Le Baccanti in nero

Wole Soyinka, Le Baccanti di Euripide. Un rito di comunione

Pubblicato il 14/11/2002 / di / ateatro n. 045

Wole Soyinka, Le Baccanti di Euripide. Un rito di comunione
Cura e traduzione di Francesca Lamioni
Edizioni Zona

Con la traduzione dell’opera di Soyinka Le Baccanti di Euripide. Un rito di comunione, si inaugura la collana “testi teatrali” per la casa editrice Zona.
Nella riscrittura del mito greco da parte del nigeriano Wole Soyinka, premio Nobel per la letteratura nel 1986, Le Baccanti diventano “tragedia della negritudine”, una metamorfosi che contamina la letteratura greca e il teatro occidentale con gli elementi propri della cultura africana e della tradizione (e della lingua) dell’etnia yoruba. Lunga è la lista di drammaturghi e registi contemporanei che si sono variamente ispirati alla classicità, innestando problematiche moderne all’interno di miti e storie tratte dalla tragedia attica antica. Tra gli altri: Tony Harrison (The Trackers; Medea: a sex war opera), Heiner Müller (Filottete), Thomas Murphy (The sanctuary lamp, ispirato all’Orestea di Eschilo), Theodoros Terzopoulos (Le Baccanti; Medeamaterial) e Peter Sellars (The Persians, Aiax). E’ stato lo stesso Soyinka, esule, condannato a morte nel suo Paese, in carcere per due anni senza processo per la critica alla guerra civile (Nigeria/Biafra), e che considera Le baccanti una tragedia politica, glorificazione della liberazione dello schiavo dal colonizzatore, ad incoraggiare la giovane ricercatrice alla pubblicazione della non facile traduzione in italiano della sua opera. Francesca Lamioni ha dedicato buona parte dei suoi studi al teatro africano contemporaneo (da Soyinka a Ola Rotimi; anche Rotimi ha riscritto in chiave africana una tragedia greca -l’Edipo re– in The gods are not to blame di cui la stessa Francesca Lamioni parla nel saggio Gli dèi non vanno offesi, inserito nell’antologia La maschera volubile, Titivillus, 2000). La Lamioni aveva già pubblicato nel 1996 una monografia critica su Le Baccanti di Soyinka (La Spezia, Multiart,1996) in cui esaminava in maniera approfondita i “tradimenti” del drammaturgo nigeriano rispetto alla tragedia (tra cui l’inserimento del Coro degli Schiavi) e forniva un interessante quadro della poetica di Soyinka e un excursus storico sul teatro nigeriano contemporaneo.
La passione per la tematica politica esposta nell’opera di Soyinka e per l'”africanità” traspare dalla bella introduzione della Lamioni, che ci trasporta con un dubbio, in una “tempesta spazio-temporale”: l’Africa ha preso in prestito il mito greco o l’ha generato?
“Non sappiamo bene se è Soyinka che riscrive il mito di Dioniso o Euripide che -forse- ha chiamato Dioniso quella che in realtà era la divinità yoruba del ferro, della guerra, della strada, del metallo; dio artigiano, scultore e maneggiatore di serpenti, terribile guardiano dei giuramenti sacri, protettore degli orfani, cacciatore, sanguinario guerriero, artista: OGUN, incarnazione della forza di volontà:

Riccamente adornata è la sua casa
Eppure coperta di fronde di palma
Da essa si muove, il rifugio degli oppressi.
Per liberare gli schiavi.

Ogun col suo aspetto selvatico e feroce, che sopraggiunge dal bosco per regalare all’uomo l’arte e la sapienza, Dioniso con la sua chiassosa sarabanda di satiri e baccanti ebbre (l’estasi avvenuta): siamo già immersi nel teatro e intrisi di tragico.”

La curatrice ha voluto dedicare il libro allo scrittore nigeriano Ken Saro Wiwa, condannato a morte dal regime militare del generale Abacha e ucciso il 10 novembre 1995 per la lotta da lui intrapresa contro il disastro ecologico che la compagnia petrolifera Shell stava infliggendo alla sua terra Ogoni, nella parte nord occidentale della Nigeria.
A Soyinka George Landow, il teorico dell’hypertext, aveva dedicato il “Soyinka web” iniziato nel 1990, e successivamente il più elaborato “Context34”, esperimento di “scrittura in collaborazione” su Intermedia per la creazione di testi e grafici sul poeta e scrittore nigeriano da parte di alcuni studenti della Brown University. Il lavoro, contenente oltre 500 documenti, è confluito in un ricco corpus ipertestuale consultabile in rete http://www.scholars.nus.edu.sg/landow/post/soyinka/soyinkaov.html

Anna_Maria_Monteverdi




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