Per lo spettacolo contemporaneo

Lettera aperta a politici, operatori, artisti

Pubblicato il 01/07/2003 / di / ateatro n. 054 / 0 commenti /
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Premessa
I sottoscritti, operatori, programmatori di avvenimenti e di festival legati alle arti performative, si sono riuniti a Prato, nell’’ambito del Festival Contemporanea 03– Lo spettacolo e le arti delle nuove generazioni, realizzato dal Teatro Metastasio – Stabile della Toscana, in un gruppo di lavoro che ha discusso sul tema L’’ECCEZIONE E LA REGOLA: GLI SPAZI E LA PROGRAMMAZIONE DELLO SPETTACOLO CONTEMPORANEO NEL SISTEMA TEATRALE ITALIANO FRA FESTIVAL E STAGIONI.
Premettiamo che in questa sede non rappresentiamo altro che le libere voci di persone che hanno a cuore l’avvenire della nostra scena, minacciata da superficialità, da mancanza di regole certe, da concezioni che vogliono la cultura direttamente produttrice di consenso, strettamente legata alla politica e alle sue alternanze, sempre più appiattita sulle modalità del consumo televisivo.

Lo spettacolo “contemporaneo”
L’’attività culturale, crediamo, dovrebbe essere invece sguardo sul patrimonio della tradizione viva, sui modi per leggere il presente e apertura di prospettive per il futuro.
La nostra discussione si è incentrata, in particolare, su un nodo irrisolto del nostro disastrato sistema dello spettacolo, e in particolare delle arti dal vivo (rifiutiamo l’incasellamento in recinti come quelli del teatro, della musica, della danza eccetera, che non riescono più a dare conto di una situazione in grande movimento). Il nostro paese per lo più difende il repertorio dello spettacolo del passato, anche se non ha favorito il consolidamento di istituzioni realmente attrezzate neppure in questa direzione. Sicuramente, al contrario, investe molto poco sulla produzione, l’ospitalità, la circuitazione, la promozione dello spettacolo contemporaneo. Di fronte a una ricchezza creativa notevole, rappresentata ormai da varie generazioni di artisti, mancano spazi, finanziamenti, sostegni significativi da parte dei teatri e degli enti teatrali pubblici a questa importante parte della nostra vita culturale.
A dispetto di formulazioni vaghe che – sia a livello di circolari ministeriali, che di leggi regionali, di indirizzi di lavoro dell’Ente Teatrale Italiano, di alcuni circuiti e teatri – parlano di particolare sostegno a iniziative “multidisciplinari”, volte verso “l’’innovazione”, attente agli scambi con “realtà internazionali”, molto poco da noi si è fatto e si fa per lo spettacolo contemporaneo, se non come eccezione a una regola che vede la maggior parte degli investimenti convogliati altrove (e per fortuna ci sono anche le eccezioni fra i grandi teatri pubblici, in un quadro però per lo più desolato). Il teatro rimane un’’arte del diciannovesimo-ventesimo secolo, mentre poco si mette in atto per sostenere i tentativi di innovare linguaggi, modi di guardare, analizzare, immaginare la realtà, di inventare spazi all’altezza dei tempi per affrontare, con rinnovate forme di relazione, le domande che le arti e la vita pongono.
Per la cultura contemporanea, e in particolare per lo spettacolo contemporaneo, non c’’è stata attenzione a canali privilegiati di incremento che favorissero produzioni, progetti, ricerche, momenti di formazione, di residenze, sperimentazioni ai confini tra i linguaggi, sostegno a quegli organismi che spesso in modo del tutto privato (compagnie, network, centri indipendenti, teatri) hanno sviluppato una competenza notevole in questo settore.

Il confronto europeo
Tutto questo pone l’Italia in una condizione arretrata nel panorama europeo, dove strutture industriali ed altri spazi tipologicamente anomali dal punto di vista funzionale sono stati da tempo acquisiti dalle amministrazioni pubbliche, per trasformarli in centri multiculturali o specificamente teatrali, dotati di personale organizzativo qualificato a sviluppare impegnativi progetti artistici e culturali, diventando centri di sperimentazione e riflessione importantissimi, in territori che ritengono che parte della nuova ricchezza sarà creata dall’’innovazione culturale. I nomi riempirebbero numerose pagine: si pensi agli oltre venti teatri dedicati allo spettacolo contemporaneo a Bruxelles, a centri quali la Villette, il Beaubourg, il Palais de Tokio, per citare solo i più famosi di Parigi, eccetera, mentre Roma e Milano ancora non hanno uno spazio stabile del genere.

Per un nuovo sistema dello spettacolo
Ma la discussione non ha solo avanzato rilievi critici, che pure sono determinanti, né ha esclusivamente analizzato situazioni di “spreco della memoria”, come ha detto il regista Massimo Castri, parlando dell’incomunicabilità fra generazioni artistiche costrette, ogni volta, a disperdere il loro lavoro e a disperdersi in un nomadismo senza memoria. Il dibattito non ha solo analizzato vari assurdi, come quello del nuovo Centro per la sperimentazione teatrale della Sicilia, installato a Catania con un finanziamento europeo e affidato a Pippo Baudo (!) come “consulente in fase di progettazione”, senza curare curriculum specifici, competenze, conoscenze peraltro ben rappresentate sullo stesso territorio siciliano.
Dalle due giornate pratesi siamo usciti con la consapevolezza che bisogna iniziare a creare le condizioni per superare questa arretratezza, convogliando gli sforzi di tutte le forze di buona volontà; che è necessario provare a costruire le condizioni perché le esperienze diffuse sul territorio e quelle che possono nascere vengano valutate nel giusto modo, valorizzate, messe nella condizione di lavorare e svilupparsi, di incontrare la richiesta di un pubblico sempre più ampio, curioso, attento.
Chiediamo a tal proposito ai rappresentanti di forze politiche impegnate a livello nazionale e locale sui temi della cultura, a intellettuali e artisti, ad altri operatori del settore di riflettere su questi temi, sul ruolo strategico dello spettacolo contemporaneo, anche uscendo dai canali consolidati (organizzativi, legislativi, di finanziamento).
Proponiamo una serie di incontri, il primo dei quali da tenersi durante il festival Santarcangelo dei Teatri, la mattina del giorno 12 luglio (a partire dalle ore 10).

Per adesioni e informazioni ci si può rivolgere a Silvia Bottiroli, festival Santarcangelo dei Teatri, 0541.620876, silviabottiroli@libero.it.

Edoardo Donatini
Silvia Fanti
Mimma Gallina
Massimo Marino
Felicita Platania
Armando Punzo
Paolo Ruffini

AA.VV.

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