Atleti del cuore

Round III e IV per i Teatri dello Sport

Pubblicato il 23/05/2002 / di / ateatro n. 035 / 0 commenti /
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E’ in corso a Milano la rassegna dedicata agli incroci tra teatro e sport, ideata e curata da Antonio Calbi & Teatri90. In anteprima dal catalogo della rassegna, la seconda parte del testo di Oliviero Ponte di Pino.

PERSONAGGI
 
UN ATTORE
UNA ATLETA

I primi due round, in “ateatro34”

TERZO ROUND. TEORIA DELLA RELATIVITA’

L’’ATTORE Beh, qualche esperienza condivisa l’’abbiamo trovata…

L’’ATLETA Solo qualche parola inglese: to play, il performer e la performance, il training…

L’’ATTORE …e il trac, che è internazionale e colpisce quando meno te l’aspetti… Ma secondo me non è tutto. Diciamo che esiste un altro elemento che accomuna le varie attività sportive da un lato e dall’altro il teatro, la danza eccetera. Sono tutte attività che occupano un tempo e uno spazio diversi da quelli soliti, normali. Insomma, non fanno parte della nostra vita quotidiana. Insomma, devi entrare in un altro tempo e in un altro spazio. In teatro, quando deve iniziare lo spettacolo, per convenzione si abbassano le luci in sala e si apre il sipario. Di recente a questo rituale si è aggiunto un altro elemento: “Il pubblico in sala è gentilmente invitato a spegnere i telefonini”.

L’’ATLETA Spiegati meglio. Per esempio, la nostra competizione quando è iniziata?

L’ATTORE Beh, direi che lo spettacolo è cominciato quando io e te siamo entrati in questo spazio.

L’’ATLETA Quale?

L’’ATTORE Ma questa stanza…

L’’ATLETA (va verso l’’uscita) E se me ne vado, finiscono la partita e lo spettacolo?

L’’ATTORE Non sarei così rigida. Rilassati, sciogli i muscoli… Prima di tutto la nostra partita non l’hai ancora persa. E poi io potrei andare avanti da solo per un po’. Devi anche sapere che il teatro, come tutte le arti, ama riflettere su se stesso, sulla propria natura e sulle proprie regole e convenzioni. Il modo migliore per farlo è giocare con i propri confini: quello tra realtà e finzione, prima di tutto, e dunque i confini che nel tempo e nello spazio lo separano dalla quotidianità. Così il teatro a volte cerca di renderli fluidi, questi confini, perché le convenzioni possono diventare fredde, rigide, morte. Nello sport invece non si possono discutere le regole durante la competizione, e il campo di gara ha sempre limiti molto precisi.

L’’ATLETA Non sarei così rigido, fossi in te mi farei un po’ di stretching, caro. Anche nello sport, il campo di gara può avere confini vaghi, indefiniti. Pensa a una regata, per esempio. O a certe discipline come il trekking…

L’’ATTORE Ma in ogni caso, se i confini nello spazio sono vaghi, quelli nel tempo restano precisi, anche per una regata: che inizia con lo sparo che dà il via e finisce nel momento in cui l’’imbarcazione supera la linea del traguardo. Una qualche convenzione che separi la vita quotidiana dall’’eccezionalità dello sport o dello spettacolo, per millenni è stata considerata necessaria. Dunque per dare inizio alla rappresentazione in genere nei teatri di tutto il mondo si continua ad aprire il sipario…

L’’ATLETA Così come la partita di pallanuoto inizia con il pallone al centro della piscina e i giocatori che nuotano il più veloce possibile per arrivarci prima dell’avversario. La gara di corsa scatta dopo il classico colpo di pistola. La partita di calcio non può cominciare senza il fischio d’inizio dell’arbitro.

L’’ATTORE Basta basta, lo so anch’io. Inutile che mi stressi. Però dimentichi una cosa importante. La competizione – chiamiamola così – ha un inizio preciso, come abbiamo appena detto. Ma prima di ogni gara c’è sempre un rituale abbastanza complicato, una preparazione che coinvolge tanto gli atleti quanto il pubblico. Possono essere rituali molto semplici o molto complicati: pensa al sumo…

L’’ATLETA Quella lotta giapponese con quei ciccioni giganteschi e quasi nudi che si schiantano uno contro l’altro?

L’’ATTORE Quelle montagne di muscoli e grasso sono agilissime, i loro gesti hanno una velocità e una precisione impossibili. L’’incontro vero e proprio dura pochissimi secondi, ma viene preceduto e seguito da un rituale preciso e complesso. Ricordi come sono vestiti gli atleti, gli inchini che si fanno, e quel gesto di gettare il sale tutt’intorno? Per certi aspetti, lo sport è un rito, come il teatro. Teatro e sport affondano le loro radici in mitologie antichissime…

L’’ATLETA Questo aspetto mi affascina. L’ha detto anche il barone de Coubertin: “La caratteristica essenziale del movimento olimpico moderno, è quella di essere una religione”. Ma poi lo sport finisce in Mondovisione!!!

L’’ATTORE Ma tutto intorno c’è un rituale, uno spettacolo che è puro teatro. Non a caso negli stadi sono stati ospitati spettacoli di grandissimo impatto. Qualche anno fa un regista tedesco, Klaus Michael Grüber, ha allestito uno spettacolo all’interno dell’Olympiastadion di Berlino…

L’’ATLETA Quello fatto costruire da Hitler per le Olimpiadi del 1936?

L’’ATTORE Proprio quello, che si vede anche nel film di Leni Riefenstal. Non l’’ho visto, ma ricordo una serie di foto con il protagonista che correva sulla pista di atletica, saltava gli ostacoli eccetera. Se non mi sbaglio era un adattamento teatrale di Winterreise, il romanzo di Hölderlin sulla ricerca di una Grecia perduta. E la scelta di allestirlo lì, in un luogo così significativo…

L’’ATLETA Non so se ce n’è davvero bisogno, di fare gli spettacoli negli stadi. Basta che ci vai in una domenica qualsiasi. C’’è già una tale coreografia: i cori e i tamburi, la ola, le magliette e le sciarpe colorate, le bandiere… Ci hanno fatto persino dei dischi…

L’’ATTORE Non dirglielo a Antonio Calbi, che vuole fare addirittura un festival con gli spettacoli negli stadi, nelle palestre, nelle piscine, nei poligoni di tiro… Però non dimenticare che, nella memoria personale e collettiva, i ricordi danno un significato, un senso ai luoghi. Non è un caso che chiamino lo stadio di San Siro “la Scala del calcio”. E anche il Giro d’Italia o il Tour de France, se fai certe salite come il Tourmalet o lo Stelvio…

L’’ATLETA In bici? Ma non ce la fai di certo, a farti tutti quei tornanti…

L’’ATTORE No, no, anche in macchina. Ecco, quando passi di lì ti ricordi un sacco di cose, costruisci una rete di simboli…

L’’ATLETA Lo so, lo so: si chiama “risemantizzazione del territorio”.

L’’ATTORE Ah, e quello noioso sarei io?

FINE TERZO ROUND

Vincitore del Terzo Round

L’’ATLETA L’’ATTORE

QUARTO ROUND. ELOGIO DELLA DIFFERENZA

L’’ATLETA Fermo, fermo!!! È vero che risemantizziamo lo spazio in cui ci muoviamo, noi atleti e voi attori. Ma ci sono anche molte differenze tra lo sport e il teatro. Quando scendi in campo, non si sa mai chi vincerà e chi perderà.

L’’ATTORE Questa è la differenza principale tra uno spettacolo teatrale e un gioco…

L’’ATLETA Che qualcuno vince e qualcun altro perde?

L’’ATTORE No, no. Ma in uno spettacolo qualcuno – l’’autore, il regista, gli attori – il linea di principio sa come andrà a finire. Invece qualcun altro – il pubblico – non lo sa. In una partita invece…

L’’ATLETA …non lo sa nessuno, né i giocatori né il pubblico…

L’’ATTORE E neppure l’’arbitro, si spera!

L’’ATLETA Perché la palla – dice il proverbio – è rotonda. Il favorito può imbroccare la giornata fiacca, oppure è la sua serata sfortunata. Dunque quando qualcuno combina una partita è una specie di sacrilegio.

L’’ATTORE Almeno a teatro il destino te lo puoi costruire: e sarà un destino logico, necessario, immutabile, vaccinato contro i mulinelli del caso. Brecht, che era…

L’’ATLETA Chi, scusa?

L’’ATTORE Bertolt Brecht. Grande appassionato di boxe e amico di pugili. In una famosa foto in cui spiega il suo modo di lavorare, ha voluto che ci fosse anche un medio-massimo, Paul Samson-Körner. In primo piano, a destra, che suona il pianoforte, mentre il giovane Brecht…

L’’ATLETA …indossava i guantoni e boxava?

L’’ATTORE No, era solo un tifoso, lo guardava e basta, nella foto. Per inciso, questo Brecht a te ignoto era anche un poeta, autore di liriche intitolate Targa celebrativa per 9 campioni mondiali – 9 pesi medi, per la precisione. Era anche un grande drammaturgo, forse il più grande drammaturgo del Novecento. Voleva portare a teatro i tifosi, quelli che si appassionano ai record e alla gesta dei campioni. Nei drammi che scriveva quando frequentava il ring, amava mettere a confronto due personaggi, come in un combattimento. E quando dava consigli agli autori di teatro – cioè a sé stesso – scriveva: “L’esito interiore di un incontro non può mai essere prestabilito; quello esteriore sì, perché lo esige la trama” (Bertolt Brecht, Scritti teatrali I, Einaudi, Torino, p. 27).

L’’ATLETA Forse potresti inventare a uno spettacolo di cui nessuno conosce il finale. Magari diventerebbe più appassionante.

L’’ATTORE Buona idea. Per esempio, uno spettacolo con diverse possibili soluzioni. La scelta si potrà fare tirando un dado o facendo scegliere agli spettatori. Oppure uno spettacolo fatto di tanti pezzetti che si possono recitare ogni sera in ordine diverso, senza sapere in anticipo quale sarà l’ultimo…

L’’ATLETA La gamma delle possibilità in fondo è molto limitata. E anche in questo caso qualcuno ha previsto e conosce almeno i differenti finali accettabili, tra gli infiniti spettacoli possibili e impossibili. Forse si può pensare a uno spettacolo costruito tutto sul caso…

L’’ATTORE Ci ha provato John Cage, con alcune partiture musicali. Ma il caso secondo te è interessante?

L’’ATLETA Beh, per chi gioca d’azzardo senz’altro sì. Forse sei tu, mio caro, che hai disperatamente bisogno di aggrapparti a una trama, che vuoi credere di avere un destino e te lo fai raccontare sulla scena…

L’’ATTORE In effetti neppure in teatro il risultato finale lo puoi conoscere in anticipo: le reazioni del pubblico, quelle non le puoi prevedere. Gli piacerà? Si annoierà? Capirà il senso del nostro lavoro?

L’’ATLETA Sì, ma è un margine di variabilità troppo ristretto per i miei gusti. Vorrei qualcosa di più incerto… Non pretendo l’incendio del teatro, come nel Fantasma dell’Opera. Ma almeno un po’ di incertezza, di vera competizione.

L’’ATTORE Qualcosa del genere esiste già: sono i match di improvvisazione teatrale, dove si affrontano due squadre e il pubblico è l’arbitro.

L’ATLETA Dev’essere divertente.

L’’ATTORE Sta diventando un vero sport, è nato in Canada e da diversi anni è arrivato anche in Italia. Ci sono diverse squadre, una Federazione, un campionato…

L’’ATLETA Chissà, magari l’improvvisazione teatrale tra poco diventerà una disciplina olimpica. Del resto alle Olimpiadi ci sono già diversi sport che hanno una forte componente teatrale e spettacolare: la ginnastica e il pattinaggio artistici, i tuffi, il nuoto sincronizzato, alcune arti marziali, lo snowboard, il surf…

L’’ATTORE Sono sport che mi affascinano, perché non sono ossessionati dalla prestazione, da numero, dal record, dall’’orologio. Mi piacciono soprattutto i nuovi sport, quelli che nascono nel rapporto con l’elemento naturale – le onde e il vento, la neve, la roccia. Gli sport dove si scivola, e quasi si danza…

L’’ATLETA Si tratta di discipline in cui è difficilissimo dare valutazioni oggettive: non basta contare i secondi o i metri o i gol o i canestri. La valutazione deve essere fatta con altri criteri, da un gruppo di giudici. E sono criteri piuttosto complessi…

L’ATTORE Un po’ come quelli che usiamo per valutare uno spettacolo, o un film. Ci sono gli attori e i personaggi, la scenografia e i costumi, la sceneggiatura… Tieni presente che dietro allo sport e allo spettacolo non c’è solo una tecnica. C’’è anche quella che noi teatranti chiamiamo drammaturgia. Ovvero, qualcosa che è stato preparato prima di comparire davanti al pubblico.

L’’ATLETA Un copione? Nello sport non esiste, la sceneggiatura la puoi scrivere solo alla fine. Per esempio quando racconti la vita di un campione, le sue vittorie e le sue sconfitte. La sofferenza, il dolore, il successo e i trionfi, l’ascesa e il declino.

L’’ATTORE Certo, certo, ci sono romanzi e film bellissimi che raccontano le biografie di molti campioni. Ma non è di questo che voglio parlare. Anche se non lo sai, anche se non te ne sei mai accorta – perché voi sportivi vivete senza alcuna consapevolezza, vi basta correre con o senza palla – ogni evento sportivo ha una sua drammaturgia. Non si tratta di un copione vero e proprio. Diciamo che della drammaturgia dello sport fanno parte le regole del gioco, che determineranno una serie di situazioni. Prendo gli esempi dallo sport più popolare, il calcio. Pensa alle situazioni che impone la regola del fuorigioco, o al modo in cui deve disporsi la barriera quando si calcia una posizione. E li vedi tutti quei drammi e microdrammi in area di rigore, quando devono tirare un calcio d’angolo? Ma non è finita qui. Ci sono quelli che si chiamano “ruoli” negli sport di squadra come in teatro: in campo trovi l’’attaccante e il difensore, il mediano e il fantasista… Poi ci sono i colpi che compongono il repertorio di un giocatore: per l’attaccante, il colpo di testa, la rovesciata, la cannonata di sinistro, il pallonetto… Poi mi vengono in mente certe figure tipiche del gioco, come il triangolo, che mi ricorda moltissimo i duetti tra il comico e la sua spalla nell’avanspettacolo. Poi c’’è l’’atteggiamento con cui le due squadre scendono in campo, la più forte e la più debole, quella a vocazione difensivistica e quella che va sempre all’attacco, chi punta sulla forza fisica e la potenza atletica e chi sulla classe e sul palleggio… Insomma, tutti gli schemi con cui l’’allenatore organizza la squadra…

L’’ATLETA Ah, questo è un tema che mi appassiona. Perché è vero, in ogni gara c’è una specie di copione, una strategia. Negli sport di squadra come nelle gare individuali. Anche in una corsa ciclistica, in una gara di mezzofondo. Però poi c’è lo spazio per l’’invenzione individuale, per l’’ispirazione del momento…

L’ATTORE E’ quella che in teatro si chiama improvvisazione.

L’’ATLETA Sul campo è il colpo di genio del fuoriclasse, quello che esce da tutti gli schemi e risolve la situazione a suo favore. E’ lo stesso discorso che abbiamo fatto per la tecnica: a un certo punto va superata, bisogna andare oltre.

L’’ATTORE Dunque sei anche tu antisacchiana? Sai, anche in teatro ci sono i registi alla Sacchi, quelli che arrivano alle prove con il loro bello schema già fatto, tutto pensato in anticipo, e usano gli attori come marionette. Poi ci sono quelli che preferiscono creare una serie di situazioni dove gli attori possano diventare anche loro creatori, improvvisare, inventare… Il problema, in teatro, è fissare l’improvvisazione, fare in modo che possa essere ripetuta e che comunichi qualcosa.

L’’ATLETA Mentre allo stadio è semplicemente un punto. E direi che questa volta l’ho segnato io.

L’’ATTORE Ma prima qualche punticino l’avevo segnato anch’io, vero?

FINE QUARTO ROUND

Vincitore del Quarto Round

L’’ATLETA L’’ATTORE

Il combattimento prosegue: i nostri due protagonisti parleranno della sapienza del corpo, dell’’improvvisazione, delle diverse attese del pubblico, della spettacolarizzazione dell’’evento sportivo (determinata anche dall’invadenza della televisione), di Kierkegaard filosofo del salto e Nietzsche filosofo della danza, degli aspetti teatrali e agonistici dei Dialoghi di Platone, di rugby e nascita della tragedia (“Possiamo andare a teatro, e veder morire gli antichi dei. Al mio paese, che ormai non esiste più, i figli dei contadini come me, orfani della loro vita culturale, vanno a vedere il rugby, come se ne vivessero un po’’. Ogni domenica, vivono le origini della tragedia. Senza il testo, naturalmente; e senza saperlo, fortunatamente”, Michel Serres, Le culte du ballon ovale, “Le Monde”, 4-5 marzo 1979), di “giochiamo che io ero Rivera e tu Mazzola”, di ossessione dell’’orologio e della prestazione, di ansia del record… Ma forse, tra lui e lei sta per succedere qualcosa: dialogo teatrale, gara sportiva, gioco di seduzione…

Insomma, il match continua con la prossima edizione di Teatri dello sport.

Oliviero_Ponte_di_Pino

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