Olivier Bouin e il nuovo corso di Santarcangelo

Una intervista al direttore generale e artistico del festival

Pubblicato il 20/06/2006 / di / ateatro n. 100 / 0 commenti /
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Olivier Bouin.

Quali sono le maggiori differenze tra la realtà italiana e quella francese nell’ambito del nuovo teatro? Quali elementi della realtà francese cerca di innestare in Italia? E quali sono gli aspetti della realtà italiana che dovremmo esportare oltralpe?

E’ difficile sintetizzare una situazione complessa e articolata, non credo ci siano profonde differenze perché ormai la creazione artistica si muove verso una direzione transdisciplinare e la tendenza generale è di unire diversi linguaggi ed esperienze sceniche. Forse si può dire che in Italia il teatro ha osato una sperimentazione maggiore, molti gruppi degli anni ’90 si sono spesso liberati dal dominio del testo per avvicinarsi ad esplorare linguaggi vicini al cinema, alla videoarte sottolineando l’importanza dell’immagine mentre in Francia si è rimasti più legati al testo e alle grandi scenografie, rese possibili anche da una maggiore disponibilità economica. Al di là del teatro, due discipline importanti hanno conosciuto in Francia uno sviluppo particolare: la danza contemporanea e il nuovo circo.
La differenza maggiore tra Francia e Italia si trova proprio nel diverso sostegno economico da parte degli enti pubblici, decisamente più consistente in Francia e strutturato secondo una scansione pluriennale. Sottolineo in particolare questo aspetto perché è assolutamente fondamentale per gli opertori e per gli artisti. Agli operatori dà la possibilità di programmare in anticipo, di costruire progetti artistici pluriennali o di sviluppare collaborazioni internazionali di rilievo. Agli artisti permette di avere maggiore stabilità, di costituire compagnie ben strutturate, di avere un punto fisso per l’organizzazione e per la creazione di possibili collaborazioni. In Italia purtroppo operatori e comagnie sono costretti a re-inventare ogni anno tutto, salvo qualche situazione eccezionale, sostenuta da una Regione e/o una Provincia particolarmente generose o da un sostegno economico “privato” significativo.
Ovviamente non possiamo decidere direttamente del futuro della politica culturale del nuovo governo, ma spero che darà una vera spinta allo spettacolo dal vivo. Mi sembra che l’incertezza economica e la fragilità organizzativa ci costringano ad inventare modelli nuovi. Numerose compagnie italiane degli anni ’90 sono state molto brave ad adattarsi alla mancanza di risorse, gli operatori forse di meno… La grande reattività e “plasticità” delle strutture delle compagnie italiane potrebbero essere studiate dalle compagnie francesi. Comunque oggi l’Italia è arrivata ad un punto di non ritorno e senza un impegno forte della parte politica non potrà più andare avanti…

Attentati alla vita di lei di Accademia degli Artefatti.

Lei è stato scelto come direttore del Festival di Santarcangelo attraverso un concorso di idee. Ai candidati invitati era stato chiesto un progetto artistico. Qual era il suo progetto, quello poi risultato vincente?

Fin dall’inizio ho puntato sull’articolazione di tre cose fondamentali: il valore dei linguaggi contemporanei nella loro diversità, l’importanza della mediazione nella relazione con lo spettatore e il territorio, la necessità di gestire al meglio le risorse presenti e future. Sul primo punto, mi sembra importante rendere conto della diversità delle espressioni contemporanee e soprattutto della soppressione dei confini inutili tra diverse discipline artistiche. Da questo punto di vista, c’è una certa continuità con le utlime programmazioni del festival e quindi il nuovo sottotitolo “International festival of the Arts” prende atto di un cambiamento in realtà già in corso. Ritengo la mediazione un elemento cruciale del “sistema festival” che vorrei impostare a Santarcangelo. Vorrei sviluppare un dialogo e un legame particolare con il pubblico locale e con il territorio, senza snaturare la linea programmatica del festival che rimane fortamente legata alle espressioni artistiche contemporanee e internazionali. Per me un festival è un medium che deve attivare tutte le possibilità di mediazione. Quindi già da quest’anno abbiamo voluto impostare alcuni tasselli importanti: un libro in collaborazione con Fandango Libri dal titolo Santarcangelo 06. Scritti sulla contemporaneità, che raccoglie interventi di alcuni degli artisti della 36^ edizione e di studiosi e critici per una riflessione sul senso della contemporaneità; un luogo, il disimpegno- spazio lounge, uno spazio, fisico e di pensiero, che mette a disposizione del pubblico libri, riviste, DVD, CD, video, giornali, documenti e occasioni d’incontro con artisti, critici e scrittori, aperto già prima dell’inizio del festival; una festa d’apertura organizzata con le altre associazioni del territorio che si chiamerà “Una notte a Santarcangelo”; un catalogo con molte immagini e un linguaggio volutamente più accessibile ad un pubblico ampio. Dobbiamo assolutamente uscire della nostra marginalità per ricreare un interesse verso i linguaggi contemporanei non solo in un pubblico di addetti ai lavori…
Per poter lanciare nuove iniziative in un contesto economico molto degradato, abbiamo provato ad “ottimizzare” la nostra organizzazione e trovato qualche aiuto esterno. Una gestione rigorosissima è fondamentale per uscire “par le haut” da questa situazione impossibile.

Neon. Ambienti sottopassione di Umpalumpa ProdAction.

Uno degli aspetti controversi della procedura di selezione riguardava la richiesta di indicare possibili ulteriori fonti di finanziamento della manifestazione. Come avete affrontato e risolto il problema? E qual è il budget dell’edizione 2006? Ci sono sponsor istituzionali?


Non abbiamo risolto il problema! L’edizione 2006 ha sofferto molto di una situazione economica poco sana. Ha avuto un 15% in meno di risorse che diventa complessivamente un 20% se consideriamo il fatto che i costi vivi delle spese organizzative sono notevolmente aumentati. Stiamo lavorando per sistemare questo problema nell’arco dei prossimi tre anni. Abbiamo impostato un piano di collaborazioni a 360 gradi per diversificare le entrate e cosi garantire l’indipendenza del festival. Abbiamo moltiplicato di tre volte le risorse provenienti da aziende private. Si puo fare molto di più ma questa collabroazione richiede fiducia e quindi tempo. Abbiamo già quasi pronto il cartellone per il 2007 per poter lanciare collaborazioni da subito.

Borges + Goya di Rodrigo Garcia (foto di S. Dominguez).

Quali compiti ha assegnato al condirettore del festival Paolo Ruffini? Come vi siete divisi le competenze?

Sono molto contento che Paolo abbia accettato subito la mia proposta di lavorare insieme. Porta con sè uno sguardo critico molto informato e preciso sulla creazione italiana nei settori del teatro e della danza. E ha condiviso con me le linee guida del percorso che Santarcangelo deve compiere nelle prossime edizioni: apertura internazionale, transdiscplinarieta, coproduzione delle giovani compagnie italiane, mediazione e accessibilità dei contenuti presentati, collegialità. Quest’ultimo punto ci permette di lavorare insieme senza concorrenza inutile ma con grande apertura e curiosita reciproca. Un attegiamento del genere tra di noi è il primo passo verso una condivisione del nuovo progretto per Santarcangelo che proponiamo insieme.

Visita Guiada di Claudia Dias (foto di Patricia Almeida).

Quali sono i punti di forza di questa edizione del Festival? In quali direzioni avete puntato nella messa a punto del programma?

Abbiamo cercato di dar vita ad un festival che fa dialogare le diverse esperienze della danza (Claudia Dias, Catherine Diverrès, Claudia Triozzi, MK, Kinkaleri, Silvia Rampelli, Roberto Castello), e della drammaturgia contemporanea, intesa nella sua complessa articolazione scenica (Accademia degli Artefatti, Alessandro Berti, Stefano Massini, Forced Entertainment, Rodrigo Garcia). Ma soprattutto abbiamo sottolineato l’esigenza di ripensare al concetto di “spettacolo contemporaneo” come ad un segno che amplifica e moltiplica i significati guardando l’esistente della creazione senza prediligere un’area di riferimento.

Crescita XII della Socìetas Raffaello Sanzio.

Santarcangelo è da sempre una vetrina delle ultime novità della scena italiana. Quali sono i giovani gruppi emergenti che lancerete quest’anno? Come avete monitorato il nuovo? E quali sono stati i criteri di scelta?

Abbiamo lavorato cercando di creare sinergie con realtà e progetti che si muovono in questo contesto, individuando figure che rappresentassero una riflessione ulteriore del fare scenico soprattutto nell’ambito di una giovane generazione, come Nanou, Vincenzo Carta, Luca Nava, Maurizio Camilli, Umpalumpa prodAction, conosciuti dal vivo anche grazie ad alcune occasioni (Progetto Moving, che vede coinvolti Fabbrica Europa e Cango di Virgilio Sieni, il Premio Tuttoteatro.com-Dante Cappelletti e il progetto Anticorpi di Monica Francia e Selina Bassini).

Exquisite pain di Forced Entertainment.

Una delle vostre direzioni di lavoro, a un primo esame del programma, riguarda la contaminazione tra il teatro e altre forme artistiche che hanno una dimensione performativa, dalla danza alle arti visive. Qual è la motivazione teorica di questa scelta?

Crediamo che oggi sia necessario fotografare l’esistente, ciò che trasforma e rielabora dal punto di vista della creazione scenica i presupposti stessi del teatro, della danza, delle arti visive, ci interessa insomma indagare come si sposta (e se si sposta) il confine dei linguaggi verso la riformulazione di un’idea dello “spettacolo contemporaneo” multiplo e stratificato. Anche per questo il festival vuole diventare espressione d’arte in senso pieno, non solo teatro o danza, ma momento di elaborazione oltre la pratica: in questa direzione si colloca la pubblicazione con Fandango Libri.

Ccelera di Maurizio Camilli.

Uno dei nodi problematici del Festival di Santarcangelo è da sempre il rapporto – diciamo così – tra il teatro e la piazza, tra l’anima colta e sperimentale e quella popolare (che qualcuno vorrebbe addirittura turistica). Come avete affrontato il problema? Che farete in piazza Ganganelli? Ci sarà ancora il tendone del Circo Inferno Cabaret?

Abbiamo pensato di inaugurare il festival con uno spettacolo/racconto di Pippo Delbono in piazza Ganganelli, gratuito e rivolto a tutto il pubblico di Santarcangelo. Vuole anche essere un momento di festa che celebra i vent’anni di Pippo, infatti il sottotitolo dell’evento recita “da Santarcangelo a Santarcangelo”. In effetti apriremo con un festa vera e propria, una sorta di “notte bianca”, l’8 luglio, che vedrà per tutta la notte accadere a Santarcagelo diverse cose, da letture a performance, installazioni e piccoli accadimenti di teatro e danza. Quest’anno non ci sarà il Circo Inferno ma ci sarà, invece, come dicevo prima, il disimpegno/spazio lounge, un luogo del festival (l’ex teatrino della Colleggiata) dove incontrare artisti e pubblico, creato per dibattiti, ricerche video e librarie, adibito a presentazioni dei libri, incontri con le compagnie e momenti di approfondimento, aperto tutto il giorno.

Redazione_ateatro

2006-06-20T00:00:00

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