Un’opera a fumetti

un'intervista con Filippo Del Corno su Orfeo a fumetti

Pubblicato il 12/04/2001 / di / ateatro n. 007 / 0 commenti /
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E’ andata in scena a Milano (Teatro di Porta Romana, per la rassegna Suoni e visioni”) la nuova opera di Filippo Del Corno, Orfeo a fumetti. Qui di seguito l’intervista con l’autore realizzata per il programma di sala del Teatro Regio di Torino, dove l’opera è stata replicata: un ottimo spunto per cominciare a riflettere sulle possibili forme del teatro musicale.
Questa è una domanda un po’ provocatoria: perché hai scelto proprio Omar Pedrini? Per l’identità tra finzione e realtà con Orfi? Per i suoi mezzi vocali e il carisma in scena? Oppure è una strategia di marketing per conquistare il pubblico rock?
In Poema a fumetti Buzzati racconta la storia di Orfeo ambientandola ai giorni nostri: Orfeo diventa così Orfi, un cantante rock di grande successo. Mi è sembrato molto importante mantenere questa intuizione di Buzzati: il potere magico e incantatorio del cantore mitico si trasfigura nel carisma quasi sciamanico di una rock-star. Così ho provato a coinvolgere Omar Pedrini, leader dei Timoria, ossia del gruppo più interessante e innovativo della scena del rock italiano. Ma soprattutto quando ho visto un concerto dei Timoria dal vivo, la straordinaria potenza della presenza scenica di Omar mi ha convinto definitivamente: Orfi non poteva che essere lui. D’altra parte nel mio lavoro e nell’esperienza di Sentieri selvaggi abbiamo sempre cercato di lavorare con artisti provenienti da altri campi e linguaggi della musica di oggi. Nel confronto tra stili, idee e pratiche nascono sempre tantissimi nuovi stimoli creativi, e spesso questi stimoli passano anche al pubblico che ascolta, che conosce e sperimenta insieme a noi nuove possibilità espressive. La contaminazione, anziché continuare a parlarne, va fatta, purché dietro non vi sia alcuna strategia di marketing. La contaminazione deve essere un tentativo sempre a un altissimo grado di sperimentazione, con il rischio di fallimento sempre in agguato, e non una scappatoia per cercare di avere un po’ di pubblico in più.
Hai cucito la parte di Orfi su misura per lui?
Omar impersonerà Orfi nei tre momenti della storia in cui Orfi imbraccia la chitarra e canta canzoni. Una delle canzoni, quella che Orfi canta per ottenere di incontare Eura, sarà proprio una canzone dei Timoria, in una nuova versione che ho realizzato apposta per l’opera. Sulle altre canzoni invece vorrei mantenere il segreto; soprattutto la prima sarà, spero, una sorpresa. Comunque non posso pensare a Orfeo a fumetti senza Pedrini, anche se tecnicamente si può operare sulle canzoni in modo che siano cantate da un altro.
A Buzzati è sempre piaciuta la musica e ai musicisti è sempre piaciuto il suo modo di scrivere? Come ti è venuto in mente di musicare il Poema a fumetti?
Ho sempre letto Buzzati con grande passione, e lo ritengo uno dei grandissimi scrittori del nostro secolo. In ogni suo libro si trovano suggestioni musicali di notevole interesse; per esempio ne Il grande ritratto il super-calcolatore creato a immagine e somiglianza di una donna si esprime attraverso suoni di vera e propria musica elettronica. Ma sono tantissimi i casi che si potrebbero citare; sicuramente Buzzati era un autore che aveva uno spiccato senso musicale e un orecchio raffinatissimo. Non è quindi un caso che tanti musicisti a lui contemporanei lo scegliessero come librettista e collaboratore. L’idea di fare qualcosa su Poema a fumetti la coltivo da diversi anni; credo che per un musicista fare “qualcosa” su Orfeo sia un richiamo a cui è impossibile sottrarsi… per me Orfeo è diventato con un processo naturale e quasi inspiegabile Orfi, e Euridice nella mia immaginazione ha il bellissimo volto di Eura. Forse a conquistarmi sono state proprio le immagini di Buzzati, la loro grande carica evocativa, la loro capacità di raccontare il mistero della morte e dell’amore con tratti invece semplici e quotidiani, così come Buzzati sapeva fare benissimo con la scrittura. Poi c’è un particolare, alla fine, che ancora una volta scarta rispetto alla storia più tradizionale di Orfeo: anche se Orfi perde Eura per sempre, qualcosa di lei gli rimane, e gli rimarrà per sempre. Ma anche qui non voglio svelare nulla di più.
A Settembre musica, un paio d’anni fa, si è vista una delle prime opere a fumetti della storia (forse la prima in assoluto), The Carbon Copy Building, del trio Lang-Gordon-Wolf. E’ lì che hai capito che il matrimonio fumetti-opera si poteva celebrare?
Veramente è una storia lunga da raccontare: ho sempre progettato di fare un’opera su Poema a fumetti, e ovviamente doveva essere un’opera a fumetti. Nell’aprile del 1998, David Lang era in Europa e passò a Milano per lavorare un po’ con noi di Sentieri selvaggi che stavamo preparando la prima di un suo pezzo. Una sera, mentre stiamo andando in macchina a Lugano per sentire un concerto, parliamo dei nostri progetti e io racconto “…il mio sogno è riuscire a fare un’opera a fumetti” e lui mi risponde “…ah, io sto proprio lavorando a un’opera a fumetti”. Ho sbandato rischiando di finire fuori strada per la sorpresa, e poi ci siamo fatti una grande risata. Questo per chiarire che nessuno ha rubato l’idea all’altro … In realtà quando poi ho visto la loro opera, tra l’altro bellissima, mi sono molto tranquillizzato. Tra la loro e la mia operazione non c’è quasi nulla in comune. The Carbon Copy Building era un progetto tecnologicamente molto complesso, dove il fumetto, creato apposta, costruiva una scenografia dove agivano personaggi in carne e ossa. Orfeo a fumetti è molto più semplice; sono direttamente le tavole di Buzzati a raccontare la storia, e l’unica personificazione tra interprete e personaggio sul palcoscenico sarà quella Orfi-Omar.
Come hai lavorato con gli altri autori del progetto?
Ho lanciato dei fili che ora inizio a raccogliere e che si concretizzeranno nello spettacolo. Con Manuel Cicchetti e lo Studio DueEffe ho già lavorato un paio di anni fa a Montepulciano e so che realizzeranno con grande inventiva i suggerimenti che gli ho proposto. La parte musicale vedrà impegnati Boccadoro, Sentieri selvaggi e tre cantanti che hanno già collaborato con noi in più occasioni. In pratica si è creata una sorta di repubblica ideale, un gruppo di lavoro dove ciascuno porta la propria autonoma competenza e creatività a formare un progetto comune. E’ il grande vantaggio di un teatro musicale così agile: poter scegliere tutti i compagni di strada, uno a uno. Con Pedrini l’avventura contiene un po’ più di mistero; di fatto è la prima volta che lavoriamo insieme, e con un musicista come lui so già che il momento più ricco sarà nelle prove, in quello scambio molto pratico di conoscenze e esperienze che si ha quando ci si mette al lavoro con voci e strumenti.
Raccontaci se un artista trentenne come te che decide di vivere scrivendo musica si sente pienamente integrato nella societa in cui vive, se si sente un emarginato di lusso, oppure se deve accettare troppi compromessi per continuare a lavorare in piena libertà…
Non sono un artista; al massimo un artigiano. Gli oggetti che creo, siano lavori teatrali o brani strumentali, non fanno parte di un mercato commercialmente sviluppato e non hanno una diffusione planetaria. Ma hanno un vantaggio: chi li desidera ascoltare, poi li apprezza (o anche li disprezza) veramente, con una propria autonoma scelta di gusto. Sono oggetti che non vengono consumati, ma ascoltati e valutati da un pubblico che sceglie di impegnare il proprio tempo per confrontarsi con un linguaggio magari non immediato, ma che forse li potrà affascinare o emozionare. Non c’è nessuna dinamica commerciale, o diktat estetico, o imposizione editoriale, che sovrintende alle mie scelte. Così devo dire che sono abbastanza soddisfatto della mia situazione: non sono famoso, non sono ricco, non sono potente: sono libero.

Oliviero_Ponte_di_Pino

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