La forza di una bottega d’arte

Non solo una compagnia teatrale

Pubblicato il 29/10/2004 / di / ateatro n. #BP2004 , 075 / 0 commenti /
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Fanny & Alexander non è più (solo) una compagnia teatrale. Da qualche tempo ci presentiamo come bottega d’arte, e abbiamo sviluppato un’antica idea fondante del gruppo, quella di essere un’unione di artisti diversi, e non la macchina produttiva e organizzativa di una compagnia teatrale. Questo significa che non esistono dipendenti, ma persone che cercano (e sperabilmente trovano) dentro F&A la possibilità di creare una propria poetica (quella di attore, regista, organizzatore, intellettuale, musicista, imprenditore etc.).

E’ un tentativo, ovviamente imperfetto e incompleto, per cercare la libertà poetica di ciascuno all’interno di una struttura potenzialmente frustrante, quella del gruppo, e farne invece il luogo in cui le idee possono crescere e svilupparsi. E’ un percorso che passa attraverso dei rischi: spesso le persone, messe di fronte alla necessità di essere propositive e responsabili, vanno in crisi piuttosto che entusiasmarsi.
Privilegiare gli aspetti d’insieme, cercando di spezzare una piramide gerarchica che si forma naturalmente all’interno del lavoro, può creare inizialmente confusione, all’inizio le soluzioni strutturate con una precisa divisione dei compiti sembrano viaggiare più spedite. Soltanto la tenacia e un estenuante lavoro porta a un equilibrio che fa bene alla creatività, e a volte la confusione viene superata solo dall’abbandono di chi non trova il modo di inserirsi in un ambiente che richiede a ciascuno di essere pienamente presente a se stesso e agli altri.

In ogni caso, è solo così che siamo sopravvissuti fino ad ora ad una distribuzione e una politica teatrali italiane distruttive, talvolta per protervia, altre per incapacità. Bottega d’arte significa che le persone possono stare 10 mesi senza stipendio senza abbandonare la nave. Significa che ciascuno è pronto ad inventare personalmente qualcosa per dare vita al gruppo, mettendo in comune tutti i ricavi delle proprie opere. E significa poter produrre una quantità assai varia di cose. Abbiamo così creato spettacoli, installazioni, concerti, film, seminari e laboratori, incontri pubblici, lavori fotografici, dopotetaro gastronomici, feste danzanti, performance in discoteca, pubblicazioni cartacee e su internet, e abbiamo aperto un nuovo spazio teatrale, indebitandoci fino al 2018.

Lo facciamo in una cittadina trasformata radicalmente dal lavoro di Ravenna Teatro, che ha coltivato in pochi anni una rinascita artistica senza precedenti, rendendo normale in città il teatro d’arte, pane quotidiano per centinaia di ragazzi selvatici ogni anno, e accontentando anche chi non si è ancora stufato della cosiddetta Prosa. Ma anche con la presenza di Ravenna Festival, che apre possibilità di grande impatto, e con un’Amministrazione locale che crede fermamente nella necessità di tenere alto il profilo culturale, non da salotto bene, ma da fucina. La Romagna è ancora, in fondo, il paese delle Case del Popolo e delle Società di Mutuo Soccorso, e a Ravenna i gruppi di teatro e di danza sono molti, e vanno d’accordo.

Da anni ragioniamo sulla nascita di un consorzio artistico. Per ora lo abbiamo fatto a modo nostro fuor di legge in due direzioni: una esterna, col rapporto di stretta collaborazione che abbiamo con Ravenna Teatro, e una interna, consorziandoci tra persone del gruppo, in maniera anarchica e non gerarchica.

I risultati si vedono, i progetti si inanellano l’uno nell’altro, chi sta creando viene tutelato dagli altri, e a sua volta protegge ed integra nel momento giusto il loro lavoro. Un gioco di squadra esigente e chiassoso, in cui essere attrezzati e pronti al litigio è un atto d’amore irrinunciabile.

E’ possibile lavorare in ancora maggiore apertura, e dare vita ad un consorzio vero tra compagnie di produzione di entità e natura simili? Ci contiamo, per i prossimi anni.

Fanny_&_Alexander

2004-10-31T00:00:00

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