Le recensioni di ateatro: i finalisti del Premio Scenario 2005

“Altre scene 05 - lampi di teatro e danza” a Roma

Pubblicato il 06/10/2005 / di / ateatro n. 089 / 0 commenti /
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Hanno debuttato in forma di spettacolo l’’1 e 2 ottobre 2005 al Teatro Furio Camillo di Roma, a conclusione della rassegna “Altre scene 05 – lampi di teatro e danza”, organizzata dall’’ETI – Ente Teatrale Italiano in collaborazione con ARCUS spa, i progetti ultimati – il vincitore e i tre segnalati della X edizione del Premio Scenario promossa dall’’Associazione Scenario e realizzata con il sostegno di ETI – Ente Teatrale Italiano, Festival di Santarcangelo dei Teatri e con il contributo di Regione Emilia-Romagna, Toscana, Umbria, Marche, Città di Torino.
Il primo dei tre spettacoli presentati è stato ’O mare di Taverna Est di Napoli, ideazione e regia di Sara Sole Notarbartolo, lavoro di un gruppo di artisti di nazionalità diverse. Un viaggio verso il mare di una piccola comunità di immigrati che parlano lingue diverse e dialogano attraverso la musica e le arti di strada. Nato all’interno di un centro sociale napoletano, ’O Mare cerca di elaborare nel linguaggio drammaturgico gli accenti, le abilità e i linguaggi scenici differenti propri di ciascuno dei componenti del gruppo, per narrare una storia picaresca, intrisa di amore, tradimenti, morte e avventura. Basato sui temi della marginalità sociale e della contaminazione culturale, con evidenti citazioni al cinema di Kusturica e di Fellini e al teatro di Emma Dante, ’O Mare è uno spettacolo gradevole ma non particolarmente originale.
Di tutt’altro stile 11/10 on apnea, della Compagnia Teatro Sotterraneo di Firenze, un lavoro brillante, fra i più originali visti in questa edizione del Premio Scenario, che indica nella sua perfetta sintonia la metodologia di lavoro collettivo dei sei giovanissimi componenti del gruppo, segno di una generazione che sente forte il bisogno di una comunicazione, della possibilità di esperienze e azioni comuni. Ambientato in un interno, forse una comune, il lavoro della compagnia fiorentina, solcato da un profondo disagio esistenziale, mostra quattro ragazzi alle prese con monomanie individuali, schegge di follia collettiva, tentativi di suicidio di gruppo che assumono l?apparenza di un balletto allucinato e poetico, ansie di fuga e desideri frustrati. I primi trenta minuti dello spettacolo sono segnati da un ritmo vorticoso, perfetto, e da una scrittura drammaturgica felice e originale, nella seconda parte, tuttavia, il lavoro soffre per eccesso. La compagnia fiorentina deve eseguire un lavoro di sintesi e limatura sulle numerosissime idee drammatugiche che affollano l’ultima parte di questo lavoro, per renderlo calibrato ed efficace nel suo insieme.
Il percorso di selezione dei progetti presentati all’edizione attuale del Premio Scenario ha evidenziato un significativo elemento di differenziazione rispetto alle passate edizioni, vale a dire la presenza di artisti di livelli professionali diversi. Accanto a giovani attori provenienti da laboratori, seminari, scuole e accademie, si sono affacciati a Scenario artisti provenienti da esperienze professionali maturate nel teatro “ufficiale”.
È il caso del lavoro di Francesca Proia, un assolo di classe per un?artista ormai affermata. Segnato da una profonda maturità artistica il raffinato e intenso assolo della danzatrice ravannate Francesca Proia, autrice ed interprete di Qualcosa da sala, su musica del compositore Oskar Sala.

Nella sua performance di grande rigore formale Francesca Proia costruisce una dimensione di assoluta solitudine, in cui esplorare le dinamiche della danza butoh in un?atmosfera rarefatta e allucinata nella sua astrattezza.
L’ultimo spettacolo presentato è stata la performance nata dal progetto vincitore, Il deficiente di Gianfranco Berardi e Gaetano Colella di Taranto, un progetto di forte intensità, una riflessione sulla percezione e sui suoi limiti. Sotto il segno di un’’apparente linearità narrativa, si strutturano in una fitta rete di relazioni diverse e niente è ciò come appare. Colella e Berardi, due giovani artisti tarantini, hanno realizzato lo spaccato di «tragedia in un interno»: tre fratelli, di cui uno non-vedente (il «deficiente»), convivono in una casa in una situazione di evidente marginalità e povertà. Schermaglie verbali, giochi di potere, scontri fisici, piccoli e grandi tensioni si intrecciano in un delicato a fragilissimo equilibrio, definitivamente infranto dall?entrata nel gioco a tre di una quarta presenza, la fidanzata incinta del “deficiente”, che si rivelerà ben diversa da ciò che appare. Lo spettacolo, portatore di un’amara ironia, ha i suoi momenti migliori nel rapporto fra i tre fratelli, nei loro dialoghi cinici e crudeli, e si avvale dell’ottima interpretazione dei due autori registi e della buona prova di Pietro Minniti (il fratello non vedente). Meno convincente la prova di Francesca Russo nel personaggio ambiguo e complesso di Franca, la fidanzata del “deficiente”.

Elena_Lamberti

2005-10-06T00:00:00

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