Atleti del cuore

Round I e II per i Teatri dello Sport

Pubblicato il 05/05/2002 / di / ateatro n. 034 / 0 commenti /
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Tra qualche settimana avrà inizio a Milano la rassegna dedicata agli incroci tra teatro e sport, ideata e curata da Antonio Calbi & Teatri90. In anteprima dal catalogo della rassegna, la prima parte del testo di Oliviero Ponte di Pino.

PERSONAGGI
 
UN ATTORE
UNA ATLETA


Uno spazio vuoto e illimitato.
Da due direzioni diverse entrano un ragazzo e una ragazza in tenuta sportiva. Non si conoscono. Si guardano tra imbarazzo e curiosità.

PRIMO ROUND. LE PAROLE CHE ABBIAMO IN COMUNE

L’ATLETA (imbarazzata) Hello!

L’ATTORE (sorridendo in maniera esagerata) Hello!

(Silenzio. Si studiano.)

L’ATTORE Do you speak english?

L’ATLETA A little.

L’ATTORE Ok, then. We have some time to spend here tonight. We could do something together…

L’ATLETA (irritata) I don’t understand.

L’ATTORE Oh, no… (esita) We could play together…

L’ATLETA Yes, of course. I love to play tennis, hockey, volleyball…

L’ATTORE No, no, not those games! I wanted to say… You and me… Cristo, come si dice?

L’ATLETA Ah, ma sei italiano allora.

L’ATTORE Beh, potevi dirmelo prima che capisci l’italiano!

L’ATLETA (scoppia a ridere) Beh, potevi dirmelo prima tu!

L’ATTORE (ride anche lui) Ok, 1 a 1 e palla al centro. Vedi, io faccio l’attore, e per me “to play” vuol dire “recitare”. Sai, il teatro…

L’ATLETA Dio, che scema! “To play”, “jouer”, “spielen”… Succede in un sacco di lingue: lo stesso verbo vuol dire “recitare” una parte e “giocare” un gioco.

L’ATTORE Io so a malapena l’inglese e cominci subito a umiliarmi con questa scienza, che neanche al Quiz Show…

L’ATLETA Beh, anche i quiz sono un gioco, una sfida. Dunque potrei dirti: “We can play Quiz Show”. Credo che anche in quei programmi recitino dei ruoli. Sai, il bravo presentatore, il concorrente simpatico ma imbranato, quello bravo ma odioso…

L’ATTORE Complimenti, hai già capito tutto. E poi, secondo me sono tutte truccate, quelle trasmissioni. Insomma, le risposte gliele dicono prima, per far vincere questo o quello. La storia dei telequiz è piena di scandali del genere… Perché secondo me in televisione recitano tutti, Basta metterli davanti a una telecamera e diventano tutte comparse, un gran teatrino! Ma anche nello sport le gare truccate non si contano, vero?

L’ATLETA Sì, ci sono delle combines, ma sono davvero poche perché quando qualcuno lo scopre ci arrabbiamo tutti da bestia: gli arbitri, il pubblico, le federazioni, e soprattutto gli atleti onesti, che sono la maggioranza.

L’ATTORE Ma mi prendi per scemo? Con la sudditanza psicologica degli arbitri di cui parlano sempre al Processo, con tutti gli scandali per il doping che riempiono i giornali!

L’ATLETA No, fermo! Guarda che m’incazzo! Gli atleti seri e onesti, che – ripeto – sono la maggioranza, hanno altri sistemi per migliorare le loro prestazioni. Tanto per cominciare l’allenamento, il training… Altro che doping…

L’ATTORE Beh, questa è un’altra parola che abbiamo in comune…

L’ATLETA Il doping? Certo, con quegli attorucoli ubriaconi e fumati che si credono rock star…

L’ATTORE A volte per andare in scena, per vincere la timidezza, c’è bisogno di un aiutino. Sai, ti viene una di quelle paure…

L’ATLETA Ah, lo so bene, è capitato anche a me. Una gara importante, Era tutto a posto, ero preparatissima, ma all’improvviso mi sono sentita la testa vuota, non riuscivo più a pensare, ero come paralizzata. Avrei voluto essere ovunque – ma non lì…

L’ATTORE …e ti sentivi le gambe molli, e non potevi fare un passo né avanti né indietro… E quella bestia così nera che non la vedi, l’animale dalle cento teste pronto a cogliere il tuo più piccolo errore… Lo chiamano il trac, la paura da palcoscenico, quella che ti svuota il cervello e cancella la memoria…

L’ATLETA Forse ci siamo già conosciuti da qualche parte, io e te? Magari abbiamo già avuto qualche occasione d’incontro…

L’ATTORE O di scontro. Chissà… Una specie di competizione. E’ proprio quello che vuol dire in latino “competere”: cercare insieme.

L’ATLETA Ma la competizione è lotta, scontro, agonismo…

L’ATTORE E’ agonia, come nelle vere tragedie.

L’ATLETA Questa mi sembra un po’ forzata, ma ci penserò su.

FINE PRIMO ROUND

Vincitore del Primo Round

L’ATLETA L’ATTORE



SECONDO ROUND. LA TECNICA DEL PERFORMER

L’ATTORE Non so, ma dopo quello che ci siamo detti mi sembra di condividere un sacco di esperienze, con te.

L’ATLETA Che fai, ci provi?

L’ATTORE Non ancora, anche se hai un bel fisico, proprio come piace a me. Magra ma non scheletrica, mica come quelle anoressiche tristi che si vedono in giro. Poi – scusa la sincerità – ma quella tua pancia, piatta come una tavola, mi arrappa da bestia. Però a piacermi più di tutto è il modo in cui ti muovi, la consapevolezza che hai del tuo corpo. L’ho notata subito, la si coglie in ogni gesto. Una qualità indispensabile a ogni bravo attore. Per arrivare a questa consapevolezza, noi atleti da palcoscenico seguiamo la stessa strada degli sportivi autentici, il training. Ecco, era questa la parola che…

L’ATLETA …ah, un’altra parola che abbiamo in comune… Vi allenate anche voi attori? Non lo sapevo.

L’ATTORE Pensa ai musicisti. Per suonare decentemente uno strumento, devono studiare ed esercitarsi per anni e anni. Per gli attori, per i danzatori o per i cantanti, il corpo e la voce sono lo strumento della loro arte. Anzi, direi di più: anche la loro anima, le loro emozioni, i loro ricordi sono strumenti della loro arte. Dunque…

L’ATLETA …dunque anche voi artisti fate il training…

L’ATTORE Beh, se vuoi cercare un’altra parola che abbiamo in comune, pensa al termine performer. Io e te siamo due performer, cioè dobbiamo compiere una serie di azioni precise e in qualche modo decise in anticipo. Perciò io e te, in quanto performer, dobbiamo conoscere la nostra tecnica ed essere allenati. Come tutti gli altri sportivi, musicisti, attori, danzatori…

L’ATLETA Non capisco. Un musicista o un ballerino, è chiaro che devono possedere una tecnica. Ma un attore – che sia al cinema o in teatro – deve prima di tutto apparire naturale. Per me un bravo attore dev’essere com’è nella vita. E ogni tecnica toglie spontaneità e naturalezza.

L’ATTORE Non è così semplice. In scena la naturalezza è una conquista. Una conquista difficile. Per esempio, come fai a provare le emozioni di un personaggio probabilmente molto diverso da te? Come fa una bella ragazzona sportiva come te a diventare l’ambiziosa e assassina Lady Macbeth? O la tenera Giulietta?

L’ATLETA Scusa, ma che ne sai? Un po’ di ambizione e un qualche istinto omicida ce li ho anch’io, sai? E posso anche innamorarmi – ma probabilmente non di te, caro il mio Romeo.

L’ATTORE Guarda, per diventare una Lady Macbeth minimamente credibile dovresti fare una bella fatica. E non sapresti da che parte cominciare.

L’ATLETA Senti, prova a prendere un esempio meno strampalato.

L’ATTORE Il problema non cambierebbe di molto, anzi. Sei sulla scena di un teatro, davanti a centinaia di persone ignte che ti fissano…

L’ATLETA Centinaia? Ma sei sicuro che queste folle verrebbero in teatro per vedermi recitare?

L’ATTORE Appunto, dovresti essere una brava attrice… Insomma, se tu fossi Giulietta lì, su questo palcoscenico, dovresti, che so, fingere di essere una ragazzina di quattordici anni che scopre per la prima volta l’altro sesso, provare attrazione per me, desiderarmi, amarmi…

L’ATLETA Impossibile…

L’ATTORE Ecco, il teatro moderno è nato da problemi come questo, più o meno un secolo fa, in Russia.

L’ATLETA Perché non mi sono innamorata di te?

L’ATTORE No: ma proprio perché non sei innamorata di me, come può diventare credibile sulla scena il tuo amore di Giulietta per me, per Romeo? Per raggiungere questo obiettivo un tizio che si chiamava Stanislavskij ha inventato una specie di ginnastica dell’anima, per permettere agli attori di costruire le emozioni dei loro personaggi attingendo alla memoria personale. Qualche tempo dopo un suo allievo – si chiamava Meierchol’d – si è accorto che non bastava allenare i ricordi e i sentimenti. Ha cominciato a studiare una serie di tecniche del corpo: così ha inventato una disciplina che si chiama biomeccanica, prendendo elementi dalle arti marziali, dalle tecniche orientali, e magari anche dallo sport… Qualche decennio più tardi, diciamo all’inizio degli anni Sessanta, è arrivato Grotowski, il grande maestro polacco, che ha rivisitato a modo suo la lezione di Stanislavskij e Meierchol’d. Anche per lui il training era fondamentale: nel suo libro più famoso, Per un teatro povero, ci sono numerosi esercizi che i giovani teatranti del mondo intero hanno copiato e ripetuto con grande diligenza per decenni – ma senza raggiungere i risultati del suo Teatr Laboratorium… La questione l’aveva capita alla perfezione anche Antonin Artaud, il grande visionario del teatro “L’attore è simile a un vero e proprio atleta fisico, ma con questo sorprendente correttivo: all’organismo atletico corrisponde in lui un organismo affettivo, parallelo all’altro, quasi il suo doppio benché non operante sullo stesso piano. L’attore è un atleta del cuore. (…) Tutti i mezzi della lotta, del pugilato, dei cento metri e del salto in alto trovano analogie organiche nell’esercizio delle passioni; hanno gli stessi punti fisici di sostegno”. (Antonin Artaud, Un’atletica affettiva, in Il teatro e il suo doppio, Einaudi, Torino, 1968, p. 242)

L’ATLETA Mamma mia, anche le citazioni! Come sei noioso! Ho capito due cose: primo che non mi innamoro di te, secondo che voi attori vi allenate. Bravissimi! Ma tu non ti alleni abbastanza, bello mio: un po’ di pancetta ti è rimasta. Però, dopo quello che hai detto sulla mia pancia, posso confessartelo: quei maschioni tutti muscoli e niente cervello dopo un po’ – diciamo dopo tre o quattro notti atleticamente gratificanti – mi annoiano…

L’ATTORE Guarda, un po’ di training l’ho fatto per davvero, perciò se vuoi possiamo fare una notte di prova, così scopri se ti annoio o no… E magari nel frattempo mi cala la panzetta.

L’ATLETA Una notte di ginnastica orizzontale, e ti lascerei lì come un torsolo smangiucchiato, caro il mio Don Giovanni. Ma nella tua petulante lezioncina c’è una cosa che mi ha incuriosito. Noi sportivi nei nostri allenamenti abbiamo ripreso molte tecniche orientali. Il rilassamento, la respirazione eccetera sono diventati sempre più importanti. Hai visto come corrono i cento metri, oggi? La prossima volta osserva con attenzione la mascella inferiore dei centometristi, com’è decontratta…

L’ATTORE Davvero? Non lo sapevo. Pensavo che correre veloce fosse solo una faccenda di muscoli muscoli e muscoli…

L’ATLETA No, ormai lo sanno tutti che la vera forza non è quella dei muscoli. O meglio, quella non basta. Anche perché la tensione della gara e l’ansia del risultato ti possono paralizzare. Per ottenere il massimo, non puoi sprecare neppure una briciola di energia e di concentrazione: dunque tutti i muscoli che non sono indispensabili devono essere rilassati, non devono opporre resistenza.

L’ATTORE Credo però ci sia una differenza, tra il mio training e il tuo. Sono stato qualche volta in palestra, e mi sembra che lì dentro il corpo venga scomposto, sminuzzato, sezionato muscolo dopo muscolo. Il corpo viene ridotto a una serie di funzioni specializzate e ciascuna di esse va essere ottimizzata per ottenere il massimo risultato. Dunque pompi pompi pompi un solo muscoletto alla volta. Invece a me, nel training, interessa di più sviluppare un’idea unitaria del corpo. Un’armonia.

L’ATLETA Non ci avevo mai pensato. Anche se poi il coordinamento è senz’altro importante anche per un atleta.

L’ATTORE Sì, ma per un atleta anche il coordinamento diventa una funzione specialistica, da conquistare, quasi indipendente dalle altre.

L’ATLETA Scusa, non so se sono d’accordo. Prova a vederla da un altro punto di vista, e magari ci capiamo meglio. Diciamo che ti sei allenato, hai fatto il tuo bravo training e dunque padroneggi la tecnica. Può essere la tecnica della pallavolo o quella della danza, non ha importanza. Per te è sufficiente?

L’ATTORE Se fai la ballerina di fila può bastare. E se vuoi fare la velina a Striscia la notizia è già fin troppo. Ma se vuoi diventare una vera stella, non basta. La tecnica ti porta solo là dove sono già arrivati gli altri. Al massimo diventi un virtuoso, tutta tecnica e niente anima. Se vuoi lasciare un segno, devi andare oltre.

L’ATLETA Esatto. A quel punto, è come se dimenticassi tutto quello che hai imparato. E a quel punto crei. E’ per questo che Maradona o Michael Jordan sono artisti, dal mio punto di vista.

FINE SECONDO ROUND

Vincitore del Secondo Round

L’ATLETA L’ATTORE

(continua)

Oliviero_Ponte_di_Pino

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