Verso una nuova convocazione Vecchio teatro nuove istituzioni

Un resoconto dell'incontro di Santarcangelo del 12 luglio a cura

Pubblicato il 20/07/2003 / di / ateatro n. 055 / 0 commenti /
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“Il gruppo di lavoro per lo spettacolo contemporaneo”, che si era informalmente riunito a Prato in occasione di “Contemporanea 03”, ha promosso un secondo incontro a Santarcangelo per approfondire i temi del documento elaborato (vedi ateatro 54) e in particolare per avviare – come ci si era proposti – una serie di incontri aperti che sollecitassero “i rappresentanti delle forze politiche impegnate a livello nazionale e locale sui temi della cultura, intellettuali e artisti, altri operatori del settore a riflettere su questi temi, sul ruolo strategico dello spettacolo contemporaneo, anche uscendo dai canali consolidati (organizzativi, legislativi, di finanziamento)”. La discussione, pur partendo dal tema specifico, si è di fatto allargata a temi più generali, cogliendo l’occasione della presenza e della disponibilità dell’onorevole Giovanna Grignaffini dei DS, esponente della Commissione Cultura della Camera dei Deputati) e di alcuni funzionari della Regione Emilia Romagna (unici – o meglio primi – obbiettivi raggiunti, per ora, del confronto auspicato).
La preoccupazione di fondo, sottolineata ancora una volta da tutti, è risultata quella che nel documento indicavamo come “l’avvenire della nostra scena, minacciata dalla superficialità, da mancanza di regole certe, da concezioni che vogliono la cultura direttamente produttrice di consenso, strettamente legata alla politica e alle sue alternanze, sempre più appiattita dal consumo televisivo”.
Da parte degli operatori, si è insistito sulla necessità che la cultura (e in particolare la cultura della contemporaneità) venga rimessa al centro della battaglia politica, come condizione di “tenuta” del tessuto democratico e di espressione delle giovani generazioni, appropriazione e condivisione di valori. Alla rappresentante DS si è chiesto di confermare questa centralità e collegare a questa dimensione di “alta” politica, le fondamentali questioni di riforma legislativa e definizione di competenze che riguardano il teatro di prosa.
A questo proposito si è ancora una volta sottolineata l’assoluta inadeguatezza dello strumento “FUS” (argomento più volte emerso negli incontri “Nuovo teatro vecchie istituzioni”), e la contrazione di finanziamenti che il settore ha subito nel tempo a livello statale e, da alcuni anni, anche a livello locale.
Si è anche sottolineata l’importanza di “vigilare” ed esercitare le necessarie forme di controllo e denuncia sui diffusi livelli di degrado istituzionale (e il più delle volte formalmente “legittimi”) che sta caratterizzando la situazione organizzativa del teatro italiano: dal “nuovo” regolamento (e dall’ampio margine di arbitrio che ha introdotto) alla gestione dell’ETI (con i suoi 5 consiglieri di amministrazione tutti di nomina governativa e i suoi “bandi” non proprio trasparenti), alla politica di molte amministrazioni locali sempre più orientate a contenere le forme di sostegno al teatro (e al teatro contemporaneo in particolare) e a proiettare la propria “politica culturale” verso la raccolta del consenso (grandi concerti, “eventi spot”: i vecchi assessorati “per la” cultura sono qua e là diventati assessorati ai “grandi eventi”), o anche significativi orientamenti o investimenti strutturali, spesso ignari di implicazioni gestionali.
La presenza di un unico interlocutore politico rappresentante dei DS e dei funzionari della regione Emilia Romagna ha portato a sottolineare da parte di molti la percezione di un calo di qualità, competenza e sensibilità politico-culturali, anche da parte degli amministratori della sinistra: sono state fatte insomma – e ascoltate con eleganza – molte critiche (e forse ne è stata taciuta qualcuna fra quelle emerse a Castiglioncello, ad esempio). Questo punto (cioè l’importanza dell’amministrazione locale per la “tenuta” del sistema democratico, e la sopravvivenza di quello teatrale, e il suo -presunto o reale – calo di tensione e qualità) è forse quello che è emerso con maggiore insistenza dalla discussione.
Da parte di alcuni operatori presenti, di fronte al rischio di un pessimismo poco costruttivo di molti colleghi, si è voluto sottolineare lo sviluppo e il forte valore innovativo di realtà “minori” in termine di dimensione aziendale, “provinciali” come collocazione, ma abbastanza diffuse a livello del territorio, come anche l’importanza e i risultati raggiunti attraverso collaborazioni informali (il modo di lavorare “a rete” che ha consentito in questi anni la realizzazione di importanti progetti anche a livello internazionale), infine l’affacciarsi al settore di giovani molto motivati e preparati a livello delle diverse professioni. E’ stata però sottolineata anche la “differenza” e la difficoltà di percepire le nuove modalità di espressione delle giovani generazioni (al di là dei generi e dei modi canonici) in assenza di strutture, mezzi etc. (tornando così al punto di partenza del gruppo di lavoro: i cui obiettivi non vanno comunque trascurati).
Indubbiamente i problemi sollevati sono stati colti con sensibilità e disponibilità (di cui credo si debba essere grati all’on. Grignaffini anche perché i nostri “cahiers de doléances” sono durati un paio d’ore), ma anche sottolineando alcuni limiti e difficoltà da parte politico-amministrativa non adeguatamente colte dagli operatori: in particolare l’obiettiva contrazione delle disponibilità finanziarie, statali e locali (che può forse far riflettere sulla opportunità di considerare la cultura e lo spettacolo nell’ambito di un ragionamento più generale di politica fiscale: solo un accenno in proposito che meriterà di essere approfondito), una lettura diversa del tanto odiato “consenso” (cioè la necessità di partecipazione). Dai funzionari della Regione Emilia Romagna è arrivata la significativa ricostruzione del rapporto conflittuale fra stato e regioni sulle questioni delle competenze, e anche la segnalazione delle difficoltà gestionali delle leggi regionali. Fra gli altri, è emerso il problema dell'”ascolto” del settore, cioè di come si debba e possa, pur confermando l’importanza fondamentale delle rappresentanze sindacali delle imprese (cioè le diverse articolazioni interne all’AGIS), individuare, almeno a livello della discussione politica generale, anche forme meno mediate, che costituiscano un’espressione più diretta di operatori, artisti, gruppi e delle diverse generazioni.
In coda (e nei corridoi, cioè al ristorante), è emersa la proposta di promuovere per novembre un prossimo appuntamento di “Vecchio teatro nuove istituzioni” (a proposito di rappresentanza informale ma reale!) che sia incentrato proprio sul CONFRONTO FRA OPERATORI TEATRALI da un lato (artisti, organizzatori), e POLITICI E AMMINISTRATORI dall’altro.
Potrebbe essere per novembre (forse a Castiglioncello: Massimo Paganelli ha rinnovato la sua disponibilità ad ospitare la “convention”); dovrebbe, grazie anche all’aiuto di Grignaffini per DS e Ulivo, poter contare su presenze al massimo livello, e affrontare i problemi emersi (e da precisare), a partire dal ruolo della cultura nella politica, per arrivare al rapporto fra teatro e amministrazioni locali. Un piccolo spazio potrebbe anche essere dedicato a ricostruire come e perchè si creò negli anni Settanta il processo che portò allo sviluppo esponenziale del settore (e alla nascita delle politiche culturali locali): forse capendo di più di quegli anni, riusciremo a gestire meglio questi.

Mimma_Gallina

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