L’altro teatro

La memoria del teatro nei video di Nico Garrone

Pubblicato il 14/05/2003 / di / ateatro n. 052

Ho avuto la fortuna di organizzare, assieme a Silvana Vassallo, all’Accademia di Belle arti di Macerata per la cattedra di Video e Teatro una serie di incontri sulla documentazione video teatrale. Uno di questi incontri è stato con Nico Garrone. La cosa che è saltata agli occhi è quanto sia importante avere una attenzione autorale, creativa, per poter realizzare un documento che sia capace di fare memoria di un evento così effimero come uno spettacolo teatrale. Ma anche quanto sia importante riuscire a “conservare” tracce delle esperienze fatte. Infatti molto belli sono stati i frammenti tratti dal documentario per la televisione L’altro teatro in cui Nico Garrone racconta l’esperienza delle “cantine romane”. In questo lavoro sono particolarmente interessanti due elementi: il fatto di riuscire a raccontare quel pezzo di storia teatrale disponendo di pochissime immagini dell’epoca; e la dimostrazione che negli anni Ottanta era ancora possibile far passare in televisione “materiali creativi” e non-allineati. Nico fa parlare i protagonisti dell’epoca (attori, registi, critici) mettendoli in condizioni “performativo-domestiche”: un tavolino sul marciapiede dell’ex teatro; mentre ci si fa il bagno; rilassati su un sofà; mentre viene predetto il futuro con le carte… In questo modo sembra trasparire l’atteggiamento generale, il vissuto, il pensiero che stava dietro all’agire teatrale di quegli artisti. E devo confessare che pur conoscendo la storia di quegli anni è sempre molto utile e bello rivedere l’immagine-pensiero che animava le visioni e le creazioni di quei “cantinari”, spogliata di una certa retorica che a volte avvolge gli scritti critici o i racconti a cena. Meno male che Nico ha avuto l’intuizione e la capacità di farne memoria-video con sapiente passione.
Una passione che lo fa continuare a realizzare altre video memorie come quella per La villeggiatura che il Teatro Settimo realizzò in una villa veneta. In questo caso il racconto video mixa le prove dello spettacolo, alcuni brani fatti apposta per la video camera e le riprese dello spettacolo seguendo l’andamento drammaturgico della commedia. Così come sulla scena, ad un certo punto, arriva il temporale a segnare la fine delle vacanze; la vera pioggia, che ha messo in crisi le repliche estive dello spettacolo, fa da sottofondo estetico ed emotivo alle prove dell’allestimento. E anche in questo caso abbiamo la fortuna di vedere un poco conosciuto (per la grande maggioranza del pubblico) Marco Paolini “pre-Vajont” cimentarsi con Goldoni. Anche in questo caso Nico riesce a restituire il clima di quello spettacolo senza dover mostrare tutto: si sa che in video il teatro ci sta comunque stretto, e solo dei frammenti scelti e trattati con attenzione possono riuscire a rendere il senso generale di opera teatrale quasi come il frammento di ologramma contiene sempre la sua totalità.
Infine ci tengo a segnalare un terzo video: quello su L’isola di Alcina con Ermanna Montanari del Teatro delle Albe. In questo caso Nico riesce ad “animare” una scena visivamente statica ma ricca di sonorità vocali inserendo delle proprie visioni e sovrapponendo il testo alle immagini dello spettacolo: ricreando così una sorta di “visione-mentale” simile a quella che un qualsiasi spettatore può fare durante l’esperienza teatrale, cercando in questo modo di rendere in video non tanto la scena ma l’intensa esperienza che uno spettatore può provare assistendo allo spettacolo. E soltanto attraverso una consapevolezza creativa delle differenze, e delle potenzialità, che esistono tra il video e il teatro è possibile realizzare dei video così splendidamente “corretti e irrespettosi” della scena. Dei video che consapevoli della impossibilità di rendere la “realtà” di una spettacolo teatrale si preoccupano di fare memoria “dell’immateriale” e del “fuori scena” necessario alla realizzazione di qualsiasi opera teatrale.

Giacomo_Verde




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