicurare che non c’era e non c’è stato nessun accordo a monte e che le posizioni assunte, critiche e propositive, sono riassunte nei documenti che allego, inviati a Presidenza e CdA dell’ETI. Se il riferimento della Libero vuole subdolamente andare allo svolgimento dell’Ecole des Maitres, iniziativa realizzata dal Css in collaborazione con teatri e istituzioni di altri quattro paesi europei, la posso rassicurare che l’edizione del 2003 è stata realizzata dal Css e dai partner senza conoscere se il CdA ETI avrebbe o meno alla fine sostenuto l’iniziativa secondo gli accordi. Solo l’ultimo giorno dell’iniziativa abbiamo saputo che il contributo ci sarebbe stato, anche se con una consistente riduzione rispetto a quanto stanziato del Ministero (buchi da coprire?).
Evitiamo, per cortesia, di assumersi meriti che in questa vicenda non ci sono per nessuno: ho incontrato la Libero due volte, su mia richiesta, per discutere di regolamento (ad approvazione già avvenuta), da lei fortemente sostenuto come opportuno e giusto; si è discusso anche di aree disagiate e abbiamo concordato solo sulla necessità di cercare di mantenere il progetto; ma c’è un piccolo particolare: il Ministero, così come in parte anche l’ETI, in linea con molte azioni svolte dal governo, è partito con il principio che tutto il preesistente «marcato» centro-sinistra andava cancellato o modificato, indifferentemente che si trattasse di azioni o norme valide o sbagliate; il Ministero ha valutato che non ci fossero i termini o i soldi per questa iniziativa, fondamentalmente ha tolto un valore di priorità al progetto, preferendo iniziative come «Les Italiens» o il progetto di Irene Papas. Scelte che personalmente non condivido, ma che sono legittime: ma allora che paura c’è ad affermare delle scelte, da parte del Ministero o dell’Ente? Forse perché non sono inserite in un progetto organico e portano risorse importanti senza un’adeguata valutazione del progetto stesso? Si aspettavano uno straordinario ritorno di immagine? Tutto ciò non è avvenuto. Ma allora basta un mea culpa, attendere l’assoluzione, recitare un Padre Nostro per poi poter continuare come sempre?

Io credo che ci siano delle funzioni fondamentali nel sistema teatrale italiano che devono essere finalmente e chiaramente assegnate a una istituzione: una vera promozione del teatro italiano, in Italia e all’estero, un monitoraggio costante del sistema in relazione con le Regioni, il sostegno alla nuova creatività teatrale e lo sviluppo delle attività teatrali nelle aree con minore offerta.
Si può anche richiedere la chiusura dell’Ente Teatrale Italiano in quanto «ente inutile», ma ciò non toglie che quelle funzioni da qualcuno dovranno essere assolte. Non mi interessa che si chiami ETI, oppure in qualsiasi altro modo, certo è che una istituzione, che difficilmente può essere il Ministero, se ne deve occupare. L’ETI può, forse deve, riformarsi e darsi un indirizzo chiaro e progettualità conseguenti, supportate da investimenti adeguati, facendo chiarezza nei ruoli tra amministratori e uffici, riprendendo in sostanza un dialogo con tutto il teatro che non è fatto di due riunioni, ma di conoscenza e condivisione.

Paolo Aniello
Presidente Tedarco


 


 

Archivio: le lettere della Tedarco alla Presidenza dell'ETI
Risorse, Progetto Aree Disagiate, Progetto Teatro Ragazzi, Stregagatto, Teatri di Innovazione di Roma
di Paolo Aniello
Presidente Tedarco

 

Come ulteriori materiali di discussione (e come promemoria) sul "caso ETI", pubblichiamo alcune delle numerose lettere inviate dalla Tedarco ai vertici dell'Ente Teatrale Italiano.

Lettera n. 1
Roma, maggio 2002

Gentile presidente Ardenzi,
rispondendo all’esigenza emersa nel nostro recente incontro, abbiamo riassunto in alcuni punti i temi affrontati con l’obiettivo di mantenere vivo il reciproco impegno a farne terreno comune di lavoro. Troverà in margine a questa elencazione dei riferimenti concreti e delle proposte di approfondimento sul campo che riteniamo possano essere condivise.

Aderiscono alla nostra associazione attualmente oltre centotrenta soggetti disegnando un variegato panorama che fondamentalmente comprende il teatro di ricerca e il teatro ragazzi, con collegamenti costanti con il mondo della danza contemporanea. Alle stabilità riconosciute come "d’innovazione" si aggiungono le molte compagnie e fra queste emerge, come dato diffuso, un forte proficuo radicamento territoriale che le rende, in molti casi, testimonianze concrete di quell’idea di stabilità ancora cos’ poco curata dallo Stato e invece, forse, assai utile all’esigenza, da lei cos’ precisamente espressa, di ricostruzione di un pubblico.
Compagnie e Stabili d’Innovazione hanno in Italia sviluppato una rete di teatri, che ben oltre i confini di "genere", oggi promuovono e ospitano progetti aperti alle molteplici espressioni della scena. Non sono rari i casi in cui, proprio queste case del teatro, offrono alla "tradizione" le occasioni più qualificate di rappresentazione.

1 Dalle "Aree disagiate" ad un sistema d’intervento nazionale
Dall’Eti la nostra area si aspetta, non un pedissequo contributo, ma un investimento omologo a quello sperimentato nell’ambito del progetto Aree disagiate che cos’ eloquentemente ha fatto fruttare le economie pubbliche nel corso di questi ultimi quattro anni.
Su questo fronte inutile sottolineare quanto contino i tempi e quanto il mese di maggio sia un limite plausibile per la progettazione perché le azioni abbiano efficacia.
Il progetto Aree Disagiate ha animato teatri prima inesistenti e offerto al sud una prima rete organica d’iniziative mai slegate dal contesto in cui venivano proposte: c’è bisogno di un rafforzamento e di un rilancio. Ci rendiamo ovviamente disponibili a presentarle più nel dettaglio quelle che a noi sono sembrate le leve più efficaci del progetto e anche le nostre ipotesi di sviluppo.

2 Roma per il nuovo teatro
L’esigenza di risorse e di uno spazio dedicato al nuovo teatro a Roma ci ha trovato in perfetta sintonia. Su quest’obiettivo siamo interessati a investire anche direttamente le nostre energie concordi sulla necessità di costruire un’iniziativa vincente.
Il problema romano non differisce da quello di altre grandi città italiane e, in particolare, con un marchio condiviso e meno soggetto alle politiche di singoli soggetti o strutture, immaginiamo si potrebbe costruire un cartellone capace di contemplare, non solo la migliore produzione, ma anche quella qualità dell’ospitalità che ha qualificato molte esperienze periferiche, trasformandole in veri e propri esempi di gestione. Ci piacerebbe far diventare una iniziativa romana, un’occasione condivisa in cui la Tedarco diventi coautrice del progetto e costante fiancheggiatrice nella sua impegnativa realizzazione, dimostrando fattivamente un nuovo livello di dialogo fra istituzioni e operatori.

3 Il Mediterraneo e l’Europa
L’Eti in questi anni ha sviluppato uno straordinario bagaglio di esperienze internazionali che per distrazioni governative potrebbero perdersi. Qui le chiediamo uno sforzo specifico poiché ad un ampliamento dell’orizzonte italiano è subordinato gran parte del nostro possibile sviluppo, cos’ come avvertiamo, come nostro preciso compito, il dovere di un impegno in favore del dialogo interculturale. Progetti come l’Ecole des Maitres, i Porti del Mediterraneo con le sue recenti iniziative in Albania hanno offerto straordinarie opportunità di scambio e di crescita che vanno rinnovate e rafforzate.

4 Stregagatto
L’area del teatro ragazzi ha trovato nello Stregagatto una importante occasione di visibilità che chiede evidentemente oggi di essere ripensata e, proprio in questa prospettiva, ci piacerebbe rilanciare un tavolo che incentivi uno sforzo coordinato garantendo alle nuove generazioni un’offerta specifica e non generica, fondata su professionalità e impegno.
Non è la difesa di un teatro di genere che si intende sostenere quanto piuttosto quella di uno specifico punto di vista, punto d’azione, che rappresenta oggi, a nostro avviso, uno dei patrimoni più ricchi della scena italiana.

5 L’ordinaria
Il capitolo "distribuzione ordinaria" ha generalmente ignorato l’area della ricerca e del teatro ragazzi quasi fosse pregiudizialmente incapace di rispondere all’esigenza di quel pubblico genericamente definito "degli abbonati". Eccezioni eloquenti hanno smentito nei fatti questo preconcetto.
Non immaginiamo alcuna regola che imponga una percentuale di spettacoli della ricerca quasi fosse uno scotto da pagare ma certamente ci aspettiamo un sostegno dall’Eti perché possano essere vinti questi ostacoli. Pensiamo ad una iniziativa che, favorendo con ingentivi specifici non solo l’acquisto di repliche ma soprattutto una loro più adeguata promozione favorisca un ricambio salutare per tutti, senza rinunciare ad una puntuale verifica degli esiti della sperimentazione. Anche su questo fronte crediamo di poter contribuire alla definizione di un progetto che si attrezzi per essere vincente.

Sono questi cinque i punti su cui crediamo possa svilupparsi un sano dialogo con l’Eti e con la sua presidenza dalla quale ci aspettiamo tutto il sostegno e tutto il consiglio che un esperienza come la sua potrà offrirci.

Cordialmente

Paolo Aniello
Presidente Teatri d’Arte Contemporanea


Lettera n. 2
26 agosto 2002

Egr. Presidente,
desidero innanzi tutto ringraziarLa per la cordialità dell’incontro che abbiamo avuto lo scorso 8 agosto. Cordialità che ha permesso di affrontare molti aspetti del nostro lavoro con profondità e serietà, premessa, ne siamo certi, di un rapporto sincero e proficuo tra l’ampia parte del teatro che rappresento e una fondamentale istituzione del teatro nazionale come è l’Ente Teatrale Italiano.

Prima di addentrarmi negli aspetti specifici delle relazioni tra il nostro settore e l’ETI, vorrei sottolineare nuovamente la grande importanza e centralità che l’Ente potrà rivestire, a nostro parere, nel tessuto istituzionale che si verrà a creare con la devoluzione alle Regioni dei poteri normativi in tema anche di teatro; crediamo che il capitale di conoscenza della realtà teatrale italiana, da un punto di vista artistico e di insediamento sui territori, che è stato sviluppato dall’Ente in questi anni, non trovi uguali paragoni in altre istituzioni pubbliche, e possa quindi rappresentare quel luogo di coordinamento e vitalizzazione del sistema teatrale nazionale comunque indispensabile per l’esistenza e sviluppo del teatro, in stretta relazione con le Regioni e con gli operatori. L’assenza di un Osservatorio nazionale funzionante ha finora pesato molto nelle politiche teatrali nazionali; crediamo che l’ETI abbia, con le proprie competenze professionali, le capacità per poter ampliare il lavoro già positivamente svolto e costituire quel luogo di conoscenza del teatro, essenziale per ogni politica nazionale e regionale.

In termini di prospettiva di lavoro, rispetto alla funzione primaria dell’Ente di promozione e diffusione della cultura teatrale, credo sia necessario operare una riflessione: il teatro è, nel suo complesso, un sistema estremamente vivo, capace di ritrovare sempre le migliori modalità di rinnovamento del pubblico e di consolidamento sui territori; non a caso nel momento in cui i teatri stabili pubblici da una parte hanno parzialmente smarrito quel ruolo fondamentale di traino della cultura teatrale, dall’altra parte i circuiti territoriali hanno iniziato ad avere la necessità di rinnovare la loro azione, che fino a quel momento aveva svolto con grande successo l’alfabetizzazione al teatro su territori molto ampi, si sono sviluppate modalità di azione teatrale e di relazione con le istituzioni locali che hanno segnato la capacità complessiva del sistema teatrale di crescere, reinterpretando esigenze e opportunità. Il sistema della messa in rete di istituzioni locali e nazionali e operatori, che favorisce motivazioni e attenzione alle caratteristiche territoriali, crescita delle risorse disponibili, creazione di nuovo pubblico, mantenendo un’alta qualità artistica, rappresenta certamente un modello operativo estremamente positivo, da riprendere ed ampliare anche oltre le esperienza finora svolte. Favorire lo sviluppo del teatro come sistema di cui sono parte tutti i settori, ma anche le istituzioni locali oltre a quelle nazionali, è probabilmente l’unica strada percorribile.

In merito al rapporto tra l’ETI e il settore teatrale che rappresento (circa 140 tra teatri stabili di innovazione e compagnie di produzione, nell’ambito della ricerca e del teatro per l’infanzia e la gioventù), concordiamo sull’avvio di uno stretto dialogo per focalizzare ogni singola azione e rafforzarla con interventi condivisi; a questo proposito desidero sottolineare come il positivo funzionamento della Commissione Congiunta (relativamente all’insieme della progettualità dedicata al Teatro Ragazzi), possa rappresentare un metodo di lavoro da allargare anche al settore della ricerca. In ogni caso Le ripropongo l’ipotesi di un incontro/seminario tra le imprese del nostro settore e i consiglieri di amministrazione e la direzione dell’Ente.
A seguire mi permetto di riassumere i diversi punti che abbiamo trattato e ciò su cui puntiamo la nostra attenzione:

1. Risorse

Nella predisposizione del bilancio preventivo 2003, pensiamo che sia necessario non solo mantenere il livello "storico" di investimento dell’Ente sul settore, ma invece accrescerlo, sia per un adeguamento al continuo innalzamento complessivo dei costi, sia per sostenere eventuale nuovi progetti che si vorranno definire (come più avanti descritto). Proponiamo inoltre che quei progetti di sostegno alla diffusione di qualità del Teatro Ragazzi, attualmente finanziati come progetti speciali, possano gradualmente entrare nel bilancio proprio dell’Ente.
Rispetto al bilancio 2002, poniamo alla Sua attenzione un avanzo relativo al settore Teatro Ragazzi: infatti con il positivo stanziamento, di cui ci ha dato notizia, per il Progetto Qualità Ragazzi di 177.000 €, dovrebbero rimanere disponibili poco più di 80.000 € per il settore, al lordo degli stanziamenti già effettuati in prima parte dell’anno con residui del 2001.

2. Progetto Aree Disagiate
Come già detto in precedenza, si tratta di un progetto che raccoglie alcune notevoli potenzialità di sviluppo al Sud delle attività teatrali; ciò che non va perso è proprio il ruolo diretto dell’Ente nell’avvio delle relazioni con gli Enti Locali e il mantenimento di un luogo di lavoro comune tra i diversi soggetti teatrali che ne vengono coinvolti; individuare con trasparenza dove, nelle passate esperienze, le attività hanno dimostrato di funzionare (costruendo nuovo pubblico, creando nuove risorse, ecc.) e salvaguardarle, e dove no, intervenendo di conseguenza.
Il progetto Aree Disagiate ha inoltre rappresentato in questi primi anni un ulteriore sviluppo del mercato teatrale, basato sulle autonome scelte degli operatori di ciascun territorio; crediamo che sia determinante mantenere e sviluppare quel livello di autonomia, per poter garantire la continuità dell’azione intrapresa e quindi il successo dell’iniziativa.

3. Progetto Qualità Ragazzi
Salutiamo con soddisfazione la deliberazione del CdA che ha definito il finanziamento per il progetto Qualità Ragazzi, rispondendo positivamento a uno dei progetti guida del settore. Ci auguriamo di proseguire il lavoro impostato nella Commissione Congiunta, nello spirito che l’indimenticabile Manuela Fralleone aveva saputo infondere su tutto il lavoro svolto.

4. Stregagatto
Il progetto che garantisce un ottimo supporto al continuo rinnovamento della scena del Teatro Ragazzi, se dal punto di vista della partecipazione conferma la concretezza del progetto, riteniamo debba trovare un occasione di riflessione – sempre in sede di Commissione Congiunta – per ridiscutere modalità operative e avviare una fase rinnovata del Premio.
Al Premio Stregagatto si può collegare una possibile soluzione alla necessità di costituire a Roma una vetrina di alta qualità della produzione ragazzi; nel nostro incontro Lei ha prospettato l’ipotesi di verificare la disponibilità della Sala Umberto per ospitare questa iniziativa; il nostro suggerimento è di prendere a riferimento ogni anno gli spettacoli selezionati per la II fase del Premio. Naturalmente ci riserviamo di verificare questa ipotesi al nostro interno e di ritrovarci per un aggiornamento al più presto possibile.
Proponiamo inoltre di considerare l’avvio di un "Premio Qualità", intitolato a Manuela Fralleone, che sia di ulteriore stimolo alla qualificazione di tutti gli ambiti operativi del teatro ragazzi.

5. Programmazione Teatro di innovazione a Roma
La soluzione individuata di affittare per cinque mesi il Teatro Vascello ha raccolto opinioni molto critiche da parte della nostra associazione, sia per un motivo di visione strategica del Teatro sia per collocazione istituzionale: noi consideriamo che il Teatro sia uno, per nelle sue diversità, e che deve avere uguali dignità e opportunità; la collocazione al Teatro Valle di spettacoli che tra l’altro nella loro gran parte rappresentano il teatro italiano nei maggiori festival internazionali, crediamo non potesse rappresentare un elemento di cattiva gestione; in secondo luogo la definizione di un periodo temporalmente limitato non permette di dare quella necessaria riconoscibilità a una iniziativa dell’ETI, confondendosi con la programmazione di un teatro stabile di innovazione; anzichè migliorare e accrescere l’offerta complessiva nella Capitale, di fatto la si riduce, sia come numero di spettacoli ospiti, sia nella qualità dell’azione di visibilità di una stagione.
Lei ci ha specificato che intende considerare questa soluzione come transitoria, utilizzando la stagione prossima per individuare e rendere utilizzabile un altro teatro a Roma da dedicare all’innovazione teatrale. Sulla base di questa indicazione e sulla necessità che la programmazione, già dalla prossima stagione, possa mantenere l’organicità e la complessità necessarie, anche con riferimento alle competenze già proprie dell’Ente, ci auguriamo di poter proseguire una fattiva collaborazione.

6. Sistema convenzioni con i Teatri stabili di innovazione
Le convenzioni hanno rappresentato un inequivocabile fattore di sviluppo per il nostro settore e di parziale riequilibrio nelle politiche complessive dell’Ente rispetto agli interventi sul teatro nel suo insieme. Confermandone la validità, riteniamo senza dubbio opportuno iniziare una comune riflessione per un rinnovamento del meccanismo delle convenzioni, a partire dalla stagione 2003/04, per individuare forme ancora più incisive di azione.

7. Progetti speciali
Crediamo si debba avviare un insieme di incontri per definire una strategia di lavoro sui diversi progetti speciali (anche su quelli finora qui non menzionati), per comprendere le linee di azione su cui l’Ente intende muoversi e come i progetti esistenti possano rappresentarle. I tempi di programmazione e di azione culturale richiedono un anticipo considerevole, per poter essere attuati con correttezza e utilità. In previsione della presentazione a ottobre del bilancio preventivo dell’ETI al Ministero, chiediamo che siano effettuati gli incontri anche per la definizione di questo settore di attività.

Per concludere, credo che l’ETI possa davvero diventare quel punto di coordinamento operativo del sistema teatrale italiano, in collaborazione con gli operatori e con le Regioni; vorremmo che, proprio nel momento in cui si avvicina il passaggio di molti poteri alle Regioni, si possa creare un luogo di confronto e di "sistema" a livello nazionale, già operativamente individuando come obiettivo il rafforzamento e l’ampliamento della rete esistente tra i diversi settori del teatro italiano, utilizzando le eventuali risorse aggiuntive che complessivamente dovessero essere richieste e ottenute.

Porgendo a Lei, a tutto il Consiglio di Amministrazione e alla Direzione dell’Ente i miei e i nostri migliori auguri di buon lavoro, la saluto cordialmente


Teatri d’Arte Contemporanea
Il Presidente
(Paolo Aniello)


Lettera n. 3
26 maggio 2003

Ci sono delle domande a cui è sinceramente difficile darsi una risposta; soprattutto quando il dialogo su linee di lavoro, obiettivi, strumenti e iniziativa sconta discontinuità temporali e di atteggiamenti. Prima ancora di entrare nei dettagli dei criteri che l’ETI si è dato per la distribuzione dei contributi, due domande sorgono immediate:
1. pur nel rispetto della totale autonomia con cui legittimamente l’ETI può e anzi, opportunamente decide di dotarsi di regole per la gestione dei fondi, perchè l’Ente è giunto all’approvazione del regolamento senza confrontarsi con gli operatori che il regolamento stesso dovrebbe supportare nella loro attività?
2. di conseguenza qual è la trasformazione che sta avvenendo alla natura dell’ETI? Si sta configurando una sorta di secondo ministero che integra alcune voci di bilancio delle imprese o si vuole riaffermare la natura potenzialmente straordinaria di promozione del teatro italiano in Italia e all’estero? E da che elementi si può comprendere questo?
Il dubbio di fondo, purtroppo non ancora chiarito, è la funzione vera e propria dell’ETI: i pesi e le modalità della distribuzione rispetto a quelle della promozione teatrale, la gestione diretta dei teatri e la promozione di attività sul territorio nazionale e all’estero.
Se il teatro avesse solo bisogno di qualche maggiore contributo pubblico (e tutto il teatro sa quanto è alto il divario con gli altri principali Paesi europei) si potrebbe semplificare tutti i percorsi burocratici e convogliare questi fondi direttamente sui settori; ma di questo non si è trattato e di certo non è questa la volontà degli amministratori dell’ETI.
Ma allora qual è il valore aggiunto che porta l’Ente? Vuole reimpostare un proprio ruolo di attore autonomo rispetto agli organismi teatrali, facendosi protagonista di nuove iniziative teatrali e nella danza? Oppure vuole provare a imboccare quel percorso certamente più faticoso, ma altrettanto sicuramente più ricco e vivo, del confronto con gli operatori?
Un elemento purtroppo evidente è che questi criteri, cos’ come scritti e deliberati, cancellano una modalità di lavoro costruita in anni di confronto con il teatro di innovazione; la volontà di individuare forme di intervento progettuale tese a favorire la qualità dell’intervento teatrale, di riconoscere come elemento di vera promozione del teatro iniziative non necessariamente di distribuzione, la flessibilità di azione dell’ETI incardinata comunque alla verifica continua dello svolgimento dei progetti, tutto questo appare dissolto e negato.
Non comprendiamo e non accettiamo questa nuova impostazione, che pure ci vuole indurre a una forma di consociativismo che non ci è stata nemmeno richiesta; chiediamo il confronto sui contenuti, non la partecipazione a scelte marginali alla vita reale del teatro.
Per responsabilità e per dimostrare una continua volontà di dialogo, abbiamo comunque deciso di nominare due rappresentanti alla commissione paritetica, per quanto non scelti tra gli associati, per salvaguardare un minimo di eticità nel nostro lavoro.
Ma già da adesso chiediamo che si apra un confronto per una revisione dei criteri per il 2004, in tempi utili perché ciò possa poi essere attuato senza ulteriori ritardi e rinvii, affrontando i temi del ruolo delle commissioni paritetiche, che dovrebbero salvaguardare quella funzione di concertazione delle attività di promozione teatrale per l’innovazione, la ridefinizione dell’oggetto degli interventi dell’ETI, riaprendo a progettualità non distributive e rivedendo quindi i criteri di determinazione dei contributi, ma anche potendo discutere, insieme a tutto il teatro, quali siano le necessità di promozione del teatro italiano, ora, in questi anni di complessiva stagnazione, ponendosi una domanda di fondo, se si tratta solo di un problema di distribuzione oppure forse, anche, magari in piccola parte, di ricostruzione di un pubblico appassionato al teatro.

Paolo Aniello
Presidente Teatri d’Arte Contemporanea


Lettera n. 4
Roma, 10 luglio 2003

Egregio Presidente,
desidero porre nuovamente alla Sua attenzione la grande difficoltà in cui si sta muovendo molta parte del teatro italiano: a fronte di un ritardo gravissimo, a tutti ben noto, sul fronte tanto delle nuove assegnazioni che delle liquidazioni di saldi e acconti da parte del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, anche l’attività dell’Ente Teatrale Italiano risulta bloccata rispetto all’attività ordinaria relativa alla distribuzione e non ancora chiara in merito a molti aspetti delle modalità di attuazione.
ad oggi non è stata ancora pubblicata la lista delle compagnie discussa nella riunione della nostra commissione paritetica del 6 giugno scorso;
non si è data risposta a una dei punti di maggiore tensione, ovvero la necessità per gli operatori di poter programmare l’intera stagione 2003/2004, proponendo la validità delle liste anche per il primo semestre del 2004;
è necessario un chiarimento delle modalità di formulazione e di rendicontazione delle voci di bilancio relative ai costi di diarie, viaggi ecc. delle compagnie ospiti, inapplicabile nella pratica del lavoro.
chiediamo che venga ristabilito il valore originario dell’impegno economico sulla distribuzione del settore ricerca, già estremamente basso, ma ora condotto a un livello irrisorio a fronte delle domande di finanziamento.
Alla evidente necessità di prorogare ulteriormente la scadenza dei termini di presentazione dei progetti, voglio inoltre aggiungere anche altre valutazioni.
Il ritardo che conseguentemente verrà riportato nella determinazione degli interventi, che possiamo facilmente prevedere per la seconda metà di settembre, riguarderà anche gli altri ambiti di intervento, Teatro a Sud e i progetti ragazzi, che forse potevano procedere autonomamente.
Questi ritardi, insieme a quelli del Ministero, hanno prodotto un vero e proprio blocco delle programmazioni e complessivamente una necessaria cautela da parte degli operatori, che soffrono più di tutto dell’incertezza di norme e delle entità di risorse disponibili.
La responsabilità che complessivamente il Ministero e le Istituzioni pubbliche come l’ETI si stanno assumendo sono enormi: un sistema delicatissimo, come quello teatrale italiano, viene violentato non solo nei tempi fisiologici per una sua conduzione professionale, ma anche nelle sue modalità di lavoro artistico. La necessità condivisa di allargare il mercato che era stata posta a origine di tutte le riforme (D.M. e criteri ETI), si è rivelata produrre gli effetti contrari: mai come ora stiamo assistendo alla contrazione del mercato, sia nella domanda che nella offerta; le conseguenze da un punto di vista artistico e occupazionale credo che cominceremo a leggerle nei prossimi mesi.
A fronte di tutto questo, chiedo a Lei e a tutti i suoi collaboratori, di affrontare le prossime scadenze con una maggiore capacità di ascolto e di condivisione del vostro operato con gli operatori del settore. Dal nostro punto di vista riteniamo sia necessaria un vigoroso cambio di rotta rispetto alle azioni fino ad ora attuate.
RingraziandoLa per l’attenzione, la saluto cordialmente

Paolo Aniello
Presidente
Teatri d’Arte Contemporanea


 


 

Atto di indirizzo per l’attività dell’Ente Teatrale Italiano per l’anno 2002
Al Presidente dell'ETI
di Giuliano Urbani

 

Al Presidente
dell’Ente Teatrale Italiano
Via G.B. Morgagni, 13
Roma - 1O MAGGIO 2002

In relazione alla predisposizione, da parte dell’Ente Teatrale Italiano dell’impegno progettuale relativo all’anno 2002 si ritiene opportuna l’emanazione del presente atto di indirizzo, pur nel rispetto dell’autonomia operativa dell’Ente, al fine di promuovere una qualificata azione di promozione e diffusione omogenea delle attività teatrali e di danza sull’intero territorio nazionale

Il decreto legislativo 20 ottobre 1998, n. 368 "Istituzione del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, a norma dell’articolo 11 della legge 15 marzo 1997, n- 59" prevede per l’Amministrazione un impegno teso alla promozione delle attività culturali, alla loro fruizione e più ampia promozione per garantire il pluralismo e l’equilibrato sviluppo in relazione alle diverse aree territoriali e ai diversi settori, nonché allo studio, ricerca, innovazione, alta formazione e alla diffusione della cultura italiana all’estero. Pertanto si sottolinea l’opportunità che l’Ente adotti tali principi cui improntare l’attività per l’anno 2002. In particolare si sottolinea l’esigenza di:

l. incentivare la presenza del teatro e della danza in ambito scolastico ed universitario con attività propedeutiche per la migliore conoscenza e comprensione dello spettacolo, diffondere la cultura teatrale e di danza attraverso il supporto delle nuove tecnologie e dell’emittenza televisiva;

2. valorizzare la tutela delle tradizioni teatrali nazionali, popolari e locali, promuovendo il rinnovamento dei linguaggi artistici, la valorizzazione delle lingue dialettali e l’interdisciplinarietà delle arti;

3. realizzare progetti di promozione e formazione della cultura teatrale al fine di conseguire la diffusione omogenea delle attività sull’intero territorio nazionale. Per conseguire tale obiettivo l’Ente dovrà preliminarmente promuovere indagini conoscitive e ricognizioni tecniche al fine di individuare aree teatrali disagiate, potenziali bacini di utenza in rapporto alla carenza di strutture, supportare aree territoriali per lo sviluppo del teatro e della danza secondo il principio di "sussidiarietà istituzionale". L ‘azione sussidiaria dell’Ente potrà articolarsi con accordi o convenzioni con gli enti locali interessati che ne facciano richiesta, nonché attraverso azione di sensibilizzazione di risorse private estranee al settore al fine di alimentare gli stanziamenti pubblici e realizzare mirati interventi di riqualificazione territoriale;

4. svolgere attività di promozione della cultura teatrale e di danza sia in Italia. che all’estero anche attuando una politica di scambi culturali per valorizzare qualificate iniziative straniere ed eventi e manifestazioni spettacolari anche interdisciplinari al fine di promuovere il confronto tra le diverse tradizioni e tendenze artistiche. Al fine di garantire una qualificata presenza all’estero dell’espressione artistica italiana, l’Ente potrà stipulare accordi operativi con gli istituti italiani di cultura all’estero al fine di realizzare campagne promozionali propedeutiche all’evento;

5. collaborare con l’attività dell’Osservatorio dello Spettacolo per la realizzazione di uma banca dati, quale momento di raccolta e monitoraggio, elaborazione e diffusione di elementi, notizie, dati relativi allo spettacolo e di individuazione di tendenze sulle dinamiche del rapporto fra domanda ed offerta di spettacolo. Tale attività di osservatorio potrà essere realizzata anche in collaborazione con gli enti locali territoriali e con i soggetti che promuovono attività di distribuzione dello spettacolo, al fine di istituire strumenti permanenti di raccordo e supporto della politica regionale in ambito culturale;

6. Curare un’organica azione di divulgazione sulle attività teatrali e di danza, anche al fine di migliorare l’offerta di spettacolo, sia attraverso l’utilizzo dei più moderni strumenti di comunicazione di massa, sia attraverso mirate iniziative a carattere territoriale all’uopo realizzando accordi operativi con l’emittenza televisiva locale per una costante ed aggiornata informazione;

7. Promuovere iniziative di formazione e aggiornamento professionale in collaborazione con l’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica Silvio D’Amico e l’Accademia Nazionale di Danza, e con altre iniziative di consolidata e riconosciuta esperienza volte a garantire un costante livello di qualificazione e di ricambio generazionale;

9. Commissionare una ricerca metodologica sulla specificità delle varie forme di espressione teatrale e di danza rispetto al cinema ed alla televisione al fine di promuovere l’integrazione e la contaminazione tra lo spettacolo dal vivo e lo spettacolo riprodotto e di valorizzare l’utilizzo integrato delle diverse professionalità artistiche e tecniche;

10. tutelare la memoria dell’arte teatrale e di danza attraverso la creazione di una teatroteca nazionale, anche con accordi operativi tesi ad utilizzare il magazzino Rai, a raccogliere e catalogare i supporti visivi realizzati dalle attività produttive, a mttere in rete un diffuso e sistema articolato sui centri audiovisivi regionali che operano per la tutela delle attività a carattere territoriale;

11. intervenire a sostegno della qualità dei progetti che valorizzino la drammaturgia contemporanea e le nuove espressioni e linguaggi artistici, che utilizzino nuovi elementi artistici e tecnici, che perseguono l’obiettivo di diffondere le attività teatrali e di danza sull’intero territorio nazionale, attraverso una giuria la cui composizione e funzionamento saranno definite da un apposito regolamento ministeriale.


 


 

Interrogazione a risposta in Commissione al Ministro per i Beni e le Attività culturali
sul caso ETI-Lottomatica
di On. Chiaromonte, Colasio, Titti De Simone, Pistone

 

Per sapere, premesso che
Nel corso degli ultimi giorni settimanali e quotidiani hanno pubblicato diversi articoli nei quali sono state fornite informazioni preoccupanti sulla gestione dell’Ente teatrale Italiano da parte dei suoi organi sociali;
le notizie diffuse dalla stampa riguardano, in particolare, una sponsorizzazione concessa all’ETI dalla società Lottomatica per una somma cospicua e rispetto al cui impiego e gestione il Consiglio di Amministrazione dell’Ente non avrebbe discusso e, quindi, non avrebbe deliberato;
dalla lettura degli articoli risulta, inoltre, l’esistenza di una lettera inviata dalla Direttrice generale Angela Spocci all’Ufficio per le pubbliche relazioni della società Lottomatica, con la quale la Direzione generale dell’Eti informa la società erogante su quali siano i soggetti beneficiari scelti e la ripartizione tra di essi delle somme che saranno loro riconosciute, per un importo complessivo di 100 mila euro;
peraltro stando alle notizie diffuse dalla stampa emerge che i soggetti destinatari delle somme ricevute dall’Eti come sponsorizzazione sono stati scelti con criteri del tutto discrezionali e, per questo, discutibili e contrari alle più elementari regole della trasparenza;
la missione dell’Ente teatrale italiano, definita all’articolo 2 del vigente Statuto, nulla ha a che vedere con l’eventualità dello svolgimento di funzioni di intermediazione né di riconoscimento ed erogazione di finanziamenti alle compagnie teatrali;
come il Ministro intenda esercitare i poteri di vigilanza sull’Eti di cui è titolare al fine di chiarire le ragioni delle scelte degli organi dell’Ente in questa particolare circostanza e di intraprendere le iniziative necessarie per sanare questa incresciosa situazione.
Chiaromonte, Colasio, Titti De Simone, Pistone


 


 

Una batracomiomachia teatrale
da "la Repubblica", 1 marzo 2002
di Marco Travaglio

 

Nella primavevra del 2002 le dimissioni di Massimo Castri dalla direzione dello Stabile di Torino e la successiva nomina di Walter Le Moli sono state al centro di piccanti polemiche, ampiamente seguite a suo tempo da ateatro.
Come promemoria e contributo alla discussione, riroponiamo un breve (e come sempre divertente) articolo di Marco Travaglio.


Quello che raccontiamo a pagina 3 [Travaglio si riferisce agli articoli sulla vicenda, n.d.r.] non è un grande scandalo. È un piccolo scandaletto, adeguato alla statura politica dei protagonisti dell’ultima batracomiomachìa combattuta intorno alle istituzioni teatrali torinesi. Il nuovo direttore artistico dello Stabile, Walter Le Moli, risulta essere socio di chi l’ha nominato, Agostino Re Rebaudengo, presidente dello Stabile medesimo. Controllore e controllato siedono allegramente allo stesso tavolo, in quel di Siracusa: la Fondazione dell’Istituto Nazionale del Dramma Antico (Inda), presieduta da Le Moli, ha dato vita alla Inda Sicilia Srl insieme alla Re Rebaudengo & Associati Srl, specializzata fra l'altro in «pasticcerie e tavole calde» e retta da due consiglieri d’amministrazione di collaudata esperienza: Agostino Re Rebaudengo e gentil consorte, Patrizia Sandretto. Tutto in famiglia. Se nei palazzi romani ci si scanna per preservare il colosso Fininvest-Mediaset dalle minacce della liberaldemocrazia, nei palazzi di Torino si traffica intorno ai soliti piatti di lenticchie. L’unico vero uomo in grandezza naturale, Massimo Castri, viene espulso dalla città come un corpo estraneo. Non che non fosse bravo, anzi. Ma piagnucola l’assessore Giampiero Leo «non mi ha mai chiamato». Restano in scena le rane e i topi, i nani e le ballerine. Con i loro minuscoli conflitti d’interessi che, se non facessero piangere, farebbero ridere. Ora naturalmente pioveranno le precisazioni, i distinguo. Ci permettiamo di suggerirne uno, sicuramente il più convincente: il socio di Le Moli è Re, il presidente dello Stabile è Rebaudengo.


 


 

Come (non) si programma un teatro comunale
Breve corso di organizzazione teatrale per famiglie
di Redazione ateatro

 

Prendiamo una media città della provincia italiana, come ce ne sono tante, con il suo bel Teatro Comunale, ricco di Tradizione. Prendiamo un Professionista dello Spettacolo dalle credenziali impeccabili, con agganci inspiegabili dentro l’Amministrazione, ma con una fedina politica ripulita da quella macchia di socialista craxiano (o di democristiano di lungo corso) – o meglio, con un passato prossimo spedito nel dimenticatoio. Se ci serve, mettiamoci anche una importante agenzia o società di produzione e distribuzione spettacoli (di cui è magari il Nostro è socio più o meno occulto).

Per cominciare la nostra case history, diciamo che un bel giorno la giunta decide di rilanciare la sala, giunta al punto più basso di una penosa decadenza. Non c’è idea migliore di una GRANDE ESTATE – magari dopo una bella inaugurazione con tanto d’assessori, visto che quel delizioso e trascurato Teatrino di Tradizione rischiava di ridursi a parcheggio o supermarket. Ora per la municipalità è destinato a diventare un autentico fiore all’occhiello. Come altri teatri storici in tutto il Bel Paese.
Per rilanciare il nostro Teatro Comunale serve un Profeta del Divertimento. Chi meglio del nostro Stimato Professionista?
Tanto per cominciare bisogna fargli un bel contratto di consulenza, visto che le competenze si pagano. Per di più i consulenti non gravano sui costi del personale. Ecco allora la chiamata diretta del Sindaco, che vuole rilanciare la popolarità della sua giunta con nuove iniziative e divertimento garantito. Ma un consulente – se è serio – bisogna pagarlo come merita. Non meno di 75.000 euro all’anno. Se gli offri di meno, mica lo lascia il teatro della città vicina – che nel frattempo, nel silenzio generale, pare stia andando in profondo rosso.
Così l’Indiscusso Professionista, debitamente corteggiato, ricevute le dovute garanzie, finalmente accetta l’incarico. I Progressivi Orizzonti dell'Arte scenica trasfigureranno la nostra Piccola Città, insieme con i tappeti rossi della platea, le locandine colorate e le luci della ribalta che riverberano sul cerone degli attori.
Immancabile, arriva la rituale interrogazione dell’opposizione in Comune sulla cifra destinata al consulente. «Ma ci sarebbe costato di più se avessimo dovuto stipendiare un dirigente!», tuona l’Assessore al Bilancio sulle pagine dei giornali locali. Un parere assai autorevole, visto che il nostro Bravo Assessore è anche Presidente della locale Fondazione Bancaria: in sostanza, quella che finanzia il programma culturale dell’intera città.
Il budget della cultura e del teatro continua a diminuire, ma i soldi per un Vero Professionista non mancano mai. Denaro meritato, perché certamente farà una BELLA PROGRAMMAZIONE.

Per programmare la stagione del nostro Teatro Comunale, ci vuole più o meno una decina di spettacoli. Allora, tanto per cominciare ci infiliamo un bel musical (di questi tempi funziona alla grande), altri tre spettacoli li facciamo scegliere direttamente da una associazione locale che conta migliaia di iscritti, tutti fanatici dell’operetta e della lirica che garantiscono il pienone. Poi ci si possono infilare un paio di prodotti di una agenzia di spettacolo (ma non lo sapete che il nostro Onesto Consulente nasce come impresario? E che un piedino da quelle parti l’ha tenuto...). Ma sì, tanto sono comici, e lo stile Zelig-Ciak è già un classico. Poi, per amor di campanile, non può mancare il cabarettista locale che fa anche il fine dicitore di versi, ma che guarda caso fa proprio parte dei suoi stalloni di agenzia.
Se c’è una nipote scenografa, si possono pigliare due piccioni con una fava: Brava Professionista, lei lavora certo brillantemente per un qualche teatro stabile, il cui spettacolo finirà naturalmente nel nostro cartellone. Lo stesso vale, ovviamente, per il figlio aiuto-regista.
Meglio ancora se la moglie è attrice. Di teatro ragazzi. Per i bimbi, allora, il cartellone lo possiamo fare con uno scambio secco. Ma cosa scambiamo, se il nostro Grazioso Teatro è – appunto – Comunale e non ha una compagnia o un gruppo che lo gestisce? Lo scambio lo si fa ovviamente con la famiglia del nostro professionista. La prova? Se nel cartellone della nostra città di provincia compare la tale compagnia, basta guardare il cartellone di quella compagnia. Se da qualche parte appare il nome (anzi, il cognome) in questione, avete fatto Bingo! Poi c’è lo strano caso di quell’altro stabilone che approda con regolarità sul nostro palcoscenico. Ma guarda caso co-produce uno spettacolo proprio con quell’altro stabile, quello così caro al nostro Stimato Professionista...
Curiosamente nel nostro cartellone troviamo anche tre-spettacoli-tre in stagione che figurano anche nel cartellone del teatro del Capoluogo, fino a poco tempo fa gestito dal nostro Impresario-Consulente. Non vorrete mica fargli rompere antiche amicizie? E magari fanno uno sconto su base regionale...
L’abbiamo già detto. Il nostro Bellissimo Teatro Comunale purtroppo non fa produzione. E’ un vero peccato non produrre quelle gradevolissime serate di musica e letture, o i deliziosi spettacoli per ragazzi della signora (anche lei una Brava Professionista, naturalmente)... Si può fare un’eccezione e dirottare un po’ di soldi pubblici per gli affari di famiglia. E magari cerchiamo di dare un aiutino a chi se li prende, questi spettacoli. Così in occasione di queste trasferte il nostro Teatro Comunale diventa addirittura «organizzatore». Magnifico, tutti in tournée!
Ma torniamo al nostro cartellone. Abbiamo trovato un posticino per il regista che dirige di solito la Sua Signora Ottima Professionista in spettacoli immemorabili. Ci abbiamo infilato il suo ex teatro, quello che ha abbandonato, con quelle produzioni che non girano neanche a spingerle. Abbiamo fatto un doveroso favore al direttore del più potente teatro stabile, magari con una spintarella dell’Eti, ospitando le patetiche esibizioni della moglie (o ex moglie?), un tempo attrice di fama. Così abbiamo anche a caratteri cubitali sulla facciata del nostro Magnifico Teatro Comunale il nome della Vecchia Signora del teatro italiano, alla solita magistrale prova d'attrice in un testo scritto per la Duse. Poi un paio di grandi eventi: un cantante sempreverde e un comico di denuncia. Ma come contattarli? Guarda caso nell’Interessante Cartellone figura sempre la stessa società di intermediazione (attenzione, non distribuzione) di spettacoli: una società pressoché sconosciuta, di cui curiosamente non si trova traccia neppure su Internet. Ma devono essere amici di famiglia, l'indirizzo e il numero di telefono loro li hanno....
Allora è tutto così facile? No, ci sono alcune sfuggenti eccezioni, totalmente irrazionali. Nel calderone di una Programmazione Artistica così disinvolta ci finisce anche uno spettacolo di ricerca, diciamo l’ultimo lavoro di un Alfonso Santagata, così mettiamo a tacere quei noiosi fanatici dell’avanguardia. Ma lo sistemiamo accanto alla Natalie Caldonazzo, così imparano.
Insomma, per quanto riguarda la stagione invernale dopo questo duro lavoro (una mezza dozzina di telefonate e qualche chiacchierata davanti al caffelatte mattutino in famiglia) sono stati sistemati la propria società e la tribù, si sono ricambiati favori ad amici vicini e lontani, e tra questi ultimi alcuni di quelli che contano là a Roma e che sapranno a loro volta ricambiare.

Finalmente arriva l’estate, quando non ci sono più solo quei pitocchi degli assessori alla cultura, ma entrano in gioco i portafogli – assai più gonfi – degli assessori al turismo, e i pingui contributi della Regione. Evviva! Ci sono tante piazze da riempire di comici e cantanti. Con budget finalmente considerevoli. Iniziamo subito a piazzare la cicciona che gira in tv con obeso successo. Guarda caso, anche lei fa parte della scuderia. E così via...
E il Grazioso Festival dei Ragazzi, nato nella vicina Località Turistica lontano grazie all'amicizia con l’assessore poi diventato sindaco e gestito con tanto amore fin dalla tenera prima edizione? Lo affidiamo al figlio, che metterà in piedi anche lui un’apposita società. Ma cosa volete che sia un Festival di Teatro Ragazzi, due lire di budget! La delibera parla di una disponibilità finanziaria affidata al giovanissimo figlio d’arte – certamente talentuoso –di oltre 200.000 euro per tre giorni di spettacoli per bimbi da strada ed esibizioni di saltimbanchi – alcuni fortunatamente autofinanziati («a cappello»).
Per una iniziativa di tale prestigio, è possibile fare a meno dell’Ottimo Consulente? Certamente no, e infatti compare ancora una volta come organizzatore della società del figlio – come da delibera.

Impresario di stoffa (molta, nel caso...), dicevamo, ma l’agenzia che ha messo in piedi è diventata una potenza, sempre più grande! Piazza comici nei talk show, lancia ospiti in televisione e nelle pubblicità. Ma anche nei Grandi Eventi della Grande Estate.
Con questo bengodi, la Premiata Scuderia non avrebbe bisogno di altri finanziamenti pubblici. Invece – ne dubitavate? – ecco oltre alla sponsorizzazione della Lottomatica, la sovvenzione del Fondo dello Spettacolo (540 milioni nel triennio dal 1999; 60.000 euro per il solo 2003).
Ma non bastano quelle che chiamano sinergie: la consulenza, i soldi del Comune, le commissioni delle agenzie, il cartellone che somiglia un po’ troppo allo stato di famiglia, il finanziamento del FUS, il Festival dei Ragazzi. Da qualche tempo la Fortunata Città che si è assicurata i servigi del nostro Supremo Professionista per salvarla dal nulla cosmico teatrale riceve altri soldi dal FUS. Per la prosa. Sì! E’ un vero miracolo! La città non fa niente per il teatro e per la sua cultura: non finanzia alcuna attività produttiva, anche se fa molto per la Tribù del Grande Impresario. Come è possibile che abbia ottenuto queste sovvenzioni? Il FUS paga ANCHE per il SUO teatro. Sì, perché quello gestito dal nostro Ingombrante Professionista è sempre meno un Teatro Comunale. Sta diventando PROPRIETA' PRIVATA, privatissima, insomma, cosa nostra.
E la programmazione? Beh, quella chissenefrega. L’abbiamo già fatta ed è ottima...


 


 

Ritmo e misura per un teatro possibile
I soldi, l'anima e il corpo nel paese di Michelangelo
di Teatro delle Albe/Ravenna Teatro, Fanny & Alexander e Cristina Ventrucci

 

A proposito di teatro, parliamo di soldi. Se i gravissimi dubbi sui bilanci e sui criteri di spesa dell’Ente Teatrale Italiano espressi dal presidente della Tedarco Paolo Aniello dovessero essere confermati nelle prossime settimane, le conseguenze da trarre dovrebbero essere serie e adeguate. Anche in termini di Diritto. Aspettiamo che il Ministro riferisca in Parlamento in risposta all’interrogazione di Chiaromonte ed altri per sperabilmente fugare almeno le notizie apparse sull’«Espresso» di spartizioni su sponsorizzazioni fatte senza controllo e al di fuori delle finalità dell’Ente. Il dubbio ci allarma, e ci appare pericoloso, non per un pregiudizio giustizialista, ma per la totale disfatta della credibilità che l’ETI si era faticosamente guadagnato in anni recenti, proprio nel momento in cui esce da un’anomala situazione di commissariamento. Se qualcuno è capace di dirci cosa abbia fatto di progettuale l’ETI per il teatro italiano negli ultimi due anni, per piacere ci informi, gliene saremmo grati.
Più in generale, l’incertezza normativa e regolamentare che ha caratterizzato gli ultimi due anni di vita teatrale ha rallentato e ostacolato uno sviluppo già di per sé difficile, togliendo opportunità al pubblico e non valorizzando l’alto interesse europeo per il nostro teatro. In particolare, il sud Italia è stato abbandonato e restituito con prepotente miopia a quella mancanza di tessuto connettivo che con determinazione ha cominciato a costruire da qualche tempo. Non basta l’edificazione di un nuovo teatro pubblico a Napoli per pensare di creare sviluppo, la politica delle cattedrali nel deserto la conosciamo fin troppo bene, al sud con più cognizione di causa, e le annotazioni di Aniello sul ruolo dell’ETI a questo proposito sono illuminanti.

Parliamo allora di soldi. Partiamo dalla considerazione che l’Italia investe molti meno soldi nello spettacolo dei suoi partner europei, con distacchi clamorosi. Qualche mese fa «Il Sole-24 Ore» ci informava che siamo generalmente surclassati anche negli investimenti per il patrimonio artistico, pur vantando tra il 60 e il 70% del patrimonio artistico mondiale. Considerando che siamo una delle prime dieci potenze industriali del mondo, membro di diritto del prestigioso G8, possiamo ragionevolmente concludere che la nostra politica in termini di sviluppo culturale è una politica da taccagni, quando non da pezzenti. Oppure c’è in questo una progettualità positiva che non si coglie a prima vista?
Proviamo a chiederci allora: che bisogno c’è, in fondo, di spendere soldi pubblici per il teatro e per lo spettacolo dal vivo in generale? La domanda è legittima. Esistono economie al mondo che non prevedono finanziamenti pubblici consistenti, un Paese ricco e vitale come gli Stati Uniti d’America è un esempio. Negli Stati Uniti chi fa teatro si finanzia con soldi privati, e alcuni sostengono la propria attività teatrale alternandosi sui set di Hollywood, o facendo un qualsiasi altro lavoro; nei festival che frequentiamo in Europa capita talvolta di conoscere compagnie americane prestigiose che trovano naturale fare le prove di notte, perché di giorno guadagnano i soldi per fare teatro. Non è poi un caso se negli Stati Uniti il teatro è molto meno diffuso che in Europa, ma è un fatto di scelte. Noi, Albe e Fanny & Alexander, saremmo messi a dura prova da una simile situazione dal momento che non facciamo gli attori a ore bensì ci impegniamo anima e corpo nella costruzione di una cultura teatrale, ed è proprio per questo che, di fronte a una simile alternativa, da bravi romagnoli testardi e intraprendenti ci metteremmo subito a cercare risorse nel libero mercato, e siamo convinti che avremmo ben più di una chance di riuscita. Se volete siamo anche pronti. Ma il guaio è che per passare da un mercato truccato ed ingessato come quello attuale ad un mercato libero, "americano", e ad un’economia generosa e aperta, dovremmo rivoltare l’Italia come un calzino, e dovremmo sancire quella piena autonomia degli artisti dal potere politico che i nostri amministratori e burocrati aborrono, come dimostra la stratificazione costante di norme tese ad istituire un rapporto quotidiano, inevitabile, con la politica e le sue emanazioni burocratiche. Il nostro è un Paese in marca da bollo, e dunque o finanzia il teatro, o si rassegna a perderlo.

Parentesi patriottica: guardiamo alla nostra immagine nel mondo. Siamo il Paese della buona tavola, della mafia, delle scarpe e del bel mare (cementificazioni permettendo). Ma, insomma, siamo per tutti soprattutto il Paese dell’arte, della cultura, della bellezza! Ma ci stiamo rendendo conto che l’arte contemporanea sta passando sempre più dal Nord Europa senza toccarci? Ci stiamo rendendo conto che Spagna e Grecia stanno correndo con una vitalità culturale ed urbanistica che noi neanche ci sogniamo? Vogliamo fare le belle statuine, nei nostri bei musei, mentre diventiamo uno sfondo per cartoline, o vogliamo mettere a frutto le nostre capacità e continuare ad essere una cultura che ha qualcosa da dire nel presente? Fine della parentesi patriottica.

Vogliamo a questo punto raccontare un esperimento di servizio pubblico e di imprenditoria privata che ci riguarda da vicino, per sostanziare la nostra convinzione che "un altro mondo è possibile".
C’era una volta, a Ravenna, un funzionario comunale, direttore dei teatri, che dovendo andare in pensione, non volle far piombare nella normalità burocratica le stagioni che aveva gestito con tanta passione e competenza in lunghi entusiasmanti anni. Guardandosi intorno, considerò una giovane compagnia ravennate, con poco più di dieci anni di attività, valutò la loro professionalità e la loro furiosa devozione all’arte, e si inventò la privatizzazione del servizio pubblico teatrale, passando le consegne a quei giovani, coi quali il Comune stipulò una convenzione per la gestione dei due teatri cittadini. Lui, intanto, sarebbe diventato sovrintendente di un prestigioso festival musicale da inventare ex novo, un festival che avrebbe poi collaborato spesso con le realtà teatrali di Ravenna et ultra. Nei successivi dieci anni la privatizzazione, fatta secondo criteri di interesse pubblico inteso in senso creativo, e non come appalto d’impresa al minor costo possibile, ha prodotto una vera e propria esplosione teatrale, intere generazioni di ragazzi coinvolti a partire dalle scuole, un pubblico in costante crescita, ha prodotto anche posti di lavoro e un’economia forte, con ottimi risultati sia per la stagione di teatro contemporaneo, che per quella di prosa. Il Comune, che non ha mai dato direzioni, fidandosi dell’autonomia della direzione artistica, ma ha sempre sostenuto e incoraggiato l’esperimento, si ritrova oggi con minori costi di gestione, un pubblico più numeroso e una città più viva, più felice, con maggiori opportunità, e gongola. Ci tiene al teatro, ne va fiero, lo considera un valore della città.
Dopo dieci anni un’altra giovane compagnia ravennate, nata non a caso in un humus particolarmente fertile, è cresciuta, è stata sostenuta e poi finanziata con una convenzione pluriennale dal Comune, si è sentita abbastanza appoggiata da lanciarsi nell’acquisizione di un proprio spazio, prima affittandolo, poi acquistandolo, tutto coi propri soldi. Il Comune ha sponsorizzato questa volta non in denaro, ma in coordinamento, convincimento, fiducia. Ne è nato un nuovo spazio teatrale, che recupera alla città una zona artigianale da riqualificare, mescola teatro e feste danzanti, sfiora il migliaio di associati in un anno e collabora con la stagione di teatro contemporaneo. Il Comune rigongola, e va ancora più fiero.
Non è una favoletta, e non abbiamo un contratto di adulazione con l’Assessore alla Cultura di Ravenna, è un semplice caso di politica intelligente, fatta con uno scopo, possibile, esportabile, migliorabile, banalmente naturale in un mondo sensato.
È a questo proposito, è al cospetto di quella che oggi viene definita come una città-teatro, che vogliamo qui ricordare le parole di Paolo Grassi e Giorgio Strehler alla fondazione nel 1948 del Piccolo Teatro di Milano, il primo "comunale" d'Italia, capostipite dei teatri a vocazione pubblica:

"Questo teatro nostro e vostro è promosso dall'iniziativa di taluni uomini d'arte e studio, che ha trovato consenso e aiuto nell'autorità fattiva di chi è responsabile della vita cittadina. Noi non crediamo che il teatro sia una decorosa sopravvivenza di abitudini mondane o un astratto omaggio alla cultura. Il teatro resta il luogo dove la comunità adunandosi liberamente a contemplare e a rivivere, si rivela a se stessa; il luogo dove fa la prova di una parola da accettare o da respingere: di una parola che, accolta, diventerà domani un centro del suo operare, suggerirà ritmo e misura ai suoi giorni."


Non vi sembrano incendiarie oggi queste parole se confrontate con la marmellata mediatica in cui siamo immersi o con lo spettacolo che sta dando il nostro bel governo inadempiente?

Tutti gli anni presentiamo i nostri consuntivi alla Regione Emilia Romagna, che finanzia i nostri progetti. Sono consuntivi minuziosi, vogliono avere parecchi dati, da studiare, per capire, per valutare, ma non esistono minimi recitativi, giornate lavorative ecc., i criteri sono artistici. Se il progetto si sostiene finanziariamente, se si rispettano le attività preventivate e giudicate interessanti, che bisogno c’è di stabilire dei minimi? La Regione Emilia Romagna ha una legge triennale sul teatro, stipula convenzioni con le Province e con i Teatri Stabili e conosce dettagliatamente le realtà presenti.
E poi: perché in Italia non abbiamo il coraggio di togliere il FUS dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali e non lo diamo direttamente in mano al Ministero del Lavoro? In fondo è per quello che siamo finanziati, per pagare dei dipendenti, dare lavoro, e replicare degli spettacoli. Non esistono in Italia finanziamenti per l’attività teatrale, mettiamocelo in testa, ci sono solo degli incentivi all’occupazione, siamo nelle quote latte, il teatro non c’entra, siamo finanziati come vengono finanziati gli agricoltori, per non spopolare le campagne, e per non mettere sulla strada dei disoccupati. Siamo considerati un caso sociale, non una priorità culturale.
Questo è lo Stato della nostra miseria, e da qui bisogna partire per fondare un rapporto vitale tra interesse pubblico e sviluppo culturale, nel Paese di Michelangelo.


 


 

Fuga dal palcoscenico
Dopo l'inchiesta dell'"Espresso"
di Sabina Negri e Riccardo Bocca

 

“In merito all’articolo ‘Fuga dal palcoscenico’ tengo a precisare che: 1. Non sono direttore artistico del Teatro della Società di Lecco, ma consulente del Comune di Lecco. 2. Non sono esperta di teatro celtico, per il semplice fatto che il teatro celtico non esiste”
Sabina Negri

“1. Viene definita ‘direttore artistico del Teatro della Società di Lecco’ nella sua stessa biografia presentata dal Centro nazionale di drammaturgia contemporanea [OUTIS, n.d.r.] in occasione della rassegna ‘Trame da camera’. 2. L’ha definita ‘esperta di teatro celtico’ l’anonimo e seguitissimo autore della rubrica ‘Stelline’ sul quotidiano ‘Il Riformista’”.
(R.B.)

(da "l'Espresso", n. 5, 2004)


 


 

Una censura post-moderna
Una prima versione del testo per "Hystrio"
di Oliviero Ponte di Pino

 

Questa è la prima versione del testo che confluirà nella seconda parte dell'ormai imprescindibile dossier "Hystrio" a cura di Mimma Gallina.
Lo presentiamo ora in anteprima, in una versione ancora non definitiva: speriamo di raccogliere ulteriori spunti e suggerimenti dai visitatori di ateatro.




In Italia da qualche anno la censura teatrale non esiste più. Almeno in teoria. Fino a tempi abbastanza recenti, prima di portare in scena uno spettacolo era necessario sottoporre il testo a un’apposita commissione per ottenere un «nulla osta per la visione ai minori». Con risultati grotteschi: ancora negli anni Settanta uno spettacolo-manifesto del «teatro immagine» come Pirandello chi? di Memè Perlini rischiava di essere vietato ai minori di 18 anni perché non esisteva alcun testo da far visionare. Finché nel 1998 il ridicolo procedimento contro il film Totò che visse due volte di Ciprì e Maresco ha finalmente indotto il Ministro della Cultura Walter Veltroni ad abolire la censura preventiva, sia per il cinema sia per il teatro.
Anche se in Italia quella del censore non è più una professione, si trova sempre qualcuno che continua ad aspirare al ruolo. Per esempio Gianfranco Micciché che nell’estate del 2002 ha tentato di bloccare l’allestimento delle Rane firmato da Luca Ronconi a Siracusa a causa dei manifesti degli uomini politici usati nella scenografia (questo il commento a caldo di Curzio Maltese sulla «Repubblica»: «Penosa e ridicola era già la censura del Micicchè, il piccolo viceré siciliano del premier. Ancor più penoso e ridicolo, oltre l’apparenza liberale, è il comunicato con il quale Berlusconi, travestito anche nella retorica magniloquente da novello Re Sole, concede il "permesso" a Ronconi di satireggiare con la sua sacra immagine. Ma più penoso di tutto è il breve e commosso ringraziamento di Ronconi e Escobar a sua maestà per il gesto di alta "intelligenza e civiltà"»). Al ruolo di censori aspiravano anche quei membri del cda del Piccolo Teatro che alla fine del 2003 volevano impedire le rappresentazioni milanesi dell’Anomalo bicefalo di Dario Fo: un tentativo di censurare il Premio Nobel bloccato da una denuncia preventiva del direttore Sergio Escobar.
D’altro canto per un comico (e in generale per un artista) le censure sono come le medaglie per i generali: una prova di eroismo e integrità che garantisce indipendenza di giudizio agli occhi del pubblico. Insomma, una forma di pubblicità gratuita, che a volte può essere addirittura cercata attraverso lo scandalo. Purtroppo si trovano sempre più di rado quei parroci un po’ ingenui e quei sindaci sbruffoni che all’ultimo momento negano la sala al guitto sboccato e sovversivo, garantendo qualche articolo sulle gazzette locali e l’inevitabile solidarietà.
Peraltro le frecce della censura non sono rivolte tanto ai big della satira o del dissenso politico. Servono soprattutto a intimidire gli altri, quelli tra gli artisti e soprattutto tra chi programma i teatri che non vogliono crearsi troppi problemi. Perché tutti sappiamo che la forma più efficace di censura è l’autocensura.
Del resto esistono mille modalità di repressione assai meno goffe e controproducenti del brutale divieto di andare in scena. Più persuasive. Di questi tempi, per esempio, è molto in voga l’intimidazione giudiziaria. Le querele, più o meno fondate, con annessa richiesta di danni miliardari, sono ormai ordinaria amministrazione per i comici televisivi, da Grillo a Luttazzi a Sabina Guzzanti. Di recente hanno colpito anche il teatro: per querelare Dario Fo e Franca Rame, chiedendo danni per un milione di euro, si è scomodato addirittura il senatore Marcello Dell’Utri, forse temendo soprattutto la trasmissione dell’Anomalo bicefalo in un network televisivo indipendente.
Ovviamente in un settore che dipende in misura sostanziale dal sostegno pubblico non è difficile praticare un filtro burocratico, in apparenza neutrale e tecnico, ed evitare così presenze scomode. Possono essere invocati fattori economici, come è successo nel febbraio 2004 per Grillo ad Arezzo: per la sinistra un chiaro caso di censura, per la destra il recital costava semplicemente troppo. A volte può essere chiamato in causa il mercato: se la stagione si accorcia, è più comodo lasciar fuori un lavoro controverso e rischioso. Oppure si può semplicemente decidere che una rassegna di teatro dialettale vale più di un glorioso festival di teatro d’avanguardia, in termini di affluenza di pubblico e di consenso elettorale (come è successo a Opera Prima, cancellato a Rovigo). Spesso dietro queste scelte si avverte la rivalsa dei nuovi arrivati contro tutto ciò che era vecchio, elitario, «di sinistra»: probabilmente nasce da motivazioni di questo tenore la decisione di non rinnovare nel 2003 il sostegno a Primavera dei Teatri a Castrovillari (costringendo la rassegna a emigrare a Cosenza).
Può anche accadere che in una regione dove un circuito ha un monopolio pressoché totale una nuova sala – che non risponde alle «normali» logiche di scambio e di progressivo involgarimento – venga boicottata, minacciando di escludere dal giro le compagnie che accettano di recitare lì.
Non si può escludere – anzi, si lo sussurra con insistenza – che in certi teatri circolino liste di proscrizione di registi o attori dichiaratamente di sinistra (anche se è impossibile avere le prove), o più in generale di personaggi ritenuti «inquietanti» per la quiete catatonica dello spettatore paratelevisivo. Mentre curiosamente negli ultimi anni si sono moltiplicati attori e registi che rivendicano una antica (ma a lungo clandestina) militanza di destra...
Non è neppure il caso di ricordare la censura attraverso il silenzio: il triste stato della critica teatrale nei grandi organi di informazione è sotto gli occhi di tutti e, se di censura si tratta, riguarda l’interno ambito del teatro di cultura.
In genere la vigilanza si accanisce sui soliti tre o quattro temi chiave: il sesso e le parolacce, la religione e la politica (con le loro varie combinazioni). In Italia da qualche anno investe anche un aspetto fondamentale della comunicazione teatrale. Le disposizioni adottate dopo l’incendio del Cinema Statuto di Torino hanno imposto una serie di vincoli che riducono notevolmente la gamma delle possibili interazioni tra l’evento teatrale e il pubblico, inserendole in schemi molto rigidi (privilegiando, più o meno consapevolmente, le sale all’italiana). A lungo andare queste restrizioni finiscono per limitare in maniera drammatica (o ridicola, a volte) la libertà d’espressione.
Nell’insieme in questi anni, in teatro, più che di censura vera e propria si può parlare di stretto controllo, ottenuto soprattutto (e in maniera quasi indiscriminata) diminuendo le risorse per un settore ritenuto marginale e scarsamente strategico. Perché sinora (per fortuna e per sfortuna) il teatro è stato considerato un medium elitario, frequentato da frange intellettualoidi che non possono avere grande peso nelle contese elettorali. Rispetto alle censure praticate in questi anni in televisione, che hanno colpito i comici, certo, ma anche giornalisti come Enzo Biagi e Michele Santoro. radiati dopo il diktat bulgaro di Berlusconi, il teatro pare un’isola felice. Anzi, molti personaggi radiati dal piccolo schermo riempiono teatri e palazzetti dello sport con fortunatissimi recital. I capofila sono stati Fo (dagli anni Sessanta, quando venne scacciato da Canzonissima) e Grillo (dagli anni Novanta, quando i suoi recital risultarono indigeribili dai pubblicitari), a loro si sono accodati i già citati Luttazzi e Guzzanti. E naturalmente Paolo Rossi.
Insomma, finché non si accorgono che il teatro è ancora un po’ libero...


 


 

Qualcosa si muove: aperto un tavolo di concertazione tra ETI e AGIS
Per una analisi del settore teatrale un grande progetto nazionale di promozione
di Redazione ateatro

 

L'Ente Teatrale Italiano ha istituito un tavolo di concertazione aperto a tutte le categorie teatrali e di danza, in accordo con l’Agis, associazione generale italiana dello spettacolo. L’obiettivo è l’attivazione, attraverso un’analisi approfondita del settore teatrale, di un grande progetto nazionale di promozione e sostegno di queste attività anche con il supporto dei mass media, della televisione e della radio.
L’iniziativa è nata da un incontro tra i due enti, svoltosi a Roma, per un esame congiunto dello stato attuale del teatro italiano, nel corso del quale è stata effettuata una disamina sulle assai precarie condizioni dello spettacolo dal vivo e sull’attività promossa dall’Eti in base al nuovo Statuto, pur nell’ambito dei limiti di bilancio. All’incontro hanno partecipato per l’Eti, il presidente, Domenico Galdieri, i consiglieri d’amministrazione, Maria Bolasco De Luca, Massimo Pedroni e Luciana Libero e il direttore generale, Angela Spocci. Presenti per l’Agis il presidente, Alberto Francesconi, con i vicepresidenti, Maurizio Scaparro (vicario) ed Enzo Gentile.
Che venisse aperta una discussione di questo genere era un auspicio di molti. Crediamo in ogni caso che sia importante aprire il dibattito quanto più possibile, sia rendendo pubblici i risultati dei vari incontri, sia offrendo ulteriori elementi all'analisi e al dibattito. Solo così, crediamo, sarà possibile fare davvero qualcosa per le nostre scene. Altrimenti si rischia di ripercorrere la solita strada: un'autogestione corporativa dell'ennesima crisi e una spartizione delle (sempre più scarse) briciole a tutto vantaggio dei pochi che partecipano alla trattativa a nome di tutti.
Sarebbe però opportuno che a discutere di queste faccende non fosse proprio chi ha gestito sinora in maniera fallimentare (e spesso poco trasparente) le sorti del nostro teatro e dei suoi maggiori enti negli ultimi tempi. I risultati sono sotto gli occhi di tutti, così come i piccoli e grandi scandali e sprechi.
ateatro è ovviamente a disposizione di chi vuole contribuire costruttivamente alla discussione. Sarà sufficiente inviare i testi (attachment rtf) a info@ateatro.it


 


 

Interrogazione parlamentare Ds sull'ETI
E pubblica discussione sui problemi del teatro alla Camera il 15 marzo
di Redazione ateatro

 

«Il ministro Urbani deve fare chiarezza sul governo dell'Eti». A sostenerlo è Franca Chiaromonte (dipartimento cultura dei Ds), dopo che la stampa ha pubblicato articoli di denuncia sulla gestione dell'ente. Chiaromonte, insieme ai deputati Andrea Colasio, Titti De Simone, Gabriella Pistone, ha presentato un'interrogazione al ministro. Le notizie riguardano in particolare una sponsorizzazione di 100 mila euro concessa all'Eti dalla società Lottomatica il cui impiego e la cui gestione non sarebbe stata discussa dal cda dell'ente. La missione statutaria dell'Eti «nulla ha a che vedere con lo svolgimento di funzioni di intermediazione né di erogazione di finanziamenti alle compagnie teatrali. In più, i soggetti destinatari delle somme sono stati scelti con criteri discutibili e contrari alle elementari regole della trasparenza. Su questa vicenda il ministro Urbani deve spiegarci come intenda esercitare i propri poteri di vigilanza sull'Eti». Le forze politiche dell opposizione organizzeranno per il 15 marzo, presso la camera dei deputati, una giornata di discussione su questi temi a cui saranno invitati tutti «i soggetti protagonisti del settore della prosa».


 


 

L'AGIS apre la "Vertenza Spettacolo"
Giovedì 26 febbraio, Roma, ore 11,00, Centro Congressi Capranica (P.zza Capranica 101)
di AGIS

 

Una Vertenza Spettacolo verrà ufficialmente aperta dall’Agis, associazione generale italiana dello spettacolo, giovedì 26 febbraio, nel corso di una conferenza stampa che si svolgerà a Roma, alle 11.00, presso il Centro Congressi Capranica (Piazza Capranica, 101).
Alla conferenza stampa, aperta dal presidente dell’Agis, Alberto Francesconi insieme alla giunta esecutiva dell’associazione, parteciperanno numerosi operatori e artisti del mondo del cinema, del teatro e della musica, della danza, dei circhi, in veste di testimonial.
Obiettivo primario della Vertenza è quello di sollecitare l’attenzione dell’opinione pubblica e delle istituzioni verso un settore, lo spettacolo, spesso trascurato o considerato effimero e che invece svolge un ruolo strategico per la crescita culturale ed economica del Paese. L’iniziativa si è resa indispensabile in un momento in cui l’eccezionale accumularsi di problemi, organizzativi, legislativi e finanziari sta seriamente ostacolando il lavoro degli operatori culturali e mettendo a rischio l’occupazione in attività che impiegano oltre 200.000 addetti.
Dopo l’apertura della Vertenza, l’Agis avvierà un serrato confronto, con tutti gli interlocutori istituzionali, nazionali e locali, per delineare un progetto organico di rilancio dello spettacolo italiano dal punto di vista culturale, imprenditoriale e occupazionale.


 


 

L'anomalo bicefalo con Dario Fo e Franca Rame in televisione
Venerdì 23 gennaio su Atlantide.tv
di Redazione ateatro

 

In anteprima televisiva assoluta su Atlantide.tv, venerdì 23 Gennaio alle ore 21,00, poco dopo le interviste agli spettatori in onda intorno alle ore 19,00 dello stesso giorno, verrà trasmessa la registrazione integrale dal Teatro Comunale di Varese dello spettacolo L'anomalo bicefalo, che ha tanto fatto parlare di sé per i suoi contenuti satirici e per essere quasi incappato nelle maglie della censura.
L'ultima fatica di Dario Fo e Franca Rame nasce dalla voglia di raccontare una storia che vada oltre l'assurdità del reale, in un momento in cui "pensavano di prendersi un poco di riposo".

La recensione di ateatro.

Il tentativo di censura all'Anomalo bicefalo sul forum di ateatro (con la querela di Dell'Utri a Dario Fo).


 


 

Il caso ETI: dopo Libero e Galdieri, l'intervento di Paolo Aniello (e i pezzi di "Espresso" e "manifesto")
Dopo il dossier di ateatro 62
di Redazione ateatro

 

Il dossier sulla situazione delle nostre scene, lanciato su ateatro 62 e integralmente pubblicato sul numero 1/2204 di "Hystrio" (da oggi in distribuzione), sta accendendo la discussione sul ruolo e sulle funzioni dell'ETI.
Cominciano ad arrivare materiali e contributi. Li pubblicheremo man mano che giugnono in redazione. Lo scopo del dossier era infatti in primo luogo quello di raccogliere informazioni e notizie, per poi di aprire un dibattito sul ruolo e sul futuro dell'ente (a questo puntava la provocatoria intestazione della newsletter, che chiedeva ironicamente di sciogliere l'ETI e mandare Beppe Grillo alla CONSOB...).
Sia la webzine sia il forum sono ovviamente aperti al contributo di tutti.
Cominciamo con due interventi che arrivano dall'interno dell'ente: il documento inviato dai dipendenti in servizio presso la direzione generale dell’Ente (che conferma un grave stato di crisi), e la lettera inviataci da uno dei membri del CdA dell'ETI, Luciana Libero, che volentieri pubblichiamo come utile contributo alla discussione.
Altri materiali si possono trovare sul sito dell'ETI (per esempio il Regolamento "Criteri per la concessione di contributi" e la sua quasi immediata - e imbarazzata - abolizione).

Quale futuro per l'ETI?
Lettera aperta dei dipendenti in servizio presso la direzione generale dell’Ente

Risposta alla Lettera dei dipendenti dell'ETI
del Consiglio di amministrazione dell'ETI

Alcune precisazioni
Risposta al dossier di "Hystrio"
di Luciana Libero - Consigliere d'amministrazione dell'ETI

Il futuro dell'ETI
Risposta allla lettera aperta dei dipendenti dell'ETI
di Domenico Galdieri - Presidente dell'ETI

L'ETI gioca al lotto?
Dall'articolo di Riccardo Bocca sull'"Espresso": le sposorizzazioni teatrali di Lottomatica

Ricche prebende e amici arraffoni
L'articolo di Gianfranco Capitta sul "manifesto"

Quali funzioni per l'ETI
Paolo Aniello risponde a Luciana Libero e Domenico Galdieri


 


 

Niente televisione per Dario Fo e Franca Rame
Annullata la messa in onda dell'Anomalo bicefalo
di Redazione ateatro

 

Niente televisione per Dario Fo e Franca Rame. Dopo la querela e le minacce di richiesta di danni da parte di Marcello Dell’Utri, atlantide.tv rinuncia alla messa in onda dell’Anomalo bicefalo. La cancellazione dello spettacolo è avventa all’ultimo momento, come dimostrano le pubblicità che campeggiano sui giornali di oggi. Dopo Beppe Grillo e Raiot di Sabina Guzzanti (ma si trattava di due programmi della tv pubblica), anche il Premio Nobel deve arrendersi alla minaccia giudiziaria. E’ un caso per certi versi ancora più clamoroso, visto che interessa una rete che proprio della indipendenza aveva atto la sua bandiera. Altre info sulla vicenda in queste news e nei forum di ateatro.


 


 

Il Mittelfest di Cividale a Maurensig e Ovadia
Dopo 13 anni di direzione Pressburger
di Redazione ateatro

 

Dopo 13 anni, dopo aver resistito a un paio di terremoti elettorali in Regione, Giorgio Pressburger abbandona la direzione del Mittelfest di Cividale. La presidenza del Festival è stata affidata allo scrittore Paolo Maurensing (che è stato assessore alla cultura di Udine ed è autore di un libro-intervista elettorale a Riccardo Illy, presidente della Regione). Direttore artistico sarà Moni Ovadia.


 


 

Ritratto di Silvio Berlusconi come body artist
Estetica e politica
di Redazione ateatro

 



Silvio Berlusconi prima e dopo le operazioni di plastica facciale a cui si è sottoposto alla fine del 2003.

Perché nella sua ricerca artistica si occupa soprattutto della tecnologia e del corpo?

Credo che in questo periodo si assista a un’avanzata delle nuove tecnologie. Questo è un fatto estremamente importante dal momento che le nuove tecnologie pongono alcune questioni in riguardo allo statuto del corpo nella nostra società. Presto si arriverà alla manipolazione genetica, perché nulla fermerà la clonazione, e senza dubbio in un brevissimo lasso di tempo si produrranno cloni umani. Non appena si parla di nuove tecnologie immediatamente ci si rende conto che l’essere umano e il corpo sono parte integrante di questo processo. E’ per questo che il corpo sta tornando prepotentemente alla ribalta sulla scena artistica. Per quel che mi riguarda, in tutto ciò che faccio da quando ho iniziato il mio lavoro di artista ho sempre ripensato al corpo, in particolare a quello femminile, e comunque, in generale, al corpo e alla sua funzione all’interno della società di oggi. E ho sempre lavorato in vario modo con il mio corpo e la mia immagine.

Qual è quindi il significato della chirurgia nella sua opera e perché usa la chirurgia in maniera così ironica? Secondo lei quelli che sono i canoni tradizionali di bellezza devono essere trasformati?

In realtà non sono contro la chirurgia estetica ma sono contro l’uso che se ne fa. C’è oggi una standardizzazione completa, che si tratti di uomini o di donne. Quel che cerco di mostrare è che la bellezza può assumere sembianze che non sono considerate canonicamente belle. Attraverso la mia arte vorrei dire al mio pubblico: "Provate a fare quel che vi piace del vostro corpo nel modo che più vi aggrada, cercando di liberarvi di tutti i diktat che vi vengono imposti, sia dalla pubblicità che dalla moda, dai giornali, dal cinema, dai film." Io dico "fate il contrario di ciò che vi viene imposto", il mio è un invito a "deformattarsi".

Lei pensa che il corpo sia un nuovo medium, un nuovo mezzo di comunicazione?

Io ho sempre lavorato sul mio corpo come se fosse una materia da plasmare come io desideravo. Questo processo è estremamente difficile perché c’è sempre una tale pressione sul corpo femminile che mal si sopporta il fatto che le donne siano libere nel rapporto con il proprio corpo e ne facciano ciò che vogliono. Perciò io considero veramente il mio corpo come espressione della mia libertà. In realtà, quel che mi interessa non è il risultato finale, mi interessa che il mio corpo sia diventato un luogo di dibattito pubblico.

Le sue esibizioni destano molto scalpore. Alcuni spettatori rimangono spiazzati nel vedere riproposta in chiave spettacolare un'operazione che solitamente si svolge in una sala operatoria e che viene collegata al dolore.

È estremamente importante per me sottolineare che il rapporto primario che ho con il mio chirurgo non è di dolore. Infatti, il famoso detto "tu partorirai nel dolore", rivolto alle donne, per me è assolutamente ridicolo visto che ormai disponiamo di tutti i rimedi della farmacopea per non dover partorire nel dolore. Proprio come avviene con la morte. Se abbiamo una malattia crudele che ci conduce alla morte possiamo prendere la morfina, ma questo procedimento appare strano, non è stato ancora assorbito negli usi e costumi. Almeno non in Francia, non so in Italia. La sofferenza è ancora circondata da un alone di prestigio e persino al momento della morte siamo obbligati a soffrire. L’aspetto forse più attuale nel mio lavoro, pertanto, è proprio il fatto che in esso non vi è traccia di dolore, e che io non considero la sofferenza come fonte di purificazione o di redenzione. Per questo lavoro il corpo in una maniera del tutto diversa e senza la paura costante che il cielo ci cada sulla testa se si mette mano al corpo. Ai nostri giorni esistono magazzini di organi e un gran numero di persone si sono rifatte il naso senza alcun problema psicologico né fisico. Io penso che oggi non siamo ancora pronti per le trasformazioni sociali che ci attendono. In relazione allo statuto del corpo si crede sempre che se interveniamo su di esso ci toccherà qualche disgrazia e perciò non interveniamo su di esso. Ma in realtà siamo perfettamente in grado di plasmarlo.

(testo tratto da una intervista a Orlan a cura di Mediamente).















Il sito di Orlan, da cui sono tratte queste immagini, è semplicemente strepitoso.


 


 

Fo va in tv (ma senza audio)
Sul satellite di Planet.tv
di Redazione ateatro

 

E’ andato ugualmente in onda su Planet – malgrado le minacce giudiziarie del pregiudicato e senatore Marcello Dell’Utri – L’anomalo bicefalo. Ma senza audio: il pubblico di Atlantide-tv ha visto per due ore e mezza Dario Fo e Franca Rame gesticolare ma non ha potuto ascoltarli. In sovrimpressione la scritta «A SEGUITO DI UN’AZIONE LEGALE DA PARTE DEL SENATORE MARCELLO DELL’UTRI, PLANET HA DECISO DI TRASMETTERE L’ANOMALO BICEFALO SENZA AUDIO. CE NE SCUSIAMO CON GLI ABBONATI».
«Se c’era bisogno di consegnare al mondo e alla sua storia un’immagine perfetta del regime mediatico all’italiana, nel suo definitivo squallore, eccola», ha scritto Curzio Maltese sulla «Repubblica» di oggi. «Il vero autore della censura è Berlusconi e il vero obiettivo sono le cose che diciamo sulla P2, i capitali di Milano 2 e le società off shore», commentano Dario Fo e Franca Rame.
Insomma, dopo le reti pubbliche e quelle private il bavaglio della censura colpisce il Premio Nobel persino sul satellite. Pare tuttavia che alcune televisioni straniere abbiano acquistato o stiano acquistando i diritti di trasmissione dello spettacolo.


 


 

Riapre a Livorno il Teatro Goldoni
Nel 1921 vide la scissione del Partito Comunista
di Redazione ateatro

 

Riapre stasera, dopo un lungo restauro (costato 17 milioni di euro) il Teatro Goldoni di Livorno, che nel 1921 ospitò il congresso che sanciva la scissione del Partito Comunista dal Partito Socialista. Si comincia con La cavalleria rusticana di Mascagni, in una serata vip, a cominciare dal Presidente (e livornese doc) Carlo Azeglio Ciampi.
Un solo augurio: la programmazione della sala non ricada nei soliti vizi e vizietti del sistema teatrale italiano.


 


 

Perché Dell'Utri ha querelato Dario Fo: l'articolo di Marco Travaglio sull'"Unità"
Le battute dell'Anomalo bicefalo che l'Anomalo Bibliofilo vorrebbe far tagliare al Premio Nobel
di Marco Travaglio

 

Venerdì sera, dopo la querela con sostanziosa richiesta di danni (da far salire ulteriormente nel caso di trasmissione televisiva) presentata dal Senatore Marcello Dell'Utri, Planet tv ha mandato in onda L'anomalo bicefalo senza audio: una soluzione inedita, evidentemente Fo non ha ancora avuto tempo di tradurre il suo testo in grammelot...
Lo spettacolo prosegue la sua fortunata tournée nei teatri italiani. Su ateatro sono disponibili, oltre alla recensione dello spettacolo, molti altri materiali, sia nella webzine sia nei forum.
Ma che cosa contesta il Senatore (e pluripregiudicato) Marcello Dell'Utri a Dario Fo? Marco Travaglio ha esaminato la querela presentata contro l'autore e ha discusso i punti controversi in un lungo articolo pubblicato lo scorso 16 gennaio sull'"Unità". Lo ripubblichiamo per gentile concessione dell'autore e del quotidiano.


L’ANOMALO BIBLIOFILO
di Marco Travaglio

Marcello Dell’Utri, noto pregiudicato nonché senatore della Repubblica Italiana, parlamentare europeo e soprattutto bibliofilo, non ha gradito L’anomalo bicefalo di Dario Fo e Franca Rame. E ha chiesto loro 1 milione di euro, 2 miliardi di lire. La sua ritrovata fiducia nei giudici (purché non processino lui) è una notizia incoraggiante. In questo caso, però, "si vede costretto a ricorrere" al Tribunale di Milano: lo stesso che lo processa da anni per vari reati. A quel tribunale chiede non solo di sanzionare la "condotta illecita" dei denunciati. Non solo di alleggerirli di quel bel gruzzolo di euro per risarcirlo degli irreparabili "danni morali al proprio onore, alla propria dignità personale e alla propria immagine pubblica". Ma anche di imporre a un Premio Nobel e a una grande attrice di tagliare la commedia là dove non piace a lui. Là dove i due manigoldi hanno osato addirittura accostarlo – in vari teatri e financo su un canale satellitare – ad ambienti mafiosi. E, già che c’erano, hanno avuto pure l’ardire di "attaccare politicamente il Presidente del Consiglio dei Ministri On.le Berlusconi tramite una gratuita denigrazione della sua persona, delle sue vicende familiari, del suo Partito e degli esponenti di quest’ultimo che siedono in Parlamento". Per la gioia dei giudici, che magari non avevano visto lo spettacolo, i legali di Dell’Utri riportano ampi stralci del copione. Quelli, a loro avviso, "diffamatori".



Dario Fo nell'Anomalo bicefalo(foto di Paolo Ruffini).

I RAPPORTI CON LA MAFIA Franca Rame, nei panni di Veronica Lario, domanda al marito bicefalo e smemorato: "Davvero non hai mai avuto rapporti con la mafia, nemmeno attraverso Dell’Utri, inquisito tuttora per mafia?". Queste cose – argomenta Dell’Utri – non si possono dire, perché c’è un processo in corso e chi ne parla entra "in patente contraddizione con la presunzione d’innocenza sancita a livello costituzionale". Sarebbe come dire che, visto che Tanzi non è stato ancora condannato (e nemmeno rinviato a giudizio, se è per questo, a differenza di Dell’Utri) e c’è la presunzione d’innocenza, non si può dire che Tanzi è inquisito. I giornali dovrebbero dunque tacere sull’inchiesta Parmalat per qualche lustro, fino a sentenza definitiva.
I CAVALLI NELL’HOTEL
Poi ci sono le telefonate di Mangano che deve consegnare a un mafioso dei cavalli in un albergo di Milano. Già Paolo Borsellino si era molto divertito, nella sua ultima intervista a due giornalisti francesi. Disse di non aver mai visto consegnare cavalli in albergo ("semmai, al galoppatoio..."). E ricordò che, quando parlava di "cavalli", Mangano alludeva a partite di droga. Purtroppo Mangano parlava di cavalli anche con Dell’Utri, in una celebre telefonata intercettata nel 1980. Dell’Utri giura che, proprio quella volta, i cavalli erano proprio quadrupedi di razza equina. I pm di Palermo sono di tutt’altro avviso. Ma in ogni caso, a quella telefonata con Dell’Utri, Dario e Franca non fanno alcun accenno: parlano di una conversazione immaginaria fra Mangano e un certo "don Vincenzo" per la consegna di "mezzo cavallo", visto che un cavallo intero nell’ascensore dell’albergo non ci entra. Ma Dell’Utri si autoidentifica ugualmente in don Vincenzo e afferma che, siccome la sua telefonata con Mangano ha avuto grande notorietà, è come se i due attori parlassero di quella.
LO STALLIERE MANGANO
Poi c’è la questione se nel 1973 Dell’Utri, quando lo ingaggiò come stalliere-fattore nella villa di Arcore, sapesse che Mangano era già allora un fior di delinquente con qualche arresto sul groppone e vari precedenti per truffa, assegni a vuoto, estorsione e così via. L’Anomalo Bibliofilo giura di no. I magistrati di Palermo giurano di sì, come peraltro i carabinieri di Arcore dell’epoca. I quali, il 30 dicembre 1974, scrivevano in un rapporto investigativo: "Dell’Utri, anch’esso originario di Palermo, ha lasciato l’impiego di banca per seguire Berlusconi. E, una volta qui (ad Arcore, ndr), ha chiamato il Mangano, pur essendo perfettamente a conoscenza – è risultato dalle informazioni giunte dal nucleo di Palermo – del suo poco corretto passato".
IL RICICLAGGIO
Altra frase incriminata della commedia, la più incriminata di tutte: "Dell’Utri – dice Dario-Silvio – non mi piace... fa collezione di libri antichi e quando sono sporchi li ricicla". Franca-Veronica lo zittisce: "Non far confusione... a parte che per il riciclaggio è stato assolto... Stai attento Dario, che ti becchi una querela". Causa civile per danni, per la precisione. Accostare Dell’Utri alla parola "riciclaggio" costituisce – secondo l’Anomalo Bibliofilo – un colpo mortale "alla fama di collezionista e alla reputazione del cittadino e del politico". Che sarebbe sempre lui (e il collezionista viene prima del cittadino e del politico). Ora, a parte il fatto che si tratta di una battuta satirica, e che subito dopo la Rame precisa che "per il riciclaggio Dell’Utri è stato assolto", il senatore dimentica (o finge di dimenticare) di essere ancora imputato a Palermo per varie ipotesi di riciclaggio, nel processo per concorso esterno in associazione mafiosa. Nel lungo capo d’imputazione per cui il Gip l’ha rinviato a giudizio e i giudici del Tribunale lo stanno processando da sei anni, almeno tre punti (su 56 accuse contestate) riguardano proprio quella presunta attività. Punto 9: "Nello stesso periodo (1973-1974, quando Mangano è ospite di casa Berlusconi, ndr) Dell’Utri si occupa del riciclaggio a Milano di capitali provenienti da Giuseppe Calò (il famigerato boss "Pippo" Calò, ndr), Salvatore Riina, Ugo Martello e Pippo Bono".
Punto 22: "Ancora in questo periodo (il 1980, l’anno della telefonata con Mangano, ndr), il Dell’Utri e il Mangano si occupano insieme del reinvestimento di denaro sporco, nell’interesse della mafia siciliana, anche all’estero. E sempre in quegli anni il Dell’Utri viene interessato dal massone Giacomo Vitale, cognato di Stefano Bontate, per intervenire sul finanziere Enrico Cuccia in favore del banchiere massone e riciclatore di soldi della mafia Michele Sindona".
Punto 27: "... Proprio a metà degli anni ’80 nasce il rapporto tra il Riina e il Dell’Utri... Il Riina è interessato al Dell’Utri per... la vicinanza di Berlusconi a Craxi... [e perché] spera che il dirigente d’azienda (Publitalia-Fininvest, ndr) Dell’Utri possa aiutarlo a reinvestire il denaro".
Per queste accuse, Dell’Utri non è stato ancora giudicato. Ma ciò non vuol dire che non esistano, o siano cadute: il processo è in corso, anche su quelle basi.
I RAPPORTI CON SALVATORE RIINA
Infine l’Anomalo Bibliofilo lamenta la "grave e gratuita insinuazione e allusione a presunti rapporti dell’On.le Berlusconi con la mafia tramite il Dell’Utri". Grave sicuramente. Gratuita un po’ meno, visto quello che scrive non un pentito, non una toga rossa, ma la Corte di Assise di Appello di Caltanissetta, nella sentenza che il 23 giugno 2001 ha condannato 37 boss mafiosi per la strage di Capaci. In quella sentenza c’è un capitolo intitolato esplicitamente "I contatti tra Salvatre Riina e gli on. Dell’Utri e Berlusconi". Vi si legge che è provato che la mafia intrecciò con i due "un rapporto fruttuoso quantomeno sotto il profilo economico": talmente fruttuoso che nel 1992 "il progetto politico di Cosa Nostra sul versante istituzionale mirava a realizzare nuovi equilibri e nuove alleanze con nuovi referenti della politica e dell’economia". Cioè a "indurre nella trattativa lo Stato ovvero a consentire un ricambio politico che, attraverso nuovi rapporti, assicurasse come nel passato le complicità di cui Cosa Nostra aveva beneficiato". Perché Dell’Utri non chiede i danni alla Corte d’Assise d’Appello di Caltanissetta, che ha così gravemente denigrato la sua fama di cittadino, di politico e soprattutto di bibliofilo?
I DANNI MORALI
Deciderà il Tribunale di Milano se i "danni morali" lamentati da Dell’Utri siano reali o immaginari. Ma prima dovrà stabilire a che punto siano attualmente il suo "onore, dignità personale e immagine pubblica". A occhio e croce, si direbbe che siano piuttosto bassini. Non tanto per L’anomalo bicefalo. Quanto piuttosto per un arresto e una condanna definitiva rimediati a Torino per false fatture e frode fiscale; tre processi a Milano per falso in bilancio, bancarotta fraudolenta ed estorsione aggravata; due processi a Palermo, per concorso esterno in associazione mafiosa e calunnia aggravata ai danni di alcuni pentiti; e un processo in Spagna, per i presunti falsi in bilancio di Telecinco. Un pedigree giudiziario che mette a dura prova la reputazione del cittadino e del politico. Ma soprattutto la fama del bibliofilo.


 


 

Per la prima volta uno spettacolo teatrale in diretta sui videotelefonini
Sabina Guzzanti dal Palapartenope di Napoli
di Redazione ateatro

 

Dopo la censura a Raiot (di cui il forum di ateatro ha dato ampiamente conto), Sabina Guzzanti ha iniziato una lunga tournée. Questa sera sarà a Napoli, al PalaPartenope. La serata, dove è prevista la partecipazione di numerosi ospiti, verrà diffusa dalla televisione del Mugello" Tele Iride" in diretta. La stessa cosa succederà a chi, in possesso di videotelefoni con accesso Internet, clicchi su www.ilmiogiornale.net. «Riteniamo si tratti del primo caso multimediale in Italia nel quale uno stesso evento viene mandato contemporaneamente in onda sulla tv satellitare, su tv terrestri, su Internet ed anche sui telefoni cellulari», ha spiegato il direttore generale di Tele Iride, Giuliano Noferini. «Siamo felici di essere partecipi di questo evento con una tecnologia avanzata, attori di una vicenda che, siamo certi, segnerà la storia della comunicazione».
Al di là della riuscita dell'esperimento, questo tentativo è la riprova che di fronte alla moltiplciazione dei nuovi media, sta diventando sempre più difficile utilizzare la censura.


 


 

Venerdì 30 gennaio va finalmente in onda (con l'audio) L'anomalo bicefalo
Su Planet tv
di Redazione ateatro

 

L'Anomalo Bicefalo, la pièce teatrale di e con Dario Fo e Franca Rame, andrà in onda integralmente - anche con l'audio - domani alle 21 su Planet. Lo spettacolo - previsto venerdì scorso e temporaneamente sospeso da Multithématiques Italia, editore di Planet, a seguito della proposizione di un'azione legale da parte di Marcello Dell'Utri ritenutosi diffamato dal programma - sarà replicato anche domenica 1 febbraio alle 16.00. «È la prima volta che si capovolge la situazione e questo perché c'è una forza popolare che si è mossa oltre la stampa sia italiana sia straniera - commenta Dario Fo - Ma sia chiara una cosa: questo gesto di censura era stato fatto non perché avevano timore del processo. Basti pensare che hanno buttato mezzo miliardo nell'operazione, quando l'altro richiedeva una cifra di gran lunga minore. Se avessero perso il processo, ammesso che si fosse mai svolto, avrebbero perso meno della metà del denaro che hanno sprecato con questa operazione. È stata invece un'operazione politica e certo non c'entra nulla il timore del processo». Planet ha replicato così al premio Nobel: «Non esiste alcuna dietrologia o pressione dall'Italia o dalla Francia rispetto alla decisione di sospendere temporaneamente la trasmissione dell'Anomalo Bicefalo, ma si tratta soltanto di una scelta di tipo strettamente manageriale. A seguito della presa d'atto della citazione di Marcello dell'Utri si è ha ritenuto necessario sospendere temporaneamente la trasmissione per una verifica legale. Fatta la verifica, l'emittente ha deciso di mandare in onda L'Anomalo Bicefalo, non volendo mettere a repentaglio la propria libertà di espressione editoriale».


 


 

Querela Raiot: chiesta l'archiviazione
Le battute di Sabina Guzzanti non sono solo socialmente rivelanti ma anche obiettivamente vere
di Redazione ateatro

 

La procura di Milano ha chiesto ieri, 30 gennaio 2004, l’archiviazione per la querela contro Sabina Guzzanti e i suoi coautori Marco Travaglio, Curzio Maltese, Emanuela Imparato, Paolo Santolini e il produttore Ferdinando Salzano per Raiot, la trasmissione di Raitre censurata proprio per effetto dell’intimidazione giudiziaria innescata dal presidente di Mediaset Fedele Confalonieri.
Per Giuliano Turone, procuratore aggiunto presso la Procura di Milano, le battute sulla legge Gasparri «scritta da qualcuno molto vicino a Confalonieri», su «Retequattro abusiva», o sul ministro Gasparri («Tutte le volte che si critica la sua legge risponde l’ufficio stampa di Mediaset anziché il suo»), «trovano un riscontro nei contenuti delle due sentenze della Corte Costituzionale e nella memoria dell’Antitrust», oltre che in «fatti, avvenimenti e circostanze» non soltanto «socialmente rilevanti» ma anche «obiettivamente veri nei loro elementi essenziali») .


 


 

Il Concorso Italia di Riccione TTV 2004
Il bando scade il 10 marzo
di TTV

 

Riccione Teatro organizza dal 1985 Riccione TTV Teatro Televisione Video, rassegna internazionale dedicata al rapporto delle arti sceniche con il video, la televisione e più in generale le tecnologie e i media della visione e della comunicazione. Al fine di promuovere e portare allo scoperto un’area, che pur rappresentando anche in Italia un segmento vitale della produzione artistica connessa al teatro, stenta a trovare una visibilità appropriata, TTV riserva dal 1995 un concorso video aperto agli autori italiani, Concorso Italia, che giunge con il 2004 alla 8a edizione.

Termini di partecipazione:

1. Possono partecipare alla selezione i video riguardanti le arti sceniche (teatro, danza, opera lirica, teatro musicale etc.) realizzati da autori italiani o prodotti in Italia negli anni 2001- 2004, senza limitazioni di durata, girati e/o montati in video. L’unico requisito richiesto è che il soggetto del video presentato riguardi il teatro e/o più in generale le arti sceniche. Le opere di semplice registrazione audiovisiva di spettacoli dal vivo non sono ammesse al concorso, ma possono partecipare comunque al festival nel settore della documentazione.

2. Per essere ammessi alla selezione è necessario inviare 2 copie VHS con relativa documentazione (scheda tecnica, fotografie e/o diapositive, sinossi di circa cinque righe dattiloscritte, eventuali materiali critici e informativi). Sulle videocassette deve essere indicato il titolo dell’opera.

3. La commissione di selezione sceglierà tra tutte le opere pervenute quelle che parteciperanno alla fase finale del concorso; individuerà una rosa di video finalisti che verranno proiettati nel corso di Riccione TTV (26 - 30 maggio 2004, PalaTurismo di Riccione). I finalisti dovranno inviare una copia Betacam SP per la proiezione.
La giuria assegnerà il Premio Riccione TTV 2004 nella mattinata di domenica 30 maggio.
Tutte le opere ammesse al concorso saranno presentate sul catalogo del festival e saranno a disposizione del pubblico nella videoteca del festival. Una copia dei video ammessi al concorso sarà conservata da Riccione Teatro nella propria videoteca teatrale, dove potrà essere visionata e proiettata unicamente per finalità culturali senza finalità di lucro.

4. I premi saranno assegnati dalla giuria con voto di maggioranza. I concorrenti non hanno il diritto legale di appellarsi contro le decisioni della giuria.

5. Hanno diritto di partecipare al concorso tanto singoli autori quanto gruppi, collettivi etc. In questo ultimo caso viene comunque richiesta l’indicazione di una persona responsabile che sottoscriva il modulo di adesione.

6. Gli autori e i detentori dei diritti d’autore, consentono in linea di principio l'utilizzo dei loro video per propositi culturali informativi educativi e comunque non commerciali (festival, rassegne, work-shop, seminari ecc.): Riccione Teatro si impegna comunque ad informare preventivamente gli autori e i detentori dei diritti d’autore delle richieste di circuitazione pervenute.

7. Inviando la cassetta, i partecipanti certificano che essi detengono tutti i diritti relativi i lavori inviati e esonerano gli organizzatori da reclami da parte di terzi.

8. Le opere devono essere spedite entro il mercoledì 10 marzo 2004 (farà fede il timbro postale) al seguente indirizzo.

Riccione TTV Teatro Televisione Video
V.le Vittorio Emanuele II, 2 - 47838 Riccione (RN)
tel. fax 0541/69 21 24 tel. 0541/694425 fax. 0541/475816
e-mail: ttv@riccioneteatro.it


Potrete trovarsi direttamente in ufficio dal lunedì al venerdì, dalle 8.30 alle 13.30

Consigliamo vivamente l’utilizzo della postacelere o di un corriere per evitare tempi di consegna troppo lunghi.

9. Gli autori dei video ammessi al Concorso Italia saranno avvisati degli esiti finali della commissione di selezione con comunicazione scritta;

10. Per competere alla 8a edizione del Concorso Italia 2004 i partecipanti devono inviare obbligatoriamente il modulo di partecipazione debitamente compilato e firmato, con il quale dichiarano di accettare integralmente le sopradescritte condizioni del bando e autorizzano l’utilizzo dei dati personali ai sensi della legge 675/96.

11. Alle opere video premiate dalla giuria del Riccione TTV verranno assegnati:

• Il Premio Riccione TTV alla migliore opera video € 2.500,00;
• Il Premio Speciale della Giuria;
• La Giuria deciderà inoltre sull’attribuzione del Premio di produzione di € 5.000,00 quale riconoscimento e incentivo all’opera di un autore che si sia segnalato per talento e sia ascrivibile all’area degli autori emergenti e indipendenti.

Il Premio di produzione è da considerarsi quale contributo per la realizzazione e produzione di un nuovo video (da presentarsi in anteprima alla successiva edizione di Riccione TTV).

Oltre che ai video il Concorso Italia è aperto anche ad altri formati non lineari. Possono partecipare al Concorso anche CD-Rom, DVD e siti web dedicati al teatro e alle arti sceniche, che presentino un insieme di soluzioni particolarmente significative per efficacia, funzionalità ed innovazione.
I siti web devono essere realizzati come espressione creativa, individuale o collettiva, senza fine di lucro o comunque realizzati per rendere un servizio gratuito alla collettività.

E' facoltà della Giuria segnalare e premiare -anche in questo campo- le opere più meritevoli.

Per l'ammissione al concorso il modulo di iscrizione, pubblicato anche sul sito di Riccione Teatro, deve essere compilato ed inviato entro mercoledì 10 marzo 2004. Detto modulo deve essere corredato da una dichiarazione presentata dall'autore, o dal responsabile del gruppo di progettazione, o dal titolare del diritto esclusivo di utilizzazione economica, in cui si attesti la paternità e l'originalità dell'opera in questione.
Criteri di esclusione dei siti web: non devono contenere software che possano danneggiare gli applicativi di consultazione ed i sistemi operativi di supporto.

Riccione TTV 26 30 maggio 2004
MODULO DI PARTECIPAZIONE
Concorso Italia scadenza: 10 marzo 2004


TITOLO ORIGINALE__________________________________________________________________________

 Teatro  Danza  Opera  Documentario  Altro (specificare)

DURATA______________________________ANNO DI PRODUZIONE_________________________________
REGIA VIDEO_______________________________________________________________________________
PRODUZIONE_______________________________________________________________________________
SCENEGGIATURA___________________________________________________________________________
ADATTAMENTO DA__________________________________________________________________________
REGIA TEATRALE___________________________________________________________________________
COREOGRAFIA_____________________________________________________________________________
MUSICA____________________________________________________________________________________
ATTORI____________________________________________________________________________________
DANZATORI________________________________________________________________________________
DISTRIBUZIONE_____________________________________________________________________________
Via______________________________________________________________ CAP______________________
Città____________________________ Tel._____________________________ Fax_______________________
e-mail___________________________ URL:______________________________________________________
contatto____________________________________________________________________________________

SUPPORTO ORIGINALE______________________________________________________________________

NOMINATIVO DA CONTATTARE________________________________________________________________
Via______________________________________________________________ CAP______________________
Città____________________________ Tel._____________________________ Fax_______________________
e-mail___________________________ URL:______________________________________________________

BREVE DESCRIZIONE DELL'OPERA:____________________________________________________________
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Io sottoscritto dichiaro di accettare integralmente il regolamento del bando di concorso e autorizzo l'utilizzo dei miei dati personali ai sensi della legge 675/96.

Data: Firma:
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Inviare la presente dattiloscritta o a stampatello leggibile
NUOVI MEDIA

Formato digitale:  CD ROM  DVD
Sistema operativo  Windows  MacOS
TITOLO DELL'OPERA:________________________________________________________________________
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Sito Internet, URL____________________________________________________________________________
Sistemi richiesti (Hardware e Software)
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Titolare del diritto di utilizzazione esclusiva del sito web:______________________________________________
Via______________________________________________________________ CAP______________________
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DATI TECNICI DEGLI ELABORATI:______________________________________________________________
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Drammaturghi da scoprire
InfoZachar di febbraio
di Charlotte Menin

 

Con questo numero speriamo di iniziare la collaborazione con Zachar, cercando di dare maggiore diffusione alle news curate da Charlotte Menin da Berlino.
Fateci sapere se questo nuovo servizio vi può interessare.


Happy Birthday, Heiner!

Heiner Müller (9.1.1929 - 30.12.1995): Barcellona, Berlino, Budapest, Buenos Aires, Bukarest, Catania, Chemnitz, Coimbra, Cottbus, Dortmund, Dresda, Freiburg, Genova, Göttingen, Hannover, Hongkong, Istanbul, Köln, Konstanz, Kuwait, Leipzig, Lissabon, Ljubljana, Magdeburg, Milano, Marseille, Mexico City, Montevideo, Monaco, Münster, Nagoya, Parigi, Pforzheim, Porto, Praga, Recklinghausen, Regensburg, Rimini, Salvador Bahia, Senftenberg, Sevilla, Stuttgart, Sydney, Tokyo, Vienna, Weimar...



Un’immagine dal Filottete del Bayrisches Staatsschauspiel di Monaco, regia di Florian Boesch (foto: Oda Sternberg).

Di Heiner Müller sono pubblicati da Ubulibri quattro volumi di testi:
Teatro I: Filottete, L’Orazio, Mauser, La missione, Quartetto;
Teatro II: Hamletmaschine, Vita di Gundling, Germania morte a Berlino, Riva abbandonata Materiale per Medea Paesaggio con Argonauti, La strada dei panzer;
Lo stakanovista e altri testi: Lo stakanovista, Cemento, La battaglia. Scene dalla Germania, Pezzo di cuore, Descrizione di un quadro;
Germania 3: Spettri sull’uomo morto.


Henning Mankell

Conosciutissimo per i suoi bestseller, soprattutto gialli, pubblicati in Italia da Marsilio e Mondadori (i titoli più conosciuti concernono la saga del commissario Wallander, e poi Comédia infantil e Il figlio del vento, un tributo ai bambini africani). Sono tradotti in 31 lingue e finanziano le sue attività teatrali e umanitarie a Maputo. Nato nei pressi di Stoccolma nel 1948, Mankell vive infatti da diversi anni ormai tra la Svezia e il Mozambico, dove dirige una compagnia teatrale.
Sconosciuto in Italia è invece il drammaturgo Mankell, autore di diverse pièce molto interessanti tra cui un testo per due personaggi è disponibile alla lettura in inglese: Time of darkness.

Time of darkness
(1 D, 1 U)
In scena un padre e la figlia immigrati clandestini, nascosti in un’anonimo appartamento, nell’inutile attesa di sconosciuti che dovrebbero portare loro dei falsi documenti e una nuova identità. Rintanato in casa, il padre trascorre le sue giornate consumato dalla paura. Non solo la paura di essere scoperti, ma anche la paura di un nuovo incerto destino, del disfacimento della propria identità in una cultura estranea e che lo rifiuta. E se all’inizio la figlia rimane fedele al suo ruolo tradizionale di ragazza proveniente da una cultura fortemente patriarcale, accettando sottomessa ordini e sfuriate paterne, già intuisce che le cose stanno cambiando. Per mantenere le vecchie gerarchie familiari al padre manca un contesto sociale che legittimi tali comportamenti, com’era in patria. Mentre si sottomette alle crisi di nervi del padre, lacerato tra la paura dell’oggi e ripiegato sui dolori del passato, la figlia ne percepisce sempre più le debolezze esistenziali nel contesto mutato e specularmente la propria forza, anche perché è lei, ora, a portare avanti la famiglia uscendo a fare la spesa. La posta in gioco del necessario conflitto tra i due è alta: se il padre deve difendere la propria identità nell’unico ambito rimastogli, attraverso cioè il mantenimento del ruolo di autorità indiscussa nel rapporto con la figlia, è un’esigenza di sopravvivenza per lei l’autoaffermazione al di fuori dell’ordine paterno, in ultima istanza anche per affrontare un mondo nuovo in cui lei sola può eventualmente trovare il proprio posto. Il dramma sociale si sviluppa intrinsecamente legato a quello familiare. La forza del testo non si risolve quindi nella sola critica alla politica d’immigrazione della "Fortezza Europa", facendone del resto un testo attualissimo e che ci concerne tutti, ma anche sulla messa a fuoco di un complesso rapporto familiare in una situazione limite. I due personaggi, prima ancora che possibili clandestini sbarcati sulle nostre coste, sono un uomo e una donna di fronte alla perdita di tutte le proprie coordinate culturali. Come la figlia aveva ben intuito gli sconosciuti salvatori non verranno ed è prevedibile che i due vengano rispediti in patria se identificati. Attanagliati dalla paura di perdere la propria identità e sfiniti dai loro scontri, rimangono alla fine in un disperato abbraccio in attesa del futuro.

A proposito di drammaturgia scandinava…..

Di Petter Asmussen (già sceneggiatore delle Onde del destino di Lars von Trier) ricordiamo il notevole Bruciati dal ghiaccio (3 D, 2 U) e vi invitiamo a leggere in inglese o francese il dramma Stanza con sole (2 U, 2 D) nonché, in inglese, la commedia Young Blood (3 D, 1 U).
Naturalmente Jon Fosse. Di uno degli autori contemporanei più rappresentati in Europa e non solo – attualmente di scena in Giappone – è in tournée Inverno per la regia di Valter Malosti (debuttato ad Asti luglio scorso) e si attende Canti della notte al Libero di Palermo, regia di Beno Mazzone. Molti sono i testi dell’autore ancora da conoscere, per esempio tradotto in italiano, il Sogno d’autunno (3 D, 2 U) ed altri testi, da leggere su richiesta intanto in traduzione francese o inglese.
Ma sono anche molti altri, i nuovi autori interessanti dal Nordeuropa, che vi presenteremo nei prossimi Infozachar (Lucas Svensson, Ulf Stark, …).


Igor Bauersima
69
Dell’autore del già fortunatissimo norway.today, una pièce che sembra un gioco oulipiano: sviluppato in forma di palindromo (i tre atti possono essere allestiti in ordine variabile) può dar luogo a tre pièces diverse che funzionano autonomamente e sono, leggere per credere!, tra loro decisamente differenti. Ciascuna versione, a seconda della sequenza, ha un sottotitolo: il Tribunale, Il bene, Il male. L’argomento è ispirato a una storia di cannibalismo realmente accaduta, nel 2002 fu arrestata una persona per aver ucciso e mangiato il suo amante col pieno consenso di questi. A partire dalle questioni di ordine morale e sociale sollevate dal caso, Bauersima sviluppa con un taglio ironico una storia d’amore che procede scivolando sui sottili confini delle nostre libertà e che affronta provocatoriamente i tabu legati ad amore e carne oscillando appunto tra ironia e noir. (1 D, 1 U, disponibile in tedesco)

A proposito di drammaturgia di lingua tedesca….

Di Roland Schimmelpfennig due nuove pièces: la domanda e l´offerta (1 D, 1 U) che con sensibilità affronta la storia di due disoccupati, lei intorno ai 30 anni, lui sui sessanta e la commedia per un mondo migliore un testo con evidenti riferimenti all’attualità, in cui 4-5 uomini e 4-5 donne si ritrovano in un umido e tropicale scenario di guerra parodiando pose da Lara Croft e Schwarzenegger in azione. Al di fuori dai bollettini ufficiali, dalle rappresentazioni mediatiche, esseri umani combattono per uscire dalla guerra, possibilmente vivi.


Fabrice Melquiot
Le gardeur de silences

Saéna (voix du dedans) : - Toute la vie
Il faudra faire avec ça
Apprendre à ne pas avoir peur
Des tout petits silences
Et des grands
La vie, elle commence là
Dans l’instant juste avant
Dans celui d’après
Où l’on est en soi
Et au plus près du monde...

Il silenzio e specularmente la parola sono al centro di questa pièce "tout public" del 32enne francese Fabrice Melquiot. In scena la piccola non vedente Saéna danza con le claquettes ai piedi per Seraphin Huppe, suo nonno, un tempo rumorista ora bloccato a letto da quando le gambe non camminano più. In un cartone sotto il letto, tutta la vita di Seraphin, un ammasso di cassette create per conservare i rumori, le parole, la vita, salvo poi scoprire che la vita sta nel silenzio, o meglio nell’interstizio tra il silenzio e la parola, nel passaggio dall’uno all’altro perché "c’est quand il n’y a pas de bruit qu’on touche à soi / Si tu ne touches pas à toi, pas la peine de faire du bruit / Faut que ça vienne de là / De la vie en soi". Nel silenzio la parola si stacca aprendo gli spazi dell’immaginario e del passato. Nel testo le voci dei due attori, ritmati dalle claquettes della bambina si intersecano con quelle del passato registrate sulle cassette e coi monologhi interiori. L’atmosfera di vibrante intimità, che da spazio al dolore come al riso vitale della protagonista, è sostenuta dalla poesia di un linguaggio carico di immagini evocative e dal dinamismo di una sintassi spezzata a favore del ritmo.
La pièce si presta molto a un allestimento radiofonico. Per una messinscena in teatro dà molto spazio all’invenzione scenica del regista (1 D, 1 U, disponibile in francese).

Beaux Voyous
(1 D, 4 U in francese)
"A ceux qui se demanderaient « de quoi ça parle », je répondrais que c’est l’histoire d’une dictature baroque, capable de caresses et de baisers, de rires et de tapes dans le dos, l’histoire de la laideur en soi et au-dehors de soi, qu’on ne sait plus muer en grâce, l’histoire d’un enfermement et d’une haute surveillance, qu’on croit salutaires et inéluctables, à l’heure où les libertés en vente sur le marché sont plastifiées, codées, uniformes, à l’heure où l’on vend jusqu’à une certaine idée de la liberté." Fabrice Melquiot.


Falk Richter
Electronic City
Come definirsi nella propria specificità negli ambienti globalmente omologati degli aereoporti di tutto il mondo? "Circondati da fiumi di stereotipi comportamentali, nessuno può ragionevolmente pretendere di reinventarsi tranquillamente una propria identità" è scritto a proposito dell´allestimento di Casa di bambola di Thomas Ostermeier (Patalogo 26, p.206). Proprio nel teatro di Ostemeier, alla Schaubühne di Berlino, ha appena debuttato in prima assoluta Electronic City per la regia di Tom Kühnel, già direttore artistico del rinomato TAT di Francoforte. L’autore Falk Richter, la cui scrittura da sempre sonda il confine labile tra realtà e virtualità, mette in scena una storia d’amore del 21. secolo tra due impiegati iperflessibili tra Berlino, New York, Singapore, Sydney e Los Angeles filtrata da uno sguardo ironico e da una struttura drammaturgica che incontra la soap opera e il videogame. Il finale è aperto, come un videogioco sempre da ricominciare. (1 D, 1 U, comparse ad libitum)


Felicia Zeller
Io, valigia
"Felicia Zeller non si costringe in un telaio formale stabile, ma accosta ed espone osservazioni dal quotidiano. L´autrice colleziona particelle di realtà e le combina in un abile montage." Così presenta il critico teatrale Hartmut Krug la drammaturga e performer considerata attualmente come una delle più interessanti giovani autrici tedesche. Nata nel 1970, diplomata all’accademia cinematografica del Baden-Württemberg, è autrice in residenza al Theater Rampe di Stoccarda dal 2000.
La sua ultima pièce, Felicia Zeller l’ha scritta in treno: per settimane ha viaggiato da un capo all’altro della Germania, ascoltando e osservando i passeggeri in viaggio. Ne è sorta una curiosa scena di massa (a partire da 4 attori) in cui i brandelli dei discorsi dei viaggiatori sono concentrati e montati in una partitura vocale composita e traboccante di ironia. Incontri fugaci in treno. Tutti osservano tutti, e con una precisione tale che ognuno può descrivere il vicino in tutti i suoi dettagli, dall’aspetto esteriore alla mimica vocale e corporea – cosa che infatti ognuno fa, nominando sé stesso e gli altri attraverso i rispettivi accessori. Nel testo di Felicia Zeller i personaggi si chiamano Active Bag, Laptop, Scialle Rosa, University of Texas, ecc., definendosi quindi attraverso ciò che gli altri vedono di sé: una trovata solo apparentemente inoffensiva. La prospettiva salta di continuo da un passeggero all’altro in un montaggio di tipo cinematografico e l’elemento costituente del testo diventa una catena: viaggiatori che osservano viaggiatori che osservano viaggiatori. Chi ha visto chi, dove e come? Chi sospetta chi di cosa? Il treno come luogo in cui l’anonimità più assoluta si unisce alla vicinanza più imbarazzante. E’ un attimo e da cortesia di circostanza e curiosità pettegola si passa alle tensioni più assurde. Il linguaggio, simulando ironicamente la conversazione quotidiana, si compone in gran parte di frasi sconnesse e sbrindellate, ripetizioni continue che si trasformano spesso in veri e propri loop autistici, gioca con le frasi fatte sviluppando veri e propri esilaranti combattimenti linguistici di modi di dire. Le storie dei passeggeri si incrociano scivolando nell’assurdo e svelano idiosincrasie che forse anche il nostro vicino di posto nell’ultimo viaggio aveva sospettato in noi. Quando poi imbottiture di esplosivo si rivelano essere provviste di viaggio e qualcuno viene preso per una valigia, la situazione si inasprisce. Il testo e il treno intanto proseguono inarrestabilmente verso il deragliamento…. Uno sguardo spietatamente ironico e divertente sulla "petitesse" quotidiana.



Quartett, Vesuvioteatro.



Zachar International
Via Massarani 2, 20139 Milano
Tel/fax.: 0039-02-5520734
zachar1@libero.it


 


 

A scuola di regia con Ronconi
Il bando per il corso dell'estate del 2004 in Umbria
di Centro Teatrale Santacristina

 

UNIONE EUROPEA
Fondo Sociale Europeo
REGIONE DELL’UMBRIA

SANTACRISTINA CENTRO TEATRALE - 2004
Scuola di perfezionamento per registi e attori
Direzione artistica Luca Ronconi

Consorzio Iter
Innovazione Terziario

SANTACRISTINA CENTRO TEATRALE, scuola di perfezionamento per registi e attori, è un progetto dedicato alle problematiche e alle prospettive della formazione professionale in ambito teatrale sia per le figure di attori che registi.

La scuola di Santacristina sviluppa un compatto e coerente programma didattico per affrontare il lavoro del regista e dell’attore come una professione vera e propria. Intende sviluppare incontri e confronti dei giovani attori e registi con attori di livello nazionale e internazionale ma anche con scenografi, costumisti, direttori delle luci, tecnici e tutte le figure professionali coinvolte in teatro.

Il corso prevede il coinvolgimento di 15 attori-allievi che insieme ai 10 registi-allievi saranno divisi in tre gruppi di lavoro sui tre testi scelti per il corso. Ogni gruppo sarà guidato da un tutor e coordinato da Luca Ronconi.

Il corso di 300 ore si terrà in Umbria tra giugno e agosto 2004. E’ prevista la presentazione in pubblico di parte dei lavori a fine corso. Si richiede inoltre la disponibilità di un ulteriore periodo (non oltre il 30 settembre) per l’eventuale presentazione degli esiti del corso in altre sedi, da decidersi in seguito.

Condizioni e Requisiti

Allievi attori
diploma di una scuola d’arte drammatica e di recitazione di rilevanza nazionale;
oppure laurea in discipline umanistiche;
aver esercitato attività scenica professionale oltre al lavoro svolto nelle scuole;

Allievi registi
diploma di una scuola d’arte drammatica e di recitazione di rilevanza nazionale;
oppure laurea in discipline umanistiche;
aver esercitato attività scenica professionale oltre al lavoro svolto nelle scuole;

Ogni allievo dovrà presentare la domanda di iscrizione allegata con tutta la documentazione richiesta

Norme Generali
Le domande, corredate degli allegati, dovranno essere inviate in originale a mezzo raccomandata A/R entro il 31 marzo 2004 alla segreteria del Consorzio Iter Srl Centro Direzionale Quattrotorri Torre D - Via Corcianese - 06074 Ellera Scalo – Perugia.
A seguito dell’istruttoria delle domande pervenute la commissione composta secondo la normativa regionale vigente procederà alla selezione dei candidati in possesso dei requisiti richiesti dal bando. Saranno quindi selezionate le domande, corredate dalla documentazione richiesta, e saranno poi invitati alla fase successiva di selezione solo i candidati ritenuti idonei. La seconda fase della selezione consisterà in un provino su parte (solo nel caso degli attori), e in un colloquio attitudinale e motivazionale (sia per gli attori, che per i registi).
La data e la sede di svolgimento delle prove saranno comunicate a cura del Consorzio Iter in tempo utile agli interessati a mezzo telegramma o raccomandata con ricevuta di ritorno.
Le spese per i trasferimenti e il soggiorno nella sede della selezione e le spese di trasferimento a/da Perugia saranno a carico del candidato stesso.
Ai candidati selezionati sarà assicurata la frequenza gratuita allo stage, l’ospitalità nelle sedi del corso.
I candidati si impegnano a sottoscrivere il regolamento di partecipazione al corso.

Per ulteriori informazioni rivolgersi a:
Santacristina Centro Teatrale
Tel. 06-68134986
Tel./fax 06-6861219


 


 

Debutta a Prato Storie mandaliche 2.0
Dal 6 all'8 febbraio la narr'azione ipertestuale & multimediale con Giacomo Verde
di Redazione ateatro

 

Debutta il 6 febbraio a Prato Storie mandaliche, un lavoro di cui ateatro ha seguito la gestazione.
Storie Mandaliche 2.0 è uno spettacolo di narrazione, con video-fondali interattivi, composto da 7 storie collegate tra loro: l'uomo-bambino; il mandorlo; la principessa nera; il corvo; il cane bianco; la pietra; l'ermafrodito. Gli iper racconti di Andrea Balzola sono narrati dal "cyber-cantastorie" Giacomo Verde.
Il protagonista di ogni storia appare come personaggio anche in tutte le altre. L'idea è che sfruttando le potenzialità ipertestuali della scrittura digitale ogni sera uno spettatore possa decidere da quale storia iniziare lo spettacolo, mentre lo svolgimento della narrazione sarà determinato dal tipo di "umore" della platea, che potrà indicare (dialogando con il narratore) che direzione seguire in corrispondenza di ogni bivio ipertestuale.



Nella foto, i bellissimi autori di Storie mandaliche: da sinistra Lupone, Monteverdi, Balzola, il cyber-cantastorie Verde, Giuntoni e Paolini.

Il termine "Mandala" significa in sanscrito "cerchio magico" o "mistico" ed è, secondo Jung, il simbolo della meta del Sé come totalità psichica. Le rappresentazioni a forma mandalica sono archetipi universali e sorgono nell'attività onirica e immaginaria per lo più in situazioni caratterizzate da disorientamenti e perplessità, stati d'animo tipici di questo periodo segnato anche da mutazioni tecnologiche che mettono continuamente in discussione il senso della propria identità.
Le Storie Mandaliche che Giacomo Verde racconta, parlano appunto di questo: di esseri e sentimenti in trasformazione.
La realizzazione di Storie Mandaliche è iniziata nel luglio del '98 durante il Festival teatrale "Scantafavole" di Ripatransone (AP), nel corso di un laboratorio aperto al pubblico, e il suo allestimento e' continuato attraverso altri incontri laboratoriali e prove aperte.
La nuova versione abbandona il sistema "Mandala System" per passare all'uso di FlashMX, in modo che i fondali interattivi, utilizzati dal cyber-contastorie, possano essere navigabili anche in Internet per dare cosi' un ulteriore sviluppo in rete della narrazione teatrale in sala. I nuovi video-fondali sono stati rielaborati durante il corso di Computer Art del Corso Multimediale dell'Accademia di Belle Arti di Carrara. Il lavoro di allestimento è seguito da Anna Maria Monteverdi, che sta curando con Andrea Balzola e con la collaborazione degli autori dello spettacolo, un testo-diario con allegato CD-rom. Il libro illustrerà le modalita' di scrittura e messinscena sperimentate durante la realizzazione di questa nuova forma di tecno-narrazione ed è in corso di stampa per la casa editrice Nistri Lischi di Pisa.

INFO:
www.zonegemma.org
www.xear.org/storiemandaliche
zonegemma@zonegemma.org / zonegemma@tin.it

Altre info e riflessioni sullo spettacolo le trovi in

Storie mandaliche 2.0 di Andrea Balzola e Giacomo Verde a Castiglioncello
Verso una narrazione ipertestuale
di Anna Maria Monteverdi

Raccontare non è recitare
Un mail durante le prove di Storie mandaliche
di Giacomo Verde

Un teatro mandalico
Un mail a Giacomo Verde, Andrea Balzola & Co.
di Oliviero Ponte di Pino

L'ipertesto mandalico
Un mail a Oliviero Ponte di Pino
di Andrea Balzola

LA SCHEDA

zoneGemma-Xear.org
Armunia Festival Costa degli Etruschi
presentano

Giacomo Verde
in
STORIE MANDALICHE 2.0
iper-racconti della trasformazione
di Andrea Balzola e Giacomo Verde

Iper-racconti > Andrea Balzola
Sonorizz'azioni interattive > Mauro Lupone
Elaborazioni finali FlashMX > Lucia Paolini
(con la collaborazione degli studenti del Corso Multimediale
Accademia di Belle Arti di Carrara)
Assistenza operativa > Valentina Guastini
Comunicazione > Melanie Gliozzi
Segnal'azioni > Anna Maria Monteverdi
Narr'azione e Direzione > Giacomo Verde

PRIMA NAZIONALE a
PRATO
Teatro Fabbrichino
via Targetti (accanto al Teatro Fabbricone)
ven 6 – sab 7 – dom 8 Febbraio 2004
ore 21:00

posti limitati - tel. 0574/608501




zoneGemma
laboratorio teatrale nomade di cultura biotecnologica
via del fosso 164, 55100 Lucca IT
tel. 0583 469682 - cell. 0338 7290014
http://www.zonegemma.org


 


 

Nasce ADAC, il coordinamento di 14 compagnie di danza toscane
Perché l'unione fa la forza
di ADAC

 

14 compagnie di danza e un unico coordinamento. E’ Adac, Associazione danza arti contemporanee, nata nel marzo del 2003 ed ora pronta ad inserirsi sul mercato dei Festival come agenzia per la promozione della danza toscana nel mondo. L’associazione è stata presentata nel corso di una conferenza stampa che si è tenuta a Firenze nella sede della regione Toscana.

"Adac raccoglie le 14 compagnie di danza toscane che la Regione ha finanziato lo scorso anno – spiega l’assessore regionale alla cultura, Mariella Zoppi – ma è molto di più di un gruppo di coordinamento. E’ una vera e propria agenzia di promozione per la danza toscana, un’agenzia che, garantendo qualità e professionalità, potrà gestire al meglio i contatti con i Festival e le istituzioni, garantendo visibilità e ottimizzando le risorse, l’uso delle strutture, l’arricchimento dato dal confronto tra esperienze e idee diverse".

La Regione Toscana nel corso del 2003 ha destinato oltre 370mila euro alle compagnie di danza. Ne hanno beneficiato dieci gruppi di professionisti (Aldes, Compagnia danza effetto parallelo, Compagnia Xe, Compagnia Virgilio Sieni danza, Company Blu, Florence dance company, L’Ensemble di Micha van Hoecke, Kinkaleri, Sosta Palmizi e Versilia Danza) e quattro giovani compagnie (Adarte, Compagnia Francesca Selva, Giardino chiuso e Motus danza). Adac è nata dalla volontà di questi quattordici soggetti di collaborare per migliorare la visibilità e le condizioni nelle quali lavorano gli artisti che si dedicano alla danza contemporanea.

"L’idea di rete – precisa l’assessore Zoppi – la scelta di unirsi per condividere le risorse disponibili e sfruttarle al meglio per valorizzare un intero settore, è profondamente radicata in tutto l’operato della Regione Toscana. In ambito culturale abbiamo promosso il progetto di sistemi museali, reti bibliotecarie, associazioni di festival: l’unione delle compagnie di danza toscana in un progetto comune non può che trovarci pienamente favorevoli. Adesso aspettiamo di vedere sul palco i primi successi di questa collaborazione".

L’ADAC (Associazione danza arti contemporanee) ha elaborato un progetto intorno alla danza, creando una rete tra le compagnie, aperta anche ad altri soggetti del sistema dello spettacolo e delle arti contemporanee per avviare la cooperazione tra i poli culturali. Il punto focale è, infatti, la messa in rete delle attività che abbiano come scopo la formazione, la rappresentazione, la diffusione delle attività delle compagnie.Questa rete si pone come interfaccia tra creazione contemporanea e istituzioni, tra bisogni delle compagnie e strumenti di sviluppo attraverso proposte finalizzate all’innovazione del sistema spettacolo. L’ADAC si propone quindi, come veicolo di dialogo tra i soggetti, gli enti e le istituzioni coinvolti nel settore della danza e della cultura contemporanea, ottimizzando le differenti risorse in campo. L’associazione si inserisce in un vivace contesto di confronto, analisi e riflessione sulla danza contemporanea avviato già nel 2002 dal Centro Regionale Toscana Danza. Il fine che le compagnie si propongono è quello di realizzare un programma di attività che renda visibile la scena della danza toscana, valorizzando la qualità artistica delle produzioni e potenziando i progetti già attivati dall’Istituzione regionale e dalle compagnie toscane. Inoltre, attraverso la collaborazione tra istituzioni, teatri e soggetti presenti sul territorio, intende aprire più spazi alla danza e alla sua promozione in Italia e all’estero. L’impegno dell’ADAC è anche quello di contribuire a diffondere l’informazione sulla scena e sul panorama dell’arte e della cultura contemporanea e di svolgere un ruolo attivo nei principali dibattiti e azioni di politica culturale inerenti il settore dello spettacolo. ADAC insomma, intende realizzare un "sistema-danza", grazie a una struttura aperta a qualunque artista si riconosca nelle sue finalità associative.

L’ADAC è costituita da: Adarte, Aldes, Compagnia Danza Effetto Parallelo, Compagnia Francesca Selva, Compagnia Xe, Compagnia Virgilio Sieni Danza, Company Blu, Florence Dance Company, Giardino Chiuso, L’Ensemble di Micha van Hoecke, Kinkaleri, Motus Danza, Sosta Palmizi, Versilia Danza.


 



Appuntamento al prossimo numero.
Se vuoi scrivere, commentare, rispondere, suggerire eccetera: olivieropdp@libero.it
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