Una proposta del sindacato sul futuro dell’ETI

Una riflessione sulle ragioni dell’esistenza di un organismo pubblico nazionale per la promozione del teatro italiano in un contesto europeo

Pubblicato il 18/03/2004 / di / ateatro n. 066 / 0 commenti /
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La riflessione del sindacato si inserisce nel contesto delle estese trasformazioni che toccano il settore dello spettacolo e più in generale della cultura. Nello scenario italiano occorre interrogarsi sulla fisionomia e sui ruoli delle istituzioni a tutto campo, tenendo conto che negli ultimi venti anni abbiamo assistito a fenomeni che hanno inciso fortemente sul settore culturale, spingendolo progressivamente fuori da una dimensione tendenzialmente autoreferenziale e portandolo ad interagire con aspetti della società tradizionalmente percepiti come altro da sé, come l’economia, il mercato, le logiche gestionali, l’evoluzione tecnologica, la comunicazione. Le istituzioni e le industrie di produzione di contenuti di cultura sono protagonisti di questo processo che ha portato via via a modificare ruoli, professioni, saperi.

Ci troviamo oggi ad affrontare un dibattito che impone un chiarimento sul senso e sul ruolo dell’Ente Teatrale Italiano, di fronte al quale come lavoratori e cittadini ci sentiamo in dovere di esprimere un punto di vista ed un contributo di idee.

Crediamo che non siano solo le pur legittime e valide ragioni di tutela sindacale quelle che ci spingono a difendere l’ETI dal rischio di una sua scomparsa, né tantomeno le logiche della pura conservazione, il cui destino è spesso solo un lento declino per asfissia.

Le questioni centrali per il dibattito sono, a nostro avviso, le seguenti, tra loro evidentemente collegate:

– l’identità dell’Ente Teatrale Italiano: la sua missione, le competenze attuali e future, le professioni.
– l’assetto istituzionale: la rappresentanza, la democraticità, il conflitto di interessi.

L’’IDENTITA’ DELL’ETI

Parte integrante della produzione di cultura, lo spettacolo è anch’esso uno degli strumenti dello sviluppo economico, del quale contribuisce a determinare la rapidità e lo spessore sociale. Lontano da qualsiasi equivoco di sovrapposizione di funzioni con altre istituzioni centrali o periferiche, l’ETI ha la possibilità, nell’esercizio della sua autonomia, di svolgere funzioni altamente specifiche al servizio del teatro, compiendo in via definitiva il passaggio da una pratica fortemente distributiva ad una più attenta interpretazione delle finalità di diffusione della cultura teatrale e realizzando forme di promozione nei territori e a livello internazionale, esemplari in termini di sussidiarietà e rappresentatività.
La funzione di raccordo nel concorso tra Stato, Regioni e Enti locali può essere esercitata dall’ETI nel generale ridisegno del sistema teatrale nazionale attraverso il metodo della concertazione e della pianificazione integrata, il più indicato per fare sviluppo; in questo quadro l’ETI può essere il fattore catalizzante nell’interazione tra operatori culturali nei territori, enti locali e investimenti statali, soprattutto mettendo in rete le azioni locali che si distinguono per qualità e rilevanza nazionale, favorendo il “fare sistema”. Non si tratta mai per l’Ente di “gestire direttamente”, ma di creare le condizioni per l’ottimizzazione delle attività degli operatori, fornendo un punto di vista e una capacità di riequilibrio che solo una posizione centrale può garantire. Il Progetto Aree Disagiate (premio 100 Progetti al Servizio del Cittadino) rappresenta un interessante modello già sperimentato, con buoni risultati e soddisfazione generale del sistema, proprio perché ha dimostrato come sia effettivamente praticabile la cosiddetta pianificazione “bottom-up” , pur se esercitata da un ente nazionale, su fondi dello Stato, attraverso il coinvolgimento delle strutture sul territorio, la pratica della mutlidisciplinarietà, l’approccio di contesto, la considerazione del teatro come fenomeno di aggregazione sociale e di crescita economica e di sviluppo.
In questo quadro crediamo che si possa porre la questione dei Teatri dell’ETI vissuti come zone franche, luoghi vivi ed accoglienti di visibilità delle politiche nazionali in grado di offrire agli spettatori una varietà di servizi sotto il segno di una pluralità di linguaggi tesa a conquistare sempre più nuove fasce di pubblico.
Partendo dal principio del sostegno pubblico come elemento fondamentale a tutela del pluralismo, del rischio culturale e della pratica dell’innovazione, tra le funzioni che non sono esauribili a livello territoriale e che necessitano di un coordinamento nazionale, si individuano ulteriori importanti aree di intervento:

– la gestione di fondi perequativi a fronte degli squilibri nella domanda e nell’offerta di cultura teatrale in ambito nazionale;

– la creazione di un centro studi permanente di analisi e di strategie per lo spettacolo dal vivo, che sia di stimolo a forum e dibattiti sullo stato del sistema;

– il recupero e il potenziamento delle funzioni di monitoraggio del sistema teatrale e di centralizzazione delle informazioni;

– la promozione di progetti di contesto, con particolare riguardo alla educazione ed alla esperienza teatrale ed artistica nelle scuole e nelle università;

– la formazione come ampliamento delle opportunità individuali di crescita in relazione a nuovi profili professionali a partire dallo specifico teatrale, anche al servizio di realtà teatrali nel territorio;

– l’allargamento dell’area del confronto culturale e artistico in ambito europeo attraverso lo sviluppo delle relazioni internazionali al servizio e per il sostegno della nostra cultura in un contesto internazionale. Realizzazione quindi di protocolli di intesa tra governi, avvio di partenariati istituzionali, sviluppo dei rapporti con organismi di altri paesi, la costruzione insomma di quel tessuto di relazioni che sono la cornice adeguata e la condizione necessaria e indispensabile per sviluppare un terreno favorevole alla circolazione delle opere e degli artisti.

L’ETI può essere un osservatorio privilegiato per individuare insieme alle realtà territoriali esigenze e bisogni, collaborando a far incontrare vocazioni e percorsi artistici comuni, costituendo nello stesso tempo un volano per aggregare risorse e razionalizzare disponibilità, all’interno di un dialogo e di una cooperazione tra Istituzioni, regionali, nazionali e internazionali.

L’ASSETTO ISTITUZIONALE

Ciò che legittima politicamente la spesa pubblica per il teatro è l’idea di un teatro come servizio pubblico che consideri il sostegno non come assistenza, ma come investimento per lo sviluppo.
E’ la grande questione del welfare della cultura con le sue ragioni profonde, legate alla democrazia ed al pluralismo.
Si tratta di individuare politiche e strategie rivolte all’interesse generale attraverso forme di governo e di gestione che assicurino trasparenza ed efficienza, adeguando assetti istituzionali, metodologia di lavoro, sistemi di valutazione.
In questo contesto appare cruciale il problema della legittimità e dell’efficacia di un istituzione culturale in relazione alla trasparenza nella gestione.

Rimanendo in una dimensione propositiva, sentiamo il bisogno in questo contesto di affrontare un problema sempre cruciale per la legittimità e l’efficacia di un’istituzione che svolge una funzione pubblica, ma particolarmente attuale per l’ETI alla luce di quanto emerso dai numerosi articoli comparsi su varie testate giornalistiche a proposito della trasparenza nella gestione di un ente pubblico.
E’ un tema questo che va affrontato alla radice, nelle sedi in cui si esercitano le responsabilità di nomina degli organi di un ente, che non sono solo i gabinetti dei ministri ma anche le commissioni cultura di Camera e Senato.
Siamo in un Paese dove si pagano prezzi altissimi per la scarsa sensibilità con cui si affronta il problema del conflitto di interessi e il Teatro e le istituzioni culturali, come al solito, partecipano dei problemi complessivi del sistema paese.
Deve essere chiaro che non basta una riga nello statuto per evitare il conflitto di interessi, ma occorre a livello politico la volontà di affrontare le nomine degli enti culturali in un’ottica di competenza e di autonomia, designando uomini di cultura, o, se si vuole, manager che non operino nel settore specifico di riferimento
Ma andando ancora più a fondo in un Ente cui in prospettiva vengano affidate nuove funzioni, la composizione del CdA deve prevedere nomine che non siano esclusivo appannaggio del ministro di riferimento ma che si articolino anche in rappresentanza delle autonomie locali.

Nel momento in cui il “sistema teatrale” non dispone ancora di un quadro legislativo entro il quale sviluppare le proprie potenzialità, l’unico ente pubblico teatrale la cui attività si svolge su scala nazionale si trova ad avere di fatto un ruolo strategico rispetto al teatro italiano.
Profondamente mutate appaiono la configurazione e la strategia dell’ETI a 60 anni dalla sua fondazione. Le sue trasformazioni sono state nel tempo specchio e stimolo dei profondi mutamenti che si sono verificati nel tessuto culturale e civile del Paese. Il legame inscindibile tra teatro e società culturale e civile fa sì che altri sviluppi e mutamenti siano da mettere in preventivo per l’immediato futuro.
CGIL_Funzione_Pubblica

2004-03-18T00:00:00

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Tag: Ente Teatrale Italiano (38), ETI (39)


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