Che cosa è successo a Castiglioncello?

L'editoriale

Pubblicato il 06/12/2002 / di / ateatro n. 046

Insomma, che si è detto-fatto nell’incontro dedicato a Nuovo Teatro Vecchie Istituzioni?

Tanto per cominciare c’era moltissima gente, oltre 300 persone. Artisti del teatro (dei teatri stabili di innovazione e delle compagnie), della danza, del multimedia. Direttori di festival e di teatri, organizzatori, funzionari pubblici. Critici, giornalisti e docenti universitari. Al di là dell’elenco del presenti e degli assenti (peggio per loro…), due elementi significativi. In primo luogo, che diverse persone si riconoscano in un’area di interessi, e che nella situazione attuale sentano il bisogno di fare qualcosa per difendere un progetto che è insieme individuale (legato a ogni singola realtà) e collettivo (proprio perché si avverte l’esistenza di un terreno – e di un possibile fronte – comune). In secondo luogo si è trattato di un incontro trasversale, che ha raccolto individualità che nel teatro hanno ruoli e funzioni diversi. Non si tratta dunque di surrogare o sostituire le varie rappresentanze e associazioni, ma di offrire loro un terreno comune di incontro e di confronto, aperto e informale, e una occasione di visibilità e di azione comune.
La sensazione condivisa da tutti è che in questo momento in Italia esista una straordinaria quantità di progetti teatrali di grande interesse, che però non trovano sbocchi adeguati, a vari livelli: nella circuitazione, nel rapporto con le istituzioni, nell’informazione… Il tentativo iniziato a Castiglioncello è di lavorare su due fronti: cercare forme di autoorganizzazione che permettano di utilizzare meglio le scarse risorse di cui dispone il settore ma anche e soprattutto le notevoli qualità di “immaginazione organizzativa”; e offrire una serie di strumenti, pratici e culturali, per presentarsi nella maniera più efficace all’esterno, nei confronti del pubblico e delle controparti istituzionali.
In questo senso, l’incontro voleva avere finalità eminentemente pratiche: cercare di buttare sul piatto una serie di progetti, senza pretendere di arrivare a conclusioni frettolose e forzate (in due mezze giornate!!!), ma offrendo la cornice perché queste iniziative potessero svilupparsi.
In questo senso, il Censimento e la Mappa del Nuovo Teatro (il work in progress cui stanno lavorando da qualche mese Armunia e ateatro, per ora ospitato su questo sito) vuole offrire se non altro un primo strumento di informazione, la possibilità di creare una rete. Siamo ancora a uno stadio provvisorio, la mappa si può riempire solo con la collaborazione di tutti gli interessati, ma già ora è impressionante il numero, la varietà e la qualità delle esperienze che stiamo registrando, oltre che la loro capillare diffusione sul territorio. E’ ovvio che un censimento di questo genere, così come l’incontro di Castiglioncello, accomuna realtà molto diverse tra loro, che a volte possono avere interessi divergenti e conflittuali. E’ ovviamente inutile (e ce l’ha ricordato con grande forza Claudio Meldolesi) cercare di cancellare o nascondere queste identità e differenze: si tratta piuttosto di riconoscerle e trovare occasioni di confronto e dibattito, affinché – almeno – questi nodi vengano alla luce (l’alternativa è un falso “volemose bene” dove impera la legge del più forte e del più furbo).
Poi, i progetti. Una prima linea di lavoro riguarda diverse possibili forme di auto-organizzazione: per esempio il coordinamento dei festival che dovrebbe portare a un Festival Nazionale del Nuovo Teatro; o ancora la rete di distribuzione, centrata sullo sviluppo della nuova drammaturgia, che raccolga diverse realtà su scala nazionale; ma in questa direzione vanno anche area06 di Roma, o il coordinamento dei gruppi campani. Sono solo alcuni esempi, ma questa è certamente una linea di lavoro da seguire.
Sul versante delle leggi e dei regolamenti, e in definitiva sul ruolo del teatro pubblico, la prima certezza è che c’è ancora moltissimo lavoro da fare, anche in vista della regionalizzazione di una serie (ancora vaga) di competenze. Ma sono emersi anche alcuni punti fermi: per esempio, la necessità del superamento della divisione tra i generi e l’abolizione delle quote tra compagnie sovvenzionate e non, due snodi in apparenza burocratici ma che hanno il peso di questioni di principio.
Un primo sbocco è il confronto tra compagnie di produzione e teatri stabili di innovazione che dovrebbe tenersi nelle prossime settimane. In prospettiva, l’esigenza condivisa è quella di creare di una serie di gruppi locali (si è pensato in una prima fase a coordinamenti regionali) che procedano sulle linee di lavoro identificate a Castiglioncello, lavorando sul rapporto con il territorio nelle sue varie articolazioni. Ma è anche possibile lavorare per gruppi di interesse (come già avviene per la danza).
Un altro terreno di lavoro riguarda quello che è stato definito l’osservatorio del nuovo, forse il terreno su cui è difficile muoversi. Al di là degli inviti alla leggerezza (da parte di Andrea Nanni per quanto riguarda l’impegno produttivo, e di Renata Molinari per quanto riguarda la forma delle opere) e di una più puntuale attenzione alla drammaturgia e alla pedagogia, il punto di riferimento emerso dall’incontro è l’esperienza di Scenario (alla quale però sarebbe opportuno coordinare le pratiche di alcune realtà regionali).
Infine, l’informazione. E’ indispensabile un monitoraggio costante della situazione (vedi il Libro Bianco, che può coincidere in parte con il Forum sul “Teatro di guerra” di ateatro), negli aspetti sia negativi sia positivi, in modo da costruire efficaci azioni di controllo democratico e di pressione (vedi per esempio la solidarietà al Living Theatre). Un progetto più ambizioso, ma indispensabile visto il costante degrado dell’informazione sulla cultura del teatro, è quello di creare un sito in grado di diffondere materiali audio e video sul nuovo teatro (analogamente a quello che succede in altri settori). Un primo nucleo di lavoro è stato individuato nella mediateca di Armunia, ma sarebbe opportuno collegarsi anche ad altre realtà (usando magari le opportunità del peer-to-peer).
Insomma, di carne al fuoco ce n’è moltissima, e molta altra potrebbe essercene: per esempio, che dire della spinosa questione dell’ENPALS? Come reagire all’involuzione dell’ETI? Come partecipare alla giornata indetta dal Forum del Teatro-Forum Sociale Europeo per il 1° maggio? (se non sapete di cosa si sta parlando, altre info nei forum)
In coordinamento con altri siti e ovviamente con Armunia, ateatro si impegna in primo luogo a mettere a disposizione (online) tutti i materiali prodotti a Castiglioncello: documenti, relazioni, interventi eccetera che arriveranno in formato elettronico.
In secondo luogo, si è deciso di seguire anche in futuro il metodo che ha portato all’incontro di Castiglioncello. Un gruppo tecnico ristretto, con funzioni di collegamento con le varie realtà di settore e locali (e con i vari gruppi regionali), procederà a raccogliere le suggestioni e le proposte emerse a Castiglioncello, ma anche i suggerimenti e le indicazioni che arriveranno in futuro. Questo gruppo di lavoro cercherà di dare massima diffusione a queste proposte, proponendo linee di azione concreta. Verrà infine convocato, nella primavera del 2003, un nuovo incontro di verifica e rilancio delle iniziative.
La sensazione diffusa è che la due giorni di Castiglioncello, giunta alla fine di un lungo lavoro di preparazione condotto durante l’estate, più che una conclusione sia stato l’inizio di un nuovo percorso. Insomma, proviamoci.

PS1 Un ringraziamento di cuore a Massimo Paganelli e a tutto lo staff di Armunia, che hanno reso possibile questo incontro.

PS2 Ma intanto ateatro continua per la sua strada: di convegni non c’è stato solo quello di Castiglioncello, e poi sta per arrivare in Italia The Far Side of the Moon di Robert Lepage: al regista è dedicato il superspeciale di Anna Maria Monteverdi.

PS3 Nei prossimi numeri vogliamo fare uno speciale Shakespeare e uno speciale dedicato agli spazi. Se avete materiali da proporre…

Redazione_ateatro




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