In mostra la danza da Duncan a Bausch

A Milano dal 17 al 22 luglio

Pubblicato il 07/04/2006 / di / ateatro n. 098 / 0 commenti /
Share

Una mostra renderà omaggio a Isadora Duncan e Pina Bausch, icone della Modern Dance e della Danza Contemporanea.

Presso la Galleria del Credito Valtellinese/ Refettorio delle Stelline,
Corso Magenta 59 – Milano
in esposizione documenti, fotografie, opere d’arte che illustrano come le due danzatrici, con diversi percorsi artistici, abbiano liberato il corpo e la danza nel ventesimo secolo.

“La più alta intelligenza nel corpo più libero: sta arrivando la danzatrice del futuro”
I. Duncan

“Con la danza potevo esprimere tutte quelle emozioni che non sapevo dire a parole”
P. Bausch

Dal 17 maggio al 22 luglio presso la Galleria del Credito Valtellinese, una mostra dal titolo “ISADORA DUNCAN, PINA BAUSCH. DANZA DELL’ANIMA, LIBERAZIONE DEL CORPO” si propone di raccontare in forma divulgativa e rigorosa, con il supporto di documenti visivi rari e di forte impatto emotivo, il ricco lascito di esperienze, idee, insegnamenti che Isadora Duncan (San Francisco 1877- Nizza 1927) e Pina Bausch (Solingen 1940) hanno seminato durante la loro carriera, sottolineandone le diverse fonti ispiratrici e la tensione utopica che fa di loro un simbolo e un modello per le giovani generazioni.

La mostra è promossa dalla Provincia Milano – Settore beni culturali, arti visive e musei, organizzata dall’Associazione Culturale Dioniso, curata da Pier Giorgio Carizzoni, con la collaborazione del Centre Culturel Français di Milano, del Goethe- Institut Mailand, del Centro Culturale Svizzero di Milano – ISR, con il patrocinio del Forum Austriaco di Cultura di Milano e AICEM.
Opere provenienti da: Bibliothèque Nationale de France, Tanzarchiv di Colonia, Musée Rodin di Parigi, Musée d’Art moderne et contemporaine di Strasburgo, Musée Bourdelle di Parigi, Museo Provinciale S. Castromediano di Lecce, Museo Teatrale alla Scala, Biblioteca del Conservatorio Giuseppe Verdi, Kunsthaus di Zurigo, Civico Archivio Fotografico del Castello Sforzesco, Museo Esenin di Mosca.

L’esposizione
rievoca il percorso ideale attraverso il quale le due grandi innovatrici, ciascuna con le proprie modalità espressive, elaborano e sedimentano un processo di enorme portata che ha scardinato i pilastri della tradizione del balletto classico e ha dischiuso nuovi, fecondi orizzonti, al teatro, al costume, al superamento del dualismo anima-corpo.

Danza come specchio dell’anima, poesia del gesto, trasparenza delle emozioni: Isadora Duncan e Pina Bausch hanno ispirato e guidato una audace rivoluzione nella libera espressività e nella creazione di un nuovo linguaggio del corpo.

Isadora Duncan al Teatro di Dioniso di Atene nel 1903 (foto di Raymond Duncan).

Agli albori del XX secolo la solitaria pioniera californiana Isadora, ha coraggiosamente aperto in Europa la strada alla danza libera sfidando ogni convenzione e propugnando una “umanità danzante” dedita alla armonica coltivazione della bellezza e della semplicità.
Nell’ultimo scorcio del Novecento Pina e il suo prodigioso Wuppertal Tanztheater, hanno saputo visualizzare sul palcoscenico il “linguaggio della vita”, ovvero rappresentare magistralmente l’essenza di sentimenti e stati d’animo che scandiscono la nostra esistenza quotidiana.

Il percorso espositivo si apre su una sezione comune dedicata ai pionieri della Modern Dance, teorici e coreografi come François Delsarte, Emile-Jacques Dalcroze, Rudolph Von Laban e l’esperienza di Monte Verità.

La seconda sezione è dedicata ad Isadora Duncan e comprende un ricco patrimonio fotografico e documentario teso ad illustrare le tappe fondamentali della sua variegata biografia: Grecia, Parigi, Russia, Germania.
Di particolare rilevanza, gli splendidi disegni ed acquerelli di Auguste Rodin, Grandjuan, André Dunoyer de Segonzac, Jean Lafitte, José Clara e Valentine Gross Hugo ispirati alla danza e ai movimenti di un corpo finalmente libero.

Frühlingsopfer di Pina Bausch (foto di Ulli Weiss).

La terza sezione è dedicata al teatro danza di Pina Bausch visto attraverso l’occhio privilegiato di due grandi fotografi, Ulli Weiss e Francesco Carbone, che ne hanno seguito con costanza l’evoluzione coreografica ed estetica sin dagli esordi degli anni Settanta.

Julie Anne Stanzak in Nelken di Pina Bausch (foto di Ulli Weiss).

Durata: dal 17 maggio al 22 luglio Biglietti: intero 6 euro, ridotto 5 euro
riduzioni per studenti e giovani fino a 18 anni, anziani (ultra 60enni)
Orari : dalle 10.30 alle 19.30 da lunedi a sabato (chiuso domenica e festivi) ufficio informazioni: +3902.7200.4100 – Mail : assdioniso@tiscali.it

ISADORA DUNCAN
Personalità carismatica e ribelle ad ogni convenzione, ha incarnato la meravigliosa utopia di una umanità danzante svincolata dai condizionamenti sociali e fedele ai ritmi pulsanti della natura:
Al fine di distinguersi dalle ballerine classiche e caratterizzarsi come un’artista che interpreta la musica, ebbe a dire di sé: “Che errore chiamarmi danzatrice…Io sono un polo magnetico che concentra e traduce le emozioni della musica”.
Isadora divenne una radiosa protagonista della riscoperta del corpo: le principali correnti culturali europee e nordamericane del primo quindicennio del Novecento ricevettero un forte influsso da lei e da tutto il movimento che celebrava il corpo “espressivo”, in antitesi alle costrizioni e convenzioni del secolo precedente
Grazie ai successi ottenuti nei principali teatri di Francia – Germania – Inghilterra – Russia e attraverso i suoi scritti e discorsi, Isadora Duncan restituì alla danza il rango di arte al pari delle altre, anzi la elevò a fonte ispiratrice per pittori, scultori, musicisti, i quali, ritraendola e componendo in suo onore, ne divennero a loro volta promotori e diffusori, stimolando intellettuali e pubblico ad accostarvisi e incrementando sensibilmente la fama della “danzatrice scalza” californiana.
Cosmopolita per vocazione, ammiratrice del filosofo Nietzsche, del poeta Whitman, dei compositori Bach, Schubert, Skrijabin, Wagner, attinse suggestioni e spunti fecondi dai legami amichevoli con Auguste Rodin, Eleonora Duse, Konstantin Stanislavskij, Ernst Haeckel e da incontri con numerosi artisti e intellettuali del suo tempo quali Cocteau, Laban, Bourdelle, D’Annunzio, Cosima Wagner, ecc.
Ebbe una relazione appassionata con il regista-scenografo britannico Gordon Craig, si legò a Paris Singer, il “re” delle macchine da cucire. Diede alla luce tre figli e li perse tutti, i primi due annegati nella Senna, il terzo a poche ore dalla nascita. Si sposò col poeta russo Esenin.
Accumulando e sperperando enormi somme di denaro, fondò varie scuole di danza in Europa, da cui emersero le allieve chiamate “Isadorables”.
La sua morte è stata romanzesca quanto la sua tempestosa esistenza: finì strangolata dalla lunga sciarpa impigliatasi tra i raggi dell’auto Bugatti mentre attraversava la Promenade des Anglais a Nizza.

PINA BAUSCH
Pina Bausch, donna e artista della danza, ha contribuito a cambiare il volto del teatro della seconda metà del Novecento, raccogliendone l’eredità, rielaborandola creativamente e in modo genialmente peculiare. Ha composto opere che ci guardano e ci riflettono, noi uomini e donne di questo tempo, tanto teneramente quanto impietosamente, e le ha elaborate in una forma così palesemente audace ma necessaria e organica al suo contenuto, da toccarci a fondo con quel provocante e forse catartico disagio interiore che solo i grandi riti teatrali sanno indurre.
Tanztheater, ossia teatro di danza, è stata fin dall’inizio la denominazione, semplicemente descrittiva, della compagnia della Bausch a Wuppertal. Solo più tardi questo termine avrebbe assunto, in patria e fuori, il carattere di una vera e propria definizione di stile, di un genere a sé stante di enorme influenza su artisti di ogni paese. Nata a Solingen nel 1940, ha completato nel 1958 gli studi di danza alla Folkwang Hochschule di Essen diretta da Kurt Jooss, maestro e coreografo illustre della danza espressionista tedesca tra le due guerre. Con una borsa di studio del governo tedesco si è poi trasferita negli Stati Uniti, dove si è perfezionata alla prestigiosa Juillard School ed ha fatto parte delle migliori compagnie di danza contemporanea. Tornata in Germania nel 1962, è entrata far parte come solista dell’appena fondato Folkwang Ballett di Essen e nel 1973 è stata chiamata a dirigere la compagnia del Wuppertaler Tanztheater, cui rimane legata fino ad oggi e che è diventata uno dei principali centri della sperimentazione teatrale mondiale. Fin dalle sue prime composizioni coreografiche a Wuppertal, Pina Bausch disattende le aspettative tradizionaliste del pubblico e di parte della critica, con la propensione ad inserire elementi di “non-danza”, di inconsueto realismo teatrale nelle sue coreografie. Ma è a partire da Cafè Müller, del 1978, che Pina Bausch rivela in pieno i motivi che costituiranno il fondamento dei suoi capolavori teatrali successivi, come Kontakthof (1978) – 1980 (1980) – Walzer (1982) e Nelken (1982), coi quali fa del suo Tanztheater un modello di estetica teatrale contemporanea e un esempio inimitabile, pur se costantemente imitato, di lavoro creativo d’ensemble. Negli ultimi tempi, la Bausch si dedica in particolare alla creazione di spettacoli ispirati a diverse città del mondo, tra le quali Roma (Viktor, 1986 e O Dido, 1999) e Palermo (Palermo, Palermo 1989). Un teatro dell’esperienza e della memoria biografica, da cui traspaiono i processi reali, tanto da fare, come è stato detto “della vita una chiave di lettura del teatro e non viceversa”. (Da “Laurea Honoris causa a Pina Bausch” Università degli studi di Bologna – Novembre 1999 – a cura di E. Casini-Ropa)

Ufficio_Stampa

2006-04-07T00:00:00

Share



Tag: danza (19)


Scrivi un commento