Il corpo delle immagini

Sensi che vedono. Introduzione all'arte della videoinstallazione di Simonetta Cargioli, Pisa, Nistri-Lischi, 2003

Pubblicato il 10/03/2003 / di / ateatro n. 050 / 0 commenti /
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Secondo volume della collana “Mediamorfosi” che attraversa gli intrecci, gli scambi, le interferenze tra media elettronici e digitali, dalla videoarte al videoteatro ai videomusicali, Sensi che vedono fa ordine (cronologico) e chiarezza (critica) nella sparsa vicenda del video, quale installazione ovvero scultura dilatata, videoambientazione, performance, environnment intermediale. Simonetta Cargioli (ri)percorre sinteticamente, per questo pratico manuale di videoarte, una storia dai forti legami con le arti visive e con il cinema sperimentale. Il video che si espande, si dilata e conquista una dimensione ambientale e “abita” lo spazio; ma che cosa ci attrae nelle videoinstallazioni?

“Senza dubbio – ricorda la Cargioli – il loro carattere ibrido, trasgressivo, polisensoriale che ha contribuito a elaborare una concezione dell’opera come processo e trasformazione e a ridefinire il ruolo del pubblico. Il tratto ludico è uno degli elementi che fondano l’esperienza della videoinstallazione; siamo chiamati a giocare con una serie di parametri e regole stabilite dall’artista, e dalla nostra disponibilità e dalle nostre competenze nel gioco dipendono il funzionamento e la riuscita dell’opera. Il gioco di cui si sta parlando implica sempre una elaborazione linguistica, simbolica, e non va confusa con le forme high tech dell’industria del divertimento”.

Dalle “origini della specie” (ovvero i precursori: Wolf Vostell, César, Nam June Paik, Bruce Nauman, Peter Campus, Vito Acconci, Bill Viola, i Vasulka, Michael Snow, Dan Graham) alle nuove generazioni di artisti che esplorano il rapporto tra video, ambienti ed interattività (Tony Oursler, Irit Batsry, Francisco Ruiz de Infante, Christa Sommerer), passando attraverso gli eventi-culto (sono trascorsi quarant’anni esatti dalla storica personale di Paik alla galleria Parnass di Wuppertal), i luoghi di produzione e diffusione, gli ingrandimenti biografici e la critica.
La Cargioli parte dalle riflessioni teoriche di Rosalind Krauss (il narcisismo-video), di Margareth Morse (video come arte della presentazione), dalle considerazioni critico-estetiche di Carlo Ludovico Ragghianti (l’arte come processo, l’essere evento dell’opera d’arte figurativa) e di Sandra Lischi (il rapporto video-cinema d’avanguardia e sperimentale). In particolare, la Cargioli si sofferma sulla definizione di dispositivi di captazione/produzione/percezione dell’immagine data dal critico francese Anne-Marie Duguet: la videoinstallazione include intrinsecamente uno spazio plurisensoriale, relazionale e ludico che “mette in gioco lo spettatore”; un’esperienza “teatrale”, insomma:

“L’installazione – ricordava la Duguet – è realizzata per essere esplorata dal visitatore che, facendo ciò, non solo ne costruisce progressivamente la percezione, ma anche mette in gioco quella degli altri visitatori. Questi esegue dunque una performance che diviene spettacolo per gli altri (…) L’artista è l’autore della proposizione, della concezione dell’opera, del suo dispositivo, del suo contesto, della sua manifestazione. Il visitatore esercita, mette in pratica questa proposizione, la interpreta. Ne è il performer, l’attore.” (A. M. Duguet, Installazioni video e interattive. Definizioni e condizioni di esistenza, in V.Valentini (a cura di) Visibilità zero, Roma, Graffiti,1997).

La Duguet ricorda anche come sia stato proprio il teatro degli anni Sessanta a offrire i “paradigmi” e le premesse per una spazializzazione e temporalizzazione dell’opera video in forma di “dispositivi”: la messa al bando del punto di vista unico, “sorta di marchio di fabbrica del teatro tradizionale” secondo Schechner, l’apertura ad una temporalità variabile, la partecipazione dello spettatore a un evento reale, fisico e immediato, il suo coinvolgimento in un percorso, narrativo, percettivo ed emotivo:

“La nozione di punto di vista unico e privilegiato era una delle preoccupazioni del teatro degli anni Sessanta tradottasi poi nell’invenzione di dispositivi multipli che permettessero la simultaneità delle scene, lo scoppio dei luoghi di recitazione. L’installazione video propone ugualmente allo spettatore di spostarsi attorno/davanti/attraverso l’opera” (A. M. Duguet, Dispositivi, in A. Amaducci (a cura di) Video imago, “Il nuovo spettatore”, n.15, Milano, FrancoAngeli, 1994, p. 190).

Pratica e utile introduzione storico-critico alla variegata storia della videoarte vista dalla parte del “corpo delle immagini”, Sensi che vedono offre anche una ricercata bibliografia e webgrafia sulla tematica delle installazioni elettroniche e interattive e sugli autori, una galleria di immagini a colori e una preziosa selezione di appunti e brevi riflessioni di artisti video internazionali.

“Le videoinstallazioni sono oggetti indubbiamente più scomodi che comodi, in grado di sovvertire le norme della rappresentazione, della fruizione; sfuggono alle classificazioni, amano mescolarsi con le altre arti, le loro forme mutano e le regole del gioco sono sempre da reinventare. Questi dispositivi sono in grado di rileggere la pittura, al scultura; rielaborare delle forme di immagini, con lo schermo, la superficie, al proiezione; riproporre un discorso plastico ripreso dall’immaginario mediatico o cinematografico”.

Simonetta Cargioli, laureata a Pisa con una tesi sul lavoro in video di Jean-Luc Godard, si occupa di arti elettroniche e digitali e lavora tra l’Italia e la Francia come studiosa e organizzatrice di eventi culturali. Ha lavorato per lungo tempo al CICV di Montbéliard come assistente di produzione, ha codiretto il Festival video di Clermont-Ferrant ed è presente nella giuria dei maggiori Festival video internazionali. I suoi articoli e saggi sono apparsi in volumi, articoli, riviste e cataloghi. Tra i suoi contributi critici: Il corpo dentro le immagini. Due videoinstallazioni di Irit Batsry (monografia critica all’interno del catalogo di Ondavideo 2001). Collabora all’attività didattica del Corso di laurea in Cinema Musica e Teatro dell’Università di Pisa, dove svolge anche attività di ricerca legata alle installazioni interattive e alla computer graphics.

Simonetta Cargioli, Sensi che vedono, Nistri-Lischi, Euro 15,00
Nistri-Lischi editori, via XXIV maggio 28, 56123 Pisa
e-mail: info@nistri-lischi.it
catalogo su Internet: www.nistri-lischi.it

Anna_Maria_Monteverdi

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