Il teatro in azienda

Con una nota sul mio improbabile debutto come drammaturgo

Pubblicato il 07/12/2005 / di / ateatro n. 092 / 0 commenti /
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Non ho mai scritto per il teatro e non mi sono mai occupato di formazione aziendale, né come allievo né tantomeno come discente. Dunque era abbastanza improbabile che debuttassi come drammaturgo nel corso di un Forum di Formazione. Eppure questo evento statisticamente (quasi) impossibile si è verificato qualche settimana fa, per un complesso combinato di circostanze e soprattutto grazie all’interesse e alle necessità di Indaco, una società che di occupa di consulenza e direct marketing (e nell’abito della consulenza ricade, ovviamente, anche la formazione).
Quello del “teatro d’azienda” o “teatro in azienda” (ma c’è anche chi ha registrato il marchio come teatrodimpresa®) è del resto un’area in espansione e sviluppo, che occupa uno spazio sempre più ampio all’interno dei percorsi di formazione, ma è anche caratterizzato da una forte concorrenza e dalla necessità di offrire proposte credibili e innovative.
Il 9° Forum Formazione, organizzato da Somedia al Palazzo delle Stelline di Milano l’8 e 9 novembre 2005, ha ospitato una trentina di seminari della durata di un’ora circa, in cui le diverse aziende presentavano ai potenziali clienti i loro progetti. Erano numerosi quelli che si richiamavano più o meno esplicitamente al teatro. In particolare, citando dalla brochure dell’iniziativa e seguendo un rigoroso ordine alfabetico:

Forma del tempo®
, avendo come partner èteatro® di Jader Giraldi (“autore, attore e regista, formatore aziendale”), inizia così la presentazione del seminario: “Nel teatro ci sono tutte le storie da raccontare. Anzi, ci sono le tecniche per raccontare tutte le storie della vita. (…) Se poi il teatro è nostro e di nessun altro, rappresenta il nostro sguardo, echeggia la nostra voce, evoca la nostra memoria. E’ una testimonianza viva, del nostro esistere, così come è stato per chi in passato ha scelto l’estetica per lasciare traccia di sé. ÈTEATRO® è un progetto di teatro su misura in cui la dimensione estetica e quella formativa coesistono e si intrecciano. Il racconto teatrale diviene una metafora di una realtà che ha senso sperimentare attraverso una narrazione collettiva”.
Al primo posto nei “brand” dell’azienda c’è “Action Game®”, ovvero “giochi di simulazione che ricostruiscono una realtà virtuale in cui sperimentare e sviluppare le competenze”.

Gobag Sviluppo Imprese annuncia invece la “nuova era della formazione” attraverso il Candid Camera Training: gli iscritti “vengono informati che, in un determinato periodo di tempo prefissato, alcuni di loro potranno essere coinvolti in una Candid Camera che riguarderà esclusivamente le loro competenze professionali”. Successivamente, in aula, “verranno analizzate ed esaminate tutte le Candid registrate insieme al formatore”.

Indaco
, per “rispondere con maggiore consistenza e incisività alle esigenze di un contesto aziendale in continuo mutamento”, offre:
Formazione Outdoor, utilizzando “barca a vela, training & mounts, archery biathlon, gold educational, dive & high”;
ACTING Marketing in Action, ovvero “l’utilizzo del teatro e della comunicazione teatrale come tecnica per la formazione manageriale e per la dinamizzazione di eventi”.
Nel seminario presentato a Milano Indaco ibrida appunto Teatro e Sport: interazioni dinamoche per un nuovo agonismo aziendale: “Nell’ambito del training aziendale, l’impiego sincronico di sport-teatro e di analoghe tecniche corporee e mentali, diventa utile ad incentivare le risorse del ‘sentire’ e del ‘comunicare’. (…) I punti distintivi del programma:
– dal role taker al role player: teatro e sport per assumere e gestire un efficace ruolo aziendale;
chi è il capo?: analogie tra coach e regista;
costruire un team vincente: il gioco di squadra e le regole del palcoscenico;
debriefing e learning-log: efficace ‘drammatizzazione’ del momento formativo.”

SC Consulting con Azienda, “Vis comica” e Formazione: buonumore e buone performances punta invece sui “principi della ‘Scienza del Sorriso’ (Psico Neuro Endocrino Immunologia) applicati a innovativi modelli formativi (…) L’energia scatenata dal ridere, introdotta in ‘Azienda’ e opportunamente veicolata attraverso Percorsi formativi permette di sviluppare opportunità all’interno di processi e dinamiche aziendali. ‘Ridere’ e ‘Emozioni Positive’ rappresentano efficaci strumenti di
– Problem Solving;
– Facilitazione nella soluzione di problemi complessi;
– Gestione e Soluzione di Conflitti interni;
– Crescita personale-professionale.”
Non sorprende che l’azienda dichiari di avvalersi “dell’esperienza dei Clown-Dottori di !Ridere per vivere!”.

S.P.E.L.L. (l’acronimo sta per “Società per elevare il livello del lavoro”) presenta invece una “lezione spettacolo” dal titolo Meditazioni per dirigenti perplessi. “La lezione-spettacolo è un momento formativo, arricchito dalle modalità e dagli strumenti propri del teatro. L’obiettivo è quello di trasmettere le informazioni con maggiore incisività, coinvolgendo la sfera emotiva oltre a quella strettamente cognitiva. In questo modo è possibile rendere fruibili anche gli argomenti più ostici (…) Naturalmente, come tutte le tecniche di teatrodimpresa®, la lezione spettacolo si integra perfettamente con la formazione tradizionale, rappresentando la partenza ideale per un tragitto formativo o una chiusura brillante di un percorso svolto. Per la sua godibilità (…) è anche un modo intelligente per animare una convention, lanciare un prodotto o per un evento promozionale”. Non può sorprendere che le Meditazioni per dirigenti perplessi (disponibile in versione completa di 2 ore e versione condensata di 75 minuti) siano “state presenti in cartellone, come puro momento di intrattenimento, in importanti teatri italiani”.
Oltre al teatrodimpresa®, S.P.E.L.L. propone altri percorsi formativi:
Guidare guidando, che “consente di mettere alla prova le proprie doti di leader in un contesto avvincente: una pista ed un’automobile”
CooKing, che condensa la vita organizzativa “nella preparazione di un singolo piatto o di un intero pasto con o senza l’ausilio dello chef”;
Outdoor Sociale, rivolto soprattutto a quadri e dirigenti, “che coniuga la dimensione ‘fuori aula’ con i temi del confronto e dell’impegno sociale, per stimolare i partecipanti ad una riflessione sul proprio modo di intendere e agire il ruolo del capo”.
La stessa S.P.E.L.L. affronta in un altro seminario la domanda cruciale: Il grande tabù: funziona davvero il Teatro in azienda? Per rispondere utilizza le “testimonianze di chi lo ha provato”. In particolare la brochure annunciava la presenza:
– Claudia Mosca, “che ha seguito il progetto Taboo, una tournée di dieci spettacoli sul tema della morte per presentare agli agenti della compagnia [le assicurazioni Zurich, n.d.r.] una nuova campagna sulla polizze vita;
– Adamo Bove, “responsabile della security in Tim, che ha proposto a duemila dipendenti uno spettacolo di sensibilizzazione sulle tematiche di Security;
– Laura D’Amico, “che ha sperimentato il teatrodimpresa® come momento di intrattenimento in una convention aziendale” di Manpower;
– Anna Castellucci, della ASL di Bologna, che ha utilizzato “il teatrodimpresa® in diverse occasioni, da quelle di carattere formativo a quelle divulgative, fino ad essere coinvolta insieme ad altri dirigenti sul palcoscenico in una rappresentazione pubblica”.

La Scuola di Palo Alto, una business and management school, offre quello che è forse il programma più articolato. Sotto l’insegna “Che spettacolo!”, precisando che “la produzione è della Scuola di Palo Alto”, la “regia di Leonardo Poppa, regista e docente di tecniche teatrali”, annuncia con grande evidenza: “Gli attori? SIETE VOI”.
I numerosi workshop hanno titoli adatti a una accademia d’arte drammatica:
– “Sul Palco della Vita. Le Regole della Comunicazione in Pubblico”;
– “Svelare il Corpo Attraverso la Maschera. La forza del Linguaggio Gestuale”;
– “I Meccanismi della Risata. Le Tecniche del Comico al Servizio della Comunicazione”;
– “Le Abilità Sociali Attraverso il Metodo Stanislawsky. Il Lavoro dell’Attore e l’Intelligenza Emotiva”;
– “Il Potere del Narrare. I Racconti come Finestra Emotiva dell’Impresa”;
– “Comunicare in Pubblico. Dominare la Scena in Meeting, Congressi e Convention”.
Non è tutto. Sul versante “Spettacoli in azienda”, la Scuola di Palo Alto offre tra l’altro “La Gestione del Cliente Interno attraverso il ‘Mugugno Comedy’”. Perché “nei luoghi di lavoro possono svilupparsi molteplici situazioni di tensione” e dunque “è utile offrire l’opportunità di manifestare le cause di nervosismi e irritazioni, creando un ambiente di confronto sereno, al fuori (sic) del contesto produttivo”; ecco dunque un percorso in “tre tappe:
– raccolta dei mugugni;
– analisi dei mugugni;
– rappresentazione dei mugugni.”
“Le tecniche teatrali e i meccanismi della comunicazione permetteranno di calarsi nei panni degli altri, di ascoltare, di gestire positivamente le proprie emozioni e cogliere con più attenzione gli stimoli esterni.”
Volendo è possibile creare uno “spettacolo di simulazione sul gioco dei ruoli”, dove ogni partecipante crea un personaggio di riferimento (reale o di fantasia) e interagisce con gli altri; uno “spettacolo recitato da attori aziendali (…) sulla base di tematiche ritenute utili o importanti all’interno dell’azienda stessa”, per allietare meeting e convention aziendali; sulla base di specifiche richieste, è anche possibile creare spettacoli ad hoc con attori professionisti oppure organizzare le più tradizionali serate “di evasione” per convention e meeting aziendali. Il colpo di coda finale è però “…In giallo. Intrattenimento con partecipazione attiva”, dove “i partecipanti non sono solo spettatori ma attivi protagonisti dell’indagine”: alcuni attori mischiati ai partecipanti (e individuati come possibili sospetti) e un ispettore si preoccuperanno di creare il contesto adatto; anche in questo caso “è possibile, laddove il committente lo desideri, personalizzare la trama (calzando la storia sull’azienda), e/o far partecipare ai fatti alcuni collaboratori interessati”.

Non so quanto sia rappresentativo il campione di aziende presenti al 9° Forum Formazione; in ogni caso la percentuale di chi utilizza tecniche teatrali è molto alta. Le tipologie di intervento sono assai variegate, a riprova – se non altro – della versatilità del teatro e la ricchezza delle sue possibili funzioni. Si va dallo spettacolo che chiude la convention aziendale (e che tutti i comici televisivi – e i loro conti correnti bancari – conoscono bene) a forme di intervento assai sofisticato (nella presentazione di Indaco, per esempio, si è accennato ai “cattivi shakespeariani” come possibili modelli di leadership: e sul tema c’è ormai un’ampia bibliografia). Ovviamente si usano tecniche differenti quando si tratta di “mettere in situazione” dei giovani che devono iniziare a lavorare in un call center o alla cassa di un supermercato; oppure quando si ratta di affinare la comunicazione all’interno dell’azienda o di fare operazioni di marketing o pubbliche relazioni; o ancora quando si tratta di affinare le capacità decisionali di un dirigente d’azienda.
Per spiegare il successo di questo approccio nell’ambito della formazione va anche ricordato che la teatralizzazione si sposa bene con le tecniche ispirate all’analisi transazionale (Eric Berne, Analisi transazionale e psicoterapia e A che gioco giochiamo?; Vann-Joines, Analisi transazionale), molto usata in ambito aziendale.
A volte il teatro in azienda è una retorica che con la sua leggerezza rispetto a forme più ingessate di comunicazione e formazione aiuta a trasmettere con maggiore efficacia un determinato messaggio (l’insistenza sugli aspetti emotivi rispetto a quelli puramente razionali non è casuale); per certi aspetti è un’attività che si apparenta all’animazione nei villaggi turistici. In altri casi è più una tecnica dell’io che serve a plasmare la personalità, l’identità individuale (soprattutto per manager e dirigenti) e collettiva (ovvero aziendale) e i rapporti interpersonali; in questo il teatro in azienda può richiamare piuttosto lo psicodramma e la terapia di gruppo.
Inutile sottolineare che un uso del teatro di questo tipo – e in questi contesti – può far correre un brivido lungo la schiena dei cultori dell’arte per l’arte, e suggerisce alcune riflessioni sulla natura stessa del teatro e della teatralità (e sul loro valore…) all’interno della società contemporanea. Il teatro in azienda è un’occasione di consapevolezza e un momento di controllo, è uno spazio di apparente libertà che però ha come obiettivo un maggiore condizionamento (o per lo meno l’adeguamento a determinati standard).
Altrettanto inutile sottolineare che il “teatro d’azienda” rappresenta un possibile sbocco professionale per giovani teatranti che sappiano in qualche modo costruirsi una professionalità alternativa e che siano in grado di confrontarsi con una realtà assai diversa da quella del mondo del teatro, per obiettivi e per modalità di comportamento.

E il mio debutto come drammaturgo?
Qualche tempo fa avevo scritto un breve testo, Atleti del cuore, per il libretto-programma della rassegna “Teatri dello sport”: è un dialoghetto didattico tra un’atleta e un attore, che vorrebbe illustrare affinità e differenze tra le due attività (lo si trova in questo sito).
Non era un testo scritto per essere rappresentato ma Umberto Lardieri e Lisa Baudino (che chissà come è riuscita a scovare il testo in rete) hanno pensato che potesse essere utile per illustrare la filosofia di base del loro progetto e hanno chiesto a due attori (Alberto Barbi e Barbara Cinquatti) di interpretare i due personaggi.
Così per un quarto d’ora ho provato l’ebbrezza di essere un drammaturgo (una vocazione che non ho mai avuto) e un formatore aziendale (un’altra vocazione che mi manca). Posso solo ringraziare gli artefici di questa esperienza… e chissà che da questo strano incrocio non nasca qualcos’altro.

Oliviero_Ponte_di_Pino

2005-12-07T00:00:00

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