Autoritratto dell’attore da giovane

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Pubblicato il 05/05/2002 / di / ateatro n. 034 / 0 commenti /
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Nell’editoriale di “ateatro 33” parlavamo di una nuova generazione d’attori e lanciavamo l’idea di un piccolo questionario. Le prime risposte sono arrivate da Michela Cescon.

foto di Marcello Norberth/Teatro di Dioniso.
 
:: I :: Perché ho scelto il teatro
Quando parlo della mia scelta di vita per il teatro, uso la parola vocazione, perché per me è stata la risposta ad una chiamata fortissima che non mi ha lasciato più in pace e non mi ha permesso mai di non ascoltarla, di non seguirla.
Uso il termine vocazione perché è una parola importantissima e perché sono certa che oggi quello che in tante vite è stato smarrito e va recuperato è il senso della propria vocazione, quel mistero fondamentale che sta al centro di ogni vita umana. Credo fortemente che ciascuna persona venga al mondo perché chiamata, perché portatrice di un destino, un destino con voce forte, urgente, insistente.
Fino all’età di 20 anni non sono praticamente mai entrata in un teatro, la mia famiglia mi ha dato esperienze incredibili, quali una vita comunitaria, un impegno civile e sociale altissimo, e un’esperienza religiosa profonda e molto ma molto aperta….ma l’esperienza del teatro non apparteneva né ai miei genitori, né agli amici che frequentavano la nostra casa, né a qualche zio o zia stravagante…insomma proprio a nessuno! L’ultimo anno di liceo e i primi anni dell’università (a quel tempo frequentavo l’Università, Architettura a Venezia) cominciai, spinta da mia madre, a seguire dei corsi di teatro: ed ecco la magia, la Passione Totale!!! L’università mi era stretta, soffrivo perché non la facevo con verità. Dopo un grave incidente stradale ho scelto di prendere in mano con coraggio la mia vita e seguire questa forza inspiegabile che mi “tirava”, darle fiducia, al di là dei pareri contrari di quasi tutte le persone che amavo, tranne lo sguardo di mio padre, …non saprei spiegare esattamente a parole cosa successe, cosa c’era dentro di me…ma partii e riuscii a cominciare a fare quello che sentivo maggiormente mio nel mondo. Perché sono stata portata a scegliere il Teatro? Ancora non ho una risposta netta ma mi accorgo che giorno dopo giorno tutto comincia a diventare più chiaro…e che ci vuole tempo per capire e andare…

:: II :: Il mio percorso di formazione
Feci tre audizioni: l’Accademia di Roma, lo Stabile di Genova, e lo Stabile di Torino. Scelsi Torino soprattutto per la presenza di Ronconi e poi perché furono i primi ad avvisarmi di avermi preso ed io avevo dentro un urgenza tale… Da Treviso arrivai in una città come Torino…non mi spaventai, non presi paura della solitudine, abituata com’ero a stare con tantissima gente, anzi era come se sapessi affrontare tutto…le lunghe giornate a scuola erano un piacere… non avevo mai provato la gioia di studiare qualcosa che veramente ti appartiene. Sono stati due anni e mezzo ricchi di incontri (molto forte per me è stato l’esempio di due donne come Franca Nuti e Marisa Fabbri). La scuola ricordo non era rigida, dava tantissime opportunità stava a te coglierle, prenderle… doveva essere vissuta, almeno così ho cercato di fare, non come una scuola ma come un esperienza adulta. Io ero molto concentrata nel lavoro, uscivo poco e già da allora ho capito che il teatro è una di quelle cose che ti rubano la vita. Dopo la grossissima esperienza della scuola di Torino grazie ad una borsa di studio vinta con il Premio Lina Volonghi ho voluto andare a conoscere altre realtà, lavorando con un insegnante russo Jurij Al’sic, con dei docenti dell’Institut del Teatre di Barcellona, andando a curiosare come funzionava il Théâtre du Soleil della Mnouchkine e con un attore straordinario di Peter Brook come Bruce Myers.

:: III :: Gli incontri professionali che mi hanno segnato
Gli incontri sono stati tanti a volte anche non prettamente con persone di teatro.
Tanti nella vita possono essere maestri perché il maestro è semplicemente una persona che ha di piu’ di quello che tu hai e che ben volentieri è disposto a condividerlo.
Per la mia vita teatrale due sono stati gli incontri fondamentali, il primo con Luca Ronconi, il secondo con Valter Malosti.
Luca mi ha preso da ragazzina inesperta quale ero, da allieva e mi ha portato con forza sulla scena trasformandomi in una prima attrice e in una professionista in pochi mesi. Il passaggio per me è stato violento, perché non ho ritrovato il Ronconi della scuola ma un’altra persona che da me voleva di più e mi trattava in maniera diversa. Ricordo che improvvisamente mi è caduta tutta la mia sicurezza e forza giovanili, avevo tanta paura e ed ero sempre senza appigli…ero così spaventata che anche se gli appigli mi venivano dati io non gli coglievo, ma coglievo solo violenza e impazienza nei miei confronti…ma ce l’ho fatta, alla fine ho vinto la sfida e devo a Luca tantissimo… e qui si può aprire un enorme capitolo… devo a Luca il pensare al teatro in maniera “grande”, devo a Luca la fiducia che mi ha dato nel darmi la parte, devo a Luca l’avermi fatto capire che il mio percorso è un percorso singolo, devo a Luca la capacità grande che mi ha dato di avvicinarmi ad un testo, a Luca devo la mia nascita, e non è poco.
Dopo l’esperienza del Ruy Blas è uscita di nuovo fuori quella mano che mi “tirava”, chiamiamolo destino?, e sapendo che Malosti lavorava su Sogno di una notte di mezza estate e, avendo visto a Torino diversi sui lavori che mi erano piaciuti assai, mi sono messa in contatto con lui e dopo un incontro, ricordo molto divertente, mi fece fare esclusivamente un provino fisico, cominciai a lavorare con lui. Malosti fu l’incontro giusto…C’era in me una strana consapevolezza…pur amando Ronconi tantissimo sentivo che non ero sicura di appartenere al suo teatro – credo che anche Luca pensi la stessa cosa di me anche se non ne abbiamo mai parlato – questo non vuol dire che non farei più uno spettacolo con lui, anzi se dovesse chiamarmi per un ruolo che lui giudica mio ridarei il mio talento alle sue mani senza limiti, ma avevo dentro di me la voglia di costruire qualcosa di mio, che partisse anche da me, avevo voglia di toccare il teatro più da vicino cosa che purtroppo nel teatro più “istituzionalizzato” non potevo fare… e così l’incontro con Malosti è stata una folgorazione. A Valter devo la scoperta vera di me come attrice, a Valter devo la mia crescita, a Valter devo l’aver potuto lavorare alla nascita di uno spettacolo, a Valter devo l’aver incontrato una persona con cui comunico profondamente e con cui lotto, a Valter devo la totale fiducia che da al mio talento, con Valter cerchiamo in palcoscenico di trovare insieme la Bellezza, il Ritmo, lo Spazio, la Musica…
Un’altra persona per me importantissima è Andrea Zanzotto, poeta della mia terra che vado a trovare appena posso a cui io abbevero spesso e che mi da immensi momenti di conforto con le sue altezze. Sono stati importanti anche attori con cui ho lavorato come Carla Bizzarri, Andrea Giordana e Gianpiero Bianchi che mi hanno insegnato una cosa importantissima: l’alta dignità del nostro lavoro

:: IV :: Il mio ruolo all’interno del teatro italiano
E’ una domanda difficile…perché per gli attori/registi giovani è difficile trovare un ruolo, bisogna lottare tanto, perché la politica culturale delle istituzioni è molto demagogica e in realtà c’è pochissimo coraggio a dare in mano a giovani dei progetti e dei lavori…viviamo in un paese dove i talenti sono un problema più che una risorsa…penso quindi che il ruolo che io ho effettivamente, è forse più il ruolo che mi sto cercando, che quello che mi stanno dando gli altri.
Il mio ruolo è quello di voler essere un attore autonomo, che pensa, che non si vuole comportare come uno scritturato, ma desidera che i progetti nascano anche da lui, un attore che vuole essere artefice della sua storia pur scontrandosi con tutti i muri che questa scelta comporta. Per il carattere che ho, un po’ da Santa Giovanna, da guerriera, il ruolo che sento mi appartiene è quello di lavorare per far sì che chi viene dopo di me trovi una situazione migliore.
Penso invece che il ruolo dato a me dal teatro italiano sia quello di una giovane attrice che sperimenta e lavora soprattutto con testi e autori contemporanei in situazioni e luoghi non sempre “ufficiali”…mi preme qui sottolineare una cosa che cerco sempre di denunciare, ovvero la ghettizzazione degli artisti….un percorso artistico deve essere libero, trasversale, un attore non può essere definito o da teatro stabile o da sperimentazione…un attore è un bravo attore o un cattivo attore, non ci sono altre verità! Comunque nella mia storia, a seguito delle mie scelte, ho avuto molto più appoggio e riconoscimento dalla critica che dagli organizzatori che sento più assenti e meno pronti alle direzioni che il teatro sta prendendo

:: V :: Gli esempi che ho seguito
Ho un solo grande amore: ELEONORA DUSE, poi sono una persona che raccoglie tutto, sia ciò che mi piace di un grande attore (per esempio due sere fa ho incontrato Glauco Mauri, la sua grandezza e umiltà sono emozionanti), sia la spregiudicatezza di tanti artisti anche visivi, sia la vivacità delle donne al mercato di Porta Palazzo…io prendo tanto dalla vita!!!

Michela Cescon di Bedbound di Enda Walsh//foto di Tommaso Le Pera/Teatro di Dioniso.
 
:: VI :: Il rapporto con la nuova drammaturgia made in Italy
Io adoro la nuova drammaturgia in generale…Quella fatta in Italia è più povera che in altri paesi solo perché ci sono meno possibilità ma mi sembra che un po’ tutti stiamo cercando di darle forza…bisogna senza paura mettere nei cartelloni ogni tanto dei titoli diversi e mi sembra che pian piano si stia lavorando anche in quella direzione….poi certo, ci vorrebbero le leggi!!! Dovrebbe essere obbligatoria la presenza di un autore italiano vivente in cartellone! Dovrebbe essere obbligatoria una regia importante di un giovane nei cartelloni più grossi! Etc etc…Quest’anno noi ad Ivrea, per esempio, per la Residenza Multidisciplinare di Ivrea e del Canavese faremo una programmazione di tutti autori italiani così come mi sembra faccia la Pezzoli a Pistoia.
Amo leggere tutto quello che mi spediscono e che trovo…da diversi mesi sto lavorando con una giovane scrittrice italiana (20 anni) Alice Rohrwacher che sta scrivendo un testo per me…quanto sarebbe bello che alcuni attori molto importanti commissionassero dei testi ad autori italiani?
Penso anche che ci sia poca drammaturgia perché gli autori dovrebbero forse partire di più dall’esperienza della scena…spesso, anche se non è sempre vero, un bravo autore è stato attore…ha sperimentato il sudore del palcoscenico.

Michela_Cescon

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