Non si può essere stupidi e ricchi per più di due generazioni

Perché l'Italia deve aumentare l'investimento in cultura e spettacolo

Pubblicato il 09/12/2005 / di / ateatro n. 092 / 0 commenti /
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Stiamo pensando di diffondere questo testo, per raccogliere eventuali adesioni.
Mimma Gallina nel frattempo sta lavorando a un testo più specificamente rivolto al teatro, ma per noi è fondamentale inserire la “vertenza spettacolo” (reintegro del FUS eccetera) in un contesto più ampio.
Quello che ci sembra cruciale è il passaggio da un atteggiamento difensivo (“Basta taglia a cultura e spettacolo”, che presuppone che cultura e spettacolo siano un di lusso, un optional rispetto a spese più importanti), alla rivendicazione del valore strategico del settore.
Questa è una prima versione del nostro appello ai candidati alle prossime elezioni politiche, aperta a suggerimenti e modifiche (insomma, ci piacerebbe sentire il vostro parere; in ogni caso iniziate a diffondere). Dopo di che, proporremo il documento debitamente emendato in occasione delle Buone Pratiche 2.2 a Benevento il 7-8 gennaio 2006 per una prima verifica.

Due citazioni

1.
“Siamo arrivati alla soglia in cui il declino culturale diventa anche economico. Eppure nessuno sembra rendersene conto, fino a non capire che il segreto della crescita e della concorrenza cinese e indiana non è lo sfruttamento brutale, che c’è sempre stato, ma l’alfabetizzazione di centinaia di milioni di lavoratori. Non si può essere stupidi e ricchi per più di due generazioni.”
(Curzio Maltese, “Il Venerdì di Repubblica”, 25 novembre 2005)

2.
“Se il cinema, il teatro, la musica e la danza denunciano un salasso (…) il sistema della tutela statale, i musei, i siti archeologici, gli archivi, le biblioteche non stanno meglio. Diluvia sul bagnato di un paese che destina alla cultura appena lo 0,16% del suo PIL, contro lo 0,50% della media europea, contro lo 0,35% del Portogallo, lo 0,9% della Spagna, l’1% della Francia e addirittura l’’1,35% della Germania. Un autentico suicidio.”
(Vittorio Emiliani, “l’Unità”, 11 ottobre 2005)

Due fatti

1.
Non esistono statistiche affidabili sulla spesa in cultura e spettacolo dei governi europei, ma è indubbio che l’Italia destina al settore molto meno della media dei suoi partner europei.

2.
In Italia negli ultimi anni l’investimento in cultura e spettacolo si è drasticamente ridotto, finanziaria dopo finanziaria.

L’articolo 9 della Costituzione

In una società moderna, nel mondo globalizzato, la cultura è una risorsa che va adeguatamente valorizzata. Il principio è peraltro stato sancito dalla nostra Costituzione.

Art. 9
“La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica.
Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione.”

Una richiesta ai candidati al Parlamento

Chiediamo che i candidati al Parlamento si impegnino ad aumentare progressivamente l’investimento del governo in cultura e in spettacolo, fino a raddoppiarne il valore reale nell’arco della legislatura.
Chiediamo altresì ai nostri rappresentanti all’interno degli enti locali di impegnarsi ad aumentare l’investimento in cultura e spettacolo.

Redazione_ateatro

2005-12-09T00:00:00

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Tag: FinanziamentoPubblico (10), FUS (92)


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