Il robot romantico

Progetto Euclide

Pubblicato il 14/11/2002 / di / ateatro n. 045 / 0 commenti /
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L’idea del “robot romantico” è nata tantissimo tempo fa in una trasmissione televisiva (Tandem nel 1984) dove una scultura, che simulava un robot, ripresa in video lanciava indovinelli al pubblico che poteva rispondere in diretta con il telefono. L’idea era quella di contrapporre all’intelligenza artificiale un robot che, invece, fosse umano. Nel 1993 è nato Euclide, software dedicato all’animazione di personaggi sintetici tridimensionali. Questo progetto includeva una famiglia di otto personaggi astratti (un cubo, una sfera, una molla, da cui la scelta del nome, un rimando alla geometria euclidea) a cui successivamente si sono aggiunti Virgilio, un personaggio disegnato da Giacomo Verde che parlava in lingua antica recitando la Divina Commedia; in stile più cartoon e disegnati da Massimo Giacon, i personaggi Info per la Telecom Italia, Blobby per la Rai e Bit per la fondazione Idis a Napoli.
L’intento del progetto Euclide è quello di dare vita ad una sorta di “robot romantico”, un robot che non si relazionasse al pubblico attraverso i sistemi classici di mouse e tastiera, quanto piuttosto con un’interfaccia più immediata e meno filtrata, naturale.

Le interfacce naturali utilizzano i normali gesti del corpo con la loro capacità di continua trasformazione, abolendo ogni tipo di procedura mediata dalla logica.
Il linguaggio usato dall’animatore per comunicare con il sistema, ovvero il suo gesticolare con la mano, appartiene ad una categoria che non prevede l’uso di codici (come il linguaggio scritto) né di simboli (gesti e icone) ma vive di una gestualità autoregolata dall’effetto che produce. La mano assume determinate posizioni solo in funzione delle espressioni ottenute dal personaggio. Attraverso Euclide ci proponiamo di scardinare alcuni assunti dell’arte in genere e della pratica teatrale nello specifico. Riportare l’arte tra le persone con un meccanismo di interazione che induce alla partecipazione. Le performance di Euclide si basano sull’improvvisazione, non esistono canovacci o sceneggiature predefinite, la bravura dell’animatore consiste nel saper far interagire il pubblico con il personaggio e nel facilitare l’interazione-socializzazione delle persone tra di loro. Euclide sposta l’attenzione anche su un altro tema che a nostro avviso è cruciale per l’arte contemporanea: quello di un nuovo punto di vista sulle potenzialità e implicazioni di comunicazione sociale che i nuovi mezzi elettronici e computerizzati mettono in gioco. Siamo circondati da oggetti e sistemi che funzionano attraverso interfacce che sembrano diventare sempre più umane.

E’ importante capire quali nuove relazioni vengono ad insturarsi tra utenti e prodotti e come questi ultimi possano effettivamente influenzare il nostro modo di relazionarci ad essi e di riflesso anche alle persone che quotidianamente frequentiamo. Basti pensare ad Internet, alle chat line, che personificano questa forte tendenza ad un nuovo tipo di relazioni attraverso schermi e tastiere, dove l’esperienza fisica è accantonata a favore di un incontro virtuale, fatto di bit e onde luminose. E’ necessario riflettere su alcuni interrogativi che l’era digitale ci porge, capire dove ci stiamo dirigendo e come tutto ciò che possa influenzare il nostro modo di comunicare e di relazionarci. La ricerca nell’ambito della sensoristica e delle applicazioni integrate tra performance, video e informatica è ancora agli albori e ciò è confermato dal fatto che a tutt’oggi non ci sono scuole o corsi in cui apprendere e sperimentare questi nuovi territori, Noi ci stiamo provando, da artisti, e abbiamo lò’impressione di essere approdati sulla punta di un iceberg all’interno di un mare con confini tutti da esplorare.

Stefano_Roveda-Studio_Azzurro

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