Bateson per lo speciale Milano

Un contributo dalla brughiera

Pubblicato il 25/11/2006 / di / ateatro n. 103 / 0 commenti /
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Cari ateatri,

dalla “brughiera” nella quale – a quanto pare e mi fate sapere via msm – mi si sono un po’ atrofizzate le cellulette grigie provo a dire qualcosa anch’io (certo con tutti i limiti dell’atrofizzazione), sulla questione Milano. Mi è molto spiaciuto non riuscire a partecipare prima allo “speciale” e poi al dibattito di mercoledì. Ma ora la polemicuccia del forum mi tira un po’ per i capelli, quindi eccomi.
In diversi invii, perché ovviamente questo primo contributino non esaurisce la questione, comincerei con questo divetente ed illuminante passo di Bateson sui problemi della crescita. I parallelismi (nell’apologo iniziale e nel commento) sono quasi impressionanti, a mio parere. Non sarebbe bello pubblicarlo proprio come contributo di Bateson (da Mente e natura, Adelphi)?

Ciao

Adriano

La storia del cavallo poliploide
Verso la fine degli Anni Ottanta il dottor P.U. Posif […] vinse il premio [Nobel] per aver creato (nessun’altra parola potrebbe render giustizia a un’operazione di scienza applicata che quasi usurpava l’attività divina), creato, dico, un cavallo di dimensioni esattamente doppie di quelle del comune Clydesdale. Era lungo il doppio, alto e largo il doppio: era un poliploide, con un numero di cromosomi quadruplo del normale. Posif sostenne sempre che c’era stato un tempo in cui questo animale straordinario, quando era ancora un puledro, poteva reggersi sulle quattro zampe. Dovette certo essere uno spettacolo fantastico!
Fatto sta che quando fu esposto al pubblico e ripreso e immortalato da tutti gli strumenti di comunicazione della civiltà moderna, il cavallo non si reggeva affatto in piedi. Per le sue comparse in pubblico o alla televisione, il dottor Posif faceva sempre chiudere gli idranti, che erano altrimenti costantemente necessari per mantenere l’animale alla normale temperatura di un mammifero; ma c’era sempre il timore che le parti più interne cominciassero a cuocere. Dopo tutto, la pelle e il pannicolo adiposo della povera bestia erano spessi il doppio del normale, mentre la sua superficie era solo quattro volte quella di un cavallo comune, sicché esso non si raffreddava adeguatamente. Ogni mattina il cavallo doveva essere sollevato sulle zampe con una piccola gru e infilato in una sorta di scatola a ruote dove poggiava su una serie di molle, calibrate per alleggerirlo di metà del suo peso. Il dottor Posif sosteneva che l’animale era straordinariamente intelligente. Aveva, naturalmente, otto volte più cervello (in peso) di qualsiasi altro cavallo, ma io non ebbi mai l’impressione che si occupasse di problemi più complessi di quelli che interessano gli altri cavalli. Aveva pochissimo tempo libero, tutto preso com’era sempre a sbuffare in parte per raffreddarsi in parte per ossigenare il suo corpo ottuplo. Dopo tutto la sua trachea aveva una sezione soltanto quadrupla di quella normale.
Poi c’era l’alimentazione. Ogni giorno doveva ingerire in qualche modo una quantità pari a Otto volte quella sufficiente a un comune cavallo, e doveva far scendere tutto quel cibo lungo un esofago che aveva un calibro solo quadruplo del normale. Anche i vasi sanguigni avevano dimensioni relativamente ridotte, e ciò rendeva più difficile la circolazione e imponeva al cuore un lavoro supplementare.
Una bestia infelice!

Questo apologo mostra ciò che inevitabilmente accade quando interagiscono due o più variabili le cui curve siano discrepanti. Questo è ciò che produce l’interazione tra cambiamento e tolleranza. Ad esempio, la crescita graduale di una popolazione (di automobili o di persone) non ha effetti manifesti su un sistema di trasporto finché improvvisamente la soglia di tolleranza viene superata e il traffico s’ingorga. Il cambiamento di una delle variabili rivela un valore critico dell’altra.
[…] Nel caso del cavallo immaginario, lunghezza, superficie e volume (o massa) sono in discrepanza perché le loro curve di crescita hanno caratteristiche mutuamente non lineari. La superficie varia come quadrato della lunghezza e il volume come cubo della lunghezza, sicché la superficie varia come volume elevato alla potenza di 2/, Per il cavallo (e per tutte le creature reali) la faccenda si fa più seria, poiché per rimanere in vita devono essere assicurate molte dinamiche interne. C’è una logistica interna del sangue, del cibo, dell’ossigeno e delle scorie, e una logistica dell’informazione, sotto forma di messaggi neurali e ormonali.
Nelle cose viventi il fenomeno della crescita aggiunge un ulteriore ordine di complessità ai problemi della grandezza. La crescita altererà le proporzioni dell’organismo? I problemi relativi ai limiti della crescita sono risolti in modi assai diversi dalle diverse creature. Un caso semplice è quello delle palme, che non modificano la circonferenza per compensare l’altezza. Una quercia, che tra il legno e la corteccia ha un tessuto che cresce (il cambio), si sviluppa in altezza e in larghezza durante tutta la sua esistenza. Una palma del cocco, invece, dove il tessuto soggetto a crescita si trova solo all’apice del fusto (è la cosiddetta insalata dei miliardari, e ottenerla significa uccidere la palma), presenta solo uno sviluppo in altezza accompagnato da un lento ingrossamento alla base del tronco. Per quest’organismo la limitazione dell’altezza è semplicemente un normale aspetto dell’adattamento a una nicchia. È la pura e semplice instabilità meccanica provocata da un’altezza eccessiva non compensata da una circonferenza adeguata che normalmente la conduce alla morte. Molte piante evitano (o risolvono?) questi problemi di limitazione della crescita legando la durata della loro vita al calendario o al loro ciclo riproduttivo. Le piante annuali iniziano una nuova generazione ogni anno, mentre quelle come la cosiddetta pianta secolare (iucca) possono vivere per molti anni ma, come i salmoni, muoiono inevitabilmente con la riproduzione. La iucca, a parte una ramificazione multipla sulla cima che reca il fiore, non produce rami. La stessa infiorescenza ramificata è la parte terminale del suo stelo, e quando ha compiuto la propria funzione, la pianta muore. La sua morte fa parte della norma del suo modo di vivere.
In certi animali superiori la crescita è controllata: la creatura raggiunge una dimensione o un’età o uno stadio in cui la crescita semplicemente si arresta (cioè viene arrestata da messaggi chimici o d’altro genere interni all’organizzazione della creatura). Le cellule, così controllate, smettono di crescere e di dividersi.
Quando i controlli non funzionano più (perché il messaggio non viene generato o non viene ricevuto) il risultato è il cancro.

Adriano_Gallina

2006-11-25T00:00:00

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