Ancora sul sostegno alla drammaturgia italiana

Il decreto Melandri, la lettera dei Festival, la lettera di Luciana Libero

Pubblicato il 12/03/2001 / di / ateatro n. 004 / 0 commenti /
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“ateatro3” ha ospitato la lettera-proposta del Teatro Nuova Edizione al ministro Giovanna Melandri sulle misure a sostegno degli autori italiani.
La discussione prosegue in questo numero, con:
– un estratto dall’articolo sul “Messaggero” (11.03.01) che annuncia la firma del regolamento;
– la lettera al ministro firmata da Franco Quadri (Premio Riccione), Franco Brambilla e Anna Pozzi (La Corte Ospitale), Fabio Bruschi (Riccione Teatro), Silvio Castiglioni e Massimo Marino (Santarcangelo) e Luigi Frosali (Teatro Comunale Niccolini-S.Casciano);
– la lettera di Luciana Libero a “ateatro”.

La firma del regolamento sul “Messaggero” (11.03.01)

“Il ministro dei Beni Culturali, Giovanna Melandri, ha annunciato la firma di un nuovo regolamento a sostegno della musica contemporanea. Il regolamento, per la prima volta in Italia, prevede l’erogazione di contributi annuali, a carico del Fus (fondo unico per lo spettacolo), per la composizione ed esecuzione musicale e teatrale. (…)
Per quanto riguarda la composizione teatrale, sono previsti contributi annuali in favore di autori e soggetti pubblici e privati che realizzano istituzionalmente e senza fini di lucro attività volta alla creazione, alla commissione, alla rappresentazione e alla catalogazione di nuovi testi e spettacoli teatrali originali, con particolare riguardo alla drammaturgia contemporanea.”

Franco Quadri (Premio Riccione), Franco Brambilla e Anna Pozzi (La Corte Ospitale), Fabio Bruschi (Riccione Teatro), Silvio Castiglioni e Massimo Marino (S.Arcangelo) e Luigi Frosali (Teatro Comunale Niccolini-S.Casciano) al ministro Giovanna Melandri
5 febbraio 2001

Gent.mo Sig. Ministro Giovanna Melandri
p.c. Gent.mo Avv.to Pier Paolo Forte
Oggetto: DL n.492/ 1988- art 8-lettera c

Gentile Sig. Ministro,
facendo seguito alle precedenti note scritte e riflessioni a suo tempo portate a conoscenza di codesto Spett.le Ministero da numerose ed autorevoli personalità, imprese ed associazioni del teatro, ed in riferimento, soprattutto al dibattito concreto e vivo che quotidianamente si svolge nelle strutture impegnate, tra l’altro, anche nella produzione, valorizzazione e promozione delle nuove scritture teatrali, riteniamo doveroso comunicarLe alcune preoccupazioni che, ove non trovassero un’adeguata attenzione e considerazione da parte Sua, non potrebbero che condurci ad una valutazione negativa in merito al provvedimento di prossima emanazione riferito alla regolamentazione degli ausili finanziari agli “autori e soggetti teatrali impegnati nella produzione contemporanea” di cui al DL n.492/ 1988- art 8-lettera c.
In particolare le ipotesi illustrate dall’Avv.to P.P Forte in un recente incontro tenutosi in data 25 gennaio 2001 alla presenza delle istituzioni convocate appositamente e qui di seguito elencate in parentesi ( Segreteria generale SIAD, Coordinamento centri per la scrittura teatrale contemporanea, Ass.ne Sindacale scrittori di teatro, Ass.ne nazionale autori radiotelevisivi e teatrali, C.I.S.D La Loggia, Centro drammaturgia delle donne, OUTIS, La Corte Ospitale, AGIS, il cui rappresentante Luciano Nattino era assente per altri e precedenti impegni) comporterebbero l’introduzione nel DM 4.11.99, n.470, altrimenti detto, “Regolamento del Teatro” di un nuovo articolo “Promozione delle nuove scritture teatrali” che stabilirà contributi di carattere triennale ad autori e/o strutture che sostengono opere di autori viventi, purchè i soggetti beneficiari possano dimostrare di godere di un apparato tecnico-organizzativo permanente, di un direttore artistico in esclusiva, di essere attivi da almeno tre anni, di poter rappresentare (non produrre) almeno il 10% dei testi selezionati, con maggiorazioni di contributi per i soggetti che promuovano pubblicazioni e/o rappresentazioni di testi di autori under 30.
In particolare il nuovo articolo dovrebbe prevedere che i contributi non possano essere richiesti da soggetti che beneficino di altre sovvenzioni ad altro titolo dal medesimo DM 4.11.99, n.470 – Regolamento del Teatro. Si ipotizza, invece, la possibilità di incentivi per i Teatri Stabili che inseriscano nei loro cartelloni un numero consistente di autori italiani contemporanei usciti dal serbatoio dei nuovi “centri per la drammaturgia”.
Al di là di un ovvio e scontato giudizio positivo per la volontà da Lei espressa a sostegno delle nuove scritture teatrali, riteniamo tuttavia che la formulazione proposta dall’Avv.to P.Paolo Forte nell’incontro sopra ricordato debba tener conto di ulteriori elementi di valutazione che, schematicamente, andiamo qui di seguito ad illustrare:

· E’ necessario che un nuovo eventuale articolo da aggiungere al DM 4.11.99, n.470- Regolamento del Teatro, riguardo alla promozione delle nuove scritture teatrali consenta una pluralità di approcci indispensabile a nostro avviso per raggiungere concretamente la condivisa finalità di presentare al pubblico nel miglior contesto possibile opere di autori italiani viventi.

· In tal senso ci pare controproducente che i contributi non possano essere richiesti da soggetti che beneficino di altre sovvenzioni ad altro titolo dal medesimo DM 4.11.99, n.470- Regolamento del Teatro, qualora tali soggetti, quali centri e/o imprese di ricerca e produzione, festival, premi etc. come quasi sempre accade, svolgano azioni comunque connesse alla scrittura teatrale.

· In particolare per la selezione di nuovi testi è più che probabile che premi per autori teatrali quali il Premio Riccione o il Candoni risultino assai più efficaci dei nuovi “centri di drammaturgia”

· Nella definizione di “nuove scritture teatrali” si dovrebbe tener conto dell’attuale fase di convergenza delle pratiche e dei linguaggi scenici sia tra il teatro e le altre arti della scena che tra i diversi generi teatrali.

· Anzi, in tal senso, si potrebbe valutare, tra le altre, anche l’ipotesi che una “Residenza” ex art. 24 del DM 4.11.99, n.470 – Regolamento del Teatro, potrebbe anche coniugarsi con i fondi cumulabili del nuovo provvedimento sui centri di drammaturgia. Tra le tante ragioni che sostengono il nostro ragionamento c’è anche quella che l’art. 24 del Regolamento parla di “residenze multidisciplinari” e che tra le nuove scritture di cui si dovrebbero occupare i centri di drammaturgia esistono anche quelle forme di scrittura “multidisciplinare” o di “drammaturgia integrata tra le arti sceniche” che ben difficilmente possono esprimere le proprie potenzialità artistiche al di fuori di un contesto laboratoriale e/o produttivo. Per questi stessi motivi appare del tutto incongruente ed anacronistico escludere da tali eventuali contributi i soggetti /imprese / associazioni teatrali che, pur senza essere Centri stabili da anni svolgono una concreta pratica di promozione/produzione di nuove scritture teatrali.

· Quanto alle altre forme di sostegno alle nuove scritture teatrali, quali tutoraggio, traduzioni, vetrine, distribuzione etc, anch’esse appaiono difficilmente efficaci qualora siano considerate un patrimonio esclusivo di detti nuovi “centri per la drammaturgia” e si prevedano solo forme di incentivi ai soggetti di produzione e promozione che con tali centri si mettano eventualmente in relazione;

· D’altra parte non si comprende il significato di una eventuale partecipazione ai costi di rappresentazione ivi compresi quelli di gestione di una eventuale sala teatrale, limitatamente all’uso di essa per le rappresentazioni e/o vetrine di tali testi, qualora da tali contributi siano esclusi soggetti e/o centri/ imprese che beneficano di altre sovvenzioni ad altro titolo dal medesimo DM 4.11.99, n.470 – Regolamento del Teatro. Né ci appare utile ad una armonica crescita del complesso sistema teatrale, delegare ai soli Teatri Stabili la volontà, dietro congrui incentivi, di promuovere la nuova drammaturgia italiana.

In sintesi ci pare che il Suo pur lodevole impegno a favore delle nuove scritture teatrali dovrebbe consentire di aggregare diversi strumenti e pluralità di approcci, promuovere l’aggregazione di forze diverse attorno ad un unico fine, attenendosi ad un rigido criterio di selezione solo per quanto riguarda la qualità /serietà di esperienza artistica e professionale messa in campo, e non tendere invece a distinguere e separare in compartimenti stagni creando da un lato delle vuote “case di drammaturgia”, dall’altro sottraendo un eventuale giusto riconoscimento a quanti da anni, in altri settori, operano per il medesimo fine indicato dal DL n.492/ 1988- art 8-lettera c.
Queste le nostre riflessioni che vorremmo poter approfondire in un incontro con Lei e i Suoi collaboratori onde evitare che decisioni eventualmente assunte in assenza di un più ampio momento di consultazione possano tradursi in un diffuso malessere ed in un sostanziale svilimento di un provvedimento da tempo atteso e sulla cui importanza tutti concordiamo.
In attesa di un Suo cortese cenno di risposta, cogliamo l’occasione per porgere i nostri più cordiali saluti e restiamo a disposizione per ogni ulteriore chiarimento.

F. to
Franco Quadri – Presidente della giuria Premio Riccione per il Teatro, Direttore artistico Premio Candoni

Franco Brambilla – Direttore artistico Associazione La Corte Ospitale- Rubiera (RE.E)
Anna Pozzi – Presidente Associazione La Corte Ospitale- Rubiera (RE.E)

Fabio Bruschi – Direttore di Riccione Teatro

Silvio Castiglioni – Direttore artistico Festival di S.Arcangelo /Associazione S.Arcangelo dei Teatri
Massimo Marino – Co-Direttore Festival di S.Arcangelo / Associazione S.Arcangelo dei Teatri

Luigi Frosali – Presidente Associazione Teatro Comunale Niccolini-S.Casciano (FI)

Luciana Libero a “ateatro”

5 marzo 2001
Caro Pdp,
ho letto nel tuo sito ( complimenti!) una lettera al Ministro Melandri del Teatro Nuove Edizioni a proposito del regolamento sulla drammaturgia contemporanea. Essendo tra le promotrici di questa iniziativa, oltre che coordinatrice dei Centri per la scrittura contemporanea (Outis, Teatro delle Donne, La Loggia), ti chiedo di ospitare cortesemente un mio intervento al proposito.
Questo lavoro sulla drammaturgia italiana parte da lontano, intanto per quanto riguarda me personalmente. Dall’interesse negli anni ’80 per gli autori napoletani, ad alcune iniziative, come convegni e incontri, prese sull’argomento in diverse città italiane, fino alla direzione del Teatro delle Regioni a San Casciano che ha ospitato per cinque anni molti autori, in particolare esponenti di una drammaturgia delle lingue e dei dialetti. Da qui nacque il Comitato di San Casciano che radunava una trentina di autori italiani fino alla nascita di un coordinamento che raduna i centri su accennati. Con essi abbiamo fatto un lungo e faticoso lavoro durato circa due anni, attraverso consultazioni e incontri con il Gabinetto del Ministero dei Beni e Attività culturali, affinché venisse dato spazio – all’interno del Regolamento generale della prosa varato lo scorso anno – agli autori e alla drammaturgia, con la creazione e il riconoscimento in Italia di Centri di promozione della scrittura teatrale contemporanea sul modello dei numerosi centri analoghi che esistono in Europa. Centri che quindi svolgano una diretta funzione ed una azione specifica di conservazione, tutela e promozione delle opere di scrittura teatrale contemporanea
Nel Regolamento infatti – che regola i criteri di erogazione dei finanziamenti del FUS (Fondo unico dello spettacolo) a tutte le imprese di produzione e di distribuzione pubbliche e private del teatro – nonostante le numerose e importanti aperture sulla drammaturgia, si relega al capitolo “promozione”, capitolo onnicomprensivo, il sostegno alla drammaturgia e inoltre si assegnano alcuni incentivi a quelle imprese ed esercizi che promuovono nel loro ambito opere di drammatrugia contemporanea.
Non vi è insomma – ed è questa la lacuna maggiore – alcuna voce “specifica” di sostegno diretto agli autori e alle opere.
Ma questo vuoto del legislatore non è casuale. Mentre le imprese teatrali sono organizzate nell’AGIS, hanno proprie rappresentanze e organismi di tutela e sono quindi, nel caso di una nuova regolamentazione, interlocutori del legislatore; gli autori non vengono ritenuti una categoria produttiva, nè tantomeno riescono ad organizzarsi in tal senso, essendo il loro un lavoro intellettuale e creativo ma individuale ( salvo laddove sono gli stessi autori anche direttori di una impresa di produzione).
Il risultato è che gli autori sono di fatto non destinatari di contributi e la produzione o meno di opere contemporanee rimane delegata – e in gran parte subalterna – alle imprese di produzione. Ora si può dire in tutta onestà (salvo casi rarissimi e di scarsa incidenza anche economica) che le imprese teatrali italiane abbiano svolto o vogliano svolgere una seria politica di sostegno e di diffusione dell’opera teatrale contemporanea? Svolgono tale azione in primo luogo i teatri stabili o quelli cosiddetti di interesse nazionale? E il teatro privato? E l’ETI? Non vorrei ripetere cose già dette ma è ben noto come l’autore italiano sia considerato dal grosso degli impresari teatrali un investimento “a rischio”; come la produzione di opere contemporanee venga relegata a fine stagione, ottenga scarsi investimenti e scarsa diffusione etc etc. E il risultato è che le opere teatrali di autori contemporanei viventi vanno in scena nella quasi totalità in maniera autarchica, autoprodotta, con scarsissimi mezzi, in piccoli teatri etc etc. Cosa che non avviene in Europa e nemmeno negli USA dove la drammaturgia è parte integrante del processo produttivo dello spettacolo teatrale, del suo stesso rinnnovamente, nel teatro off come nei teatri ufficiali. E i Centri in Europa esistono in quanto l’opera teatrale viene considerata un bene culturale prezioso da conservare e promuovere, non solo quindi come “intermediari” tra creazione e produzione, figure che da noi sono invece indispensabili.
A questo punto perchè le imprese teatrali, come nella lettera inviata alla Melandri, contrastano la nascita di Centri della drammaturgia? Temono forse che vengano loro sottratte delle risorse? Questo è risibile perchè i fondi che eventualmente sarebbero destinati ai Centri sono aggiuntivi o da reperire in ambito extra FUS, nè è ipotizzabile che possano essere concorrenziali a finanziamenti alle imprese che hanno tutt’altri parametri ( produzione, repliche, paghe, contributi etc).
E allora qual’è il problema? E come ci si può dichiarare sostenitori della drammaturgia contemporanea e insieme chiedere che non venga dato alcun sostegno agli autori nè ai Centri a ciò delegati ma solo alle imprese?
Credo che tale dichiarazione si commenti da sola e non sia altro che una delle tante facce del grave ritardo culturale che c’è dalle nostre parti, in particolare nel mondo del teatro, dove la visione è ristretta, gli interessi sono di pura bottega, spesso di limitatissimo orizzonte.
Orizzonte limitatissimo di cui io stessa, pur non avendo interessi diretti nella drammaturgia ma svolgendo questa azione come critico indipendente e se vuoi “militante”, sono rimasta vittima, come nel caso del Teatro delle Regioni, promosso dall’Arca Azzurra Teatro, che dopo cinque anni di attività da me svolta a favore degli autori (*), e, per il successo ottenuto e le sinergie messe in campo, poteva ottenere dei finanziamenti come festival, è stato definitivamente chiuso, salvo per i sia pur esigui finanziamenti da me attivati che sono rimasti alla compagnia.
Non credo di dover aggiungere altro. Se non di augurarmi e di augurare al teatro italiano che la normativa in questione vada in porto e che nascano moltio nuovi e abili “intermediari” a favore degli autori. Può darsi che siano meglio dei vecchi. Ti ringrazio dell’ospitalità.
Luciana Libero
(*) Ruccello, Moscato, Cappuccio, Silvestri, Santanelli, Manfridi, Chiti, Magris, Palladino, Camerini, Tarantino, Scaldati, Fontana, Erba, Baldini, Spadoni, Sarti e altri, tanto per fare dei nomi.

AA._VV.

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