Le officine del pensiero teatrale:
le riviste teatrali del Novecento

Un progetto a cura di Marco Consolini e Roberta Gandolfi

Pubblicato il 06/12/2002 / di and / ateatro n. 046 / 0 commenti /
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LE OFFICINE DEL PENSIERO TEATRALE è un progetto di studio e ricerca internazionale, attualmente in fase ideativa. Ha come oggetto i periodici delle arti performative nel Novecento, nel loro insieme: li intende come fenomeno culturale e li assume come autonomo oggetto di studio e indagine storiografica.
La proposta ha carattere interlocutorio ed esplorativo: è rivolta a capire l’interesse dell’ambiente accademico, degli enti e delle istituzioni teatrali, delle riviste di teatro, di singoli e gruppi.
1. Il progetto culturale

Le riviste che hanno animato la vita teatrale del secolo appena concluso possono e debbono costituire un oggetto di studio autonomo della moderna storiografia e teoria dello spettacolo.
E’ positivo e necessario prendere in considerazione le pubblicazioni periodiche legate al teatro come privilegiati punti d’osservazione storico-critica, possenti strumenti d’analisi e di ricostruzione storiografica, ma non basta. E’ infatti nostra convinzione che, così come i progetti registici di Appia o le formulazioni teoriche di Artaud sono stati assunti come momenti centrali della vita teatrale del Novecento e dunque degni della medesima attenzione storiografica dedicata alle opere drammatiche di Beckett, agli spettacoli del Berliner Ensemble, ecc., allo stesso modo anche “L’Amore delle tre melarance” di Mejerchol’d, o “The Mask” di Craig, o ancora “Théâtre Populaire”, “Theatre Quarterly”, “Dialog” (per non citare che alcune delle influenti riviste novecentesche) possono divenire altrettanti, autonomi oggetti di studio, oltre e al di là della loro diretta implicazione nei cosiddetti eventi teatrali.
L’analisi storica dei fatti teatrali rischia di perdersi nella nebbia se s’intestardisce a cercare le opere su cui poter esercitare la propria esegesi, mentre è nell’aperto campo d’indagine dei processi (siano essi di produzione o di ricezione) che si può ovviare alla caducità del fenomeno teatrale. Le riviste si situano esattamente al crocevia di tali processi, poiché sono spazi privilegiati a un tempo dell’elaborazione progettuale e delle strategie di rapporto col pubblico; sono complessi laboratori della cultura teatrale, sono cantieri operativi di breve o media o lunga durata, e si configurano e si pensano, lungo il secolo, come luoghi di ideazione e propagazione di determinate estetiche ed etiche del teatro e di specifiche politiche culturali. Officine di informazione, dibattito e approfondimento, canali e agenti nella formazione e nell’indirizzo del gusto teatrale, per la loro vocazione intrinseca a diffondere il teatro oltre i teatri, le riviste concimano il terreno del pensiero e della cultura teatrale. Ecco perché non sono solo documenti della vita teatrale, ma costituiscono nel loro insieme un fenomeno culturale, un oggetto di studio cardine per una complessiva rilettura storiografica del Novecento.

Ma quali sono gli strumenti di lettura e gli approcci pertinenti a tale campo di produzione culturale?

Crediamo che convenga individuare degli assi tematici, lungo i quali organizzare il lavoro di ricerca e catalogazione degli studi esistenti e l’articolazione storico/teorica del campo delle riviste come oggetto di studio. Ad esempio (a titolo indicativo):

· Il rapporto delle riviste e delle pubblicazioni in generale con la genesi progettuale, teorica e ideologica della regia novecentesca, con i suoi sviluppi, le sue concrete attuazioni e anche la sua messa in crisi;

· Il ruolo svolto dalle riviste e delle pubblicazioni in generale nell’intreccio tra prassi/teoresi teatrale e attività politica, battaglia ideologica, scontro sociale;

· Il ruolo svolto dalle riviste e dalle pubblicazioni in generale nelle politiche della fruizione, nella formazione del pubblico novecentesco e più in generale nell’individuare gli spazi concreti e metaforici del teatro all’interno della civiltà del XX secolo;

· Il ruolo svolto dalle riviste e dalle pubblicazioni in generale nel rinnovamento e nella rigenerazione del repertorio teatrale, e nella riformulazione dell’idea stessa di drammaturgia;

· Studio comparativo delle riviste per generazioni, per aree linguistico-culturali, per tipologia (le riviste di critica militante; le riviste di appoggio e supporto ad una realtà teatrale; le riviste di studio; le riviste informative, e così via).

2. Gli obiettivi

Le officine del pensiero teatrale si propone come work-in-progress internazionale, di vasto respiro e di lunga durata. La sua portata ed estensione dipenderanno dall’interesse che esso suscita e dalla rete che saprà mobilitare. Gli obiettivi presentati qui di seguito possono anche essere realizzati per fasi successive.

a) Sviluppare un archivio informatico sulle e delle riviste teatrali nel Novecento, che permetta approfonditi e flessibili percorsi di ricerca dentro a questo campo culturale. Un primo prototipo è in fase di realizzazione presso l’Università di Ferrara, grazie alla collaborazione fra il Centro Teatrale Universitario e il Corso di Laurea per Tecnologo della Comunicazione; è già consultabile all’indirizzo
http://212.141.157.54/teatro/index.html

a) Creare un repertorio bibliografico dei saggi, pubblicazioni, studi editi e inediti sull’argomento (lo stato degli studi sulle riviste teatrali del Novecento). Tale repertorio, da aggiornarsi regolarmente, potrà essere cartaceo e/o on-line, e sarà possibilmente collegato all’archivio di cui sopra.

b) dare vita a una serie di incontri e convegni sull’argomento, ospitati a rotazione nei paesi e dagli enti promotori, che serviranno a promuovere lo scambio e la divulgazione scientifica. Ogni appuntamento potrà essere diversamente caratterizzato a livello tematico – ad esempio secondo qualcuno degli assi tematici sopra indicati.

c) stimolare tesi di laurea e dottorato, ricerche e pubblicazioni sull’argomento:
· storie di riviste;
· antologie ragionate di riviste e pubblicazione di altri documenti significativi – carteggi, memorie, altro – riguardanti la vita delle riviste;
· studi di carattere comparativo;
· studi di carattere teorico volti ad articolare il campo delle riviste teatrali nel Novecento, e a costruirlo come oggetto culturale, oggetto di studio autonomo.

d) arrivare alla costituzione di un osservatorio permanente sulle riviste, che potrà riguardare anche le riviste teatrali contemporanee: l’osservatorio avrà il compito di coordinare gli obiettivi appena indicati ai punti a, b, c, di raccogliere il materiale prodotto, di garantire continuità e coerenza al progetto.

3. Il piano operativo

Dare una dimensione operativa a questo progetto significa:
1) definire la rete di enti, dipartimenti, studiosi interessati al progetto;
2) eleggere un comitato scientifico e definirne i compiti;
3) trovare finanziamenti ad hoc, per le strade le più svariate: le Università di appartenenza, gli enti teatrali, le riviste, i fondi di ricerca dei ministeri nazionali, i progetti europei, ecc. Gli aderenti si potrebbero impegnare, singolarmente o in rete, nei rispettivi paesi o in dimensione sovra-nazionale, per trovare parziali canali di finanziamento.
4) Stabilire un calendario di lavoro comune: programmare degli appuntamenti, individuare i tempi e le modalità con cui procedere per l’attuazione degli obiettivi (archivio informatico, ricerca bibliografica, convegni e incontri, saggi e ricerca storico-teorica, osservatorio permanente).

4. Referenti

I due ideatori e proponenti del progetto di ricerca sono
Marco Consolini, Maître de Conférences presso l’Institut d’Etudes Théâtrales dell’ Università di ParisIII-Sorbone Nouvelle,
e Roberta Gandolfi, professore a contratto presso l’Università di Ferrara.

Consolini e Gandolfi sono stati colleghi ai tempi del dottorato di ricerca presso l’Università di Bologna. Entrambi hanno svolto ricerche e studi sulle riviste di teatro del Novecento.
Marco Consolini è studioso del teatro e della cultura francese del Novecento; è autore della voce Rivolte, utopie e tradizione nel teatro francese apparsa sull’ Enciclopedia Einaudi, vol. III: Storia del teatro moderno e contemporaneo. Il suo Théâtre Populaire 1953-1964, Storia di una rivista militante, è uscito nel 2002 in edizione italiana. E’ curatore della raccolta dei saggi teatrali di Barthes di prossima pubblicazione per i tipi Meltemi.
Roberta Gandolfi ha vinto il premio IDI/Mario Apollonio con la sua tesi di laurea sulla rivista “Sipario” negli anni ‘60. Ha scritto saggi e articoli sulle culture performative in Italia e in Inghilterra, spaziando dalla scena delle donne alle pratiche delle nuove feste. E’ di imminente pubblicazione il suo libro La prima regista. Edith Craig fra rivoluzione della scena e cultura delle donne..

Interlocutore principale del progetto e responsabile scientifico, insieme a Consolini e Gandolfi
è Daniele Seragnoli,
docente di Storia del Teatro e dello Spettacolo presso l’Università di Ferrara, fondatore e direttore del Centro Teatro Universitario Ferrarese, co-fondatore del Corso di Laurea Aims (Arti dell’Immagine, Musica e Spettacolo) presso l’Ateneo ferrarese. È componente del consiglio di amministrazione del Teatro Comunale di Ferrara e dei comitati scientifici delle riviste “Teatri delle diversità” e “Culture teatrali”. Ha diretto l’Archivio del teatro e della scena presso l’Istituto di Studi Rinascimentali di Ferrara.
Seragnoli ha pubblicato con Cruciani Il teatro italiano del Rinascimento (1987); ha collaborato alla Guida Bibliografica sul Teatro pubblicata da Garzanti nel 1991 (a c. di Fabrizio Cruciani e Nicola Savarese) curando la sezione sulle riviste; è autore di Il teatro a Siena nel Cinquecento (1981), L’industria del teatro. Carlo Ritorni e lo spettacolo a Reggio Emilia nell’Ottocento (1987) , di numerosi saggi e studi sull’ “altro” teatro e sulla pedagogia teatrale del Novecento; ha organizzato e curato i volumi degli scritti di Charles Dullin, La ricerca degli dei (1986) e Horacio Czertok, Teatro in esilio (1999).

L’archivio informatico sulle riviste
nasce in collaborazione fra il Centro Teatrale Universitario dell’Università degli Studi di Ferrara (CTU), diretto da Daniele Seragnoli,
e il Corso di laurea per Tecnologo della Comunicazione interno al Centro di Ateneo per la Ricerca e l’Innovazione Didattica dell’Università di Ferrara (CARID), diretto da Paolo Frignani.
La struttura informatica dell’archivio è stata realizzata dal laureando Matteo Pederzoli, studente del Carid, nel corso del suo tirocinio universitario.
La supervisione tecnica è di Giorgio Poletti, professore di Sistemi e Tecnologie della Comunicazione presso il CARID.
La responsabilità scientifica è di Daniele Seragnoli, Roberta Gandolfi e Marco Consolini.
L’immissione dei primi dati è a cura di Matteo Pederzoli e di Laura Renna, laureanda con il prof. Seragnoli con una tesi sulla rivista “Teatri delle Diversità”.

Per commenti e suggerimenti, informazioni e adesioni al progetto di ricerca
Le officine del pensiero teatrale contattare
Marco Consolini: marco.consolini@free.fr
Roberta Gandolfi: rogandolfi@iperbole.bologna.it

Per osservazioni e commenti sull’archivio contattare
Matteo Pederzoli: matt7208@tiscali.it

Marco_Consolini_e_Roberta_Gandolfi

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