Che cosa è successo a Roma?

L'incontro tra stabili di innovazione e gruppi al Teatro Vascello

Pubblicato il 14/05/2003 / di / ateatro n. 052 / 0 commenti /
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Cosa è successo a Roma il 4 aprile? Secondo me qualcosa di buono. Innanzitutto registriamo le presenze dei Teatri Stabili di Innovazione: c’erano il Teatro Vascello di Roma, il Laboratorio di Pontedera, Ravenna Teatro, Akroama di Cagliari, il Nuovo Teatro Nuovo di Napoli. Assenti ma fortemente desideranti il CSS di Udine e Galleria Toledo di Napoli. Spero e confido in un prossimo coinvolgimento del Teatro Litta di Milano, che mostra di prendere la faccenda con attenzione.
Sono rimasto piacevolmente sorpreso dal clima quasi barricadero di partecipazione politica. Non è del tutto vero che ci si scopra improvvisamente fratelli quando la realtà picchia duro su tutti, può anche scattare la guerra fra disgraziati, e che si risponda con la condivisione dell’impegno è un primo fatto degno di nota.
Non riassumo l’intero pomeriggio di discussione, cerco di evidenziare alcune conclusioni:

1) Partiamo dal presupposto che i vecchi Centri di Ricerca non se la passano, in media, troppo bene. Il cosiddetto Nuovo Teatro gode di considerazione e di denari immensamente inferiori a quelli di cui gode il Teatro di Prosa musealmente inteso, ben affiancato oggi dalla Commedia Musicale (nel senso del Varietà), entrambi del resto surclassati dalle risorse elargite agli Enti Lirici. Ci muoviamo insomma in casa dei cugini poveri.
Un primo dubbio da fugare per i partecipanti di Castiglioncello e Roma è che gli Stabili di Innovazione possano risolvere i problemi di tutti aprendo genericamente le porte ai bisognosi.

2) Un direttore artistico disonesto ci mette circa mezzo secondo ad utilizzare la scomoda verità pratica di cui sopra per innalzare un bel muro di scuse a giustificazione della propria inattività. Che cosa si può invece fare? Da una parte il Ministero ha eliminato l’obbligo di ospitalità per gli Stabili, che più che Stabili cominciano così a diventare Chiusi a Riccio per statuto, dall’altra non ha ben chiarito che cosa distingue un’attività stabile di innovazione da un’attività stabile punto e basta. Tutti concordano nel ritenere che i vecchi centri di Ricerca sono preziosi nella misura in cui si pongono come punto di riferimento per un Ecosistema culturale, imbarcandosi in progetti ministerialmente a perdere, essendo essi stessi artisti “di ricerca” dell’organizzazione, tenendo gli occhi aperti sui movimenti dei propri territori.
L’ETI ha tra le sue finalità principali quella di favorire la nascita e la crescita di nuovi soggetti, nuovi linguaggi, nuove poetiche, senz’altro più di quanto non gli venga richiesto di coprire di attenzioni Ida Di Benedetto.
I Centri di Ricerca si impegnano quindi ad andare insieme all’ETI per richiedere un investimento straordinario triennale, da aggiungere a quanto già ricevono per le ospitalità, da dedicare alla creazione di progetti tesi a vivificare le energie teatrali del proprio territorio, tramite ospitalità, coproduzioni, collaborazioni, commissioni o accoglienza di progetti specifici etc.

3) All’estero quando si pensa al Teatro Italiano si guarda sostanzialmente a noi. Soprattutto in quei Paesi europei che non vivono una distinzione così netta tra Teatro di Tradizione e Teatro di Ricerca, peculiarità essenzialmente italiana, il Nuovo Teatro non viene percepito come l’avanguardia della tradizione teatrale italiana, ma semplicemente e senza enfasi come Il Teatro Italiano. Oltre a Ronconi, che sarà pure bello Stabile e arrivato, ma non è certo la Prosa tradizionalmente intesa, Castellucci Barberio Corsetti Martinelli Martone Teatrino Clandestino Kismet Briciole Fanny & Alexander Motus Masque Kinkaleri e scusate tutti quelli che tralascio sono nomi comuni sui giornali e nelle stagioni europee (e magari giapponesi australiane e nord-sudamericane), per occhi esterni non rappresentano un singolo settore della Scena italiana, la rappresentano e la evocano in quanto tale.
Eppure in Italia continuiamo ad essere trattati come delle realtà giovaniliste che non hanno ancora smesso di giocare alle cantine (quel giovane regista di Barberio Corsetti, con quasi trent’anni di carriera alle spalle…).
Andremo dagli operatori esteri che ci conoscono bene per chiedere una presa di posizione sul nostro teatro in relazione alle condizioni in cui dobbiamo lavorare in questo Paese. Può essere una sorta di manifesto composito del teatro europeo a sostegno del teatro italiano che amano e che vogliono continuare a vedere esistere con tutta la dignità che merita. Stiamo parlando ovviamente dei massimi Festival e Teatri Europei, e di personalità della cultura note all’opinione pubblica.

4) Le compagnie si stanno coalizzando regione per regione, specialmente in Lombardia, in Toscana (soprattutto la danza, che continua a ruggire contro le distinzioni di genere artistico), in Emilia Romagna, nel Lazio. Molti vanno insieme agli incontri in Regione, o elaborano insieme proposte di leggi e regolamenti. Intensificare questo lavoro è necessario per essere forti e propositivi nei rapporti coi Centri e con le Istituzioni nei propri territori, e a livello nazionale, se ci si tiene in rete.
E’ anche necessario per muoversi nei confronti dei Centri che per diversi motivi sono ripiegati su loro stessi. Chissà cosa ne penserebbero di un intervento speciale ETI, ogni tanto ai sordi spuntano le orecchie, essere pronti e organizzati ha la sua importanza anche nei deserti (direi soprattutto lì).

5) Luca Dini propone un rapido aggiornamento a maggio a Firenze durante Fabbrica Europa. Una richiesta da parte di molti: che non ci si gonfi tra le mani una convention, manteniamo un clima molto operativo.

Quindi a presto,
Marco Cavalcoli

Altre info, proposte, pareri, nel forum Nuovo Teatro Vecchie Istituzioni.
E dite anche la vostra, soprattutto su quello che accade a livello regionale. (n.d.r.)

Marco_Cavalcoli

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