BPSUD Le residenze: il convegno di Torino

Il report del convegno e la relazione

Pubblicato il 08/12/2006 / di / ateatro n. 104 / 0 commenti /
Share

VENERDÌ 1 DICEMBRE e VENERDÌ 2 DICEMBRE 2006,
a Torino e al Castello di San Sebastiano Po, si sono tenuti rispettivamente:

il Convegno Nazionale:
LE RESIDENZE TEATRALI PER IL RINNOVAMENTO DEL TEATRO ITALIANO
oltre lo sguardo originario

e la Tavola Rotonda
RESIDENZE TEATRALI COME RISPOSTA DI SISTEMA
interfaccia tra operatori, istituzioni e comunità locali

Sono stati due intensi giorni di dibattito e di confronto fra operatori di diverse regioni italiane, istituzioni pubbliche, rappresentanti di fondazioni bancarie, rappresentanti dell’’Osservatorio Culturale del Piemonte.

VENERDÌ 1° DICEMBRE

Introduzione di Gimmi Basilotta per Associazione Piemonte delle Residenze (che riunisce 12 Residenze piemontesi)
Intervento che ha proposto i temi del dibattito:
– valorizzazione dell’esperienza delle Residenze a livello nazionale;
– superamento del limite temporale dato alle stesse dalla normativa;
– identità delle Residenze regionali e loro differenziazione dalle esperienze di Permanenza artistica in un teatro svolta da alcuni organismi;
– ulteriore rafforzamento della Multidisciplinarietà anche in accordo con organismi di danza e musica;
– collaborazione con i Circuiti per la definizione di una progettualità senza sovrapposizioni;
– concertazione con la Regione per una programmazione delle ulteriori Residenze in Piemonte.

Sono seguiti:
Saluto di Fiorenzo Alfieri, Assessore Comunale alla Cultura
Intervento di Gianni Oliva, Assessore Regionale alla Cultura

Altri interventi:
– Lello Serao: I Teatri di Napoli (anche per conto dell’Assessore alla Cultura del Comune di Napoli) che ha illustrato il progetto napoletano di rete delle Residenze;
– Fabio Biondi: L’’arboreto di Mondaino – Rimini (con proiezione video);
– Ferruccio Merisi di Pordenone
– Nevio Alzetta, Consigliere regionale della Regione Friuli, che hanno sottolineato l’urgenza, anche per la loro Regione, di legiferare in materia;
– Andrea Rebaglio della Fondazione bancaria Cariplo, che ha illustrato il bando in itinere per il sostegno ad esperienze di Residenza in Lombardia;
– Cristina Favaro dell’’Osservatorio Culturale del Piemonte, che ha illustrato il lavoro fin qui svolto di verifica dell’attività delle Residenze piemontesi;
– Marco Chiriotti, dirigente settore spettacolo Regione Piemonte, che ha illustrato le tappe della formazione delle Residenze e i provvedimenti fin qui adottati a sostegno delle Residenze Piemontesi nonché la ratio alla base di tali provvedimenti.


SABATO 2 DICEMBRE 2006

Introduzione di Luciano Nattino – Presidente ANCRIT
(vedi relazione)

Rappresentanti di organismi teatrali nazionali intervenuti al dibattito:

Labros Mangheras – Tib di Belluno
Andrea Cresti – Teatro Povero di Monticchiello
Massimo Munaro – Teatro del Lemming di Rovigo
Davide D’’Antoni – Coordinamento Residenze Lombardia
Renzo Boldrini – Giallo Mare Minimal Teatro di Empoli
Antonella Questa – LAQ-prod di Torino con Residenza in Francia
Maria Cristina Ghelli – Teatro delle Donne di Firenze
Gabriele Ciaccia – Teatro dei Colori di Avezzano
Francesco D’’Agostino – Quellidigrock di Milano
Luigi Marsano – I Teatrini di Napoli
Alessandra Rossi Ghiglione – Master Teatro Comunità dell’Università di Torino
Franca Graziano – Moto Perpetuo di Pavia

e altri organismi presenti:

Florian di Pescara (teatro stabile di innovazione)
Teatro degli Acerbi di Asti
Teatro Blu di Varese

più rappresentanti delle Residenze Multidisciplinari del Piemonte
e gli ospiti del giorno precedente.

Non è facile dare una sintesi degli interventi svolti, ciascuno dei quali ha evidenziato sia le proprie esperienze sia singoli aspetti del dibattito.
In generale c’è stato:
– apprezzamento per l’’iniziativa;
– vitale necessità di costruzione delle Rete Nazionale delle Residenze;
– evidenziazione degli attuali limiti normativi a livello nazionale e di molte Regioni;
– più sottolineature del carattere progettuale e artistico delle Residenze, non di mero servizio a un territorio (anche se il territorio è fondamentale per il progetto artistico);
– affermazione della volontà di concorrere al rinnovamento della scena italiana e alla modifica delle attuali norme che regolano il sostegno pubblico al teatro;
– necessità di una visione nazionale dell’attività delle Residenze con scambi, incontri e relazioni anche con altre esperienze europee.

L’impegno con cui ci si è lasciati è plurimo:
– rinnovare in altra Regione l’incontro tra sei mesi;
– promuovere (anche attraverso l’ANCRIT e l’ASTRA) l’idea di formazione della Rete Nazionale delle Residenze;
– promuovere in ogni Regione una normativa ad hoc;
– ribadire in sede nazionale l’urgenza di profonde modifiche all’attuale sistema di sostegno.

Contributo alla Tavola Rotonda di LUCIANO NATTINO – Presidente ANCRIT (Associazione Nazionale Compagnie e Residenze di Innovazione Teatrale)

C’è un teatro che “gira” e un teatro che si insedia.
Il primo mette in circuito le opere; il secondo punta sull’incontro, sul rapporto scena/platea. Il primo dà la priorità alla visibilità dei prodotti; il secondo favorisce i processi e i percorsi artistici.
Il primo si concentra sullo spettacolo, il secondo si dà come atelier aperto per attori e spettatori.
C’è bisogno di entrambi. E sono parecchi i teatranti che, nel corso della loro attività, percorrono entrambi gli ambiti.
Lo svecchiamento del teatro e dei teatranti passa anche da qui.
Da un superamento delle “categorie” e delle “funzioni”, da un riconoscimento reciproco tra i vari fronti teatrali, dalla capacità di esplorare nuove pratiche e di proporre nuove regole: etiche, deontologiche, normative del sostegno pubblico.

Negli ultimi quindici/vent’anni si sono insediate nel nostro Paese delle nuove forme di stabilità teatrale per un lavoro complesso di produzione, di ospitalità e di promozione sui terreni dell’innovazione (nuovi linguaggi e contesti, giovani spettatori, nuova drammaturgia, teatro sociale o di comunità, ecc.).
Ci riferiamo sia a quelle riconosciute dal MBAC (Ministero Beni e Attività Culturali), come “Teatri Stabili di Innovazione”, sia a quelle riconosciute da diverse Regioni ed Enti Locali come “Residenze Teatrali” (o altre denominazioni) che l’’ANCRIT intende tutelare e valorizzare.
Le Residenze sono nate allo scopo di favorire ulteriormente l’’insediamento teatrale sul territorio nazionale per raggiungere nuovi pubblici, creando una forma “leggera” di stabilità utile al riequilibrio del sistema teatrale italiano (nei rapporti Nord/Sud e zone servite/zone disagiate), al rinnovamento della scena italiana (evidenziando le già operanti connessioni con le altre arti sceniche, con quelle visive, con la poesia, la letteratura, l’antropologia, la scienza, ecc.) per un teatro attento al ricambio generazionale e che trova non in sé ma nel rapporto con la società la necessità della propria esistenza.
Una risposta dunque non solo “di servizio” ai territori ma che crea nuove polarità culturali e artistiche basata su modalità gestionali snelle ed originali e in quadri di sostenibilità delle risorse sia per la particolarità dell’insediamento in Comuni piccoli e medi sia, soprattutto, come atteggiamento etico.
“Sostenibilità” (nelle arti sceniche come in economia) significa infatti equilibrio tra investimento e ricaduta sociale e, soprattutto, equità verso il futuro, assicurando opportunità alle nuove generazioni di artisti e di spettatori, vincendo le rendite di posizione e creando un sistema di sostegno pubblico fondato su meccanismi trasparenti, chiari e semplici.

Da anni si avverte la necessità di una modifica profonda delle attuali modalità di intervento statale nei confronti del teatro e delle altre arti sceniche.
Tale intervento va fondato su una rete complessa (condivisa tra Stato e Regioni) di monitoraggio dell’arte scenica nel suo vario manifestarsi e del suo rapporto con gli spettatori e la società (non solo il “pubblico” dunque), con il mondo degli studi e della ricerca, ecc.
In questo senso non è più rinviabile la creazione di un Osservatorio Nazionale delle Arti Sceniche con personale qualificato a svolgere compiti di verifica, stimolo, dialogo con gli organismi teatrali (e di danza e musica) per dare un supporto indispensabile ai comitati di valutazione del sostegno pubblico e agli stessi organismi teatrali.
Tale Osservatorio Nazionale potrebbe funzionare anche come ente di promozione dell’’eccellenza artistica italiana in ambito europeo (e viceversa). L’’Osservatorio potrebbe nascere dalle ceneri dell’’ETI (la cui attuale e mera funzione di gestore di sale teatrali va superata al più presto) o da un’iniziativa ex novo anche pensando ad una riformulazione interna al Dipartimento Spettacolo del MBAC.
Va altrettanto superata, e celermente, la vecchia divisione tra: produzione, distribuzione, promozione, formazione, di cui in passato si sono fatte interpreti le “categorie” (o le “associazioni teatrali di categoria”) il cui ruolo attuale è in forte declino.
Sono oggi innumerevoli gli intrecci e i passaggi tra una funzione e l’altra riscontrabili nell’attività di molti soggetti teatrali e caratterizzanti la loro vitalità e “ricchezza”. Peraltro sono anche aumentate a dismisura le autodefinizioni funzionali e di tipologia teatrale.
Per questo vanno creati nuovi meccanismi di sostegno dell’’attività teatrale che valutino ogni soggetto teatrale in sé, nella complessità della sua azione e nella specificità del contesto territoriale in cui opera, e non come facente parte di un’’area funzionale stabilita nel tempo (con budget “storico” di area) o di nuove “gabbie” definite in futuro.

Fondamento del sistema di sostegno pubblico in campo scenico è la qualità del lavoro svolta da ogni soggetto come criterio di accesso al sistema stesso, con requisiti professionali di base (versamento oneri sociali con soglie minime).
Tale qualità, a livello nazionale, va certificata non da una generica Commissione (che fino ad oggi ha operato sporadicamente e senza strumenti di supporto) ma da un Comitato permanente formato da personale dell’’Osservatorio sopradetto, del Dipartimento Spettacolo del MBAC e da un numero limitato di esperti (al massimo tre) non coinvolti direttamente in attività teatrali e disponibili a un lavoro frequente e intenso.
Vanno resi oggettivizzabili i criteri di qualità del lavoro artistico lasciando pochissimo spazio (se non nullo) alla discrezionalità. Solo così si può dare dignitosa soluzione al “buco nero” della valutazione, oggi per niente trasparente e troppo esposta a rischi di arbitrio.
Nell’attuale normativa già esistono dei criteri di qualità abbastanza validi quali: impiego di artisti giovani, lavoro nelle zone “obiettivo uno”, drammaturgia italiana, ecc.
Essi fanno parte però, impropriamente, della “quantità”, in quanto considerati incentivi volti ad aumentare gli oneri sociali versati.
Tale “quantità” inoltre (composta da oneri e incentivi) può oggi, ai fini della sovvenzione, aumentare ulteriormente o diminuire fino a zero da un giudizio finale “di qualità”. E ciò è davvero un’assurdità. Che senso ha infatti aver creato dei criteri di qualità, oggettivi e verificabili, se poi un giudizio discrezionale (sempre sulla “qualità”) può annullarli?
Ecco perché pensiamo che in futuro, il soggetto artistico ammesso al sistema di sostegno (attraverso la valutazione qualitativa di accesso), può solo vedere aumentare, ai fini della sovvenzione, la propria base quantitativa attraverso i criteri qualitativi predefiniti.

Va infine ribadito che solo la triennalità degli investimenti (positivamente sperimentata dal precedente governo di centrosinistra) è garanzia di un reale e qualificato sviluppo dei settori artistici. Ovviamente parliamo qui di una triennalità fondata sulle nuove regole non sul perpetuarsi del confuso passato e delle “storiche” rendite.

Queste (e altre) proposte debbono servire per un radicale ripensamento delle modalità di intervento dello Stato nel settore delle arti sceniche. Non sono più possibili piccoli aggiustamenti.
E’’ certo necessaria una legge nazionale che possa dare sviluppo al sistema (chiarendo anche il ruolo delle Regioni) ma è auspicabile che essa sia “leggera” e capace di autoriformarsi nel corso della sua vita, che non pretenda di imbragare un tessuto mobile e attento alle celeri modificazioni della società.
In attesa di essa occorrerà nell’’immediato un confronto serrato tra il Governo e gli operatori, investendo la politica e la cultura, per mettere mano fin dalle prossime scadenze alle nuove regole da adottare, capaci di portare a nuovi scenari di sviluppo dell’attività artistica.

Luciano_Nattino

2006-12-08T00:00:00

Share



Tag: piemonte (4), Residenze (41)


Scrivi un commento