Speciale referendum costituzionale 2006: una sana e robusta Costituzione (parte I)

Un documento inedito misteriosamente recapitato alla redazione di ateatro

Pubblicato il 12/03/2006 / di / ateatro n. 096 / 0 commenti /
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La rivista teatrale online www.ateatro.it ha ricevuto, in forma anonima, questo testo.
Riteniamo si tratti del verbale d’’interrogatorio dell’’attore comico Paolo Rossi, condotto da una sedicente “Commissione per la Attività Anticostituzionali”, in data imprecisata, ma probabilmente pochi mesi prima dell’incoronazione di Berlusca I.
Il documento non ha alcun valore legale, ma ci sembra ugualmente opportuno metterlo a disposizione dei lettori. Ripercorre infatti la carriera del notorio sovversivo teatrale Rossi, evidenziando le sue attività estremistiche, dai tempi della prima giovinezza fino a epoche più recenti.
La lettura di questo testo e dell’allegato cartaceo, così come la visione del filmato allegato, va condotta con cautela: è riservata ad adulti che abbiano superato tutti i test di affidabilità politica del nostro beneamato Ministero per l’Ordine e la Pacificazione.
Abbiamo tuttavia ritenuto opportuno darne ampia diffusione, sia sul sito sia nelle librerie (BUR senzafiltro).

Per ulteriori informazioni su Paolo Rossi, consulta a ateatropedia.

Dichiaro aperta la sessione odierna della Commissione per le Attività Anticostituzionali. Si faccia accomodare il nostro ospite. Dunque, può per favore declinare le sue generalità?

Mi chiamo Paolo Rossi.

Luogo di nascita?

Monfalcone.

Data di nascita?

22 giugno ’53

Professione?

Sulla carta d’identità, “attore di prosa”.

Questo significa che non si tratta della sua vera professione? Quella di “attore di prosa” è dunque un’attività di copertura?

E’ la dicitura ufficiale, quella che capiscono i Carabinieri. Non credo che sulla carta d’identità “comico” suoni bene, e penso che “guitto” non sia contemplato in nessun albo professionale o sindacale. Quindi “attore di prosa” va bene, anche perché effettivamente di prose ne ho fatte tante.

Nazionalità?

Italiana. Tenendo presente che sono nato a venti minuti dalla ex-Jugoslavia… Io la chiamo ancora così.

Con questa precisazione, che cosa ci vuol significare?

Con questo il sottoscritto vuol significare che dalle nostre parti il senso della nazione, come spesso capita nelle zone di confine, viene più sentito.

Mi sta cercando di dire che lei è un acceso nazionalista?

No, assolutamente. Ho il senso della comunità, più o meno come lo dovrebbe avere chi fa parte di un corpo. I piedi e la testa solitamente sentono di più i malesseri, li avvertono per primi.

Volendo seguire la sua bolsa metafora, i comici sarebbero i piedi o la testa di questo corpo?

Dipende dal tipo di comicità che praticano. Se scelgono una comicità di testa, sono dei comici di testa. Se scelgono una comicità di stomaco – e mi accorgo che suona come un paradosso – sono dei comici di piedi.

Procediamo con un paio di domande preliminari. Lei a questo punto garantisce di essere in pieno possesso delle sue facoltà mentali e di essere in grado di rispondere alle nostre domande?

Nella mia professione, anche se questo non è scritto in nessun albo e in nessun regolamento deontologico, è implicito il fatto tacito – insomma, lo si sa… – che non sempre la migliore comunicazione avviene nel pieno possesso delle facoltà mentali. A volte, pur perdendo momentaneamente le facoltà mentali nell’atto della performance, si hanno dei risultati di sincera comunicazione.

Lei pensa che potremmo avere dei momenti di sincera comunicazione nel corso di questo interrogatorio?

Credo di sì. Comunque non dipende solo da me.

La seconda domanda preliminare che le dobbiamo porre, in questa nostra amichevole conversazione, riguarda il suo stato di salute. Mi sembra che in questo momento lei dimostri una sana e robusta costituzione fisica.

Ho una buona costituzione. Del resto deve tener presente – e questo è l’altro motivo per cui ho fatto quella precisazione sul mio luogo di nascita – che molto spesso nelle zone di confine si creano dei meticciati. E come lei sa quanto me, i bastardi, anche tra i cani, sono più sani e forti dei cuccioli di razza.

Non cerchi di sviare il discorso con questi deliri multiculturali. Non lo sa che la propaganda multietnica è diventata reato? Ma passiamo oltre. La nostra impressione è che quando lei sostiene di avere “una buona costituzione” già ponga le basi per un conflitto di interessi, visto il suo costante impegno sul tema – appunto – della Costituzione.

Non è un conflitto di interessi, questo. Entrambi questi interessi li coltivo per gli altri, non per me. Io pratico un’attività che è rivolta agli altri e quando penso a cosa proporgli devo pensare a quale problema, a quale conflitto stanno vivendo gli altri.

A questo punto è giunto il momento di illustrare nei dettagli il reato per cui lei è stato convocato di fronte a questa Commissione. Lei, dopo attenta visione da parte nostra della registrazione dello spettacolo intitolato Il signor Rossi e la Costituzione (qui allegata), è sospettato di difesa aggravata e continuata della nostra Costituzione, da solo e soprattutto in associazione con altri, con vari atti e comportamenti. Ci pare che si configurino anche i reati di adunata sediziosa e di associazione per delinquere, visto che questa attività lei l’ha condotta con la complicità di un gran numero di persone, sia sul palco sia in platea. Signor Rossi Paolo, lei si dichiara colpevole o innocente di questi capi d’imputazione?

Assolutamente innocente, perché c’è un articolo della Costituzione che dice chiaramente che ci si può riunire dopo aver avvisato e aver avuto il permesso.

Eccolo qui, articolo 17: “I cittadini hanno diritto di riunirsi pacificamente e senz’armi. Per le riunioni, anche in luogo aperto al pubblico, non è richiesto preavviso. Delle riunioni in luogo pubblico deve essere dato preavviso alle autorità, che possono vietarle soltanto per comprovati motivi di sicurezza o di incolumità pubblica”. Questa però è la vecchia Costituzione.

In che senso, la vecchia Costituzione? No, questo è un punto che non è stato toccato.

Questo lo dice lei…

In effetti la nostra Costituzione cambia ogni giorno, ma mi pare che fino all’altro ieri fosse ancora permesso riunirsi, dopo preavviso. E io quando faccio teatro avviso sempre. Prima del debutto, in ogni città, faccio le interviste, metto i manifesti, chiedo i permessi SIAE. Sono in grado di produrre tutta la documentazione necessaria.

Quindi lei ritiene di aver svolto la sua attività di difesa della Costituzione in maniera legale?

Assolutamente legale.

Ora ci piacerebbe fare qualche passo indietro per capire come le è stato possibile arrivare fino a questo punto. Vorrei che lei riassumesse brevemente la sua carriera e la sua biografia. Altrimenti ci è molto difficile capire come un “guitto” – usiamo questa terminologia, visto che ci sembra che le piaccia – finisca per occuparsi di faccende serie e importanti, con un ampio seguito popolare.

Perché uno va a difendere la Costituzione? Beh, è molto semplice. Partiamo dal mio mestiere. Io lavoro molto su…

Calma, calma. Procediamo con ordine, le domande le facciamo noi. Per esempio, a scuola seguiva le lezioni di Educazione civica?

Fino alla seconda superiore in Educazione civica e in Condotta ho sempre avuto il massimo dei voti. Poi, quando qualcuno non ha più rispettato l’Educazione civica, anche i miei voti in Condotta si sono gravemente abbassati.

Mi sembra che siamo – dal punto di vista della cronologia – all’inizio degli anni Settanta.

Diciamo che è l’età in cui un ragazzo incomincia a occuparsi dei problemi che ci sono fuori dalla scuola, partendo dai problemi che ci sono nella scuola.

Lei ha sempre desiderato fare l’attore comico? Oppure c’erano altri mestieri che la affascinavano, altre professioni che la interessavano?

Credo di essere stato – almeno inconsciamente – sempre desideroso di fare questo mestiere, anche perché non sapevo quale strada scegliere.

In effetti abbiamo qui un brano della registrazione di un suo vecchio spettacolo: “Quando ero bambino e ci chiedevano: ‘Cosa vuoi fare da grande?’, i miei amici rispondevano: ‘Il medico’ oppure ‘L’ingegnere’. Io invece dicevo: ‘La testa di cazzo’. Sono l’unico che ce l’ha fatta”. Complimenti. Ma quel è il suo titolo di studio?

Perito chimico.

Verbalizziamo. Perché ha scelto quel tipo di studi?

Perché in quel periodo, ripeto, non avevo ambizioni particolari.

Però, ottenuto quel diploma le sarebbe stato possibile gestire una raffineria di droga, un’attività rispettata e redditizia, o magari…

…beh, lì si impara anche a far saltare in aria un ponte…

Non suggerisca, lo sappiamo benissimo anche noi.

Esperti, vero?

Insomma, ci sono diverse attività di interesse collettivo alle quali un perito chimico si può utilmente applicare…

Tuttavia ho ritenuto fosse più utile portare quei cinque anni di studi di chimica in un’altra professione, rispetto alle onorate carriere che mi state citando. Devo riconoscere che posso anche averci pensato, a quelle professioni alternative: lo so anch’io che un chimico può maneggiare droga e esplosivi. Tuttavia, sapete, io sono piuttosto maldestro e tengo fede alla parola data…

Non ci risulta siano qualità molto apprezzate sui palcoscenici.

Lasciatemi spiegare. Vedete, fortunatamente oggi la scuola italiana non è molto diversa da allora.

Per fortuna oggi è assai peggiorata…

In effetti sì, per fortuna vostra e per sfortuna di altri, per esempio me e i miei figli… Ma insomma, in terza media sulla mia pagella c’era scritto più o meno questo: “Il ragazzo è seriamente portato per lettere, storia, musica ed educazione artistica”.

Quindi lei per lo spirito di contraddizione che da sempre la caratterizza ha voluto studiare da perito chimico.

No, è che poi l’indirizzo che mi hanno consigliato, dato il tenore di vita della mia famiglia, era “Istituto tecnico industriale”. Evidentemente già pensavano che i miei genitori non avrebbero potuto mantenermi all’università.

Non divaghi! Le condizioni economiche della sua famiglia non costituiscono un’attenuante. Il mondo è pieno di gente povera e onesta, e non si lamentano per questo ma lavorano e si impegnano per dare il loro contributo alla società! Allora, perché mai lei, con un diploma di perito chimico, è finito a fare il guitto?

Ripeto: essendo io maldestro e avendo avuto sempre un rapporto onesto con i professori, ho semplicemente mantenuto la parola data.

Si vuole spiegare?

All’esame di diploma di perito chimico, l’unica domanda a cui ho risposto correttamente è stata l’ultima, quella fondamentale. Dopo che era finito l’altro interrogatorio, quello sulle materie d’esame, il professore mi ha domandato: “Bene, ma ci assicura che lei non entrerà mai in uno stabilimento chimico?” La mia risposta è stata decisa: “Sì”. “Bene, promosso, 36 sessantesimi”. Però quei cinque anni di chimica mi sono rimasti, e qualcosa di quegli studi l’ho riportato probabilmente anche nell’approccio che ho al mio mestiere.

Inutile precisare, in questi anni ce ne siamo resi conto: qualcuno deve anche averlo scritto che il suo è un talento teatrale “esplosivo” e “stupefacente”… Del resto è un po’ che la teniamo d’occhio, sa? A quel punto, ottenuto il diploma di perito chimico, come ha deciso di intraprendere quella che poi sarà la sua definitiva professione? E’ stata la sua esibizione all’esame di maturità a far sbocciare la vocazione di cabarettista?

No, no. A quel punto…

Siamo esattamente nel…

Nel ’73-74 mi sono trasferito da Ferrara a Milano, e mi sono iscritto all’università. Facoltà di scienze politiche. Vede che anche la chimica comincia ad avere un senso…

Beh, per alcuni chimici è stata una stagione interessante…

Era un bel periodo anche per entrare a Scienze politiche! Ma ho avuto un problema di adattamento: non riuscivo ancora a capire cosa volevo fare. Allora come tutti i ragazzi di quell’età sono andato al Distretto militare di Bologna per chiedere il rinvio del servizio militare. Ma non avendo io in quel periodo né idee precise, né una ragazza o fidanzata, né legami particolari con chicchessia, ho deciso.. Insomma, il destino mi ha dato una mano: invece di prendere il modulo per il rinvio della partenza, mi sono ritrovato in mano quello per la partenza anticipata volontaria. L’ho preso come un segno del destino e sono partito militare. Mi mandarono nel genio pionieri, dove avrei avuto di nuovo a che fare con gli esplosivi… Fortunatamente per il sottoscritto e per l’esercito italiano, il giorno stesso della partenza mi ammalai di varicella, per cui ripartii tre o quattro mesi dopo: questa volta nei carristi. La specializzazione non aveva più direttamente a che fare con i miei studi, era legata piuttosto alla mia altezza. Vorrei comunque precisare che dal servizio militare mi sono congedato con il grado di sergente.

Come mai le forze armate hanno avuto questa fiducia nelle sue doti di comando?

Nei carri armati, come sa, bisogna essere piccoli. Io comandavo sei sardi ancora più piccoli di me.

E non avete per caso incontrato Biancaneve?

No, in compenso credo di aver dato un’ottima dimostrazione della mia perizia guerresca: durante un’esercitazione mi sono perso con un carro armato. A mia discolpa posso assicurarvi che già in un carro armato si sente poco, e poi parlare con sei sardi con cui non condividevo il dialetto… Vorrei vedere lei! Insomma, è stato facile smarrirsi. Credo che il contadino a cui ho chiesto, dopo essere sceso dal carro, dove stava Rivarolo Canavese si ricorderà di noi per tutta la vita. Forse avrà pensato a un golpe o qualcosa del genere.

Non cerchi di annettersi benemerenze che non ha. Il golpe è una cosa seria. Va programmato e praticato dai professionisti! Fortunatamente, dopo questa brillante campagna militare, il sergente Paolo Rossi è tornato alla vita civile.

Tuttavia c’è un episodio importante legato al mio servizio militare: ma non sono state né le guardie in polveriera, né i campi, né l’addestramento. A un certo punto all’interno della caserma si organizzò uno spettacolo, una specie di rivista.

Ottima idea: uno spettacolo leggero per allietare le truppe!

…e fatto dalle truppe medesime. Si doveva intitolare Regimental, me lo ricordo ancora oggi.

Regimental come le cravatte?

Abbiamo evidentemente riferimenti culturali diversi: Regimental come Sentimental di Wanda Osiris. Ci tenevo molto a partecipare, ma al provino non mi hanno preso. La cosa mi ha molto indispettito, per cui appena congedato mi sono detto: vista la miopia della gerarchia militare, che andava sempre al contrario, questa è una garanzia. Se gli ufficiali non mi ritengono adatto al teatro, può darsi che questa sia davvero la mia strada. Mi hanno dato un carro armato e ho combinato quello che ho combinato. Adesso che non mi hanno fatto fare neppure una particina nella rivista, neanche come comprimario, beh, vuoi vedere che forse questa è la mia vocazione?

In ogni caso, al di là di queste sue irriverenti e opinabili valutazioni sulla lungimiranza delle gerarchie militari, lei ha dedicato un anno della sua vita al servizio della patria. In quel periodo si riconosceva nei valori della Costituzione che trovano nell’Esercito una delle sue principali articolazioni?

Nel clima politico che vivevo all’interno di un’istituzione totale come la caserma, c’erano da gestire due o tre problemi più urgenti. Primo, difendersi dai nonni; ma per fortuna noi eravamo nella compagnia con il servizio d’ordine di Lotta Continua…

Ah, uno dei gruppi sovversivi degli anni Settanta…

Così il nonnismo è finito dopo mezz’ora circa, anzi si è verificato il fenomeno contrario, a essere vessati erano piuttosto i nonni. Il secondo problema, la sopravvivenza psicologica. Terzo, la sessualità. Credo comunque di aver superato tutte queste difficoltà, non sempre grazie al servizio d’ordine di Lotta Continua: alcuni problemi me li sono gestiti da solo…

Spero per lei! Ma a questo punto ci avviciniamo finalmente al suo ingresso nella professione.

Al mio ritorno alla vita civile ho cominciato a staccarmi dall’università. Il teatro è stato prima di tutto un lavoro, all’epoca non avevo ambizioni particolari. Ho lavorato con la compagnia di Gianni e Cosetta Colla, facevo l’attore, l’apprendista, il ragazzo tuttofare…

E ogni tanto anche il burattino?

Ogni tanto sì. Ho fatto anche l’orso nella Famosa invasione degli orsi in Sicilia

Uno spettacolo per bambini, su testo di Dino Buzzati: abbiamo schedato persino quello. Che cosa faceva questo orso?

Io ero l’orso che moriva saltando in aria. Era un’invenzione di Gianni Colla: avevo delle piccole cariche di esplosivo e quando il burattino mi tirava la bomba io saltavo in aria nel tripudio dei bambini in platea, e sempre con una certa ansia da parte mia.

Già allora pervertiva le giovani generazioni con i suoi comportamenti da dinamitardo teatrale!

No, no, glielo ripeto: l’idea era di Gianni Colla, non mia. La sera lavoravo in un altro teatro, il CTH. E’ allora che ho iniziato a praticare l’improvvisazione. In realtà facevo il tecnico luci, in un trittico che comprendeva Io maschista perché, Io sono lesbica e tu? e Dove vai gay?, insomma tre spettacoli sul tema della sessualità…

In quel caso le sue esperienze sessuali con il servizio d’ordine di Lotta Continua avrebbero potuto esserle d’aiuto!

In effetti il servizio d’ordine di Lotta Continua sarebbe stato utile: Io maschista perché venne interrotto dopo una mezza replica da sessanta femministe inferocite… Dopo quella esperienza ho iniziato a seguire i corsi di mimo serali alla Civica Scuola d’Arte Drammatica. O meglio, non era propriamente mimo, perché studiavamo anche Commedia dell’Arte e Storia del teatro. All’epoca c’erano i cosiddetti Gruppi di Base, si recitava nelle case occupate, si facevano i canzonieri popolari…

Inutile sottolineare la perniciosa insalubrità di quelle frequentazioni.

Dopo di che Dario Fo mi ha preso come mimo per L’Histoire du Soldat di Stravinskij, nel 1978. Però forse si era dimenticato che mi aveva scritturato come mimo, o forse per lui non c’era differenza tra attori e mimi. Fatto sta che, mentre molti attori furono relegati in ruoli di mimo, a me diede la parola.

Quindi il primo che le ha dato in scena la parola è stato un altro sovversivo, a noi peraltro ben noto, Dario Fo.

Sì, lo ammetto.

Quali sono state le sue prime parole sulla scena?

Erano in grammelot, fin da subito. Io tornavo al mio paese ma la gente non mi capiva, e io stesso parlavo una lingua che non capivo. E’ una strategia cui sono rimasto fedele e che mi ha permesso di lavorare a Belgrado e in Romania, in Francia, Spagna o Polonia, senza conoscere la lingua ma parlandone sette contemporaneamente.

E’ con questo improbabile credito formativo che lei ha iniziato a fare l’attore?

Sì, ho iniziato una carriera di attore “professionista”, tradizionale. Ho lavorato al Teatro Gerolamo con Umberto Simonetta, al Teatro Stabile di Trieste con Vittorio Caprioli e Giorgio Pressburger: con loro ho fatto uno spettacolo dedicato alla vita e all’opera di Karl Valentin, l’ispiratore di un altro sovversivo, Bertolt Brecht. Poi sono finito a Empoli a lavorare proprio su Bertolt Brecht con Virginio Puecher e Cathy Berberian, e sono passato per lo Stabile di Como dove ho fatto Commedia dell’Arte con una parte del gruppo di Dario Fo. Poi sono arrivato all’Elfo…

Per fare?

Nemico di classe di Nigel Williams.

Regia di Elio De Capitani, 1984. con Claudio Bisio, Riccardo Bini, Antonio Catania, Sebastiano Flocamo.

Nel frattempo avevo fatto anche Il calapranzi di Harold Pinter al Teatro Officina.

Un altro pericoloso intellettuale noto per le sue sparate sovversive! Ma a quel punto lei aveva già iniziato a fare cabaret…

A quel tempo non mi preoccupavo di avere un mio stile teatrale o di seguire un genere preciso. Mi interessava fare esperienza, anche perché mi pesava un po’ il fatto di non aver frequentato una scuola di teatro. Come ho già confessato, il mio unico diploma era quello di chimico. Quindi l’unico modo per apprendere il mestiere era quello di fare molta pratica. Così ho cominciato a lavorare nei cabaret, nei locali sui Navigli. Nel giro di pochi mesi sono passato dal ruolo di presentatore in un locale di strip tease alla Tempesta di Shakespeare con Carlo Cecchi. Insomma, dal Marocco Club al Teatro Greco di Taormina.

Abbiamo preso qualche informazione su quel periodo. Nello spettacolo di Cecchi, nel 1985, lei interpretava il ruolo di Ariel.

Se posso facilitare il vostro compito, questo Ariel, anche se non usava l’esplosivo, faceva saltare in aria un bel po’ di roba!

(segue nel prossimo numero di ateatro…)

Paolo_Rossi_di_fronte_alla_Commissione_per_le_Attività_Anticostituzionali

2006-03-12T00:00:00

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