Con Gulliver un progetto teatrale e terapeutico

Una esperienza romana

Pubblicato il 19/07/2004 / di / ateatro n. 072 / 0 commenti /
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Il 15 giugno è andato in scena al Teatro Cometa Off di Roma lo spettacolo I viaggi di Gulliver liberamente tratto dal romanzo di Jonathan Swift, con regia di Alessandra Panelli e adattamento drammaturgico di Andrea Balzola, in scena un gruppo misto (A.Alessi, L.Angelilli, P.Bellardini, V.Bonanni, C.Brazzi, F.Carlevaro, C.Castracane, S.Diaz, L.Di Iorio, O.Graziano, W.Zennaro) di giovani attori professionisti e attori non professionisti che hanno frequentato tre anni di laboratori presso il Centro Igiene Mentale Asl del quartiere Laurentino di Roma, gestiti dalla Compagnia Teatrale integrata “Diverse Abilità”. Scenografie realizzate da Antonio Grieco, progettazione del suono di Hubert Westkemper e disegno luci di Roberto De Rubis. Lo spettacolo è dedicato a Igor Cossetto, prematuramente scomparso, autore dei video dello spettacolo (insieme a Lorenzo Baruffi) e collaboratore del progetto artistico. I tre temi chiave del progetto drammaturgico e registico sono l’incontro con il diverso (i lillipuziani, i giganti, i “folli” inventori), il viaggio come distacco dalle convenzioni e dall’automatismo delle abitudini, e la trasformazione culturale e spirituale che l’esperienza di spaesamento e di ricerca dell’ignoto induce. Rispetto all’opera di Swift, più che la satira contro l’arrogante civiltà occidentale, sono i temi della relatività (grande/piccolo; vicino/lontano) e del diverso che si manifesta come molteplicità e come specchio della nostra identità, che interessano gli autori e fanno da timone per il viaggio dello spettacolo, attraverso una scelta inevitabilmente radicale di brevi frammenti degli episodi e dei personaggi della ricchissima, complessa e straordinariamente attuale narrazione swiftiana (troppo spesso ingiustamente relegata nella letteratura infantile). La scelta registica di Alessandra Panelli è stata di creare un serrato ritmo narrativo, spogliando e semplificando il più possibile l’azione, che diventa protagonista e si integra con i rumori e le voci sempre off del protagonista e degli altri personaggi, con un uso efficace e originale delle marionette (lillipuziane e giganti) e di sequenze video che rimandano al quartiere Laurentino (visto con occhi gulliveriani), a frammenti dei laboratori e all’idea del viaggio come esperienza che unisce reale ed immaginario.
Per entrare nelle motivazioni e nel processo creativo di questo lavoro, atipico nel nostro panorama teatrale e frutto di un generoso impegno pluriennale nelle strutture pubbliche di Igiene Mentale, pubblichiamo due interventi, il primo della regista Alessandra Panelli, che racconta sia la genesi dei laboratori e del progetto sia le scelte registiche, e una breve nota di Andrea Balzola sulle differenti fasi e scelte dell’adattamento drammaturgico del romanzo di Swift.

Redazione_ateatro

2004-07-19T00:00:00

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