Amleto, un gioco di ruolo

On Stage "Metodo di improvvisazione teatrale nel mondo di William Shakespeare"

Pubblicato il 02/06/2001 / di / ateatro n. 047 / 0 commenti /
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In un saggio entrato giustamente a far parte delle più autorevoli bibliografie shakespeariane, What happens in Hamlet, J. Dover Wilson ricostruiva – partendo dal testo dell’Amleto, l’esatta successione dei fatti alla corte di Elsinore. What happens in Hamlet offre una mappa, una serie di istruzioni per l’uso indispensabile per chiunque voglia ripercorrere, evento dopo evento, senza troppe incongruenze, la vicenda del pallido principe danese, e di lì partire con le interpretazioni. Già, ma che cosa NON succede nell’Amleto? Perché aldilà dell’unica sequenza resa necessaria da Shakespeare ce ne sono infinite altre possibili, magari più curiose e interessanti (o divertenti). E’ vero, la storia della letteratura e del teatro è piena di contro-Amleti, di anti-Amleti, di post-Amleti, più o meno lunghi (come quello folgorante di Achille Campanile): tuttavia queste diverse riscritture del mito, pur affascinanti, sono anch’esse già date, ormai fissate per l’eternità. Una messinscena per l’estate potrebbe allora essere questa: farsi il proprio Amleto. A facilitare l’impresa c’è, da qualche tempo, il kit di On Stage, ovvero “Metodo di improvvisazione teatrale nel mondo di William Shakespeare”, un gioco di ruolo inventato da Luca Giordano. I giochi di ruolo, si sa, sono quelli in cui ciascuno dei partecipanti si cala nei panni di un diverso personaggio e interagisce con gli altri, obbedendo secondo Caillois al principio della “mimicry” (perché la serata riesca al meglio, con On Stage bisogna essere in sette). Insomma, qualcosa di molto simile al teatro, a parte la presenza del pubblico; ancora più simile a certi psicodrammi o alla Gestalt Therapy. Tra i vari “personaggi” di On Stage ce n’è uno che non è un vero personaggio ma che ha il compito di tirare la fila della serata: è naturalmente il Regista, cui tocca leggersi per intero il regolamento (che ai non iniziati rischia di risultare piuttosto macchinoso e un po’ oscuro nella terminologia: che potrà mai significare “L’adombramento di Amleto”?). Ci sono poi, nella scatola di On Stage, schede di istruzioni per i partecipanti e carte di “Frasi fatte” che i personaggi possono usare dentro e fuori scena. Sono previsti dibatti (per affascinare, ingannare, sedurre o dimostrare) e lotte. Si valutano fortuna e abilità dei personaggi, si tien conto della scenografia, si usano oggetti magici, pozioni e veleni, appaiono spettri… Al Regista tocca il compito di regolare per i cinque atti che in due-tre ore di gioco compongono una “partita” dove non ci saranno n‚ vincitori n‚ vinti. Il Regista dovrà far funzionare questa “macchina che produce storie”. Dovrà dare il ritmo, ma deve soprattutto decidere le caratteristiche dei personaggi. Sì, perché quelli che salgono sul palco di On Stage possono aver pochissimo a che fare con quelli dell’originale (anzi, è quasi meglio che gli “attori” non sappiano nulla dei testi di Shakespeare): partendo magari da un Amleto Ciccione o Gay, da un’Ofelia Punk o Pornostar, da una Gertrude innamorata di Polonio, da uno Spettro Psichedelico. Volendo, visto che Amleto è anche un dramma politico, qualcuno preferirà un Amleto Bossi, una Gertrude Scalfaro, una Ofelia Fini, un Polonio Bertinotti, un Laerte Berlusconi, rimescolando poi le carte a piacere nelle serate successive, per vedere l’effetto che fa. Postilla per chi pensa che Shakespeare e il suo Amleto abbiano fatto il loro tempo. Quest’anno una delle piazze elettroniche più frequentate di Internet ha avuto come tema proprio il capolavoro di Shakespeare, con la partecipazione di diversi attori inglesi: un CyberHamlet per ricordare – se ce ne fosse bisogno – che il prototipo di tutte le realtà virtuali è il teatro.

Oliviero_Ponte_di_Pino

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