Le recensioni di “ateatro”: La Tempesta di William Shakespeare

Regia di Antonio Latellla

Pubblicato il 11/12/2003 / di / ateatro n. 061 / 0 commenti /
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Antonio Latella costruisce la regia del suo ennesimo Shakespeare, La Tempesta su una intuizione acuta, anche se non nuovissima, e sulla sua immediata critica. L’intuizione – che riprende la celeberrima interpretazione «in soggettiva» dell’’Amleto da parte di Gordon Craig – consiste nel filtrare il testo attraverso le fantasie del protagonista, il mago Prospero, impersonato da una interprete del calibro di Anna Maria Guarnieri. Nelle intenzioni registiche, Prospero è un’’attrice che regala il suo addio al teatro e alle sue innocue magie, e non un doppio del regista-demiurgo come nella storica messinscena strehleriana. Romanticamente, l’’isola fantastica dove si ritrova esiliato il Duca di Milano con i suoi Ariele (Fabio Pasquini) e i suoi Calibano (Danilo Nigrelli) diventa una fantasticheria che nasce – come i deliri cavallereschi di Don Chisciotte – da un eccesso di letture: i troppi libri che la stizzita protagonista getta disordinatamente dal proscenio in platea all’inizio dello spettacolo hanno infiammato la sua immaginazione fino al punto di trasformare la sua vita in un gioco solitario, nella regressione verso l’infanzia.
La critica è una immediata conseguenza di questa impostazione, una risposta alla gratuità di questa deriva fantastica. Perché l’isola selvaggia e incantata non è altro che la camera dei giochi di un bambino annoiato, e Prospero si rivela una sorta di Alice costretta a inventarsi il proprio paese delle meraviglie, una stanza tutta per sé dove trastullarsi con i suoi balocchi. Ecco dunque con una serie di godibili trovate Miranda (Silvia Ajelli) diventare una graziosa bambolina, la statuetta che gira su se stessa come quelle che sovrastano i carillon. E poi, nella fantasiosa e colorata scena e nei costumi inventivi di Emanuela Pischedda, un gigantesco orso di pezza, due soldatini di piombo, un improbabile bambolone con salvagente rosso e sorrisone, due mascheroni gialli e rossi, un drago da capodanno cinese, e il pavimento della scena trasformato nel bersaglio di un gigantesco gioco di freccette…
Una lettura di questo genere, che ridicolizza le pretese dell’Io creatore, spingendo il delirio di onnipotenza registico verso la regressione infantile dell’attore, non può ovviamente rendere conto della ricchezza del testo e delle stratificazioni del suo mondo. Sono diversi (e troppo numerosi) gli elementi del testo shakespeariano che recalcitrano a rientrare in questo adattamento, malgrado i tagli e il ritmo impresso allo spettacolo dalla regia e da un cast atleticamente volonteroso. Operata questa radicale riduzione del testo a un’ora e mezzo di spettacolo, poi, resta difficile comprendere perché sia oggi davvero necessario riprendere un’’opera vecchia di qualche secolo, solo per costruire un divertissement che il pubblico mostra di apprezzare per le invenzioni giocose, la sorpresa e i mille colori, ma che Shakespeare alla fine lo sfiora appena. La stessa Anna Maria Guarnieri, che si offre con grande disponibilità e la consueta padronanza di mezzi tecnici, non riesce a immettere nel suo Prospero un’energia che vada oltre la fredda perfezione di una marionetta, anche lei intrappolata nel suo teatro di burattini.

La Tempesta
da William Shakespeare
Adattamento e regia di Antonio Latella
Produzione Teatro Stabile dell’Umbria
Roma, Teatro Eliseo

Oliviero_Ponte_di_Pino

2003-12-11T00:00:00

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