Videoteatro di sorveglianza

I Surveillance Camera Players

Pubblicato il 21/12/2002 / di / ateatro n. 047 / 0 commenti /
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I Surveillance Camera Players sono un gruppo newyorkese (con varie diramazioni anche europee e italiane) che ce l’ha su (giustamente) con le telecamere di sorveglianza – ormai disseminate per il mondo in maniera maniacale – (insomma, il Grande Fratello che ci guarda 24 ore su 24 dalle banche, dai bancomat, dai benzinai, nei supermercati, ai caselli dell’autostrada, fuori da caserme varie eccetera eccetera. Per non parlare dei Comuni che mettono in atto sistemi capillari di sorveglianza del territorio: per esempio a Milano in questi mesi hanno dato decine di migliaia di multe ad automobilisti che entravano nelle corsie riservate ai mezzi pubblici, beccati da apposite telecamere montate su mostruosi trespoli d’’acciaio).

Il motto degli SCP è

“We like to be watched by surveillance cameras, because we are the Surveillance Camera Players.” (“Ci piace essere osservati dalle telecamere di sorveglianza, perché siamo gli Attori delle Telecamere di Sorveglianza”).

Il loro documento inaugurale si può leggere su internet. Dicono:

“Non è vero che quelli che protestano contro le telecamere di sorveglianza hanno qualcosa da nascondere: compariamo nella vita pubblica senza timori, per evidenziare la realtà del controllo sociale.”

L’idea è venuta nel 1996 a Bill Brown, autore di diversi mappazzi teorici, di stampo situazionista & artaudiano.

Armati soprattutto di cartelli e pennarelli organizzano cortei, passeggiate e performance nelle strade delle città a beneficio:
a) delle telecamere e dei loro sorvegliati;
b) di chi sta passando di lì.

Le loro prime esibizioni, che avevano per spettatori privilegiati i tutori dell’ordine costretti a passare la loro vita di fronte a immagini noiosissime, sono state ispirate a Ubu Re (1° dicembre 1996, esattamente un secolo dopo la prima rappresentazione del testo di Alfred Jarry) e a Aspettando Godot di Samuel Beckett.
Il testo dell’Ubu Re adattato da Art Toad (leggi “artò”, alias Bill Brown).
Sono state realizzate molte altre iniziative, le principali il 7 settembre 2001 e l’11 settembre 2002.
In Italia, è attivo un gruppo bolognese che ha realizzato alcune iniziative.

Una foto dell’evento bolognese.

Dal punto di vista teorico, è una attività assai interessante.
1. gli SCP dichiarano di essere attori e di fare teatro;
2. il “qui e ora” del teatro è insieme mantenuto (per gli spettatori di strada) e negato (per i controller delle telecamere);
3. lo stesso vale per il filtro tecnologico e per l’irripetibilità dell’evento.

Va ovviamente sottolineato l’obiettivo politico di azioni di questo genere. Non è un caso che fin dagli inizi della loro attività gli SCP siano finiti sotto l’occhio vigile delle forze dell’ordine e dei servizi di sicurezza (in particolare dopo l’11 settembre).

Oliviero_Ponte_di_Pino

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