Santarcangelo 94. Per una nuova idea di teatro pubblico

Proposta di riflessione per la rinascita di un teatro d'arte

Pubblicato il 28/10/2002 / di / ateatro n. 044 / 0 commenti /
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Questo testo è stato pubblicato nel Quaderno del Festival di Santarcangelo del 1994.
 
 
C’è teatro e teatro. C’è un teatro che si esaurisce nello spettacolo e che per questo vuol piacere, cerca il consenso e desidera convincere. Ma questo teatro è malato, superato dalle trasformazioni politiche e sociali con cui non ha saputo fare i conti. È diventato pura routine o un’ombra pallida dei più nuovi mezzi di comunicazione.
E c’è un teatro che cerca piuttosto la conoscenza. Non si accontenta del divertimento. Non vuole illustrare idee, nemmeno le più nobili. Si interroga da sempre su pochi temi, sempre gli stessi e mai esauriti. Quelli che toccano il destino dell’uomo, il suo rapporto con la storia. È un teatro di necessità. Come il gesto inutile di Antigone quella manciata di terra buttata sul corpo del fratello ucciso che può anche costare la vita. Necessario per chi lo fa, innanzitutto. Il suo tempo è il presente. Vive nel suo farsi, nel presente della scena in cui l’attore si incontra con lo spettatore e l’incontro può cambiare entrambi. È un evento non nel senso di una spettacolarità da consumarsi su pagine di anticipazioni giornalistiche. È anche un teatro che spesso divide, perché implica l’esplorazione di limiti margini zone d’ombra. È il solo teatro al quale riusciamo a riconoscere un senso. (G.M.)

Per una nuova idea di teatro pubblico
Proposta di riflessione per la rinascita di un teatro d’arte

Asti Teatro
Festival di Santarcangelo
Festival di Polverigi
Volterra Teatro
Toscana delle Culture

1.0 Occorre testimoniare fortemente un teatro diverso.

1.1 Gli elementi fondanti di questo teatro sono: l’arte dell’attore, le prove come processo creativo, l’indipendenza come sviluppo di una propria idea di teatro, il confronto con nuovi linguaggi e nuovi contesti, l’ensemble come strumento non effimero per creare, il laboratorio come modello di formazione permanente, il confronto con il pubblico inteso non come soggetto indifferenziato ma come spettatori consapevoli e critici, la concezione degli spazi teatrali come luoghi dell’incontro e della redazione.

1.2 Siamo al punto terminale di una fase che ha visto l’affermazione prima e il declino poi del teatro inteso come servizio pubblico, del decentramento, dei circuiti.
In questi ultimi anni inoltre si è imposta una fuorviante concezione aziendalistica del teatro e della cultura che ne sta inaridendo le fondamenta di libero pensiero.
Occorre restituire un senso al teatro d’arte come anima di un nuovo teatro pubblico, e rilanciare il teatro e la cultura non come mezzi di potere o di consenso, o sottoprodotti, ma come necessità primarie per uno stato sociale. Bisogna ridefinire le competenze del ruolo istituzionale e del ruolo artistico, riconoscendone differenze e autonomie, sia a livello centrale che locale, perché il rinnovamento non sia soltanto sulle scene ma costituisca un ciclo virtuoso, riformulando una politica culturale in cui l’innovazione sia più forte della norma.

2.0 Oggi molti festival sono luoghi di teatro vivente.

2.1 Non è un caso quindi che proprio da alcuni festival e dalle strutture che li gestiscono venga una proposta di riflessione che non coinvolge solo loro, ma l’intero corpo del teatro italiano.
Quasi mai si pensa alla necessità dei festival come luogo di pensiero e di progetto, di rischio e di trasmissione di esperienze.
I festival vogliono essere considerati, come di fatto sono, una parte del sistema teatrale che fornisce oggi nuove ragioni, nuovi orizzonti alla ‘funzione pubblica’ del teatro, alla sua necessità.
Da una parte infatti essi, presentando opere, autori, protagonisti della scena spesso inediti o emergenti, contribuiscono al rinnovamento del pubblico, dall’altra essi rappresentano delle risposte a domande latenti di una nuova organizzazione della cultura, di nuovi spazi, di nuove modalità di incontro, di più profonde relazioni.

2.2 Nei festival può essere verificata oggi una nuova idea di teatro non soltanto per ciò che avviene sul palcoscenico (linguaggi, temi, lavoro drammaturgico, registico, attorale) ma anche per ciò che è avvenuto e avviene nei modi produttivi.
Non c’è solo un rischio artistico legato alla singola opera. Spesso c’è un rischio organizzativo ed economico, ci sono vocazioni produttive che si confrontano da anni in questo settore e che sono oggi i punti di una più avanzata identificazione della ‘funzione pubblica’ del teatro.
Ecco perché alcuni festival propongono oggi a loro stessi di espandere la “zona franca” in cui hanno operato, per diventare luoghi di progetto capaci di promuovere idee e regole per l’intero sistema teatrale: dalla produzione alla distribuzione, dalla formazione all’organizzazione.

2.3 I nostri festival, diversi tra loro per identità culturale e struttura amministrativa, si riconoscono nel processo di cambiamento del teatro dagli anni ’60 ad oggi e intendono questo primo coordinamento come promotore di nuove proposte progettuali per il teatro italiano, aperto a quanti ne accettano i presupposti culturali e artistici.

2.4 Oltre un calendario concordato si è delineata una prima iniziativa sul tema comune Per una nuova idea di teatro pubblico, composta da una serie di giornate di studio all’interno dei 5 festival, realizzate in completa autonomia secondo la propria identità e vocazione.

Sono stati individuati inoltre alcuni punti di operatività comune per il futuro:

* pensare il festival come luogo di progettualità annuale

* attivare confronti e scambi di esperienze, collaborazioni di ospitalità e produzione, attività seminariali e laboratoriali

* lavorare all’incontro fra le generazioni teatrali, fino ai novissimi

* concorrere alla formazione di poli regionali e interregionali per una distribuzione naturale delle opere e per la costituzione di contesti creativi

* organizzare in comune eventi importanti, da realizzarsi non necessariamente nei luoghi dei festival ma anche in altre città.

AA._VV.

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