Passioni d’attrice

Giacinta Pezzana secondo Laura Mariani (e poi Adelaide Ristori e Perla Peragallo)

Pubblicato il 29/03/2006 / di / ateatro n. 097 / 0 commenti /
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“Interpretando Otello, [Ernesto] Rossi, nella foga, colpisce involontariamente la guancia di lei; la Pezzana reagisce come se fosse stata colpita apposta, con un’esplosione di collera e di pianto che entusiasma il pubblico, nel quale si trova Dumas padre. L’attrice così si manifesta dietro il personaggio e, grazie a una maggiore presenza scenica, lascia intravvedere qualcosa di sé: una linea che si esprimerà pienamente con la Duse.”

Così nella densa introduzione a L’attrice del cuore. Storia di Giaicinta Pezzana attraverso le lettere (Le Lettere, Firenze, 2005, 620 pp., € 65,00) Laura Mariani fa riergere e commenta un episodio casuale, forse marginale e tuttavia emblematico nella carriera di una delle “grandi attrici” dell’Ottocento italiano. Quello di Laura Mariani sull’attrice italiana – lo si vede dalla mole del volume e dai suoi apparati – è stato un lavoro poderoso, quasi maniacale, che ha richiesto anni di ricerche e studi. Il frutto di questa sorta di ossessione può trovare diverse chiavi di lettura.

La prima è ovviamente quella suggerita dal sottotitolo: la biografia di una grande protagonista delle scene attraverso le sue lettere (tenedo presente che in gran parte le risposte degli interlocutori non sono più disponibili, bruciate dopo la morte della destinataria).
E’ inutile ricordare che Giacinta Pezzana fu personaggio straordinario: la sua è la storia di un’attrice di successo, apprezzata e conosciuta anche fuori d’Italia (vedi l’accenno a Dumas), protagonista di memorabili tournée in Sud America. Ma la sua fu anche la lotta di un’allieva rifiutata dall’accademia, che si trovava a suo agio nel repertorio dialettale, e che avrebbe poi cercato di uscire dal consueto repertorio teatrale dell’epoca per ritagliarsi serate dantesche, anche se con esiti altalenanti, almeno a livello di pubblico. E che, come Sarah Bernhardt, avrebbe vestito i panni di Amleto, sconsigliata peraltro dal leader socialista Filippo Turati, che l’ammoniva: “il cervello del pubblico corre su binari e fra arginature da lingo tempo tracciate, e dove il misoneismo impera, come in tutte le razze decrepite e disfatte”, e dunque prevarrà la “curuosità malsana” di vedere l’attrice “a far da uomo” (la lettera di Turati a Giacinta Pezzana è del 18 maggio 1886).
Un’altra chiave di lettura del volume curato da Laura Mariani riguarda la tradizione del grande attore italiano, in un punto di svolta: in questa prospettiva l’incontro umano e artistico tra la Pezzana e la Duse, la loro amicizia e la loro rivalità, è senz’altro il fulcro del libro. In Teresa Raquin tra le due furono scintille. Ecco l’emozionato e scoppiettante resoconto di Giuseppe Primoli, quando ricostruì la carriera della Duse nel 1897 per “La Revue de Paris” (Laura Mariani lo riporta nell’originale francese a p. 28):

Nella gran scena tra le due donne, Eleonora, trascinata dalla foga della passione, osò sollevare la fronte e tenerle testa: sentì allora che la Pezzana la fissava negli occhi con il suo sguardo di leonessa, e sembrò provare più orgoglio che invidia vedendo che la propria allieva la fronteggiava in quel modo. Quest’ultima, dal canto suo, era consapevole della rivoluzione che accadeva dentro di lei; scambiava con l’avversaria risposte che fendevano l’aria come lame di coltello; Zola sarebbe stato felice. Gli occhi negli occhi, la bava alla bocca, furono sublimi ed era impossibile dire chi l’aveva vinta.

Ancora, l’attrice fu impegnata sia sul versante politico, sia su quello dell’emancipazione femminile: un’ampia fetta dell’epistolario riguarda proprio la corrispondenza con le sue quattro grandi amiche, la filantropa Alessandrina Massini Ravizza; Gualberta Beccari, la direttrice di “Donna”, la rivista che dava voce all’emancipazionismo italiano; la mazziniana Giorgina Crauford, moglie di Aurelio Saffi; e la scrittrice Sibilla Aleramo. Attraverso l’epistolario e il ricco apparato di note, emerge così una pagina rilevante della storia delle donne italiane e della conquista di una consapevolezza politica e civile destinata a trasformare nel profondo l’intera società italiana.
Pezzana fu anche scrittrice in proprio e drammaturga, e seppe ritagliarsi un ruolo importante non solo all’inerno del teatro ma nell’intera società italiana: anche se – come accade nel nostro paese a troppe persone di sani principi e piene di buone intenzioni, inserite in una di quelle “minoranze intelligenti” e volonterose, ma poco ascoltate, che punteggiano la nostra storia – anche lei si trovò spesso sospinta ai margini dall’élite, e magari messa sotto accusa dall’ipocrisia dei cosiddetti benpensanti.
Forse la chiave di lettura che può unificare tutte queste possibilità di incontrare Giacinta Pezzana riguarda il rapporto così complesso e stratificato tra la donna e l’attrice. E’ un intreccio problematico e profondamente radicato nel suo tempo, ma non solo in quello. Basti pensare, per affinità e contrasto, alle parabole di altre due attrici cui sono stati dedicati di recente altrettanti volumi, Adelaide Ristori (Adelaide Ristori. Ricordi e Studi artistici, a cura di Antonella Valoroso, Dino Audino Editore, 2005, pp. 222, € 20,00; ma all’attrice è stato di recente dedicato un convegno: vedi ateatro 96), e Perla Peragallo (Maximilian La Monica, Il poeta scenico. Perla Peragallo e il teatro, Editoria & Spettacolo, 2002, pp.232, € 8,00).
Attrici diversissime, vissute in tempi e ambienti lontani, e tuttavia entrambe – come Giacinta Pezzana – costrette a un certo punto della loro carriera ad abbandonare il palcoscenico. Si potrebbe indagare a fondo – ma forse più attraverso le ipotesi romanzesche che con una ricostruzione storiografica – sulla natura e sulle diversità di queste “costrizioni”, che paiono dettate tanto da necessità interiori quanto da pressioni esterne, in un viluppo inestricabile di ragioni e passioni. Ma è un nodo che può aiutarci a capire che cosa significhi davvero essere attrice e donna insieme. Se e come sia possibile trovare un filo rosso, o un nucleo profondo, che accomuni personalità ed esperienze così diverse.

Oliviero_Ponte_di_Pino

2006-03-29T00:00:00

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