I Giardini Pensili e Roberto Paci Dalò festeggiano vent’anni di attività (tecno)artistica

Un testo e un film a Rimini

Pubblicato il 05/05/2005 / di / ateatro n. 084 / 0 commenti /
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Roberto Paci Dalò-Giardini Pensili festeggiano quest’anno vent’anni di attività tra Bologna (Dams), Rimini (Teatro degli Atti) e Roma (Teatro Vascello), con una lunga serie di incontri, retrospettive, spettacoli e laboratori; a Rimini il 7 maggio verrà proiettato il nuovo film (Elegia italiana) e presentato il volume dedicato alla compagnia, Pneuma, con il contributo critico di Savina Fosca Fragliasso.
La galassia artistica di Giardini Pensili-Roberto Paci Dalò è estremamente varia: polifonica e proteiforme, abbraccia varie scritture, vari linguaggi, si incarna in vari format artistici ma parte fondamentalmente dalla musica per approdare al territorio dell’immagine e del suono nel suo senso più ampio, di spazio sonoro. Immagine e suono intimamente collegati tra loro e indagati nella loro morfogenesi esplorando il territorio del digitale (ma non in senso esclusivo) che li accomuna sia come processo di creazione che di trasformazione, sia come canale di diffusione on line. Le sue sono installazioni suono-video interattive, film, opere radiofoniche e spettacoli anche in diretta web, spazializzazioni sonore, concerti scenici o spettacoli con uso di disegni, materiale video o filmico trattato e mixato digitalmente in tempo reale.
Oltre alle importantissime collaborazioni con Isabella Bordoni, Sandro Lombardi, Luca Ruzza, Anna Bonaiuto, Marcello Sambati, Gabriele Frasca, Tullio Brunone, Toccafondi, i riferimenti diretti e indiretti che è possibile cogliere dalle sue opere – tra antenati, capiscuola e compagni di strada- sono molteplici, da Ryoij Ikeda per il suono sintetico a Laurie Anderson, straordinaria interprete dell’arte multimediale con Home of the Brave a John Cage conosciuto da Paci Dalò in occasione di uno dei suoi soggiorni statunitensi. Per l’uso delle immagini di repertorio in Italia anno zero (2004) recente concerto scenico sul Fascismo italiano che indaga nella trama profonda di immagini d’archivio del Ventennio per svelare la retorica del regime -tecnica che Paci Dalò estende anche al suono con la sintesi granulare- il riferimento è a Gianikian e Ricci Lucchi e al loro lavoro di ricerca di filmati dispersi (found footage) e alla loro idea di “ri-fotografare la storia”, isolando particolari di un fotogramma come al microscopio.

COMPOSIZIONE
Il Teatro di Giardini Pensili è, come ricordava Filiberto Menna, un esempio di nuova Opera d’Arte Totale, ovvero un Teatro dell’ascolto, Teatro dei sensi, un teatro musicale; queste sottolineature di un teatro come impegno per l’occhio e l’orecchio sembrano riferimenti precisi ad alcune affermazioni di Cage; “un concerto è un’attività teatrale” o a Kandinsky che parlava della necessità a teatro di una composizione scenica che potesse mettere in luce le famose “corrispondenze”: “sentire i colori e vedere la musica”. Paci Dalò ama definire le sue opere composizioni anche e soprattutto in riferimento al teatro. Arte visiva e teatro costruiti come alchimie compositive di materie diverse disponibili alla trasformazione magari con minima variazione; teatro come un campo di forze che tende a una forma ritmica complessiva: visiva, sonora e performativa. In Animalie la parola del filosofo Agamben campionata, accostata ai rumori di animali, i disegni di Oreste Zevola che sembrano incisioni, si uniscono ai gesti minimali della performer ripetuti e poi moltiplicati grazie alla loro cattura via webcam e al suo corpo restituito frammentato dallo specchio generando geometrie di colore e una vera composizione astratta contenente un armonico movimento interno: un ritmo di nero e rosso.

IMMERSIONE
Immersione partecipativa, questo uno degli obiettivi dei lavori di Paci Dalò, ed è legato in qualche modo alla teoria del paesaggio sonoro di Murray Schafer e alla strategia della territorializzazione: la sua opera non è contenuta nello spazio ma è lo spazio, così come lo spettatore partecipa all’interno dell’opera-ambiente. E’ ricercata l’attenzione dello spettatore sollecitata attraverso la sua inclusione dentro l’azione, nell’evento spettacolare inteso come spazio dinamico, perché le immagini e i suoni lo inseguono, fluttuando, ruotando con una moltiplicazione anche di forme visive catturate in diretta: Metrodora, Mishmal Hashmal hanno dettagli di volti, un gioco di sovrapposizioni costanti come un sogno o un ricordo a occhi aperti; un continuo gioco di incrostazioni, un affresco dove le immagini non sono che sinopie, strati di immagini che affiorano a tratti. In Stelle della sera c’è una costante ricerca del coinvolgimento fisico percettivo: Paci Dalò parla in questo caso della ricerca di “iperstimolazioni sensoriali” non solo attraverso il video ma anche attraverso luci e suoni. Suoni costruiti con frequenze anomale estremamente gravi e sovracute e distribuite intorno al pubblico, avvolgendolo attraverso sistemi di spazializzazione multicanali, come nel caso di Metamorfosi con Anna Bonaiuto. Anche in Italia anno zero Paci Dalò ha lavorato sulla psicoacustica, sulla percezione, sulle frequenze subliminali, sugli ultrasuoni.

ESTETICA DEL PROCESSO
Paci Dalò crea processi aperti e interminabili che non si fissano cioè in una forma definitiva: spettacoli che diventano video, film, opere radiofoniche, cd musicali, libri, dvd, sito web. L’artista parla di una trasmigrazione di materiali da un territorio all’altro. Una metamorfosi continua o una continua reinvenzione del segno artistico che è uno sperimentare le infinite possibilità del digitale. Paci Dalò prevede molto spesso un prolungamento in web del teatro attraverso la connessione on line per sperimentare diversi luoghi o diversi non-luoghi di partecipazione inseguendo l’utopia di un terreno di gioco-di azione interattivo aperto a una dimensione senza frontiere (radio e video on web), un altrove solcato dalla dismisura delle reti e soprattutto sperimentando creativamente la modalità multimodale ricevente-emittente dell’utente web. Il primo esperimento in questa direzione era il concerto in simultanea interattiva del 1993 LA LUNGA NOTTE con vari ponti radio. Modalità che ha il suo precedente solo in Telenoia di Roy Ascott del 1992, performance mondiale durata 24 ore che connetteva attraverso tutte le forme dell’epoca bbs fax, videofono teletext artisti che si scambiavano musica poesia immagini.

ARCHITETTURE
Il suo teatro è un paesaggio, ma un paesaggio minimale -anche quando tenta di conquistare la dimensione smisurata, fuori scala della rete, quando fa mappature o campionature sonore di città come Berlino, Venezia, Linz, Roma e Napoli-. Un paesaggio di una metropoli piccola in cui è possibile cogliere quel particolare tipo di distanza che è la prossimità. C’è nel lavoro di Giardini Pensili una congerie di paesaggi sonori (soundscapes), di studi di città e di relativi rilevamenti di ambienti acustici, di geografie visibili e invisibili, architetture urbane immaginarie o reali (le architetture dell’Eur, il Colosseo quadrato in Metamorfosi), architetture sonore, architetture connettive, così come sono presenti topografie e cartografie (in Il Cartografo). Blue stories è definito dall’autore live cinema: Live cinema sta per simultaneità di suoni e immagini in tempo reale. I parametri tradizionali di cinema narrativo sono espansi a un concetto più ampio di “spazio cinematografico” il cui focus non è più la costruzione fotografica della realtà vista dall’occhio della telecamera né la costruzione di forme lineari di narrazione visiva. Blue stories è una vera opera in movimento dove gli eventi vengono registrati in un on the road vissuto come una ininterrotta deriva psicogeografica (non a caso in questo progetto è vicino al gruppo Stalker); oggetti o squarci di città colti nel loro accadere. Immagini che testimoniano unicamente un esserci o un esserci stato e una non strutturazione definita, una sorta di interpretazione video dell’indeterminatezza cagiana. Blue Story è un istant city in cui il farsi dell’opera coincide con l’opera stessa, ed essa avviene durante il viaggio per il raggiungimento del luogo o durante la permanenza nel luogo stesso. Le architetture urbane visitate non sono contenitori transitori e neutri, inerti, ma sono sede stessa del lavoro e del suo senso. La rappresentazione non è solo la messa in mostra di ciò che l’artista ha visto-vissuto nella città, ma quelle immagini vengono rianimate e riattivate in scena attraverso il principio del tempo reale, in un live sonoro e visivo in cui esterno e interno si relazionano e comunicano in modi originali.

Metamorfosi.

www.giardini.sm

RIMINI, TEATRO DEGLI ATTI
VENERDI’ 6 MAGGIO E SABATO 7 MAGGIO ORE 21
ROBERTO PACI DALO’ E GABRIELE FRASCA: “STELLE DELLA SERA”

SABATO 7 MAGGIO ORE 15
LANGUAGE IS A VIRUS. INCONTRO CON ROBERTO PACI DALO’
Intervengono: Savina Fosca Fragliasso, Gabriele Frasca, Roberto Paci Dalò, Sandro Pascucci, Andrea Porcheddu
A seguire proiezione del film Elegia italiana (RPD-Giardini Pensili)

Anna_Maria_Monteverdi

2005-05-05T00:00:00

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