Un campo di allenamento per piccoli gruppi di spettatori

Microcosmo. Esercizi sull'Orlando Furioso (Teatro Ippocampo)

Pubblicato il 05/11/2004 / di , / ateatro n. 076 / 0 commenti /
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Che fare di uno spettacolo che appena nato sembra destinato ad entrare nella lista delle ‘unirepliche’? di certo non sarebbe la prima volta, ma diciamolo, ti senti contento e soddisfatto del lavoro fatto, pensi anzi che valga la pena approfondirlo ancora, vorresti rientrare in sala e sviluppare la ricerca e poi viverlo di nuovo fuori, dov’è giusto che viva uno spettacolo, tra gli spettatori. Ma dove? Sette persone e un pianoforte, prove e prove, chi paga? Rendiamoci conto, siamo una piccola realtà teatrale, e sul significato di ‘realtà’ si potrebbe discutere a lungo. In effetti siamo una famigliola teatrale, molti amici/parenti ci vengono a trovare, condividono con generosità un progetto di spettacolo, di pedagogia, poi, ognuno a casa sua, a cercare un impiego ‘vero’.
Allora restiamo in famiglia, e riduciamo, riduciamo, riduciamo…finché lo spettacolo non diventa un’immagine da libro di fisiologia: ecco i suoi sistemi interni, la circolazione del sangue, il respiro, poi lo scheletro, i muscoli e poco più. Questo è l’essenziale, questo è ciò che proponiamo allo spettatore come ‘campo di allenamento’: un organismo, e non una gara, da nutrire con esercizi quotidiani, spirituali, esistenziali, fisici, ma soprattutto con la pratica dell’incontro, la scelta dello scambio, la resistenza attiva e non nel senso motorio, di attori e spettatori.
La scrittura dell’Orlando Furioso ha movimentato la vita di Ludovico Ariosto per trentadue anni, e noi oggi sappiamo che se volesse riaprirlo, il libro, molto ancora avrebbe da scrivere, esercitando la sua poetica sulla guerra, l’amore, la follia e la magia. Sono proprio l’attualità e la necessità di questi esercizi a convincerci della strada da prendere: riaprire la parola fine dello spettacolo per farne un ‘allenamento’ che va in diverse direzioni. Una proposta più economica e agile che ci tiene in vita, uno spazio dove possiamo essere coerenti e ridurre le quantità ma non le qualità, un ‘fare teatro’ che cerca il gomito a gomito con lo spettatore, il rifiuto di meccanismi strozzini, infine la trasformazione di un senso di frustrazione in cellule di possibilità. Eravamo abituati a pensarci gruppo, ma evidentemente dobbiamo aggiornare il senso di questa parola, anche nel teatro.
Ogni ‘sessione di allenamento’, un’ora e 20 minuti circa, può essere realizzata in strutture private o pubbliche, case, teatri, scuole, municipi, ristoranti, musei, biblioteche, ospedali, comunità, carceri, e in qualsiasi altro luogo adatto ad accogliere e ad invitare ospiti, come per un incontro conviviale.
E’ messo in scena da tre ‘attori’ che nella precedente versione erano: attore, regista, musicista. A proposito, il pianoforte è rimasto, (e ce lo portiamo noi), perché al Microcosmos

Rossella_Viti,_Roberto_Giannini

2004-11-05T00:00:00

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Tag: audience development (29), spettatore (20)


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