Speciale Torino 2006: chiude il circuito teatrale piemontese?

Con una intervista al commissario Angelo Pastore

Pubblicato il 04/04/2006 / di / ateatro n. 098 / 0 commenti /
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Lo Speciale Torino 2006 – abbiamo iniziato a parlare della situazione cittadina in ateatro 97 – riserva qualche sorpresa: pare che stia per essere smantellato il Circuito Regionale Piemontese. Naturalmente una anticipazione di questo genere non potevamo certo tenercela per noi…
Sembra che l’assessore regionale alla cultura Gianni Oliva sia orientato a questa scelta, salvo poi andare a costituire una nuova associazione con i Comuni. Francamente riesce difficile capire come sia possibile che un circuito territoriale storico rischi di fallire (o quasi) in meno di quattro anni. Possiamo solo augurarci che un servizio fondamentale come questo non venga compromesso.

Un po’’ di storia. Nella stagione 2001-02 il circuito teatrale piemontese diviene un’’istituzione autonoma dal Teatro Stabile di Torino (che aveva fino ad allora curato la distribuzione in regione attraverso l’’Ufficio Territorio) e nel febbraio 2003 si costituisce in Fondazione Circuito Teatrale del Piemonte (soci la Regione Piemonte e il Teatro Stabile di Torino). L’’anno successivo si definisce il quadro direttivo, con le nomine di Alessandro Germani alla presidenza e di Giacomo Bottino (direttore artistico del Teatro Giacosa di Ivrea e consulente artistico del Contato del Canavese) come direttore.
Nello scorso dicembre, dopo appena due anni di attività, a seguito di irregolarità amministrative nella gestione, la Fondazione viene commissariata. La Regione nomina Commissario Angelo Pastore (già responsabile dell’’ufficio programmazione dello stabile torinese e attualmente consulente organizzativo Centro Teatrale Bresciano). La scelta di un operatore teatrale al posto di un politico la dice lunga sui problemi del circuito e sulla urgenza di intervenire sulla struttura operativa e sulle modalità di gestione della distribuzione nel territorio. L’’ultimo nato dei circuiti, ministerialmente parlando, conferma la necessità di ripensare ruolo e funzioni degli organismi di promozione e formazione del pubblico, sia nei confronti dei soci, sia nei modelli di distribuzione sul territorio che nel tipo di relazione e sostegno alla produzione, soprattutto regionale.
Ho incontrato Angelo Pastore nella sua Torino, città rinata e rivitalizzata dalla scommessa di farne una grande capitale culturale (non mi ero mai accorto del numero incredibile di librerie che ci sono a Torino, ed è una bellissima sensazione sapere che mentre dovunque restano soltanto i megastore del libro, nel capoluogo piemontese la libreria è ancora un luogo in cui in incontrare il libraio che può consigliarti e segnalarti le ultime uscite). Gli ho chiesto come si sentiva, lui organizzatore di teatro pubblico, catapultato in una situazione così difficile e come stava lavorando per raddrizzare la barra dell’organismo piemontese.

Siamo in una fase interlocutoria del processo di risanamento da cui dipenderà il futuro della stessa Fondazione. La Regione e tutti i Comuni coinvolti ci tengono molto a sostenere la distribuzione sul territorio perché, nonostante tutto e tutti, il lavoro di chi nei decenni scorsi ha creduto fortemente in questo (penso soprattutto a Giorgio Guazzotti, ma non solo) non è andato perso. Ci sono teatri che funzionano bene e soprattutto che hanno costruito e consolidato un loro pubblico.

Nella stagione in corso sono 29 i teatri programmati: 10 in provincia di Torino, 3 nella provincia di Alessandria, 4 in quella di Asti, 7 in quella di Cuneo, 2 in quella di Novara, 1 ciascuno in quelle di Biella, Verbania-Cusio-Ossola e Vercelli. La Fondazione non annovera fra i soci i Comuni, che sono per così dire “committenti” dei servizi di gestione e programmazione del circuito attraverso la stipula di convenzioni annuali.

Alcune delle cause dell’attuale crisi vanno ricercate nell’atto di nascita della Fondazione, che non ha coinvolto in prima persona i Comuni e si è risolto all’interno del rapporto fra Regione e Stabile di Torino. A mio avviso questo ha indebolito il circuito e ne ha ridotto le potenzialità quale strumento di gestione partecipata (e perciò controllata) da parte dei soggetti principali dell’attività, i Comuni appunto. Non vi è dubbio poi che il distacco dallo Stabile sia stato forse troppo netto e rapido, senza prevedere una fase intermedia, soprattutto dal punto di vista organizzativo, di “tutoraggio” del neonato organismo.

A tutto questo si deve aggiungere l’indeterminatezza nella definizione dei compiti e delle responsabilità del direttore, non dichiarate specificatamente dallo statuto della Fondazione, né dal regolamento di attuazione che, pure previsto, non è ancora stato adottato. Vale la pena di ricordare in proposito che la normativa per il riconoscimento dei circuiti teatrali regionali ai fini delle sovvenzioni statali stabilisce, fra i requisiti di ammissibilità, la presenza di un’autonoma e qualificata direzione artistico-organizzativa con esclusione di altre attività manageriali, organizzative, di consulenza e prestazione artistica. La confusione fra ruoli politici di indirizzo e gestionali-organizzativi (un altro dei problemi che riguarda molti circuiti regionali, al punto che quello toscano e quello pugliese non hanno addirittura in organico un direttore artistico-organizzativo), ha portato poi la Fondazione ad operare sul filo della sovrapposizione fra funzioni distributive e paraproduttive. Chi era presente a un incontro sul teatro sociale a Castagnole Monferrato nel settembre 2004 ricorderà l’allora Presidente, Alessandro Germani, parlare esplicitamente di “sostegno alla produzione piemontese attraverso l’imposizione di scambi con altri teatri e con i circuiti”. L’attuale situazione di difficoltà è richiamata anche sulla stampa torinese con un intervenuto dell’assessore regionale alla cultura Gianni Oliva che, a proposito del compenso annuale del direttore del circuito (si parla di 160.000 euro lordi, ma Bottino sostiene che sono 118.000), ha sostenuto la necessità di fissare dei parametri massimi a cui i rappresentanti della Regione nei consigli di amministrazione delle istituzioni culturali piemontesi dovranno uniformare le proprie decisioni.
Quali sono i problemi più gravi che il Commissario ha dovuto affrontare?

Certamente le questioni economiche, poiché la Fondazione aveva i fondi bloccati nelle banche, gli incassi delle stagioni fermi nei teatri e vi erano molte, troppe compagnie che aspettavano da mesi di essere pagate. Il tutto a stagione in corso, cioè con altre compagnie che si accingevano a entrare in circuito e che bisognava pagare, a cui bisognare corrispondere almeno un congruo acconto sulle spettanze. Inoltre non erano mai stati inoltrati al Ministero i consuntivi dal 2003 con la conseguenza che non erano stati incassati né gli acconti, né tanto meno i saldi delle sovvenzioni ministeriali per tre annualità. Le dinamiche economiche del circuito erano abbastanza fuori controllo, non vi era corrispondenza fra la liquidità e gli impegni assunti. Ho dovuto intervenire drasticamente, con un taglio di circa il 30%, sul Progetto Olimpico “Le Montagne del Fare Anima”, che non aveva copertura in bilancio per svariate centinaia di migliaia di euro. E sono stato costretto a tagliare (mio malgrado perché da organizzatore di spettacoli mi rendo conto di quanto possa essere grave per una compagnia vedersi annullare delle recite nel corso della stagione) anche l’attività ordinaria per circa il 15% delle spese, non modificando però nessuna delle programmazioni in abbonamento, per non aggiungere al danno alle compagnie anche la beffa nei confronti del pubblico.

L’attuale pianta organica del circuito è composta da un direttore e 13 persone (di cui solo due a tempo indeterminato) suddivise in segreteria generale (2), ufficio programmazione (4), ufficio comunicazione (3), gestione tecnica (3) ed amministrazione (1).

Stiamo anche cercando con i sindacati di strutturare meglio l’organico della fondazione, per migliorare la gestione dell’ente ed i servizi ai soci ed alle compagnie.

Le responsabilità che ricadono oggi sul Commissario sono soprattutto quelle di individuare con la Regione le soluzioni per il rilancio dell’attività di distribuzione regionale, partendo dagli errori e dalle omissioni di questi ultimi due anni.

Abbiamocercato il coinvolgimento diretto dei Comuni, non escludendo neanche la creazione di nuovi soggetti istituzionali e allargando i settori d’intervento, non limitandosi al settore del teatro di prosa, per esempio.

La Regione sembra infatti orientata alla chiusura della Fondazione e alla costituzione in tempi brevi di una nuova associazione fra i Comuni (probabilmente con l’intervento dell’AGIS Piemonte), nell’intento di snellire i costi di struttura, ma anche di ragionare sui bacini d’utenza rappresentati da mini sistemi provinciali che coinvolgano altri soggetti di programmazione già operanti sul territorio.
Nel panorama torinese e piemontese che segnala una straordinaria vitalità delle attività culturali frutto di una precisa scelta politica da parte della Regione e degli Enti Locali territoriali, la vicenda della Fondazione Circuito Teatrale del Piemonte è sicuramente un “punto di debolezza”. Nonostante questo continuo a credere fortemente nel ruolo dei circuiti, soprattutto in questa fase di riordino delle competenze in materia di spettacolo fra Stato e Regioni. Ma per farlo non è più rinviabile, anche alla luce delle vicende torinesi, una chiara e netta distinzione fra il livello politico di indirizzo nazionale e regionale e quello artistico-organizzativo dei circuiti, che deve contraddistinguersi per un alto profilo etico-manageriale.

Franco_D’’Ippolito

2006-04-04T00:00:00

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