I tre sottosegretari del neoministro per i Beni Culturali Francesco Rutelli

Con qualche info aggiuntiva

Pubblicato il 18/05/2006 / di / ateatro n. 088 / 0 commenti /
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Francesco Rutelli, oltre che vicepremier con Massimo D’Alema di Romano Prodi, è anche ministro dei Beni Culturali: una poltrona a cui teneva molto, e che ha soffiato a diversi cadidati eccellenti, anche se politicamente meno pesanti di lui (da Asor Rosa a Minà, da Borgna a Bettini).
Su Francesco Rutelli è inutile dilungarsi. Sui tre sottosegretari possono essere invece utili alcune informazioni (ricavate dalla rete…).
Inutile ripertevi che i forum sono a dispo per ulteriori precisazioni e commenti.

Elena Montecchi
Nata e residente a Reggio Emilia, è deputato e Vice Presidente del Gruppo Parlamentare DS l’Ulivo della Camera dei Deputati. Dal 1996 al 2001 è stata Sottosegretario di Stato, prima al Ministero del Lavoro e poi alla Presidenza del Consiglio dei Ministri. Autrice del libro Le bimbe di Kabul, diario di un viaggio compiuto nella città afghana da una missione parlamentare italiana.

Andrea Marcucci
“Ho 41 anni, sono nato a Barga, dove vivo con mia moglie Marianna e i miei figli Giulia, Luigi e Francesco. Sono un imprenditore: mi occupo del settore farmaceutico come amministratore delegato della Kedrion Spa, e di quello turistico in veste di legale rappresentante de Il Ciocco International Travel Service. Ho fatto parte della Giunta dell’Associazione Industriali di Lucca e rappresento il «Settore industria» nella Camera di Commercio. Sono stato membro anche della Giunta di Farmindustria, che ho lasciato quando ho accettato la candidatura al Senato. Per me questo momento elettorale è un ritorno alla politica attiva dopo un lungo periodo: dal 1990 al ’92 sono stato assessore alla cultura della Provincia di Lucca; nel ’92 sono stato invece eletto deputato nelle liste del Partito Liberale Italiano, assumendo il ruolo di Vice Presidente del gruppo liberale alla Camera. La mia partecipazione diretta alla vita politica si è conclusa con il termine anticipato della legislatura, nel 1994. Ma la passione per la politica e per l’impegno civile non si è mai esaurita. Ho dato, con entusiasmo, il mio contributo alla nascita dell’associazione di cultura liberale Società Libera, di cui sono tuttora presidente, e ho scelto, senza esitazione, di aderire al centrosinistra, prima in Rinnovamento Italiano e poi, dal 2001, nella Margherita. Mi riconosco pienamente nel percorso compiuto da Francesco Rutelli e da tutto il partito per unire laici e cattolici in una comune prospettiva di democrazia liberale e di collaborazione con le forze del riformismo. Oggi mi candido al Senato per la Margherita, nella convinzione di partecipare a una scelta di serietà e di modernità per il Paese e di poter rappresentare, con efficacia, la nostra terra e la sua gente in Parlamento.”
(dal sito http://www.andreamarcucci.it/chi_sono.html)

Danielle Mazzonis
Responsabile di Strategie e Sviluppo del Formez (Centro di Formazione Studi) del Dipartimento della Funzione Pubblica della Presidenza del Consiglio.
A Roma per parlare di Oltre il riformismo, oltre il liberismo

Il nuovo intellettuale europeo
di Rina Gagliardi
(“Liberazione”, 13 febbraio 2005)
Nel convegno promosso dalla Sinistra europea, la proposta di un progetto e di un lavoro: radicale, globale, interattivo. Bertinotti: «l’Europa non nasce senza una diversa statualità»
Nasce, sta nascendo, un nuovo intellettuale: la sua dimensione “naturale” è europea, la sua attitudine, quasi altrettanto naturale, è la radicalità. La sua ricerca è la “riscrittura contemporanea” della politica, e di specialismi non separati, ma strettamente irrelati. Il suo impegno è un’unità di nuovo genere, diversa e dissimile da ogni vocazione all'”unitarietà” o a sintesi precoci. Per descrivere l’essenziale del convegno “Oltre il riformismo, oltre il liberismo”, che si è tenuto a Roma venerdì pomeriggio (promosso dai componenti dell’esecutivo italiano della Sinistra europea, Graziella Mascia e Gennaro Migliore, ha riempito per quattr’ore l’aula parlamentare di vicolo Valdina), nulla è più paradigmatico di questa figura in divenire, relativamente inedita nel nostro panorama: sono gli intellettuali, i dirigenti politici e sindacali, gli operatori culturali che hanno aderito, quasi un anno fa, al Partito della Sinistra europea. Ora che si avvicina (prossimo autunno a Barcellona) il primo congresso di questo nuovo soggetto politico, loro hanno cominciato a lavorare, a pensare e a ripensarsi, a buttare giù le prime concrete trame di riflessione e ricerca. Il tema, come ben sappiamo, è di dimensioni colossali: l’Europa che vogliamo, che è possibile ed anzi che è necessaria. Contro l’Europa che rischia l'”americanizzazione” ma non nel senso banale che spesso il termine assume – come ha spiegato Danielle Mazzonis nella sua bella e complessa relazione introduttiva – ma in quello dello “sbiadimento” inesorabile della sua identità e dei suoi valori universali, nell’appiattimento progressivo di linguaggi, saperi, messaggi.
Un tema ed un impegno, dunque, fortemente politici: ma ai quali non basta, forse neppure serve, una sponda politica tradizionale, un partito, pur di sinistra, come in fondo c’è sempre stato. Ed ecco, da capo, il valore affatto originale della Sinistra europea. Un motore nuovo, che può attivare energie e risorse altrimenti compresse, o “distratte” da scelte “nazional-provinciali” fino ad ieri non per tutti persuasive. Un soggetto nuovo, come ha detto alla fine Fausto Bertinotti, che può dotarsi come proprio orizzonte soltanto della “Grande Politica”. Non è un paradosso, e non è neppure un ossimoro: viviamo un’epoca nella quale la catastrofe e l’alternativa convivono, coabitano quasi gomito a gomito, e l’una e l’altra si contendono il futuro: una totale regressione di civiltà, come un “altro mondo possibile”. Si capisce, allora, perché la nuova intellettualità che si impegna, oltre gli steccati che finora l’hanno spesso separata dalla politica, è radicale: perché o è radicale o non è. Come si fa a fare cultura in un momento in cui tutta la cultura diventa merce – merce nel senso rigorosamente marxiano del termine? Ed ancora, all’apertura dei lavori, l’appassionata proposta di Danielle Mazzonis: se non vogliamo scomparire come “specie”, se non ci affidiamo, com’è giusto, agli “esperti” di Bruxelles, dobbiamo rimettere nelle nostre mani il percorso che può approdare all’altra Europa. Riappropriarsi – come un po’ si faceva alla fine dei ’70 – il lavoro per un progetto che rompe le barriere tra economia, critica della scienza, lotta per la pace e l’ambiente, scompone e ricompone le soggettività, si struttura per tappe, regole e obiettivi condivisi.

Redazione_ateatro

2006-05-18T00:00:00

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