Un Arlecchino di più

Una intervista a Marcello Bartoli

Pubblicato il 02/03/2002 / di / ateatro n. 030 / 0 commenti /
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La tua compagnia si chiama I Fratellini, che è il nome di una famiglia di grandi clown. Quello clownesco è un elemento che hai usato per disegnare il tuo Arlecchino?
Per il personaggio di Arlecchino non ho pensato al clown anche se Arlecchino ha tutte le caratteristiche “dell’AUGUSTO” cioè l’anarchia, l’innocenza, la malizia, la scurrilità, il rapporto con il potere e con il denaro, la fantasia, l’iperbole e, non ultimo, la fame e il sesso.
 
E come hai costruito il personaggio? Da dove sei partito? Dal testo e dalle battute? Dalla gestualità? (ma da dove viene quella gestualità? Da fonti iconografiche? Da altri attori? Dalla tua esperienza di attore?)
Per quanto riguarda la costruzione del personaggio e dello spettacolo viene da un lavoro che ho svolto in questi ultimi anni sulla Commedia dell’Arte anche attraverso laboratori che ho tenuto in vari teatri: Metastasio di Prato, Ponchielli di Cremona ecc. Ho cercato di evidenziare non soltanto l’aspetto giocoso ma anche e, soprattutto, il lato sulfureo, inquietante e violento che questo mondo possiede e quindi il mio Arlecchino è più vicino allo zanni della metà del Cinquecento che alla maschera saltellante settecentesca, è vicino al mondo terrigno di Ruzante e quindi anche la gestualità è concreta e, anche se acrobatica, mantiene una sua pesantezza che lo ancora alla terra.
 
Ha ancora senso misurarsi con la tradizione della Commedia dell’Arte e delle maschere?
Credo che la Commedia dell’Arte sia stata l’invenzione più alta che il teatro italiano ha conosciuto ma oggi credo che la Commedia dell’Arte vada reinventata e credo che non abbia senso riproporla in modo archeologico.
 
A propo, come usi la maschera? E come attore che rapporto hai con la maschera, in generale & in questo caso particolare?
Ho lavorato tanto con le maschere che non so dire come la uso; so solo che per me è una libertà. Faccio delle cose che non appartengono a me ma alla maschera e quindi sono totalmente disinibito.
 
Arlecchino oggi: la sua forza motrice è sempre la fame di cibo-sesso? o magari oggi quelle pulsioni le possiamo rileggere solo attraverso il filtro della parodia? oppure gliene possiamo trovare altre?
Arlecchino oggi è di difficile collocazione. Se ci si pensa, ogni altra maschera della Commedia dell’Arte ha un proprio corrispettivo attuale: Pantalone = imprenditore, Brighella = commerciante ecc. ecc. Arlecchino no, Arlecchino è difficile identificarlo, è un anarchico, uno spirito libero che vive in un suo mondo concreto e, nello stesso tempo, fantastico. E’ uno Schweyk, è Charlot.
 
Per interpretare Arlecchino ci vuole davvero un fisico bestiale? Ti sei allenato in qualche maniera particolare?
Certo Arlecchino è un personaggio da un punto di vista fisico “faticoso” è un personaggio acrobatico, è agile come un gatto anche se, come il gatto preferirebbe stare sdraiato al sole, ma è la vita che lo costringe a saltare. Ecco io salto durante lo spettacolo. Per il resto, neanche una flessione.

Oliviero_Ponte_di_Pino

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