Un Michael York British-Oriental

The Sun is shining by Matt Wilkinson

Pubblicato il 02/04/2002 / di / ateatro n. 032 / 0 commenti /
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The Sun is shining by Matt Wilkinson
The King’s Head, Islington
Regia di Matt Wilkinson
Interpretato da Daniel York e Pauline Lynch
Direttore artistico: Paul Courtneay Hyu
Produzione: Soutre Gilmour
Luci: Simon Opie
Suono: Mike Walker

Si tratta di un teatro del presente fatto su misura per questa città adrenalinica, “pumping, throbbing, finger-snapping” dove si corre tutta la settimana in cerca di affermazione personale, adeguandosi ai ritmi del successo, scrutando computers, rispondendo ai telefonini, parlando di politica, odorando il sudore nei corridoi delle metropolitane, pensando global.
Dave, interpretato da Daniel York, dai tratti orientali che tradiscono le sue origini, in contrasto con la tipica parlata dell’East End londinese, è profondamente a disagio nei propri panni e cerca di apparire diverso piuttosto che accettare la propria identità.
Lorna, pittrice ex alcolista che con fatica lotta contro la sua dipendenza e le sue insicurezze, ha ancora la sensibilità di ascoltare, guardare, toccare veramente quello che le è intorno e dentro di sé.
Nasce tra i due una relazione, che può sembrare alquanto improbabile, Dave “nouveau riche-in-carriera” & Lorna artista volubile, eppure perfettamente affini nella loro crisi di identità. La loro storia nasce da un incontro casuale nella Londra “underground” e intraprendono una relazione che lentamente si sgretola tra liti casalinghe e all’estero. (Londra, Corfù, Reykjavik, New York). Il sole che sorge in quella notte e lentamente un giorno tramonta.
Il set, un piccolo palco in questo ambiente un po’ retrè del King’s Head (uno dei più antichi pub londinesi e tra i teatri fringe meglio reputati – tutti gli attori migliori di Londra hanno recitato almeno una volta nel piccolo teatro del King’s Head e spesso le sue produzioni sono state trasferite nei teatri del West End), una pedana centrale e allungata, moderna ed essenziale, che lascia spazio all’immaginazione trasformandosi in un letto, un divano, un palco nel palco, una discoteca, una veranda sul mare. Nonostante la freddezza quasi asettica della scena, l’uso delle luci ne cambia facilmente l’atmosfera insieme ai suoni, come il rumore del mare, o la rimbombante musica funky-techno della discoteca, alternata alla musica cinese come ombra del subconscio di Dave.
Mentre il testo alimenta con le parole la loro relazione, Dave e Lorna sono stanziati ai lati opposti della pedana e i loro sguardi raramente si incontrano, ma proiettano pensieri, immagini, rancori e ricordi verso di noi , il pubblico. Questa attuazione rinforza la comprensione di questi due personaggi che raramente riescono e fermarsi e guardarsi dentro o cercarsi e aiutarsi con l’altro, ma sono sempre rivolti al di fuori. I loro sguardi raramente si incrociano e ognuno porta avanti le proprie convinzioni e punti di vista contraddicendosi con il partner ma rispettando un tempismo perfetto nella battuta e risposta di questa partita a ping pong.
Monologhi alternati a dialoghi, dove il linguaggio ricco di allitterazioni, si sviluppa in un crescendo incessante, dove il ritmo inevitabilmente aumenta, la mandibola è obbligata ad aprire, scandire, articolare sempre più velocemente, le consonanti si susseguono sempre più taglienti lasciando lo spettatore col fiato sospeso fino all’esplosione, il punto culminante di questo crescendo e finalmente un punto.
A capo, ora lei in un altro virtuosismo che dà colore alle emozioni più delicate che il testo lascia trapelare. E poi il ritmo che si alterna come una retta di un grafico con picchi, pause, parabole, precipizi. Mi sono sorpresa a battere la mano sul tavolo per scandire il tempo come un metronomo, sempre più veloce.
Perfetta fusione tra regista che inscena la sua propria idea e incontra due interpreti eccellenti che ne colgono il ritmo.

“La forza trainante sono il ‘motore-bocca’ di Dave e lo strano senso di intimità che Lorna suggerisce.”
“The Stage”

“Il problema razziale non è affrontato in modo diretto e non né è il punto centrale della storia, Daniel York e Pauline Lynch sono entrambi splendidi, esibendosi in esibizioni incredibilmente diverse che si mescolano superbamente”.
“Time Out”

Una relazione tra oriente ed occidente con nessun posto dove andare e con tantissimi punti e virgola prima del punto finale. Lui declina, lei cresce. Lui tutto compreso nella sua piccola grande persona, lei vede oltre.
Quando si guardano negli occhi, lui nota a malapena quelli di lei, lei non si vede in quelli di lui.

***

Matt Wilkinson, autore e regista, ha seguito gli studi di drammaturgia presso RADA e fa parte della compagnia MU-Lan dal 1988. Sun is shining, il suo primo testo per il teatro, è stato presentato per la prima volta nel settembre 2000 dal Mu-Lan in collaborazione con il Royal Court in occasione del programma di nuovi scrittori teatrali.
Questa produzione è unica anche per il fatto che vi si fosse associato un programma educativo che offriva stages liberi nelle varie scuole della contea di Deptford, culminando in una anteprima per gli studenti prima della presentazione ufficiale al King’s Head.
Mu-Lan Theatre è stato fondato nel 1988 ed è la prima compagnia “British-Oriental” che ha vinto un award. Cercano di diffondere il teatro/cultura Orient-British e promuovono i testi scritti da cinesi nati e cresciuti in UK.

Veronica_Picciafuoco

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Tag: Londra (10)


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