Il futuro dell’ETI

Risposta alla lettera aperta dei dipendenti

Pubblicato il 24/01/2004 / di / ateatro n. 063 / 0 commenti /
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Credo opportuno dilungarmi nel rispondere alla lettera inviata dai dipendenti dell’Eti al Ministro Urbani, al C.d.A. che presiedo ed al Direttore Generale, dell’Ente (che è giunta involontariamente ad alcuni giornali), nonché ai numerosi organi di stampa che hanno pubblicato inchieste e dossier sulla situazione teatrale italiana, analizzando anche lo stato di salute dell’E.T.I., definito comatoso, e annunciando veri guai e la dismissione dei teatri gestiti, accordi già firmati o in procinto di firme, sempre relativi alla cessione della Pergola di Firenze e del Valle di Roma. La mia risposta è lunga per due motivi: primo per esplicitare, in maniera inequivocabile, la posizione del C.d.A. e poi per esternare ai dipendenti dell’Ente il mio lieve disappunto per la marginale considerazione alle delucidazioni esposte nel corso dell’Assemblea del 23 dicembre; delucidazioni che rispecchiavano il pensiero del Ministro Urbani col quale avevo avuto un breve ma inteso colloquio nella prima mattinata, confermate dal Capo di Gabinetto Prof. Squitieri e poi ribadite con fermezza da tutti i signori Consiglieri di Amministrazione.
Ritenevo che il lavoro svolto e le scelte intraprese per superare il grande disagio dell’Ente dovuto a difficoltà economiche e regolamentari oggettive, comuni a molti settori produttivi del Paese, fossero una buona base per un rapporto di reciproca fiducia.
Da vecchio sindacalista comprendo le Vostre agitazioni, lo stato di malessere, la preoccupazione per l’eventuale ridimensionamento se non la soppressione dell’Ente per il quale avete lavorato con abnegazione ed impegno. Ma speravo che le situazioni di incertezza e gli interrogativi potessero essere momenti di discussione interni senza il coinvolgimento di categorie di operatori che non sempre, per oggettive preoccupazioni finanziarie, sono disinteressati, soprattutto in momenti, come l’attuale, di grave difficoltà.
Ancora una volta ripeto che tutte le illazioni e presunte notizie circa le DISMISSIONI DEI TEATRI PATRIMONIO DELL’ENTE SONO ASSOLUTAMENTE INFONDATE: PROGETTI FANTASIOSI DI PERSONE CHE DANNO CORPO AI LORO MIRABOLANTI SOGNI DESTINATI- CITANDO MONTANELLI – “A MORIRE ALL’ALBA”.
Se il Presidente del Teatro di Roma, in presenza dell’onorevole Sindaco già con delega allo Spettacolo, rilascia dichiarazioni sul futuro del Valle e se un solerte ma male informato Consigliere Regionale di Firenze – del resto smentito subito dall’architetto Zoppi – Assessore Regionale alla Cultura, sia sui quotidiani che nella conversazione telefonica da me richiesta, fa interrogazioni per quanto riguarda l’acquisto della Pergola, non vedo motivo di preoccupazione perché il fatto non sussiste né trova rispondenza in alcun atto ufficioso o ufficiale, soprattutto dopo le assicurazioni dei componenti del C.d.A. e del Ministero per i Beni e le Attività Culturali. Semmai bisogna allarmarsi per l’evidente disegno volto a delegittimare l’attuale C.d.A. per poi smembrare l’Ente invocando l’emergenza.
Per la Pergola ed il Valle i progetti che si stanno valutando vanno nel senso diametralmente opposto alle “voci” e sottolineo “voci” che circolano a ruota libera e che sono dispensate ad arte non certo per difendere posti di lavoro che, ripeto, ancora una volta per il Signor Ministro, per il Sottosegretario e per il C.d.A. dell’E.T.I., sono intoccabili.
Per la Pergola e per il Valle si sta studiando la possibilità di creare due spazi teatrali dedicati al Teatro di Ricerca ed alla drammaturgia europea contemporanea integrando le attuali stagioni teatrali; sia per la Pergola che per il Valle a partire dal II semestre 2004, si prolungheranno i periodi di programmazione per le compagnie e si darà corso a progetti speciali che non comportino onerosi investimenti; per il Valle inoltre si sta valutando un progetto per il condizionamento dell’aria che consentirebbe l’utilizzo del teatro anche nella stagione estiva e la ricostruzione della buca dell’orchestra per ospitare il teatro musicale contemporaneo e per il ritorno dell’opera musicale comica del 700: in sintesi l’indirizzo è di incrementare la programmazione dei due teatri storici per ridurre l’incidenza delle spese generali che determinano il deficit. Se poi dovesse verificarsi che per effetto della devolution o, per effetto di esercizio di un potere dai contorni ancora molto pallidi, il teatro dei capoluoghi dovesse passare ai Comuni, allora l’Eti potrebbe essere il punto centrale di coordinamento di un nuovo assetto teatrale nazionale.
2° punto della lettera.
Una cosa è affermare che i due teatri in oggetto non saranno dismessi a meno di un legale perentorio diktat ed altra cosa , del tutto diversa e di altro tenore amministrativo ed anche culturale, è dichiarare che nei due teatri forse esiste un ESUBERO di personale in relazione alle effettive necessità di spazi destinati all’ospitalità e non alla produzione.
In tal senso bisogna aver la coscienza di riconoscere gli errori organizzativi per porvi rimedio e per cercare tutte le strade possibili per un necessario riassetto economico delle strutture. E si badi bene: ciò proprio per salvare le strutture ma, soprattutto, per salvaguardare il livello occupazionale delle stesse. In questa direzione vanno gli sforzi del C.d.A.. Se si è in buona fede – passato il primo momento di comprensibile sbandamento, non si può generare allarme o confusione per false notizie da un lato e piani di risanamento amministrativo dall’altro, piani che vogliono proteggere essenzialmente i lavoratori sia per il presente sia per il futuro. Se si è in buona fede non ci può essere confusione fra dichiarazioni del Presidente non di “RITO” come sbagliando si è scritto, ma fortemente “SENTITE” e la comparsa in bacheca di un bando di selezione per l’assunzione temporanea di due nuovi dipendenti: il bando sarebbe prova di non voler dismettere ma di potenziare i teatri.
Punto terzo
Il Bilancio Preventivo del 2004 prevede solo la possibilità, per il momento, di intervento sui quattro teatri gestiti in quanto per le vigenti leggi – attentamente e giustamente ottemperati dalla Direzione e dagli Uffici Amministrativi – nei bilanci degli Enti Pubblici si possono segnare ENTRATE CERTE PARI al contributo ministeriale dell’anno precedente – 2003 – e le uscite debbono risultare in pareggio con le entrate. Dati gli aumenti dei costi di gestione, le attuali entrate certe vanno a coprire i capitoli delle spese obbligatorie ed i deficit previsti per i teatri gestiti. Ciò non significa – come riporta un quotidiano del 24 dicembre che, per l’anno 2004, non ci saranno fondi per l’attività distributiva che ha costituito il “nerbo” delle funzioni dell’Ente per almeno 40 anni: zero Euro per i circuiti, zero per il Teatro di Ricerca e zero per il Teatro Ragazzi. Il quotidiano riporta con precisione cifre e parole presenti anche nella vostra lettera.
Non è forse troppo presto per enucleare catastrofiche previsioni?
Non è forse troppo intempestivo non usare “aristotelica prudenza” nell’emettere giudizi che possono essere interpretati come “negativi” sull’operato del C.d.A. che da tempo lavora a costruire “un’immagine significativa dell’Ente” senza aver bisogno di suggerimenti o spinte né interventi di garanti che limitino l’autonomia dei Consiglieri?
Non è forse inesatto dichiarare che ci sono euro zero anche per i Percorsi Internazionali che di solito fanno parte dei “progetti speciali” che vengono approvati successivamente e attribuiscono fondi diversi che il contributo ordinario? Una informazione generica e parziale ha suscitato giudizi che esulano dalla preoccupazione, legittima, dell’occupazione e della qualità del lavoro.
L’attuale C.d.A. non nega quelle iniziative che “più progettuali e meno distributive hanno segnato il passaggio negli ultimi anni ad una trasformazione dell’Ente da distributore a promotore del Teatro Italiano” anzi attraverso i progetti speciali cerca di salvaguardare e ampliare il livello e i risultati sin oggi raggiunti. Il C.d.A. deve, d’altro canto- data l’evidente carenza di fondi, dettare delle priorità e queste le ha dichiarate scegliendo di investire le risorse disponibili nell’attività ordinaria dei teatri direttamente gestiti, tutelando quindi il proprio personale e le numerose professionalità impegnate.
La promozione e diffusione del Teatro e della Danza in Italia ed in Europa è problema che riguarda la strategia della politica teatrale dell’E.T.I. di cui si parlerà dopo le necessarie consultazioni e concertazioni con le categorie dello spettacolo; dopo lo studio di eventuali suggerimenti della Direzione Generale e dei Dirigenti, dopo le scelte programmatiche ministeriali ma, soprattutto, dopo le ampie analisi fatte dal C.d.A. che è l’organo sovrano che decide- in piena autonomia – le proposte di attività fattibili e necessarie fatte dal Presidente (art.10 del nuovo Statuto) – per i prossimi due anni. Ma anche ammesso che temporaneamente –foss’anche per una sola stagione – non si riuscisse a dar corso alle tradizionali attività distributive, non sarei riduttivo nel valutare l’importanza della gestione dei quattro teatri dell’E.T.I., gestione che permette di mantenere il livello di occupazione dei 4 teatri stessi e di consentire ad una sessantina di compagnie – per lo più private- storicamente, organizzativamente ed artisticamente importanti, di essere presenti a Roma, a Bologna ed a Firenze.
Per tali compagnie trattasi di occasione unica, considerando l’impossibilità delle stesse ad essere ospitate nelle sale dei teatri stabili per la felice “intuizione” degli stessi che hanno da tempo attuato la consuetudine dello scambio di produzioni, per una riscoperta culturale e mai mercantilistica, del più che millenario principio del Baratto! La dismissione del Valle e della Pergola e la soppressione dell’E.T.I. – considerato in tali casi ENTE INUTILE, (solo perché toglie allo Stato la somma enorme di circa 10 milioni di euro di cui la metà va a coprire le spese per il personale) comporta che una parte del pubblico romano, fiorentino e bolognese non potrebbe assistere a spettacoli che spesso sono tra i più interessanti e belli della stagione teatrale.
Ma cosa ancora più grave che molte delle suddette compagnie private non potrebbero progettare decenti periodi di programmazione con grave disagio per aumento di costi di allestimento e con grande nocumento per l’occupazione di attori, tecnici, registi,scenografi e addetti a produzioni di scene e costumi.
Inutile dire che l’E.T.I. – anche in questa malaugurata, ma possibile situazione, non sarebbe un ente inutile: l’Ente fa cultura e la cultura, si sa, (che) costa, ma l’incultura – per dirla con Maurizio Scaparro – costa molto di più. Le Biblioteche e i Musei non sono attivi dal punto di vista economico. Per questo sono inutili? Non credo che lo si pensi; ma allora perché lo si vuole affermare per i Teatri gestiti dall’E.T.I.?
Si sa che c’è del “marcio” in Danimarca, dove per marcio forse s’intende disegno politico, interesse di parte o volontà di potere! La gestione del teatro, gli sforzi per dare forte immagine culturale e di impegno civile e socioeconomico all’Ente Teatrale Italiano non è esercizio di potere da parte del presente Consiglio di Amministrazione ma, solo doverosa volontà di “servire” il teatro e la danza italiana in Italia ed all’estero. Con trasparenza e con competenza e senza divisioni ideologiche del passato. Siamo- e lo dico con orgoglio scevri di “servo encomio”. Ciò non significa che non possiamo commettere errori, fare degli sbagli. L’importante è che noi non si perseveri nei possibili umani errori. Per fortuna tutti, dico tutti, i rappresentanti dei sindacati nazionali e territoriali, hanno compreso, creduto e approvato con diverse motivazioni, ciò che ho chiarito nella seduta dell’8 c.m. sul comportamento del C.d.A. , e su probabili programmazioni che stiamo ipotizzando.
E’ evidente che le proteste del mondo del teatro sono uno stillicidio quotidiano e le categorie lanciano i loro strali dalla vicina Agis. Con tutto il giusto e grande rispetto per le categorie aderenti all’Agis, purtroppo debbo a malincuore affermare che le proteste avvengono sempre in momenti di difficoltà economiche anche per esperienza personale credo che non si tenga conto che tutto il settore produttivo è in grande crisi e che dopo il settembre del 2001 c’è stata una recessione economica che ha investito il mondo. Le attività culturali risentono forse per prime i contraccolpi dell’economia globalizzata: in questi casi bisogna con intelligenza e tempestività riguardare e ridimensionare momentaneamente progetti e piani. Anche noi operatori teatrali artigiani o artisti che siamo, dobbiamo tener conto della situazione economica del paese e studiare mezzi e produrre idee per sopportare e poi superare la crisi. Non è posizione conservatrice questa mia e del C.d.A. ma solo di visione aderente alla realtà: “concretismo” direbbe Salvemini ma resta intatta la volontà e l’impegno a modificare le situazioni negative in tutti i modi possibili e consentiti ma senza inutili allarmismi che lasciano il tempo che trovano. La mia cinquantennale esperienza di regista ed impresario– la mia partecipazione decennale a direttivi dell’Agis ed alla presidenza di un importante festival italiano, mi spingono a considerare con attenzione i processi storici dello spettacolo negli ultimi quarant’anni : ci sono stati momenti difficili, ci sono stati momenti in cui si è gridato alla morte del teatro. Il teatro non muore per mancanza di fondi, muore – se muore – per mancanza di idee, per mancanza di coraggio, per mancanza di ricambi generazionali, per asservimento al Potere Politico del momento a volte nemmeno richiesto dal potere stesso.
No, inutile nasconderlo: noi teatranti vecchi e nuovi non siamo eroi, borghesi- ben s’intende. Forse solo dal 65 al 75 lo fummo smentendo Brecht: il teatro di allora aveva- come quello di oggi ha bisogno di eroi coscienti, nel significato di consapevoli della realtà che li circonda.
Di operatori che guardano e pensano futuro.
Dopo anni di attività io consiglierei di stringere i denti per il momento ma, facendo l’impossibile, per portare avanti dei sostanziali cambiamenti nel settore e di prepararci ad una sacrosanta Vertenza Internazionale che dovrebbe riguardare, oggi, lo stato di disagio della cultura in Europa.
Pensiamo a ciò che avviene anche in altri paesi, come in Francia dove sono state annullate importanti e storiche rassegne a causa della grave crisi economica che non garantiva possibilità di lavoro ai numerosi precari dello spettacolo.
Bisogna rivedere tutto il sistema teatro-Italia, bisogna avere il coraggio di fare delle scelte anche impopolari per il reale sviluppo e rilancio del teatro, della danza e della musica nell’Italia del nuovo millennio.
Ed allora bisogna osservare, analizzare e nel caso giudicare anche con l’apporto delle categorie imprenditoriali e professionali i bilanci delle Fondazioni liriche, dei Teatri Stabili pubblici e privati di alcune istituzioni cinematografiche.
Così si potrà discutere con ampia visualità al bilancio economico, non certo esaltante dell’E.T.I., la più importante istituzione pubblica del Teatro in Italia.
E, nel contempo, valutiamo anche i risultati che nella promozione ed educazione del pubblico questi enti – pubblici o privati che siano-, presentano.
Il presente C.d.A. dell’E.T.I. è pronto a tale disanima, come credo siano pronti i circuiti di distribuzione dello spettacolo dal vivo, il cui merito, in passato e ancor più in futuro, se ci sarà la devoluzione, è stato notevolissimo e determinante ai fini di uno sviluppo culturale.
Le altre istituzioni sono anch’esse pronte?
La molteplicità di esperienze e conoscenze teatrali di questo C.d.A., costituiscono un ideale telaio per un tessuto culturale comune su cui ridisegnare i contorni di un’istituzione di fondamentale importanza qual è oggi l’Ente Teatrale Italiano: un Istituzione senza barriere ideologiche disciplinata e caratterizzata da una continuità di azione sì da costituire una vera e propria catena di montaggio di idee, progetti, di fatti d’arte che incontrino l’attenzione e l’interesse di un pubblico che oggi dovrà essere rieducato alla Cultura, al Teatro: un’istituzione di cultura sì, ma a misura dell’uomo moderno che guarda e pensa “futuro” senza tradire la propria identità, senza dimenticare origini e tradizioni.
Una istituzione che possa inserirsi e competere con le istituzioni europee nel processo di interscambio socio culturale che è condizione essenziale a che si costituisca una vera e salda Unione Europea, unione che non può fermarsi né svilupparsi solo con la moneta unica e leggi doganali e fiscali: dal ‘300 ad oggi è l’Arte che unisce i cittadini del e nel mondo.
Noi ipotizziamo, anche sulle scorte di un passato più o meno recente e facendo tesoro delle indicazioni che ci vengono dagli ultimi anni di gestione una Istituzione che, seguendo i consigli del Signor Ministro ne potenzi lo sviluppo anche attraverso la ricerca di nuovi linguaggi, di nuovi progetti mirati e nella prospettiva di una integrazione europea forte di una identità civile, artistica, etica e filosofica.
Perché è essenziale che l’attività dell’Ente, anche per smentire alcune generiche critiche, si svolga attraverso ben precise finalità, ben disegnati progetti che ne esaltino la funzione e che deve mirare al miglioramento della qualità del servizio che dobbiamo dare al pubblico europeo per il Teatro e la Danza, a rendere vivo, vitale, propositivo l’Ente anche nell’ottica di mediazione e riequilibrio fra Nord e Sud d’Italia. Solo così potremo dare senso e spessore culturale ai fini istituzionali ed agli indirizzi che il Ministro ha voluto consegnarci nella Sua Nota del 9/5/2002. all’atto del nostro insediamento.
E partendo da questi principi mi permetto di esporre alcune linee o punti progettuali che fanno riferimento alla suddetta Nota e che ci vedranno impegnati nei prossimi due anni in cui speriamo che si arrivi alla programmazione della legge per lo Spettacolo dal Vivo, frutto di impegnativo ed attento lavoro da parte dei componenti la Commissione Cultura del Parlamento, ed alla definizione dei rapporti scaturiti dall’applicazione dell’articolo 117 del Capitolo V della Costituzione. Per quanto riguarda i progetti futuri, fermo restando tutte le attività tradizionali di programmazione e promozione svolte dall’Eti – teatro di ricerca, teatro classico, teatro ragazzi – cercheremo di ampliare il nostro operato verso l’Europa e i Paesi del Mediterraneo attraverso scambi continui, tanto per la danza che per il teatro, attraverso il principio di reciprocità in collaborazione con il Ministero degli affari esteri. Cercheremo altresì, di incrementare l’utilizzo di siti storici e archeologici in particolare durante i mesi estivi; grande attenzione, infine, alla nuova drammaturgia italiana contemporanea quale fucina della scena di domani.

Domenico_Galdieri

2004-01-24T00:00:00

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Tag: Ente Teatrale Italiano (38), ETI (39)


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