Ballare a Berlino

Tanznacht & Tanz made in Berlin

Pubblicato il 11/01/2004 / di / ateatro n. 079 / 0 commenti /
Share

Il meglio dei giovani coreografi berlinesi tutto in una notte, dalle 18 all’’alba in una non stop che non poteva che chiamarsi “Tanznacht”. Ci siamo andati sabato 11 dicembre 2004 per osservare un panorama in continua evoluzione e avere il polso di come si danza in una delle più frizzanti capitali europee. Ospitata nella sede dell’’Akademie der Künste, edificio austero immerso nel verde, la notte berlinese della danza è un’iniziativa nata nel 2000 e poi riproposta con successo ogni due anni. Occasione preziosa per un incontro e un confronto fra artisti, produttori, organizzatori e giornalisti, Tanznacht si è affermata come un evento importante nella vita culturale di Berlino ma anche come un network per stimolare la circuitazione di coreografi più o meno emergenti. Nel corso della maratona viene anche distribuito il catalogo dei coreografi e delle compagnie, uno strumento utilissimo organizzato in ordine alfabetico in cui di ognuno viene fornita la biografia, le produzioni attuali, il repertorio e i progetti futuri. Alla fine del volumetto c’è l’indirizzario con tutti i contatti dei coreografi e delle compagnie di stanza a Berlino, dei teatri e luoghi culturali e dei festival. Sfogliandolo scopriamo ben 9 danzatori italiani che lavorano nella capitale tedesca.
Il successo ottenuto nelle due edizioni precedenti ha reso possibile un ampliamento della vetrina costituita da Tanznacht ed è nato un festival nel festival, Tanz made in Berlin, dal 2 al 12 dicembre in 7 spazi diversi tutti consociati per sostenere l’evento, con 14 compagnie e 8 prime assolute.
Tanz made in Berlin è diventato così un marchio che sostiene la giovane danza berlinese e favorisce nuove produzioni o esperimenti coraggiosi come la neo nata Coop 3 Plus, un progetto di coproduzione fra coreografi dell’Europa dell’Est e di Berlino per creare un dialogo tra spiriti ed estetiche spesso differenti, entrambe caratterizzate da estrema professionalità e rigore creativo ma l’una più empatica ed emozionale, lacerata da un’eterna nostalgia e da un soffuso dolore, l’altra più cerebrale e attenta al farsi corpo del pensiero.
Il ventaglio a disposizione dell’osservatore è stato ampio: Two Fish, Christoph Winkler, Martin Nachbar, Cie.Toula Limnaios, Tanzcompagnie Rubato, NTTL, Anna Huber e Kristina Lhotàkòva, Trava, Thomas Lehmen e Mart Kangro, Wilhem Groener e Katrin Essenson, Laborgras, David Hernandez, Lìgia Soares, Joanna Dudley & Juan Kruz Diaz De Garaio Esnaola, Frédèric Gies, Isabelle Schad, Nuno Bizarro, Bruno Pocheron, Anja Hempel, Riki von Falken, Luc Dunberry, Christina Ciupke, Juan Dominguez, Felix Ruchert, Jochen Roller, Wilhem Groener, Alex B, Hans-Werner Klohe, Ami Garmon, Eszter Salamon.
In quattro giorni di immersione piena nelle performances dei giovani berlinesi, comprese mattinate alla Sophiensaele per assistere alle prove di nuove coreografie, l’impressione è che realmente esista una sorta di “Berlin style”, ossia che questi giovani crescendo insieme e confrontandosi continuamente, in un clima più collaborativo e leale di quello italiano, abbiano individuato una linea di ricerca collettiva, spesso a scapito di una maggiore creatività e originalità individuale. Tappeti sonori fatti di rumori e ritmi distorti, movimenti sincopati e molto minimalisti, abiti quotidiani e tanta, tanta parola, una parola che dà l’impressione di inondare lo spettatore per raccontargli quello che forse la danza da sola non ha la forza di dire. Ma si tratta, crediamo, di un’illusione perché poi, quando ad esprimersi è solo il corpo ecco che le emozioni arrivano forti e dirette.

Two Fish.

Ci sono dei tentativi molto interessanti, come la ricerca condotta dai Two Fish che in Irre e ancora di più in Christiane Müller zieht um, per 15 spettatori in un appartamento, cercano di creare una totale continuità fra il quotidiano e l’azione artistica presentata come un tutt’uno di dialogo e movimento in cui si vuol arrivare ad una vera confidenza con lo spettatore non più solo osservatore esterno ma energia presente e dialogante con i danzatori. Il percorso è buono, i risultati invece sono poco convincenti, in particolare per Irre, spettacolo scontato e gratuito che ha momenti anche divertenti ma con un ritmo troppo blando e senza verve. In questa direzione è stato sicuramente valido The application, il lavoro di Juan Dominguez presentato nel corso del Tanznacht, una riflessione comica sulla fatica di creare uno spettacolo senza avere alcuna idea in merito. I danzatori/attori dialogano e i loro pensieri più intimi appaiono scritti su di una lavagnetta magnetica. Autoironico e scanzonato è un work in progress che attraversa i dubbi, i progetti, il lavoro a tavolino e le improvvisazioni da fissare, secondo alcune delle più consuete modalità di creazione di una performance. Nella stessa linea lavora anche Jochen Roller, a Tanznacht con un estratto da Perform performing una triologia sul senso/nonsenso di considerare la danza come una professione. Applicando alcuni assunti dell’economia neo-liberale, della pubblicità e della sociologia, il danzatore calcola il costo medio del suo spettacolo e suggerisce divertenti spunti sui benefit della danza per la società contemporanea. Siccome finisce due minuti prima del previsto è disponibile a rimborsare gli spettatori di alcuni centesimi di euro! Tante parole e gesti minimal anche nella prova di Ligia Soares, laureata in economia che racconta la sua storia, il suo percorso di studio e di lavoro fino ad arrivare alla grande passione per la danza, alle difficoltà economiche e non solo che questa scelta professionale comporta perché la fatica nel trovare sovvenzioni per produrre con serenità è ormai una situazione diffusa con cui anche la ricca Germania si sta scontrando.
Il dramma dei tagli pubblici alla cultura si può toccare con mano, e in proposito sono particolarmente significative le note che si leggono nel breve saggio dal titolo “Perpetuum mobile” che la giovane critica Costanze Klementz scrive nell’introduzione del catalogo sui coreografi e le compagnie.
Nella nostra esplorazione ci siamo imbattuti anche in performances di grande raffinatezza come Double sens di Cie. Toula Limnaios e Triple bill di Christoph Winkler.

Toula Limnaios.

Toula Limnaios si è formata a Bruxelles e dal 1997 vive a Berlino dove ha fondato una sua compagnia collaborando con danzatori e musicisti, nel 2003 ha aperto un suo teatro, Halle, uno spazio che si è fortemente consolidato nell’arco di un solo anno. Il suo Double sens è un viaggio poetico tra anima e corpo in cui ogni cosa non è quel che sembra ma si trasforma in altro da sé nella magica relazione con un altro corpo. E la metamorfosi si dà nella magia di penombre e velari, tra lunghi pantaloni pronti a diventare gonne, maniche ondulatissime e abiti che non ricoprono corpi ma li creano, nuovi e fantastici, senza soluzione di continuità e con la delicatezza di un soffio.

Christoph Winkler.

Winkler lavora a Berlino dal 1998 e ha creato più di 20 performances fra assolo e di gruppo, ha partecipato alla Tanzplattform Deutschland nel 2002 e nel 2004, è stato ospite di molti festival internazionali e ha lavorato in residenza al Tanzfabrik Berlin, e a Nancy mentre il suo penultimo spettacolo Homo sacer è stato realizzato nell’ambito delle celebrazioni della danza alla Maison de la Dance a Lione. Trilogia molto varia, Triple Bill parte con un assolo ispirato alla figura dello scrivano Bartleby, con giganteschi cuscini trasparenti che si muovono nell’aria, e prosegue con il meno convincente The Long Song, fitto di dialoghi tra un gruppo di personaggi alle prese con la difesa personale e i sistemi di protezione elaborati dalle pubbliche istituzioni. A conclusione una coreografia di grande effetto con 8 danzatrici in scena per un pezzo ispirato agli scritti di Michael Foucault sulla sessualità. Sexualität und Wahrheit pt1 ruota attorno ad una domanda/provocazione: “perchè gli europei non conoscono l’amore ma amano tanto la conoscenza?” con uno sfondo blu e uno spazio privo di scenografie, solo qualche immagine video proiettata, le danzatrici si incontrano e i loro corpi si misurano prima con piccole schermaglie e poi con vigore e forza, costruendo relazioni d’intesa. Sembra proprio che il meglio di sé Winkler lo dia nelle forme più tradizionali e non nel confronto con la parola.
Una tappa fondamentale per completare la panoramica resta il festival TANZTAGE BERLIN in corso fino al 14 gennaio alla Sophiensaele, giunto ormai alla sua 14^ edizione. Si tratta di una delle più vivaci realtà di scouting in cui ci siamo imbattuti, due settimane in cui coreografi giovanissimi, appena usciti dalle scuole o neppure mai entratici, incontrano il pubblico nel corso di performances di breve formato. Un’organizzazione ottima, firmata Barbara Friedrich garantisce una vetrina originale e frizzante, onesta e di grande livello con esordienti che spesso sono delle vere promesse.

Mara_Serina

2004-01-11T00:00:00

Share



Tag: Berlino (2), danza (17)


Scrivi un commento