Teatro Madre nel Tardo Mafioso Impero

Nino Gennaro nella lettura-spettacolo di Massimo Verdastro

Pubblicato il 03/10/2005 / di / ateatro n. 089 / 0 commenti /
Share

Un libro e una lettura-spettacolo di Massimo Verdastro dedicati al drammaturgo e poeta siciliano Nino Gennaro (1948-1995), al Teatro Garibaldi di Palermo. Con un’’intervista a Massimo Verdastro.

Il 9 e 10 settembre Palermo (la città vera, non quella delle istituzioni, che hanno negato il loro sostegno) si è ricordata di Nino Gennaro, uno dei più originali e vivaci protagonisti della sua vita teatrale e politica negli anni Settanta-Ottanta. grazie a un progetto ideato e fortemente voluto da Massimo Verdastro e Goffredo Fofi nel decennale della morte del poeta-drammaturgo. Al Teatro Garibaldi, si sono svolti due appuntamenti: la presentazione del libro Teatro Madre, che raccoglie i testi teatrali e altri scritti di Nino Gennaro, a cura di Massimo Verdastro, appena uscito per i tipi dell’Editoria & Spettacolo di Roma (a cui hanno partecipato oltre al curatore e all’editore Maximilian La Monica, Goffredo Fofi, il regista italo-argentino Silvio Benedetto, Francesca Della Monica, Maria Di Carlo, Giusi Gennaro, Simona Mafai, Marco Palladini, Dino Paternostro, Lina Prosa, Nino Rocca, Umberto Santino del Centro P. Impastato) e la lettura-spettacolo O si è felici o si è complici, su testi di Gennaro, a cura di Massimo Verdastro, con Nando Bagnasco, Francesca Della Monica (che ha curato anche le musiche), Sabina De Pasquale, Silvia Martorana, Massimo Milani, Marco Palladini.
Nino Gennaro, nato e cresciuto a Corleone e poi costretto nel 1977 a spostarsi a Palermo, a causa dell’ostilità dell’intero paese per il suo anticonformismo e il suo impegno politico antimafia, è una figura eclettica e geniale che ha sempre deliberatamente scelto la libertà, a prezzo della marginalità che essa spesso comporta soprattutto in realtà ancora molto chiuse come quella siciliana degli anni Sessanta-Settanta. Prima animatore di un circolo giovanile socialista, poi dopo la chiusura di questo fondatore di un circolo indipendente dedicato al sindacalista Placido Rizzotto ucciso dalla mafia (che solo in tempi recenti è stato ricordato, attraverso il film di Scimeca), Nino Gennaro raccoglie intorno a sé un gruppo di giovani tra cui, con grande scandalo e ostilità dei parenti, alcune ragazze minorenni, così per la prima volta a Corleone viene celebrato l’8 marzo e arrivano libri, temi di discussione proibiti o sconosciuti, e con essi il vento di un desiderio di libertà e di cambiamento che nel resto d’Italia e del mondo già spirava da un decennio. Grazie al suo sostegno e a una audace sentenza del giovane pretore Giacomo Conte, Maria Di Carlo (poi compagna del poeta fino alla morte) vinse la sua battaglia contro il padre padrone che la picchiava selvaggiamente e la chiudeva in casa per impedirle di frequentare le “cattive compagnie” di Gennaro, “sciupafamiglie e frocio”. Negli stessi anni in cui Peppino Impastato conduceva la sua coraggiosa battaglia, che gli fu fatale, contro i capi mafia di Cinisi, Nino Gennaro invitava i conterranei a ribellarsi al “Tardo mafioso impero”, dichiarando che Corleone non era una “repubblica indipendente” e i corleonesi non erano tutti “gregari del boss Luciano Liggio”. Il messaggio di Nino ha ancora un’attualità straordinaria: c’era e c’è un’altra Sicilia che non va sotto i riflettori dei media, che fa fatica a campare ma che è una grande risorsa di idee, creatività e umanità, ed è un’arma fondamentale per battere il sopruso criminale e la rassegnazione. Arrivato a Palermo, Nino continua il suo impegno politico nel movimento universitario, per il diritto alla casa e i diritti degli omosessuali, e incontra il regista e pittore italo-argentino Silvio Benedetto che gli insegna l’arte di recitare. Da quel momento inizia la sua avventura teatrale, e all’inizio degli anni Ottanta crea il “Teatro Madre”, un gruppo “nomade” di amici, attori e non, che metteva in scena in modo assolutamente spartano testi scritti da Nino stesso, portandoli nei luoghi extrateatrali di Palermo: università, biblioteche, locali e nelle case (a partire dalla casa stessa che Gennaro condivideva con Nino Rocca, luogo aperto alle relazioni umane e culturali). Una scrittura frammentaria, visionaria ed esasperata per un teatro impegnato, arrabbiato e provocatorio – Fofi lo ha definito “teatro in-civile” (cioè “iper-civile”) per distinguerlo ironicamente dall’inflazionato e talvolta un po’ scontato “teatro civile” di questi anni – che aveva Genet come modello più evidente e che raccontava l’altra Sicilia degli “emigrati, dei disoccupati, degradati di ogni specie, dagli intellettuali ai sottoproletari”. Temi molto sentiti anche nel lavoro di altri protagonisti del teatro siciliano contemporaneo come Franco Scaldati, Emma Dante, Davide Enia. Nell’ultima performance del Teatro Madre, del 1984, il testo “Tardo mafioso impero” si concludeva con il violento paradosso: “Prima che vi uccidano uccidetevi!” Così scrive Gennaro al suo amico Palladini, riassumendo il proprio pensiero e la propria poetica: “Tutta la mia vita, tutta la mia produzione, vogliono dire e dicono dei nostri territori-corpi colonizzati da fascismi, mafie, clericalismi, oppressioni-repressioni e di lotta senza quartiere per dis-interiorizzare, non collaborare. Perché il capolavoro di ogni potere è rendere labile o annullare i confini tra vittima e carnefice, farti complice del suo dominio, della sua logica di dominio. Mondo di lutto, di sottomissione, di psicofarmaci, di miseria e di morte. Ripeto, io dico no, a questa morte…”
L’attore-regista romano Massimo Verdastro conobbe Nino nel 1978, quando si trasferì a Palermo per recitare con Silvio Benedetto e frequentare la scuola di teatro di Michele Perriera (ex Gruppo ’63). Divennero subito amici, frequentandosi assiduamente durante tutta la permanenza palermitana di Verdastro (fino al 1985). Si incontrarono nuovamente nel 1991, quando ormai Nino era già malato e aveva lasciato il teatro per dedicarsi esclusivamente all’impegno sociale e alla scrittura, Verdastro voleva invece riportare alla luce della scena i suoi scritti, convinto della loro forza teatrale e dell’importanza del loro messaggio. Quell’incontro fu così l’inizio di una straordinaria collaborazione artistica che idealmente continua ancora adesso e che appunto è stata celebrata a Palermo con la presentazione del libro e dello spettacolo O si è felici o si è complici. Gennaro prepara per Verdastro alcuni “mix” (così lui li chiamava) di suoi testi per il teatro: Una Divina di Palermo, La via del Sexo, Rosso Liberty, Teatro Madre (ora tutti raccolti nel volume citato) e il diario dell’ultimo periodo Alla fine del Pianeta. Che diventano nel corso degli anni successivi, grazie alla fedele determinazione e all’eccellente capacità interpretativa di Verdastro, degli spettacoli di notevole impatto e valore, e attraversano tutta l’Italia, facendo finalmente conoscere il talento di Gennaro al di fuori della sua terra. In particolare Teatro Madre, con drammaturgia di Verdastro e Nico Garrone, una compagnia di otto attori e il sostegno artistico-organizzativo di Sandro Lombardi e Federico Tiezzi, presentato nel 1999 ai nuovi Cantieri culturali della Zisa (oggi chiusi dalla giunta di destra), rappresenta una sintesi emblematica e di grande intensità espressiva del “difficile rapporto tra genitori e figli, tra mondo contadino e mondo metropolitano”.

Massimo, come nasce la tua passione umana e artistica per Nino Gennaro?
La mia amicizia con Nino Gennaro nasce a Palermo nel 1978 quando con il regista e pittore Silvio Benedetto mi trovavo all’ Hotel Centrale ai Quattro Canti dove in cambio dell’ospitalità facevamo teatro. Nino, transfuga da Corleone, si unì a noi condividendo quell’esperienza unica ed irripetibile. Rimasi subito folgorato dalla bellezza e dalla forza delle sue poesie che nella loro semplicità e immediatezza rivelavano il coraggio e la determinazione di un giovane che rivendicava il diritto a una vita libera da soprusi, inganni e omologazioni. Sicuramente fu questo uno dei motivi che mi hanno spinto, all’inizio degli asfittici anni ’90 a portare in scena la sua opera.

Ci puoi brevemente raccontare le caratteristiche drammaturgiche e interpretative degli spettacoli che hai messo in scena sui testi di Nino, da Una Divina di Palermo fino all’ultima lettura-spettacolo O si è felici o si è complici?

L’opera di Nino Gennaro, tutta rigorosamente stesa a mano, si compone di una scrittura fatta di parole che reclamano subito un corpo e una voce in cui incarnarsi. Spesso, come nel caso di Una Divina di Palermo, siamo colpiti da una scrittura teatralissima, vertiginosa, piena di escamativi, invettive, contaminazioni dialettali, parole inventate. A Gennaro, pur restando profondamente legato alle sue radici, non interessava operare recuperi dialettali, arcaismi linguistici o una ricerca formale del verso poetico ma, piuttosto, registrare trasformazioni e nuove voci della contemporaneità. Lo spettacolo Una Divina di Palermo, il primo dei lavori che ho messo in scena e che ha rivelato alla critica e a un pubblico più vasto la presenza di questo autore, è da considerarsi assieme a La Via del Sexo e a Rosso Liberty un recital, un concerto. L’attore deve frantumarsi in schegge di pensieri, personaggi, storie. Invece la messinscena di Teatro Madre, proprio per la sua natura di testo teatrale drammaturgicamente definito, richiede la relazione tra più attori e lo sviluppo di una vicenda ( conflitto genitori-figli ) di forte impatto emotivo. O si è felici o si è complici è stato lo spettacolo che ha ricordato Nino a dieci anni dalla morte. Un lavoro per me molto importante. Questa volta in scena non c’erano soltanto gli attori ma anche gli amici più vicini che con rigoroso impegno hanno interpretato le pagine di Nino Gennaro.

Il libro Terra Madre, che tu hai curato e che raccoglie scritti teatrali e poetici, foto degli spettacoli e importanti contributi di Goffredo Fofi, Lina Prosa, Maria Di Carlo, Ivana Conte, Marco Palladini, Tiziano Fratus e Nico Garrone, che ritratto vuole ricostruire della figura e dell’opera di Nino?

Credo che il libro oltre a voler restituire una parte dell’esperienza poetica e umana dello scrittore sia anche la testimonianza di un progetto teatrale voluto e condiviso da me e Nino. Infatti la trilogia composta da Una Divina di Palermo, La Via del Sexo, Rosso Liberty e Teatro Madre sono quattro dei cinque spettacoli dai testi di Gennaro che ho portato in scena nel corso degli anni ’90. I preziosi contributi danno ognuno una visione differente ma allo stesso tempo corrispondente alle caratteristiche poliedriche dello scrittore. Fondamentale è il racconto di Maria Di Carlo che per venti anni ha vissuto accanto a Gennaro. Compagna di vita, di lotte politiche e di avventure teatrali, Maria lo ha seguito sempre fino all’ultimo giorno. Importante il contributo del giovane scrittore e drammaturgo Tiziano Fratus che pur non conoscendo Gennaro personalmente, lo ha amato attraverso la lettura dei suoi testi e ha così voluto dedicargli un suo scritto.

Andrea_Balzola

2005-10-03T00:00:00

Share



Tag: VerdastroMassimo (4)


Scrivi un commento