Raffaello & altro

Riccione TTV 2002 XVI edizione

Pubblicato il 06/06/2002 / di / ateatro n. 036 / 0 commenti /
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La sedicesima edizione del Festival Riccione TTV. Performing Arts on Screen (28 maggio – 2 giugno) si è decisamente svolta sotto il segno del gruppo cesenate Socìetas Raffaello Sanzio, che è stato tra i protagonisti, assieme ai Brothers Quay, della serata inaugurale del festival, e che, a conclusione della manifestazione, si è aggiudicato il primo premio del Concorso Italia – il Sole d’Oro per la migliore opera video – con Genesi. From the Museum of Sleep, tratto dallo spettacolo omonimo e realizzato dai videoartisti Cristiano Carloni e Stefano Franceschetti.
Alla luce della premiazione finale, l’’intervista a cura di Luca Scarlini ai due membri storici del gruppo, Romeo Castellucci e Chiara Guidi, con cui si è inaugurato il festival, assume un rilievo particolare come testimonianza dell’’interesse da sempre mostrato dalla Socìetas Raffaello Sanzio per la produzione audiovisiva. Prendendo le mosse dal volume di recente pubblicazione Epopea Della polvere. Il teatro della Socìetas Rafaelo Sanzio (di Romeo Castellucci, Chiara Guidi, Claudia Castellucci, Milano, Ubulibri, 2001, ampiamente recensito in “ateatro27”), un testo che fa il punto percorso artistico del gruppo, durante l’’intervista è emersa la centralità dell’immagine in movimento nel lavoro della Socìetas Raffaello Sanzio, segnato da una vasta ed eterogenea produzione di video e film, a partire dai brevi cortometraggi degli esordi (1981), passando attraverso la produzione di Brentano (1995), film di venticinque minuti ispirato a un racconto di Robert Walser e presentato al Festival di Locarno, per proseguire con i video sui laboratori sperimentali di teatro infantile (1996 e 1997), che, come ha sottolineato Chiara Guidi, più che una documentazione “hanno la capacità di riconvogliare l’esperienza vissuta del laboratorio”. Nei lavori più recenti della Socìetas Raffaello Sanzio, quali Giulio Cesare, C.#01, Voyage au bout de la nuit, si è passati all’uso del “video in scena”, utilizzato con estremo rigore e con precise funzioni drammaturgiche, una scelta molto pensata e dettata da necessità legate ai testi, in quanto, come ha precisato Romeo Castellucci, “il monitor acceso sul palcoscenico può essere pericoloso, può comportare una perdita di sostanza”. A partire da Voyage au bout de la nuit, la Socìetas Raffaello Sanzio ha avviato una importante collaborazione con Cristiano Carloni e Stefano Franceschetti, che hanno curato le scenografie elettroniche dello spettacolo, due artisti con un retroterra di studi di cinema d’animazione e pittura a Urbino, che lavorano insieme nel campo delle arti elettroniche realizzando video e videoinstallazioni. L’incontro con le opere dei due videoartisti, a detta di Romeo Castellucci, è stato “folgorante”, e sin dall’’inizio si è stabilita una totale sintonia, basata su di un linguaggio comune che non ha bisogno di parole ma si condensa in immagini amniotiche, fluide, astratte, “che appartengono al buio del corpo” più che a una resa realistica e documentaristica del reale. Carloni e Franceschetti, assieme a Castellucci, hanno firmato anche la regia del video Le pèlerin de la matière, mostrato a conclusione dell’intervista insieme ad un altro video, Epitaph, realizzato invece solo da Castellucci. Per molti aspetti, questi due lavori sono strettamente connessi e il secondo rappresenta una sorta di “condensazione” del primo, uno sguardo a volo d’uccello su gran parte della produzione artistica del gruppo, montato come un videoclip, dove le immagini di repertorio si susseguono velocissime al ritmo di una musica incalzante e assordante. Le pèlerin de la matiere tratta lo stesso materiale in maniera dispiegata e si basa su una conversazione tra Romeo Castellucci e Yan Ciret, filosofo interessato alle arti figurative e al teatro, in occasione dello spettacolo Genesi. From the Museum of Sleep, presso il Centre Dramatique National d’’Orleans nel dicembre del 1999. L’’intervista propone idee che in questi anni hanno attraversato il lavoro della Socìetas Raffaello Sanzio e il video procede richiamando con estrema lentezza e rarefazione le immagini di repertorio di tutti gli spettacoli che vengono evocati nel lungo excursus. C’è l’esigenza, in entrambi i video, di fare i conti con il proprio passato, da qui il titolo Epitaph, che si riferisce a un “corpus” consegnato, mummificato, un’esigenza che esprime il desiderio, come ha rimarcato Chiara Guidi, di chiudere con un periodo e di aprirne un altro, dedicandosi maggiormente al cinema, all’’esplorazione delle immagini in movimento. Nei progetti futuri del gruppo dunque – dopo il ciclo di spettacoli intitolati Tragedia Endogonidia, che li impegnerà fino al 2003 toccando varie città, a partire dal debutto a luglio al Festival di Avignone – c’’è un forte desiderio di cinema, un desiderio che, come non ha mancato di notare Luca Scarlini a conclusione dell’intervista, ha segnato molti artisti dell’avanguardia teatrale, da Artaud a Carmelo Bene.
Tornando al video vincitore del Premio Riccione, in Genesi. From the Museum of Sleep, più che documentare l’omonimo spettacolo della Socìetas Raffaello Sanzio, Carloni e Franceschetti sono riusciti a coglierne lo spirito, restituendo la complessa partitura simbolica e cromatica dell’’opera, suddivisa in tre atti, il primo dei quali (Genesi) è pervaso da un’’oscurità cupa e metafisica, il secondo (Auschwitz), da un biancore epifanico che ne maschera l’orrore incomparabile, e il terzo (Abele e Caino) da bagliori rossastri. Preceduto da un breve intervento in animazione realizzato dagli autori, il video è composto da un prologo con il lamento di Lucifero e dalla successione dei tre atti, nei quali appaiono sovrapponendosi corpi, meccanismi e figure simboliche.
Gli altri due Premi del Festival TTV, il Premio Speciale della Giuria “Sole Blu” e il Premio di Produzione, consistente in una somma in denaro per la realizzazione di un’opera che sarà presentata durante la prossima edizione del festival, sono stati assegnati rispettivamente a Il Corpo, di Stefano Bisulli, adattamento da Dovevamo scegliere (e siamo stati scelti), di Fabio Biondi e a R for Redrum di Fanny & Alexander e Zapruder filmmakergroup, adattamento da Requiem di Fanny & Alexander. Complessivamente la giuria, presieduta da Franco Quadri e composta da Ciro Giorgini, Andrea Lissoni, Annamaria Monteverdi e Paolo Rosa, ha rilevato “l’esiguo numero di opere significative prodotte nella situazione confusa di questi anni”, una notazione che fa eco a considerazioni analoghe rilevate da Fabio Acca, Daniele Del Pozzo, Andrea Nanni nel Catalogo del Festival:
 
“Nonostante ancora una volta le tante opere presentate forniscano, fortunatamente non senza spunti bizzarri, uno spaccato sulle realtà italiane, esse faticano a rispondere, salvo alcuni casi particolarmente felici, alle sollecitazioni e alle conquiste originali operate negli anni dal rapporto tra video e teatro. In altre parole spessso i lavori presentati in concorso dimostrano nei confronti della propria origine teatrale un ruolo di sudditanza e subalternità, in cui rimane irrisolto e conflittualmente aperto il rapporto tra documentazione del fatto scenico e la sua trascrizione originale per il linguaggio video”. (p. 106)
 
La giuria ha anche sottolineato la vaghezza del regolamento per la selezione delle opere, cui non nuocerebbe un aggiornamento, un suggerimento che potrebbe essere ripreso e fatto oggetto di discussione. Del resto il direttore del festival Fabio Bruschi, a conclusione della manifestazione, oltre ad annunciare la biennalizzazione del Festival e l’’apertura prevista per il prossimo autunno della nuova sede degli Archivi del Teatro Contemporaneo a Villa Lodi Fè, ha espresso l’auspicio che da parte di critici, artisti e operatori del settore possano venire suggerimenti su come migliorare in futuro la fisionomia del festival.

Chiambretti c’è (2001-2002).
 
Accogliendo questo invito, vorremmo rilevare come manchi, all’’interno del festival, un momento di riflessione più serrata sui meccanismi di produzione pubblici e privati di opere audiovisive, soprattutto per quanto riguarda la realtà italiana, che è molto arretrata da questo punto di vista. In questo senso la premiazione dello spettacolo Chiambretti c’è come migliore programma televisivo di spettacolo, avvenuta alla presenza dell’’autore, intervistato in una esilarante serata da Oliviero Ponte di Pino, è rimasto un evento un po’ isolato, mentre sarebbe stato interessante confrontare le strutture produttive della televisione italiana con quelle di altre realtà straniere, come la televisione inglese, di cui sono state presentate a Riccione interessanti produzioni, come la serie di opere di videodanza Dance for the Camera, prodotta dalla BBC e dall’Arts Council of England, oppure la serie Sound on film, prodotta dal Dipartimento di musica classica per la televisione della BBC, consistente nella collaborazione tra un regista e un compositore di musica contemporanea per la realizzazione di un film (bellissimo quello realizzato dai Brothers Quay In Absentia, su musiche di Karlheinz Stockhausen).

Thierry de Mey, Floreal (1994).
 

Thierry de Mey, Musique des tables (1999).
 
Il programma del Festival, suddiviso in numerose sezioni (videodanza, videoteatro, musica e video, Concorso Italia eccetera) che purtroppo spesso si accavallavano rendendo impossibile vedere tutto, è stato ricco di eventi interessanti, tra i quali ricordiamo in particolare: la personale di Thierry de Mey, artista belga attivo sia come compositore che come realizzatore di film di danza, da sempre interlocutore privilegiato dei più importanti coreografi belgi; la personale dell’inglese Miranda Pennell, danzatrice di formazione passata poi a operare con il mezzo cinematografico, realizzando pubblicità per la televisione, coreografie per il teatro e a insegnare filmaking per coreografi.

Miranda Pennell, Tattoo (2001).
 
In anteprima per TTV sono state inoltre presentate la videoinstallazione Iliade di Teatrino Clandestino, compagnia che ha vinto nella precedente edizione del festival il premio di produzione “Concorso Italia”, e le multiproiezioni sonorizzate dal vivo Speak, Memory, Speak di Fanny & Alexsander, e corpo A/corpo di Ogi:no Knauss, due opere che fanno parte di Italian Landscapes, un progetto coprodotto da Xing (network di professionisti della cultura e della comunicazione attivo fra Bologna, Milano, Roma e Parigi) e da TTV. Italian Landscapes intende portare avanti una riflessione sul concetto di paesaggio contemporaneo nelle sue innumerevoli valenze, sia architettoniche sia nel senso più ampio di paesaggio mentale, investigando al contempo nuove modalità di fruizione di eventi spettacolari e performativi. L’’interesse da parte delle formazioni teatrali più recenti per le immagini video-filmiche, sovente presentate nella forma di installazioni, è un fenomeno sempre più diffuso, che delinea, pur nella diversità dei percorsi individuali, uno specifico indirizzo di ricerca.
Di notevole interesse è anche l’Archivio video del Festival Riccione, in cui sono conservati gran parte dei video presentati durante le rassegne, i quali possono essere consultati su richiesta per fini didattici e di ricerca. Attualmmente si sta procedendo alla messa in rete di tutto il materiale archiviato e ciò consentirà di svolgere al meglio e in modo continuativo l’attività di promozione e informazione strettamente connessa all’organizzazione del festival.

Siti segnalati:
www.riccioneteatro.it Sul sito è possibile consultare il programma dettagliato del festival e il verbale dettagliato della giuria che ha scelto i video vincitori del Concorso Italia.
www.xing.it

Silvana_Vassallo

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