Un nuovo comitato e un Appello al centro sinistra per il teatro

a cura

Pubblicato il 23/11/2004 / di / ateatro n. 077 / 0 commenti /
Share

A Roma è attivo da qualche tempo un gruppo di lavoro (un comitato?) sul teatro. Qui di seguito pubblichiamo il verbale della riunione dello scorso 22 novembre a Roma, a cura di Benedetta Bucellato, e il testo dell’Appello al centro sinistra che sta raccogliendo numerose firme.
Il comitato chiede ospitalità ad ateatro, che ovviamente la offre volentieri, all’interno del forum Nuovo teatro vecchie istituzioni (poi, se nasceranno altre esigenze, cercheremo di soddisfarle).

Cosa ci siamo detti nella riunione del 22 novembre 2004
a cura di Benedetta Buccellato

CHI SIAMO?
Siamo attori, registi, drammaturghi, giornalisti, organizzatori e produttori ecc. Tutti preoccupati dell’attuale deriva del teatro italiano, decisi a non subire l’attuale situazione e intenzionati a confrontarci, tra di noi e all’esterno, per cercare di migliorare lo stato delle cose. Suggerendo temi concreti di dibattito, opponendoci a scelte che riteniamo sbagliate e pericolose. Sottolineando anche l’esigenza di una “moralizzazione” nella gestione della cosa pubblica. Del nostro gruppo (comitato, associazione o quello che decideremo di essere…) fanno parte anche alcuni deputati: Gabriella Pistone dei Comunisti Italiani ( che sta offrendo l’ausilio della sua struttura organizzativa e il suo personale impegno politico per il progetto), Walter Tocci e Franca Chiaromonte dei DS.

QUANTI SIAMO?
In calce al nostro primo documento, un appello al centrosinistra, si stanno aggiungendo sempre nuove firme. Siamo oltre le duecento adesioni e ne aspettiamo ancora tante altre. La nostra struttura intende essere la più aperta possibile, aperta ai suggerimenti e al dialogo costante con associazioni, comitati, sindacati e così via. Sarà compito di ognuno di noi cercare di informare e sensibilizzare quante più persone possibili.

COMITATO O ASSOCIAZIONE?
Gli interventi all’assemblea del 22 novembre hanno consigliato la formazione di un comitato, struttura più agile da gestire. Dobbiamo ancora trovare un nome ( si accettano proposte) e studiare un metodo di rappresentanza, il più elastico possibile, che ci dia l’opportunità di interloquire con le istituzioni nazionali e locali.

I NOSTRI INTERLOCUTORI
Il primo nostro documento è intitolato “Appello al centrosinistra” e contiene una richiesta esplicita di confronto con il mondo politico di centrosinistra in vista della stesura di un programma politico che preveda chiare indicazioni in campo culturale e, più specificamente, in quello teatrale.
L’altro interlocutore è, naturalmente, il governo, responsabile della presente situazione del teatro e della cultura italiani.

PROSSIMI APPUNTAMENTI
1) Martedì 30 novembre, al Teatro dell’Opera di Roma, dalle 15 alle 17, ci sarà una grande manifestazione sindacale di tutti i lavoratori dello spettacolo. Contro una finanziaria che umilia il mondo della cultura, contro la continua erosione delle risorse destinate alla produzione culturale, contro un insensato e irragionevole federalismo culturale, contro il taglio delle risorse alle autonomie locali.

2) A dicembre, probabilmente lunedì 20, ci riuniremo ancora. Per fare il punto della situazione, per darci un nome e una struttura, per preparare un incontro pubblico con le istituzioni (febbraio 2005?), per preparare, in vista di questo incontro, una nostra piattaforma di dibattito, magari con l’ausilio di un dossier sulla situazione teatrale italiana.

COME COMUNICARE
Incontrandoci di persona e magari anche in un forum di un sito web.
Stiamo studiando la possibilità di creare un nostro sito o, più semplicemente, di ricevere ospitalità (tramite un nostro link) in un sito già esistente, ad esempio il sito di Articolo 21 o del gruppo milanese di Buone Pratiche.

APPELLO AL CENTRO SINISTRA

Molti segnali testimoniano l’aggravarsi della crisi che, ormai da alcuni anni, attanaglia lo spettacolo in generale ed il teatro in particolare.
Uno di questi segnali è certamente l’apertura di una vertenza – spettacolo da parte dell’associazione degli imprenditori AGIS, che non può certo essere accusata di atteggiamenti ostili nei confronti dell’attuale governo.
Il vuoto normativo continua a non essere riempito nonostante la presenza in parlamento di vari disegni di legge (Pistone, Colasio, Rositani, Chiaromonte, Carlucci, De Simone) né si vede a breve probabilità che venga approvato un qualche testo; forse perché le quantità economiche non sollecitano interesse in chi, ad esempio per quanto riguarda il cinema, ha ideato strumenti normativi in grado di procurare risorse ai soliti noti (reference-system). In effetti, 200 miliardi delle vecchie lire, all’incirca l’ammontare della quota FUS per il teatro, sono una cifra irrisoria se si pensa che la dotazione della sola Comédie Française è di circa 300, come pure analoghe istituzioni teatrali in Gran Bretagna, Germania o la stessa Spagna. In una condizione di estremo disagio per i lavoratori e le imprese, non mancano alcuni soloni che pontificano su astratti concetti di “qualità”, come se la qualità non fosse conseguenza diretta delle condizioni oggettive nelle quali sono costretti a lavorare artisti, tecnici, operatori in genere.
La precarietà che va caratterizzando sempre di più il mondo del lavoro, a seguito delle recenti riforme del governo, è da sempre la condizione dei lavoratori dello spettacolo che, ora, la condividono con altre aree della cultura come l’istruzione e la ricerca.

Noi chiediamo al centro sinistra che vuole tornare a governare il paese di affrontare nel suo programma elettorale una riforma finalmente credibile per restituire dignità e risorse al mondo dello spettacolo dal vivo. E’ necessario garantire al nostro lavoro un confronto paritario con le altre nazioni europee, cercando di colmare un divario che negli ultimi decenni è diventato gigantesco e che non è degno di una nazione civile.
Questo primo elenco di proposte è frutto di un ampio dibattito tra artisti e operatori del settore esasperati dalla progressiva emarginazione alla quale è condannato il mondo del teatro italiano per la colpevole assenza di una politica di riforma e di governo del sistema. Questa politica che non può certo venire dalla destra, riteniamo che debba essere rivendicata dalla sinistra che ha, con l’universo della creazione dal vivo, una consanguinea affinità.
Ci aspettiamo un’assunzione di responsabilità dalle forze di sinistra, sicuri che la tentazione di facili scorciatoie, di deleghe a lobbies di potere più o meno vicine, di sostanziale disattenzione ai bisogni del settore considerato meno utile e attraente della televisione o del cinema, appartengano a un passato che vogliamo dimenticare.

I punti qualificanti di un programma che, a nostro avviso, potrebbero migliorare lo stato delle cose sono:

La Repubblica ha il compito di promuovere, finanziare e regolamentare il teatro. Quel progressivo venir meno della spesa per la cultura va invertito: un malinteso efficientismo economico l’ha fatto spesso assurgere a simbolo di una visione assistenziale dell’azione di governo. Le notizie di tagli alle tasse che provengono dal Governo fanno prevedere simmetrici tagli alla spesa pubblica per la cultura: i servizi pubblici, il cui costo è finanziato attraverso le entrate fiscali dello Stato, hanno sempre fatto le spese di politiche improvvidamente liberistiche.

Un’azione risanatrice a largo raggio per combattere la piaga diffusissima del lavoro nero e dell’elusione e dell’evasione contributiva.
I diritti tutelati dai contratti nazionali vanno difesi e affermati in ogni luogo di lavoro; un esempio può essere la proposta di legge n. 4709 recante “disposizioni per la tutela professionale dei lavoratori dello spettacolo, intrattenimento e svago”, attualmente all’esame della commissione lavoro, sottoscritta da numerosi parlamentari del centro-sinistra.

Occorre destinare più risorse pubbliche al settore, riportando i fondi per lo spettacolo a livelli di decente confronto con gli altri paesi europei. Le imprese italiane (pubbliche e soprattutto private), restando la spesa dello Stato di questa entità, non possono far altro che eludere i contratti nazionali di lavoro: e il ministero dei Beni e delle Attività Culturali, che concede sovvenzioni a pioggia, anche per cifre ridicole, non può fingere di non sapere. Non si tratterebbe neanche di un grosso impegno economico considerato che la spesa pubblica per il teatro di prosa ammonta a circa 100 milioni di euro.

Nella delicata fase di trasferimento alle Regioni delle competenze relative al Fondo Unico per lo Spettacolo, occorre riformare profondamente il sistema rovesciando l’ottica che ha sempre privilegiato le imprese rispetto al progetto e alla ricerca dei singoli artisti. Se l’organizzazione e la distribuzione dello spettacolo devono diventare materia di competenza regionale, la progettazione e l’ideazione, in quanto opere dell’ingegno, e la produzione possono essere considerate materia di competenza della Repubblica; come tali dovranno essere valutate a monte del progetto realizzativo.

Vanno difese e restituite all’operatività le istituzioni pubbliche di formazione e di aggiornamento degli artisti e degli operatori; occorre pensare ad un Ente che operi per la diffusione e la valorizzazione della drammaturgia nazionale, occorre incentivare l’editoria specializzata che promuove la fruizione teatrale e della danza e ne diffonde l’informazione e l’aggiornamento.

Occorre creare meccanismi di controllo per arginare la decadenza e il malcostume dilaganti nei teatri pubblici, ormai luoghi di scorribande d’affari e di lottizzazioni più o meno scandalose. Alcuni meccanismi proposti potrebbero essere:

a) la nomina alla direzione di un teatro stabile dovrebbe avvenire sulla base di un pubblico concorso di idee, controllabile e valutabile pubblicamente;

b) la durata di una permanenza alla direzione di un teatro stabile pubblico non dovrebbe eccedere un certo numero di anni (per esempio, non più di due mandati);

c) le incompatibilità con altri incarichi dovrebbero finalmente essere fatte rispettare; il conflitto di interessi non può essere aggirato.

d) l’eccesso di ricorso alle coproduzioni va limitato: si assiste spesso a ridicole ammucchiate tra organismi pubblici e privati per frantumare le spese e consentire di evitare il pagamento delle diarie agli scritturati (le imprese non le pagano nella sede della produzione e se la produzione cambia ogni mese non le pagano mai). Ma, evidentemente in questo modo, l’autonomia progettuale dei teatri diventa sempre più una finzione.

Si potrebbero predisporre strumenti legislativi per incoraggiare le emittenze televisive a coprodurre e trasmettere teatro e/o danza.
Veltroni lo propose sul cinema con risultati positivi; perché non sperimentarlo anche per il teatro?

Il sistema della distribuzione va riformato: è da troppo tempo bloccato dalla politica degli scambi, che spesso penalizza la qualità indipendente per far circolare gli spettacoli prodotti dai teatri a lunga tenitura: in particolare è da far rispettare rigorosamente l’incompatibilità tra incarichi nella distribuzione e incarichi nella produzione.
E’ auspicabile una riforma del FUS che preveda almeno tre fondi di finanziamento vista la profonda diversità dei problemi di ciascun settore. E’ inutile chiedere il rifinanziamento del Fondo attuale se quasi il 50% di esso viene ogni volta assorbito dalle esigenze sempre crescenti dei 13 enti lirici italiani. Proponiamo che cinema, spettacolo dal vivo e musica abbiano tre specifici strumenti di finanziamento.

Le commissioni ministeriali vanno riformate, applicando in modo rigoroso i criteri dell’incompatibilità e del conflitto di interessi. Bisogna inoltre invertire la ormai radicata abitudine di convocarle per le assegnazioni a fine luglio o (come quest’anno addirittura a settembre), cioè quando tutte le imprese hanno già alle spalle la maggior parte dell’attività dell’anno solare e hanno concluso la stagione.

Le proposte fin qui avanzate sono indispensabili per riportare il teatro italiano a potersi confrontare con l’Europa ad armi pari, in un tempo in cui la legislazione europea è destinata ad integrarsi sempre di più. Come sottolineato nella premessa, non si tratta di mere rivendicazioni economiche ma di riforme che garantiscano la qualità in modo non astratto: basterebbe svolgere un’indagine confrontando i tempi di prova italiani con quelli delle altre nazioni europee per avere un concreto riscontro del nostro stato di decadenza.

Agli elettori, che hanno a cuore le sorti del teatro, chiediamo di pretendere dai politici che si presentano al loro giudizio, un impegno nella prospettiva indicata; gli oltre 200.000 lavoratori dello spettacolo italiano vogliono contare di più e, come in Francia e nel resto d’Europa, vogliono contribuire a determinare le politiche del loro settore attraverso un patto democratico con i loro eletti perché finalmente una moderna riforma europea delle nostre scene non rimanga una dichiarazione d’intenti buona soltanto per una campagna elettorale.

Maricla Boggio, Giancarlo Cobelli, Micaela Esdra, Maddalena Fallucchi, Antonio Francioni, Mario Missiroli, Beppe Navello, Walter Pagliaro, Carlo Simoni, Ubaldo Soddu, Barbara Valmorin

Hanno aderito:

Franco Alpestre, Roberto Alpi, Laura Andreini Salerno, Gigi Angelillo, Alberto Ardizzone, Giovanni Argante, Elisabetta Arosio, Adriano Arrigo, Dorotea Aslanidis , Tiziana Avarista, Paola Bacci, Maria Teresa Bax, Massimo Belli, Sonia Bergamasco, Giampiero Bianchi, Valerio Binasco, Lidia Biondi, Roberto Bisacco, Elettra Bisetti , Anna Bonaiuto, Pietro Bontempo , Cristina Borgogni, Andrea Borini, Umberto Bortolani , Antonia Brancati, Benedetta Buccellato, Fiorella Buffa, Sebastiano Calabrò, Giuditta Cambieri, Erika Cannata,Paolo Cantù, Francesco Capitano, Lino Capolicchio, Angela Cardile , Martina Carpi, Fabio Cavalli, Roberto Cavosi, Barbara Chiesa, Anna Maria Chio, Circolo Attori, Monica Codena, Fabio Collepiccolo, Lamberto Consani, Pierluigi Corallo, Lorena Crepaldi,Giovanni Crippa, Maddalena Crippa, Milutin Dapcevic, Piera Degli Esposti, Guido De Monticelli, Annalisa Di Domenico, Sergio Di Stefano, Valentina Esposito, Pietro Faiella, Alessandra Fallucchi, Antonello Fassari , Elisabetta Femiano, Antonio Fermi, Silvio Fiore, Vittorio Franceschi, Roberto Francia, Anna Galiena, Nanni Garella, Bruno Garofalo, Alessandro Gassman, Patrick Rossi Gastaldi, Virginio Gazzolo, Anna Maria Gherardi, Ileana Ghione, Cristina Giachero, Claudia Giannotti, Roberto Giardina, Fabrizio Gifuni,Salvatore Gioncardi , Andrea Giordana, Cristina Giordana, Giuseppe Giulietti,Ornella Grassi , Paolo Graziosi, Alessandro Haber, Roberto Herlitzka, Maria Inversi, Antonino Juorio, Laura Lattuada, Andrea Lavagnino, Roberta Lena, Serena Lesti, Giorgio Lopez, Paolo Lorimer, Silvia Luzzi, Fiorella Magrin, Mauro Malinverno, Manuela Mandracchia, Paola Mannoni, Susanna Marcomeni, Rino Marino, Laura Marinoni, Isabella Martini, Gabriele Martini, Michela Martini,Adriana Martino, Antonio Mastellone, Saverio Mattei, Germano Mazzocchetti, Magda Mercatali, Pier Luigi Merlini Pagano, Pietro Mezzasoma, Ludovica Modugno, Maria Alberta Navello, Leda Negroni, Renato Nicolini, Filippo Ottoni, Quinto Parmeggiani, Marco Parodi, Giuditta Peliti, Luigi Perego, Irene Petris, Marina Petronio, Cristina Pezzoli, Graziano Piazza, Ottavia Piccolo, Marco Plini, Elisabetta Pozzi, Anna Proclemer, Danilo Proia, Massimo Reale, Alvia Reale, Marco Realino, Giorgio Ricchelli, Nicoletta Rizzi, Gigi Saccomandi,Virginia Santini, Stefano Santospago, Renato Sarti, Maurizio Scaparro, Renato Scarpa, Dino Scuderi, David Sebasti, Silvia Segnalini, Sergio Sivori,Alarico Solaroli, Bebo Storti, Pino Strabioli, Antonio Tallura, Ilaria Testoni, Franco Trevisi, Carlo Valli, Gianfranco Varetto, Ferdinando Vaselli, Dino Villatico, Luciano Virgilio, Vittorio Viviani

Benedetta_Buccellato

2004-11-23T00:00:00

Share



Tag: #Nuovoteatrovecchieistituzioni (6), politica (4)


Scrivi un commento