L’1% del Pil alla cultura?

L'editoriale di ateatro 91

Pubblicato il 19/11/2005 / di / ateatro n. #BP2005 , 091 / 0 commenti /
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Prosegue il mitico Fotoromanzo delle Buone Pratiche: il cartello di Mira e la finanziaria 2005 spingono verso i tagli, ma sulla Riva del Brenta gli indomiti Franco D’Ippolito, Oliviero Ponte di Pino e Mimma Gallina indicano la direzione opposta e rilanciano: portare l’investimento italiano in cultura all’1% del PIL italiano, chiedendo che i candidati alle elezioni 2006 si impegnino a sostenere l’iniziativa.

Se siete invidiosi, o se ateatro vi sta antipatico, vi consigliamo di smettere di leggere. Perché le Buone Pratiche 2 a Mira è andato davvero bene: una partecipazione oltre igni aspettativa (più di 120 iscritti-paganti), un clima costruttivo, una serie di interventi e relazioni di grande interesse. E dunque grazie al Comune di Mira che ci ha ospitato, alla Cooperativa DannyRose che ha curato la logistica, alla Piccionaia che ci ha assistito al Teatro di Villa dei Leoni e allo sposor.
Non vi racconteremo le giornate di Mira, un po’ per non esagerare nell’autocelebrazione, e un po’ perché troverete un ottimo resoconto delle Buone Pratiche 2 a opera di MarioNuzzo sul sito di Eolo (a proposito, grazie Mario per l’attenzione).
Però una cosa ve la vogliamo dire lo stesso. Perché c’è stato un filo conduttore delle due giornate sulla quale val la pena di riflettere, ed è la dialettica tra apertura e chiusura che sta vivendo il teatro. Tra i relatori c’è stato chi ha riflettuto – come punto di forza del teatro – sulla sua specificità di evento dal vivo, come Renato Nicolini, che come Assessore alla Cultura del Comune di Roma ha rivoluzionato il concetto di intervento pubblico nel teatro, e Carmelo Alberti. Ma c’è stato chi ha piuttosto insistito sulla necessità del teatro di aprirsi all’esterno: lo hanno fatto per esempio Felice Cappa, parlando dei rapporti tra scena e tv, e Filippo Del Corno, che ha insistito sulla necessità del rigido superamento tra generi e sulla creazione di intrecci tra diverse discipline, con inevitabili implicazioni a livello normativo e istituzionale; ma anche, in chiave diversa, Paolo Aniello, quando ha annunciato la nascita di una federazione delle arti dello spettacolo contemporaneo; e da Gigi Cristoforetti, con il suo elogio del meticciato. La necessità di una apertura è stata tematizzata nella sezione dedicata alla questione del pubblico, aperta da Gian Antonio Stella, e approfondita nell’ottica di uno “spettatore curioso” ma colto da Andrea Cortellessa, mettendo a fuoco la dialettica tra spettacoli forse imperfetti ma aperti e messinscene magari formalmente più risolte ma tutte interne alla logica del teatro.
L’impressione che molti osservatori esterni hanno del teatro italiano è quella di un mondo autoreferenziale, chiuso su sé stesso e sui propri meccanismi comunicativi (ma anche di finanziamento). La progressiva (e di fatto incontrastata) erosione del Fus è anche un frutto di questa impressione. L’obiettivo di questa sessione delle Buone Pratiche è tra l’altro quello di incrinare questo atteggiamento, da parte di chi il teatro lo fa e da parte di chi il teatro (non) lo va a vedere (o lo vede pochissimo). Insomma, vorremmo provare a vedere se per il teatro è utile aprirsi all’esterno, per contaminarlo e per renderlo più interessante, mantenendo intatta tutta la forza della sua specificità.
In quest’ottica il concetto di valore può forse essere un concetto utile per relazionarsi con l’esterno – ferme restando tutte le cautele del caso (e tenendo presente che i primi a mettere in guardia contro usi riduttivi del termine valore sono proprio gli economisti, come hanno dimostrato gli interventi di Michele Trimarchi e Giulio Stumpo). E non può che farci piacere il fatto che un convegno organizzato dai DS poco tempo dopo le nostre Buone Pratiche (a Roma il 30 novembre prossimo a Palazzo Altemps) abbia come tema proprio il rapporto tra valore e cultura: è una conferma che in qualche modo questo concetto può essere uno strumento.
Strumento a disposizione di tutti vuole anche essere ateatro, che dunque pubblica e mette gratuitamente a disposizione di tutti una robusta quantità di testi, frutto delle giornate di Mira: materiali, relazioni, interventi, Buone Pratiche… (Insomma, anche questa volta grazie ad ateatro 91 ne avete da leggere, pensare e ripensare!!!)
Tenete in ogni caso presente che sia ateatro sia le Buone Pratiche sono progetti aperti: dunque nei prossimi numeri pubblicheremo altri interventi che ci sono già stati annunciati, altri potete mandarne (sia che abbiate qualcosa da aggiungere sia che abbiate l’impressione che stiamo dicendo un mucchio di castronerie). Soprattutto, continueremo ad accogliere proposte di articoli per la legge “fai-d-te” per il teatro di ateatro (se n’è parlato anche a Mira, ovvio). E ci diamo appuntamento a gennaio per Le Buone Pratiche/La questione meridionale (anzi, tornate sul sito: tra qualche giorno pubblichiamo la news con tutte le info).

Redazione_ateatro

2005-11-19T00:00:00

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