Una cronaca della Buone Pratiche

La giornata del 6 novembre

Pubblicato il 13/11/2004 / di / ateatro n. #BP2004 , 076 / 0 commenti /
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La giornata del 6 novembre è stata affollata e intensa. Gli interventi si sono succeduti (salvo qualche defezione dell’’ultimo minuto) secondo il programma. Per le relazioni sulle Buone Pratiche presentate nel corso del covegno, rimandiamo dunque alla Banca delle Idee per un nuovo teatro, dove sono pubblicati i testi delle relazioni.
Abbiamo anche inserito in questo ateatro 76 anche alcuni degli interventi del dibattito conclusivo, in particolare sono già online quelli del dottor Marco Giorgetti, direttore generale dell’ETI, e della dottoressa Serena Deganutto, che si è fatta portavoce delle considerazioni del gruppo di lavoro coordinato dal professor Michele Trimarchi.

1. LE BUONE PRATICHE DELLA PRODUZIONE
Gli interventi si sono susseguiti a ritmo serrato come da scaletta. Solo 2 domande sono state sollevate alla fine: una rivolta a Fanny & Alexander, cui è stato chiesto di precisare il senso di una poetica comune all’interno delle diverse esperienze creative del gruppo, che di fatto – ha precisato Marco Cavalcoli – sono accomunate non tanto da una linea comune quanto da un confronto e un dialogo serrato e continuo; un’altra rivolta a Paolo Zanchin dell’U.R.T., cui è stato chiesto se a fronte del sostegno produttivo offerto dal Teatro Stabile di Genova vi fossero state richieste o obblighi nei confronti della compagnia, domanda a cui è stato risposto negativamente.

2. LE BUONE PRATICHE DELLA DISTRIBUZIONE, DELLA GESTIONE E DELLA PROMOZIONE
Questa sezione (in cui è mancato solo, per improvvisi impegni, l’intervento di Federico Toni) è stata tra le più seguite, e si è chiusa con un paio di domande: la prima ad Adriano Gallina del Teatro Verdi, cui sia chiedeva ragione del mancato rinnovo della collaborazione con il Crt di Milano (peraltro assente all’incontro), imputato dallo stesso Gallina alla mancata condivisione di una reciproca ed effettiva condivisione di intenti e di progetti. Sempre a Gallina è stato chiesto se lo strutturarsi in “reti” sia una reale opportunità di crescita o non comporti piuttosto il rischio di ridursi a puro meccanismo di scambio: secondo Gallina la rete può rivelarsi una concreta ed efficace occasione di crescita solo se sostenuta da alcuni presupposti fondamentali, ovvero la condivisione degli obiettivi e la pari dignità di tutti i soggetti coinvolti.
Un’altra domanda è stata posta da Valeria Orani a Pierluca Donin di Arteven, chiedendo un parere sull’ipotesi eventuale di destinare una quota fissa dei contributi del circuito alle realtà più svantaggiate: la risposta è stata un deciso no, imputabile alla totale assenza di criteri qualitativi in una simile eventualità.

I CONTRIBUTI MINISTERIALI
Prima di proseguire con la terza sezione è stato dedicato qualche minuto alla preoccupante situazione delle assegnazioni di contributi decise dalla commissione ministeriale prosa. E’ stata letta pubblicamente la lettera-appello redatta e sottoscritta in prima battuta da Oliviero Ponte di Pino, Mimma Gallina, Franco D’Ippolito, Franco Quadri e Michele Trimarchi indirizzata al Direttore generale dottor Salvo Nastasi. Nella lettera, vista l’inopportunità di operare drastici ridimensionamenti dei contributi proprio a fine anno, si chiede di riesaminare i casi di tagli che superino il 50%.
La lettera è stata poi proposta alla sottoscrizione di tutti i partecipanti.
Sempre in questa occasione un rappresentante dei gruppi che hanno visto azzerati i propri contributi ha letto un’analoga lettera di protesta e di appello contro questi ultimi provvedimenti, frutto dell’assemblea del 3 novembre a Roma.

E’ poi intervenuto anche il direttore dell’ETI, dott. Giorgetti, il quale ha portato il suo saluto a tutti i presenti, prendendo atto delle difficoltà e delle emergenze descritte e delle richieste avanzate nel corso della giornata dai rappresentanti del settore teatrale. Ha promesso, da questo momento in avanti, il massimo impegno dell’Eti nell’intervenire, rispetto alle richieste, proprio rispondendo agli obiettivi costitutivi della missione stessa dell’ente.

Marco Giorgetti, Le esigenze del teatro e le funzioni dell’ETI (L’intervento del 6 novembre).

3. LE BUONE PRATICHE PER L’AUTOFINANZIAMENTO
Alla scaletta della terza parte si è aggiunto in coda l’intervento di Maurizio Schmidt che ha raccontato l’esperienza di una produzione sul Decamerone realizzata a Corciano (in Umbria) con Farneto Teatro: la produzione, ripetuta in una doppia edizione, consisteva in una serie di variazioni sulle novelle boccaccesche svoltesi nell’arco di 10 giorni, rivelandosi perciò di discreto impegno economico, creativo, organizzativo. L’iniziativa si è però potuto realizzare grazie al finanziamento della Pro Loco locale, poiché era inserita all’interno della tradizionale festa medievale del paese.
E’ saltato invece l’intervento sul Teatro Miela, il cui caso è stato però riassunto da Mimma Gallina.

4. LE BUONE PRATICHE DELLE RETI E DEI SERVIZI COMUNI
Anche la quarta sezione (introdotta e moderata dai ragazzi della cooperativa Denny Rose, neonata struttura sorta all’interno della Paolo Grassi) ha seguito l’ordine stabilito in scaletta; per Iris è intervenuto Pietro Valenti di Emilia Romagna Teatro, annunciando che nel prossimo incontro dell’associazione verranno stabilite le linee guida dell’azione comune.

5. LE BUONE PRATICHE DI NONSOLOTEATRO
Per la sua stessa natura interdisciplinare e aperta, l’ultima sezione è stata inevitabilmente la più aperta e frammentaria, ma sono emersi spunti interessanti sul rapporto tra teatro e nuovi media: per esempio quando a Marcella Nonni, che illustrava i progetti di produzione cinematografica di Lus, Oliviero Ponte di Pino si è chiesto se non fosse più opportuno misurarsi con il linguaggio della televisione. Una appassionata sollecitazione a una costruttiva collaborazione tra critici e operatori è venuta da Valeria Ottolenghi.

DIBATTITO CONCLUSIVO
Il dibattito conclusivo, inevitabilmente meno affollato alla fine di una intensa e faticosa giornata, si è aperto con alcuni interventi istituzionali, quelli della dottoressa Ghedini, funzionario della Regione Emilia Romagna e rappresentante del coordinamento delle Regioni, di Lori Dall’Ombra del Comune di Milano e di Paolo Aniello, Tedarco-Agis.
La dottoressa Ghedini – che ha parlato su sollecitazione degli organizzatori dell’incontro – ha riassunto in maniera efficace l’attuale situazione della recente riforma costituzionale che ha aperto le porte al passaggio di alcune competenze dallo Stato alle Regioni. Una certa vaghezza ha generato un contenzioso interpretativo sull’attribuzione delle competenze in materia di spettacolo, che parrebbero dover essere oggetto di legislazione concorrente di Stato e Regioni: sulla base di questo, la Regione Toscana ha esposto un ricorso per contestare la legittimità dell’emanazione di regolamenti ministeriali. La questione è tuttora aperta e sarà oggetto di dibattito a partire da diverse proposte di legge, quella delle Regioni, della Commissione Cultura e quella del Ministro Urbani.
La dottoressa Ghedini ha voluto sottolineare, come presupposto fondamentale affinché qualsivoglia proposta su questa maniera sia fondata, la necessità indispensabile di creare o potenziare laddove già esistono gli osservatori e i sistemi osservativi che possano monitorare localmente, territorio per territorio, le realtà che vi operano, in modo da conoscere davvero i diversi volti dei soggetti operanti (compagnie, teatri, associazioni, reti, circuiti eccetera) ed essere pronti a recepire problemi, richieste, proposte che dal sistema stesso provengono.

Patrizia Ghedini, Il teatro, la legge e il territorio: a che punto è il rapporto Stato-Regioni? (L’intervento del 6 novembre).

Lori Dall’Ombra ha illustrato il caso del Comune di Milano un esempio di “buona pratica” di un ente pubblico: negli anni infatti è stato costruito un “sistema-teatro” coinvolgendo diversi teatri milanesi, regolato dal principio della commisurazione dei finanziamenti rispetto al raggiungimento di determinati obiettivi.
La buona pratica, al di là della specificità del caso milanese, consiste in primo luogo nella capacità di un ente pubblico di “fare sistema” con il proprio territorio, attraverso un solido rapporto di dialogo, confronto, sostegno, etc. (siamo in attesa del testo dell’intervento di Lori Dall’Ombra, che pubblicheremo al più presto su ateatro).

Anche Paolo Aniello, presidente di Tedarco, è intervenuto dichiarando, data la gravità dell’attuale situazione, l’intenzione di indirizzare attraverso l’Agis una lettera aperta a Urbani ma anche a tutti i parlamentari della Camera, a tutte le Regioni e agli organi di stampa. La volontà è quella di tentare un intervento radicale bloccando l’attuazione del decreto sui contributi prima della firma del verbale da parte del Ministro. Aniello ha anche sottolineato come proprio il canale degli organi di stampa sia la via più difficile da percorrere, per la sordità che viene dimostrata rispetto ai problemi di questo settore. Aniello ha anche accennato alla possibilità che in caso di risposta negativa del Ministero la Tedarco possa abbandonare l’Agis, ormai eccessivamente condizionata da logiche corporative.

Il contributo del gruppo di lavoro coordinato dal professor Michele Trimarchi è stato esposto dalla dottoressa Serena Deganutto, che ha proposto una lettura in chiave economica dei progetti. Data la specificità del settore teatro, definibile come comparto produttivo flessibile, sembra poco praticabile, o quantomeno molto poco efficace, la strada dell’automatismo assistenziale: il sostegno al teatro dovrebbe invece tener conto della capacità propulsiva del settore stesso, che spesso genera da sé alternative, proposte, soluzioni. Per questo, ancora una volta, emerge l’importanza degli osservatori territoriali (su base regionale) per poter monitorare le realtà esistenti e definire le politiche di finanziamento.

Serena Deganutto Una analisi economica delle Buone Pratiche (L’intervento del 6 novembre).

Ci sono stati infine altri interventi piuttosto brevi, testimonianze di gente di teatro (tra cui quelli di Claudio Ascoli, Attilio Caffarena, Bruna Gambarella), che hanno proposto brevi spaccati su realtà diverse (Genova, Napoli, Bologna) o commenti su quanto ascoltato nel corso della giornata. La dottoressa De Donatis, docente dell’Università di Lecce, ha esposto ula buona pratica del corso di Storia del Teatro con dei laboratori realizzati anche con disabili, e del progetto di turismo integrato, sempre per disabili, che prevede per chi partecipa ai laboratori teatrali ospitalità in una struttura (Itaca) che organizza anche percorsi turistici.

A conclusione della giornata, Oliviero Ponte di Pino ha ribadito che l’incontro è stato solo un momento di confronto all’interno di un percorso più articolato. La Banca delle Idee potrà arricchirsi infatti di nuovi progetti, e quelli già presentati potranno essere oggetto di discussione e approfondimento.

Anna_Chiara_Altieri

2004-11-13T00:00:00

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