Alcune cartoline teatrali

Dalla collezione di Fabio Biondi

Pubblicato il 25/11/2004 / di / ateatro n. 077 / 0 commenti /
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Da anni, da decenni, Fabio Biondi raccoglie cartoline teatrali. Dai, sapete benissimo cosa sono: quelle cartoline che vi ritrovate nelle caselle di posta per annunciarvi l’arrivo di questo o quello spettacolo nella vostra città, il festival che non dovete perdere, la nuova edizione della rassegna dove siete stati l’anno scorso…
Raccogliere quelle cartoline è un modo per salvare la memoria del teatro. Guardarle e studiarle è un modo per fare un po’ di storia del teatro. Fabio Biondi ne ha collezionate migliaia, di questi “messaggi nella bottiglia”, un piccolo patrimonio che custodsce gelosamente ma che vuole anche condividere.
Perché quelle cartoline – ciascuna di quelle cartoline – ha la sua storia da raccontare. Quella dello spettacolo a cui si riferisce, naturalmente: alcuni sono stati senz’altro memorabili, di altri magari ce ne ricordiamo solo quando vediamo – appunto – la fatidica cartolina, altri ancora li abbiamo proprio dimenticati. E poi ci sono loro, ciascuna con la sua grafica, e una immagine scelta con cura (ne abbiamo fatte, di discussioni del genere, dove si discuteva magari per ore se era meglio quella con il fondo blu o quella con il fondo arancione, litigando, rompendo amicizie, dispiegando tutta la nostra sottigliezza logico-ideologica, tutta la nostra passione estetica e politica…).

(a proposito, chi inventava quelle cartoline, chi sceglieva l’immagine e la grafica, chi le disegnava? c’era un grafico con funzioni o competenze specifiche? o era tutto un fai da te, dove la creatività dei singoli poteva spaziare dalla scena alla tipografia, dalla scrittura all’impaginazione?)

Che rapporto c’è tra la sensazione, il gusto, il pensiero che quella cartolina vuole trasmettere, e la realtà dello spettacolo? Certo, chi ha scelto quella cartolina (un artista, un gruppo, un impresario) in quell’immagine si riconosceva, voleva riconoscersi: ma davvero gli corrispondeva, o non era un “voglio ma non posso?”.
E rivedendole oggi, magari vent’anni dopo, che ci dicono quei messaggi nella bottiglia? Che ci raccontano di quell’epoca, del teatro che si faceva allora, delle passioni che agitavano quella stagione?
Perché ciascuna di questa cartoline è anche una dichiarazione di poetica della compagnia, del gruppo, del festival che l’ha prodotta e spesso rientra in una produzione di materiali paratestuali che comprende anche manifesti, locandine, programmi di sala (con note di regia, interviste, dichiarazioni), e a volte libri, dischi e video e altro ancora…

(a proposito del teatro dei gruppi:
“Ecco dunque la continua riflessione sull’idea di teatro di cui si è portatori e sulla capacità di diffonderla (al limite di propagandarla in un avvicendarsi di slogan e etichette); la necessità di definire una poetica, in cui inscrivere un’autonoma progettualità (…) Ma questa ricerca di riconoscibilità passa anche attraverso la definizione di un ‘marchio di fabbrica’, nella progettazione di materiale grafico assai caratterizzato (manifesti, locandine, programmai di sala), nella scelta delle immagini che documentano gli spettacoli (…), nella necessità di sconfinare in altri ambiti”, da Oliviero Ponte di Pino, Il nuovo teatro italiano 1975-1988, la casa Usher, Firenze, 1988, p. 16)

D’altro canto le cartoline teatrali sono state un essenziale strumento di marketing. Un marketing povero – come povere, per virtù o per necessità – sono state molte delle realtà che le hanno prodotte, ma proprio per questo ancora più importante ed essenziale.

(ma allora, e come raggiungevano il loro destinatario? via posta? lasciandole nei bar e nei teatri? o dove? e servivano davvero a incuriosire lo spettatore, a spingerlo verso il teatro? e adesso che c’è internet, se ne fanno ancora così tante, di cartoline così belle?)

Insomma, qualcosa, con le cartoline teatrali di Fabio Biondi, un giorno o l’altro bisognerà farlo: un libro? un sito? un museo?
Per adesso ne abbiamo messe alcune online, prendendole un po’ a caso, solo per ricordarci come sono, per provare a immaginare com’erano quegli spettacoli, quegli anni. E per iniziare a pensare a lavorarci seriamente, su quelle cartoline, per studiarcele un po’…

(e se volete contribuire alla collezione, potete inondare di cartoline antiche e moderne

Fabio Biondi
Teatro degli Dei
Vicolo Gomma, 8
47900 Rimini
info@teatrodeglidei.it

Oliviero_Ponte_di_Pino

2004-11-25T00:00:00

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