Le recensioni di “ateatro”: Tra verità, menzogna e desiderio

Teatri del Vento, in collaborazione con Institutet for Scenkonst

Pubblicato il 02/05/2004 / di / ateatro n. 068 / 0 commenti /
Share

Magdalena Pietruska e Roger Rolin, attuali direttori dell’’Institutet for Scenkonst, lo storico gruppo svedese fondato nel 1971 da Ingmar Lindh e che per molti anni è stato in residenza a Pontremoli (Ms), sono arrivati in Italia per dirigere la compagnia dei Teatri del Vento in uno spettacolo intorno a Pasolini. A Sarzana (SP) a fine aprile presso lo spazio gestito da Toni Garbini del Teatro Ocra è stato possibile vedere un’’anteprima del lavoro inserito nel cartellone ufficiale del Teatro Comunale della Spezia e che sarà presentato ufficialmente il 7 maggio ore 21 presso la struttura polifunzionale Dialma Ruggero (La Spezia) e successivamente il 13 maggio presso il Teatro Due Mondi (Faenza). Molti mesi di riflessione collettiva, di concentrazione, di allenamento corporeo, di preparazione, di visione e di letture, di apprendimento. Ogni attore ha scelto brani tratti dall’’opera poetica di Pasolini, dalle annotazioni corsare, dai testi teatrali su cui aveva lavorato insieme ad esercizi comuni codificati e materiali personali di improvvisazione.

Foto di Stefano Lanzardo.

Lo spettacolo mostra la forza distruttiva e polemica degli scritti pasoliniani contro la morale borghese e contemporaneamente la sua straordinaria voce lirica. Siamo dentro il suo mondo e siamo dentro il quadrato degli attori. Traiettorie di pensiero ci sfiorano, alcune più da vicino quando l’attore rischia di colpirci, ma già ci aveva trafitto con alcuni frammenti di parole che cogliamo nella loro durezza, nella loro forza: «Io so i nomi degli aggressori, dei responsabili…» «Non c’è niente di religioso nel modello della giovane donna e del giovane uomo imposto dalla televisione». «Il fascismo è pragmatico, brutalmente totalitario», «La libertà è incompatibile con l’uomo e l uomo, in fondo, non la vuole».

Foto di Stefano Lanzardo.

Gli attori si passano la voce, si scambiano la parola generando un’onda continua e travolgente che si rifrange nello spazio teatrale come un eco infinito di suoni, mentre i corpi creano geometrie spaziali ben definite e sono frecce viventi contro la società. Pasolini è questa voce che si erge forte e isolata, crocifissa, derisa e sbeffeggiata: le sue parole pesano come macigni, generano in scena risate incontrollabili o mostri, materializzazioni visionarie di questa società frankensteiniana, di un’umanità privata del senso della storia, di una storia comune. Tutti i corpi sono come moltiplicazioni della sua personalità, della sua umanità; sfaccettature che si rivelano ora maschere risonanti l’ideologia ferma e incorruttibile di chi fa una disamina crudele e rigorosa della società attuale, ora sacre rappresentazioni degne della sua visionaria «pittura dialettale», o ancora, carne di realtà. Un attore si ferma sul perimetro estremo del nostro quadrato dove siamo iniziati a una visione nuda – e perciò terrifica e inquietante – della vita. Un solo gesto: è Pasolini che dirige davanti alla macchina da presa e davanti a noi si materializza il suo mondo, di vita e di arte. Tutta la scena è ora popolata dai personaggi che abitano i suoi film, i borgatari, il sottoproletariato, i ragazzi di strada, ma anche la Mater dolorosa con il suo incarnato, fermata in quell’attimo plastico degno di un quadro del Pontormo o del Caravaggio; sono gesti, un viso, un canto, sono fotogrammi di film ad avanzamento rallentato, dotati di un impercettibile movimento e colti nell’instabilità dell’essere. E’ in scena il paradosso, la contraddizione: gli estremi che si incontrano, gli opposti che si conciliano: la violenza e l innocenza, la crudeltà e il sentimento, la brutalità e la bellezza nella vividezza di un quadro che si sta dipingendo in quel momento e che prende forma in una scrittura di corpi. E’ la religione delle cose di Pasolini.

Foto di Stefano Lanzardo.

Arriva a noi la purezza che è verità, il senso del sacro che ha la forma di una canzone popolare o di uno stornello di ninna nanna. E il dolore, e il male connaturato nel piacere. Aggregati di corpi nudi, belli o imperfetti, immacolati, fustigati, martoriati o amati, sacralizzati, idolatrati e violati. Corpi che si combattono e corpi che si amano: «Il corpo nudo è il più bello, è l’unico ponte che possa essere gettato nell’abisso di solitudine che ci separa l’uno dall’altro». Una prova molto intensa quella degli attori, che lascia il pubblico presente in una tensione risolvibile unicamente cercando di indagare, attraverso la voce di Pasolini il nostro universo e il vero volto di quella società che noi stessi abbiamo così malamente costruito. Uno spettacolo che speriamo di incontrare nei festival estivi e nelle programmazioni teatrali della prossima stagione.

Tra verità, menzogna e desiderio
Teatri del Vento, in collaborazione con Institutet for Scenkonst (Svezia)
Con: Giuseppe Boy, Andrea Calbucci, Giovanni Delfino, Luca Gradella, Antonio Lanera, Marcella Zindato
Regia e drammaturgia di Magdalena Pietruska e Roger Rolin

Anna_Maria_Monteverdi

2004-05-02T00:00:00

Share



Scrivi un commento