Uovo performing arts festival 2006

A Milano dal 10 al 18 maggio

Pubblicato il 01/05/2006 / di / ateatro n. 099 / 0 commenti /
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IED Moda Lab, Rotonda della Besana, Teatro Dal Verme, PAC, Superstudio Più, Cinema Gnomo, Plastic

14 artisti provenienti da 9 Paesi, 7 “palcoscenici”, 6 artisti per la prima volta in Italia, 8 prime italiane

Uovo – festival indisciplinare e indisciplinato sullo spettacolo dal vivo, sulle nuove tendenze più originali e innovative delle performing arts– giunge alla sua quarta edizione.

Uovo 2006, sul solco della vocazione che il festival ha avuto fin da principio, ovvero quella di scegliere spazi “non tradizionali” di rappresentazione con artisti che sperimentano nuovi linguaggi scenici, liberi dai tradizionali schemi disciplinari (teatro, danza, arti visive), presenta quest’anno molte novità, a partire dalla nuova collocazione temporale (maggio anziché settembre) e dal coinvolgimento di una rete ampia e suggestiva di spazi deputati alle varie espressioni del contemporaneo: IED ModaLab, Teatro Dal Verme, Superstudio, Cinema Gnomo, Plastic, Rotonda della Besana e PAC Padiglione d’arte contemporanea.

L’’edizione 2006 conferma la sua attitudine internazionale, nomade e indisciplinare tra le arti contemporanee seguendo suggestioni attorno al tema del confine (tra le arti, tra i formati espressivi, tra le culture) e della sua indeterminatezza. Un percorso, anche geografico, che coltiva la dimensione della memoria, ma rivendica anche quella dell’oblio, in continua ricerca di esperienze artistiche che si interroghino sull’’identità contemporanea.

Un’’edizione forte e coinvolgente che presenta due tra i più grandi nomi della performance mondiale: Socìetas Raffaello Sanzio e Jerome Bel accanto, tra gli altri, alle rivelazioni del momento come Herman Diephuis e Hooman Sharifi.

Si inizia il 10 maggio con Julie Nioche, una delle più originali giovani coreografe francesi, che fin dalle sue collaborazioni con Meg Stuart e Odile Duboc ha posto al centro della propria riflessione artistica il corpo e i suoi confini. Presenterà in prima italiana H20NaClCaCO3, una installazione-performance incentrata sulla relazione corpo-spazio-spettatore ideata e messa in scena in luoghi dal forte impatto architettonico.

L’11 maggio Herman Diephuis, performer francese, porta a Milano, per la prima volta in Italia, i suoi folgoranti tableaux vivants con D’après J.C., un itinerario di riscoperta della bellezza attraverso la rappresentazione che ne diede l’arte sacra del Rinascimento italiano, fiammingo e tedesco.
Il 12 maggio Impure Company/Hooman Sharifi, coreografo e danzatore iraniano residente in Norvegia, presenta a Uovo per la prima volta in Italia il “solo” We failed to hold this reality in mind, sintesi di un percorso autobiografico di coscienza civile e politica.
Dal 12 al 14 maggio al Cinema Gnomo occasione speciale per vedere gli undici episodi del Ciclo filmico della Tragedia Endogonidia della Socìetas Raffaello Sanzio, lavoro visivo di sconvolgente e radicale bellezza, realizzato dai videoartisti Cristiano Carloni e Stefano Franceschetti (il primo videoepisodio creato da Romeo Castellucci).
Il 13 maggio la performance Ballo eccezionale degli incontri e delle esclusioni della Stoa, la scuola teatrale di movimento fisico e filosofico che la Socìetas Raffaello Sanzio tiene da quattro anni. Una performance sulla forza naturale dell’accumulazione, sulle coincidenze del pensiero, sul peso della maggioranza.
Torna in Italia il 14 maggio Jerome Bel, uno degli artisti più irriverenti della scena internazionale. Il geniale performer francese presenta in prima italiana Pichet Klunchun and Myself insieme a Pichet Klunchun, danzatore “classico” thailandese. Un lavoro ironico e filosofico sulle contraddizioni e i paradossi della cultura occidentale e orientale, sui “confini” dei formati espressivi.
Kris Verdonck, performer belga, per la prima volta in Italia con l’installazione Box (15 maggio) esplora i confini “della fine del mondo”. Una stanza bianca, una luce accecante, le parole apocalittiche di Heiner Müller.
Sempre il 15 maggio presentazione del libro Io vivo nelle cose di Motus. Il linguaggio teatrale di Motus viene ricostruito in pagine di forte impatto visivo, dove lo sguardo è portato a confondere finzione e realtà, ora precipitate in frammenti e nell’ingrandimento di particolari, ora còlte in movimento per un concatenamento di fotogrammi, elementi narrativi, assonanze e provocazioni.
La Socìetas Raffaello Sanzio, la compagnia italiana di ricerca più ammirata al mondo, capace di interpretare in modo radicale e affascinante la natura teatrale, che già aveva scelto il festival Uovo per presentare a Milano nel 2004 Crescita – uno degli stadi itineranti del progetto Tragedia Endogonidia – sarà protagonista, insieme al compositore Scott Gibbons, anche con la performance-concerto The Cryonic Chants (16 maggio), partitura di voci che discende dalla primitiva origine classica del canto del capro, in cui l’animale stesso è stato utilizzato come vero e proprio corpo di scrittura ed indica la sequenza di suoni della creazione.
Anna Huber, coreografa svizzera residente a Berlino, e il percussionista Fritz Hauser presentano al PAC il 16 maggio umwege, lavoro “site specific” sulla ricerca spaziale, architettonica, creato per la prima volta alle terme di Vals e presentato anche al Potsdamer Platz di Berlino, al Museo di Arte Contemporanea di Stoccarda, all’Accademia dell’Arte di Berlino.
Due tra gli artisti italiani più innovatori del linguaggio coreografico presenteranno ad Uovo le loro ultime produzioni: Un respiro, riflessione “coreografica” sul testo teatrale “Respiro” di Samuel Beckett (15 maggio) di Virgilio Sieni, figura storica della scena performativa nazionale, e la creazione nero² (in prima assoluta) di Kinkaleri, formazione tra le più presenti nei cartelloni internazionali che predilige una performatività concettuale che mette in discussione l’idea stessa di rappresentazione (18 maggio).
Festa di chiusura di Uovo dedicata all’elettronica francese il 18 maggio al Plastic con Dj Léonard de Léonard, artista eclettico che mixa electroclash e “chanson” francese, techno hardcore e hip hop, vincitore del “Qwartz electronic music awards” nella categoria Discovery, rivolta ai migliori talenti innovativi della scena elettronica internazionale.

Info su www.bymed.org


10 maggio h. 19.00 / h. 21.00 performance Rotonda di via Besana Julie Nioche/Association fin novembre (F) H2O NaCl CaCO3 prima italiana ideazione e interpretazione: Julie Fioche scene: Virginie Mira, in collaborazione con: Yves Godin (luci) musica: Alexandre Meyer realizzazione scene: Sylvain Giraudeau grazie a: Michel Bernard, Alice Daquet, Gabrielle Mallet, Nadine Moëc, Rachid Ouramdane, Julie Perrin produzione: Association fin novembre co-produzione: Bonlieu Scène nationale d’Annecy; Festival d’Automne à Paris; La Maison de l’Architecture en Ile de France, Paris; CCN Le Havre Haute Normandie; CCN de Franche-Comté à Belfort (accueils studio); Le Consortium, Centre d’art contemporain de Dijon, département nouvelles scènes con il sostegno di: La Ménagerie de Verre, Paris and Cité européenne des Récollets; Ministère de la Culture et de la Communication – CNC – DICREAM, aide à la réalisation et de la Ville de Paris durata: 35 min. Una delle più interessanti giovani coreografe francesi, Julie Nioche lavora con corpi, architetture, oggetti, suoni e luci, esplorandone le relazioni e i confini. Tra performance e installazione, H2O NaCl CaCO3 è un gioco di infiltrazioni e ibridazioni, tra il corpo in uno stato fluido, uno spazio carico di segni e la percettiva presenza dello spettatore. Lo spazio-corpo che ne risulta genera un’atmosfera organica, in costante mutazione, che avvolge il pubblico in un intrigante mondo di simboli, memorie e sensazioni. La performer, all’interno di uno spazio-luogo evocativo di forme antiche, interagisce con una forma mutante, luminosa, che si gonfia e scatena incontri e separazioni, cadute e risalite. H20-NaCl-CaCO3 è un progetto “site specific” di volta in volta ripensato e rimodulato per e nello spazio che lo accoglie. E’ sviluppato su tappe successive presentate in luoghi di forte impatto architettonico come il Musée du Chateau d’Annecy, la Cappella di St Lambert a Lovanio o la cappella della Maison de l’architecture di Parigi in occasione del festival d’Automne. Creato a Milano appositamente per la Rotonda della Besana, questo lavoro offre l’imperdibile occasione per un’esperienza suggestiva in uno degli spazi storici di Milano.
Diplomata al Conservatoire National Supérieur de Musique et de Danse di Parigi, Julie Nioche è in seguito stata interprete e collaboratrice artistica di Odile Duboc, Hervé Robbe, Meg Stuart, Emmanuelle Huynh, Alain Buffard, Jennifer Lacey. Nel 1996 fonda insieme a Rachid Ouramdane l’Association fin novembre il cui obiettivo è la condivisione di spazi di ricerca e sperimentazione con artisti provenienti da altre discipline che pongano il corpo al centro della riflessione artistica. Parallelamente Julie Noche si dedica allo studio della psicologia. Il suo tentativo è quello di utilizzare le sue conoscenze teoriche e pratiche acquisite a riguardo del corpo in una prospettiva terapeutica.Questa ricerca la porta a mettere in questione la sua stessa pratica della danza e a sviluppare sempre di più i propri lavori intorno all’immagine del corpo e dei problemi d’identità che questa genera. 11 maggio h 21.00 IED Moda Lab Herman Diephuis (F) D’après J.C.
prima italiana

coreografia: Herman Diephuis con: Julien Gallée-Ferré & Claire Haenni luci: Patrice Besombes scene: Annie Tolleter collaborazione artistica: Simone Verde & Véronique Defranoux musica: J.S. Bach montaggio sonoro: Frédéric Minière direzione palcoscenico e luci: Sam Mary direzione suono: Alexis Meier coproduzione: Rencontres chorégraphiques internationales de Seine-Saint-Denis, La Petite Fabrique, Centre chorégraphique national de Montpellier Languedoc Roussillon, La Ferme du Buisson – Scène nationale de Marne-la-Vallée con il sostegno di: la DRAC Ile de France grazie a: Théâtre de Saint-Quentin-en-Yvelines, Pascale Houbin/Compagnie Nom de Non, Abbi Patrix/Compagnie du Cercle durata: 50 min.
Con D’après J.-C. Herman Diephuis va alla riscoperta della bellezza, in uno spettacolo di struggente poesia e ironia, tra i più originali e applauditi nei cartelloni internazionali. Con una serie di tableaux vivants, questo straordinario lavoro dell’artista francese fa rivivere le pregnanti immagini dei più grandi maestri dell’arte rinascimentale italiana, fiamminga e tedesca. Da Leonardo a Caravaggio, da Botticelli a Raffaello, da Dürer a Memling, una galleria di pose statuarie fa risaltare i suggestivi contorni e gli espressivi gesti delle icone dell’arte sacra. Le immobili figure della storia della pittura vengono magicamente infuse di vita in danze e gesti frammentati su arie e sinfonie di Bach. Il gioco compositivo dei due performer si apre magicamente anche all’azione coordinata di un gruppo di giovani che si inseriscono e si integrano alle composizioni.
Nato a Amsterdam, vive e lavora in Francia, Herman Diephuis inizia il suo percorso professionale nel 1984 con Régine Chopinot e collabora alle creazioni di Mathilde Monnier, Jean-François Duroure, Philippe Decouflé, François Verret e Jérôme Bel. Lavora con Eszter Salamon et Simone Verde a Répétition publique d’un travail en cours, nella sezione Hors Séries del Centre chorégraphique national de Montpellier. Nel 1992 realizza alcune delle coreografie per la cerimonia di apertura dei giochi olimpici di Albertville. Del 2003 è la collaborazione con Xavier Le Roy e Alain Buffard, mentre prosegue nel corso degli anni la collaborazione con Mathilde Monnier. Nel 2004 fonda la sua compagnia e rivela allae platee internazionali il suo talento con D’après J.-C ai Rencontres chorégraphiques internationales di Seine-Saint-Denis. La sua ultima produzione Dalila et Samson (novembre 2005) ha debuttato al Festival de Danse di Cannes.
12 maggio, h 17.00 (1a parte) 13 maggio, h 17.00 (2a parte) 14 maggio, h 14.00 ((1a parte) /ore 17.15 (2a parte)
Cinema Gnomo Socìetas Raffaello Sanzio (I) Ciclo filmico Tragedia Endogonidia di: Romeo Castellucci memoria videografica: Cristiano Carloni, Stefano Franceschetti musica originale: Scott Gibbons
Gli undici films che compongono il Ciclo della Tragedia Endogonidia sono stati realizzati da Cristiano Carloni e Stefano Franceschetti (eccetto il primo, creato da Romeo Castellucci) con le musiche originali del compositore Scott Gibbons, create in collaborazione con Chiara Guidi.
I filmati percorrono l’intera sequenza degli Episodi, con le loro figure principali e ricorrenti, e colgono l’evoluzione di questa Tragedia che stabilisce un nuovo legame
con la città e l’attualità. Attraverso la proiezione della sequenza degli Episodi si potrà scorrere lo sviluppo del processo di questa Tragedia; sarà possibile assistere allo spettacolo delle figure principali e dorsali che ricorrono sempre; sarà visibile l’intero piano architettonico costruito lungo tutto il progetto; si potrà, infine, intuire il sistema drammatico che la Tragedia Endogonidia ha inaugurato stabilendo un nuovo legame con la città e determinando una nuova economia dell’arte.
La Tragedia Endogonidia di Romeo Castellucci è un’opera unica che si estende nell’arco di tre anni (2001-2004) e che si evolve in differenti stadi -chiamati Episodi- ognuno dei quali fa capo a una città da cui prende il nome. Il termine “endogonidia” si riferisce a quegli esseri viventi semplici che hanno al proprio interno la compresenza delle gonadi: ciò permette loro di riprodursi senza fine. “Tragedia”, al contrario, presuppone sempre una fine e tratta della fine. L’idea di questa Tragedia è quella di un’auto-generazione di idee, figure e concetti originali, organizzati in un ciclo drammatico che riprende il modello della tragedia greca, ma lo riempie di un contenuto rivolto al futuro. Gli Episodi che compongono il Ciclo sono: C.#01 Cesena, A.#02 Avignon, B.#03 Berlin, BR.#04 Bruxelles, BN.#05 Bergen, P.#06 Paris, R.#07 Roma, S.#08 Strasbourg, L.#09 London, M.#10 Marseille, C.#11 Cesena
Romeo Castellucci, Claudia Castellucci e Chiara Guidi costituiscono il nucleo artistico della Socìetas Raffaello Sanzio da loro fondata nel 1981 a Cesena. Oggi è senza dubbio la più importante compagnia italiana di ricerca al mondo, prodotta dalle maggiori istituzioni internazionali. L’orientamento generale che raccoglie tutte le opere del gruppo, pur nelle loro profonde differenze, è la concezione di un teatro inteso come arte che raccoglie tutte le arti, dove la rappresentazione è completamente aperta verso tutti i sensi della percezione, come in un sistema di forze.
Cristiano Carloni
(nato a Fano nel 1963) e Stefano Franceschetti (nato a Pesaro nel 1966) hanno studiato cinema danimazione e pittura ad Urbino. Dal 1993 lavorano insieme nel campo delle arti elettroniche realizzando video e videoinstallazioni. Tra i loro lavori: La camera intorno (1993), Urbino memoriale (1996), Senza foce (1997), Errante erotico eretico (1998). La collaborazione con la Socìetas Raffaello Sanzio, cominciata nel 1999, li porta a realizzare: Voyage au bout de la nuit (scenografia elettronica, 1999), Le pèlerin de la matière (videoinstallazione, 2000), Genesi. From the museum of sleep (video, 2000), A. #02 (video, 2002), Spettrografie (scenografia elettronica, 2002), B. #03 (video, 2003). Tra gli ultimi lavori, tre videoinstallazioni: Witness (2001), Petrolio (2001), Emergenza limbo (2002).

12 maggio h 21.00 IED Moda Lab Impure company/Hooman Sharifi (IR/N) We failed to hold this reality in mind
prima italiana coreografia, luci e interpretazione: Hooman Sharifi collaborazione artistica: Leif Hernes consulenza musicale: Javid Afsrirad titolo: Virginia Woolf direttore di produzione: Elisabeth Hansen musica: Mohammad Reza Shadjarian, Ensemble Aref, Hossein Alizadeh, Kayhan Kalhor, Parviz Meshkatian, Homayoon Shadjarian, Hafez Nazeri, Alireza Faiz Bashipuor, Shahram Nazeri produzione: Impure company coproduzione: Rencontres chorégraphiques internationales de Seine-Saint-Denis, Paris; Monty, Antwerp, Bit-Teatergarasjen Bergen & Springdance/Works, Utrecht.con il sostegno di: The Norwegian Council for Cultural Affairs, The Ministry of Foreign Affairs grazie a: Marianne van Kerkhoven, Bojana Kunst & Kaaitheater Brussels durata: 60 min. Per Hooman Sharifi l’arte è un percorso di coscienza civile, un mezzo comunicativo, di indagine e commento sulla realtà sociale. Il coreografo iraniano residente in Norvegia presenta un solo in cui autobiografia e riflessione politica si fondono in una performance che affronta con sincerità e disillusione temi intimi e cocenti quali la ricerca dell’identità, l’eredità del passato, il pregiudizio. Un lavoro che accetta la sua stessa “impurità” come elemento di forza e che fa leva sulla complicità degli spettatori per aprire un dibattito di grande urgenza e attualità. Entro uno spazio libero, con piccoli segni di decorazione, sullo sfondo immagini proiettate, Hooman Sharifi si mette in gioco con movimenti veloci come arabeschi che nascono su musiche orientali e il suo corpo alterna compozioni uniformi ad evoluzioni morbide e fluenti.
Nato nel 1973 in Iran,
Hooman Sharifi si trasferisce definitivamente in Norvegia, da solo, all’età di 15 anni. Lì inizia la sua esperienza nel campo della danza, cominciando dall’hip-hop e dallo street-jazz. Soltanto più tardi, all’età di 21 anni arriva allo studio del balletto classico e della danza moderna. Nel 1997 viene ammesso al National College of Ballet and Dance di Oslo, dove si laurea nel 2000. Da sempre interessato a forme di ibridazione tra la danza e il teatro, dopo gli studi approfondisce il suo percorso artistico nelle arti drammatiche e visive. Nel 2000 fonda la Impure Company con l’obiettivo di indagare la possibilità dell’arte come strumento per la risoluzione dei conflitti sociali. Lo “statement” di Impure Company è ”arte uguale politica”, la politica come presa di coscienza sociale. Il lavoro di Impure Company è un continuo interrogarsi sul presente, sui limiti tra privato e pubblico, interno e esterno, individuo e collettivo.

13 maggio h 21.00 IED Moda Lab Stoa, scuola di movimento della Socìetas Raffaello Sanzio (I)
Ballo eccezionale degli incontri e delle esclusioni concepito e attuato da: Stoa – Sara Angelini, Nicole Arbelli, Stefano Bartolini, Michele Bruzzi, Demetrio Castellucci (che ha curato e creato le musiche), Teodora Castellucci, Giulia Merendi, Ignazio Palazzi, Paride Piccinini, Vincenzo Reale, Eugenio Resta, Giovanni Scardamaglia, Elena Turci, Marco Villani, Sonia Brunelli (coroginnasta), Claudia Castellucci (scolarca)
durata: 50 min

Nelle figurazioni del ballo si verificano eccezioni. Sebbene vi siano percorsi, passi e appuntamenti perfettamente coincidenti, capitano mancanze a queste corrispondenze. L’insieme indistinto della folla, rileva l’eccezione di chi è escluso. Vi sono incontri che determinano legami che possono essere provvisori oppure stabili e progettuali, con il progressivo aumento del loro peso sociale e politico. Sono descritti la forza naturale dell’accumulazione, il peso della maggioranza, le coincidenze del pensiero, le stazioni delle reti comunicanti metropolitane, che realizzano in un istante l’esatto convergere di individui separati. Nel movimento di attrazione capitano momenti di stasi, in cui l’apnea intellettuale espande il tempo e tutto ritorna in primo piano.
Storia della Stoa: La Stoa è una scuola teatrale di movimento fisico e filosofico che la Socìetas Raffaello Sanzio regge da quattro anni e che ha proposto sia ai bambini sia ai giovani. In essa la filosofia non si limita ad essere la storia della filosofia ma una pratica del porre domande e concetti, cioè un movimento che da origine ad una concatenazione del pensiero. Il metodo non è quello dell’’impartire istruzioni, ma quello della ricerca pura, attuata nel discorso e nel movimento fisico. Bisogna considerare questa Stoa -che prende il proprio nome dall’’antico portico nel quale Zenone soleva incontrarsi con i suoi scolari (in quanto straniero, nessuno, in Atene, gli affittò una stanza)- innanzitutto come un luogo che viene messo a disposizione dei ragazzi sia per le giornate di scuola di danza e filosofia, sia per iniziative prese, progettate e formate da loro. Queste manifestazioni della STOA non possono dirsi un obiettivo della scuola, ma la giusta conclusione di un processo che, coltivato e custodito nella concentrazione e nella riservatezza, ha bisogno, quando è maturo, di manifestarsi all’’esterno. Rifuggire un intimismo sterile, correndo il rischio di un’’esposizione, pone i ragazzi a contatto con un carattere essenziale dell’’arte e della scienza: l’’espressione della propria visione del mondo sotto lo sguardo di spettatori.


14-15 maggio h 14.00-17.00
Superstudio Più Dance Poin

Ufficio_Stampa

2006-05-01T00:00:00

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