BPSUD Le stagioni di Palermo

Il Cartello dei 5 teatri

Pubblicato il 16/12/2006 / di / ateatro n. #BP2006 , 104 / 0 commenti /
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Un breve passo indietro

Nel 1992, come tutti sanno, Palermo ha vissuto dei conflitti che si sono risolti in eventi tragici quali le stragi di mafia Falcone e Borsellino. Secondo Ugo Morelli, curatore del volume Il teatro e la città (Guerini e Associati), saggio sulla riapertura del Teatro Massimo di Palermo, la rinascita culturale della città affonda le sue radici proprio in quei tragici eventi che Palermo ha subito. La “rinascita” palermitana è infatti da considerarsi frutto dell’elaborazione di un lutto o più lutti.
Questi hanno dato vita ad un reazione spontanea fatta di volontariato, di iniziative libere che poco a poco si organizzano e che riescono a determinare le scelte politiche dei cittadini.
Anzi, lo stesso progetto politico degli anni a venire nasce da quella che viene definita un “esplosione emotiva” della città rispetto agli avvenimenti tragici di cui è stata teatro.
Sono gli anni (dal 1993 al 2000) in cui è sindaco Leoluca Orlando. Il lavoro che il Comune di Palermo fa in quegli anni ha le radici in questa storia. E’, nelle intenzioni e nelle ambizioni, un progetto culturale complesso, che vuole essere un riscatto etico della città attraverso la cultura, il cui simbolo diviene la riapertura del Teatro Massimo.
Il Teatro Massimo, fino al ’97 è una sorta di enorme cadavere al centro della città, continuamente esposto allo sguardo di tutti e al tempo stesso negato nella sua funzione. Citando nuovamente Morelli, che accentua la valenza simbolica della chiusura e della riapertura del teatro, “una città con un teatro chiuso è una città che non è in grado di concedersi l’ironia, l’elaborazione del dramma che essa rappresenta, la divergenza e l’illuminazione”, una chiusura del dibattito vitale della città e alla vita stessa, una incapacità alla relazione con il mondo.
In quegli anni Palermo è stata posta all’attenzione dell’Italia e dell’Europa con una molteplicità di iniziative: il Festival del ‘900, il Festino di Santa Rosalia, la creazione della Cittadella dell’Arte ai Cantieri Culturali alla Zisa, il Festival estivo Palermo di Scena, il progetto Shakespeare di Matteo Bavera e Carlo Cecchi al Teatro Garibaldi, per citare le più importanti. Spesso ci si è rammaricati che quelle iniziative non hanno avuto la forza di resistere al mutare dei contesti politici, anche se a mio parere il processo cominciato nel ’92 ha portato dei cambiamenti irreversibili: alla richiesta sempre maggiore di cultura come diritto. Chi ha sperimentato e vissuto quegli anni, ha maturato una necessità e un bisogno di cultura con cui le amministrazioni devono necessariamente confrontarsi.

Il teatro ai giorni nostri. Premessa

E’ impossibile dar conto di tutti gli accadimenti e le compagnie teatrali a Palermo, alcune delle quali sono già alla ribalta sui giornali nazionali ed altre cominciano ad essere riconosciute.
Ho scelto di dare un quadro parziale ma rappresentativo di uno spaccato della vita culturale di Palermo. Le strutture “storiche” della città, che operano da decenni in ambito teatrale, in seguito ad una drastica decurtazione dei finanziamenti, si sono riunite nel dicembre 2005 in un “Cartello dei 5 teatri d’arte” per porsi come interlocutori degli Enti Locali sulle questioni di politica culturale della città. Mi sembra importante tenere d’occhio l’operato di questi cinque teatri (ormai una certezza nell’ambito palermitano) come esempio di Buone Pratiche perché nonostante la riduzione del volume dei finanziamenti che hanno subito negli anni, sono riusciti a continuare se non a moltiplicare le attività. Inoltre il fatto di riuscire a trovare un’intesa per una causa comune in una città come Palermo, dove le risorse sono esigue, non è un’impresa da poco.

I cinque teatri in questione sono: il Teatro Garibaldi diretto da Matteo Bavera, La Compagnia Figli d’Arte Cuticchio di Mimmo Cuticchio, Il Teatro dei Quartieri di Franco Scaldati, il Teatès di Michele Perriera, il Teatro Libero diretto da Beno Mazzone. In seguito ad una serie di iniziative a cui ha dato vita il “Cartello” sono stati ottenuti i finanziamenti dal Comune di Palermo (alla cui guida c’è attualmente Diego Cammarata) che ha firmato un protocollo d’intesa con i cinque teatri.

La parola ai cinque teatri

Secondo Matteo Bavera è evidente che tutto lo sforzo sulla cultura si è completamente perso, non c’è più nessuna certezza e nessun dialogo. Cifre alla mano, dal miliardo degli anni passati il Teatro Garibaldi ha visto una drastica riduzione delle risorse.
Questa povertà ha fatto guadagnare un metodo di lavoro, cercando cose meno costose, ma moltiplicando le attività. Sono state fatte produzioni dirette e co-produzioni (gli esempi più eclatanti sono Querelle di A. Latella co-prodotto insieme al N.T.N., che ha rappresentato il lancio europeo di Latella, e La Simia di E. Dante, co-prodotta insieme al CRT e alla Biennale di Venezia).
La salvezza per il Teatro Garibaldi è venuta anche dall’Unione Teatri d’Europa, che ha permesso di fare tournée e spostamenti e di guadagnare dalle vendite di spettacoli sempre invitati al festival dell’UTE.
Il cartello dei cinque teatri d’arte è stato, secondo Bavera, un elemento politico e di dibattito che ha costituito un incontro tra personalità artistiche e la nascita di nuove collaborazioni: ha quindi avuto un carattere di lotta e di cultura. Il progetto culturale del Garibaldi è comunque quello di affiancare al lavoro con i grandi nomi del Teatro Europeo (Peter Brook, Patrice Chéreau ma anche Jean René Lemoine) sia le produzioni e le scommesse su giovani talentuosi di Palermo (Davide Enia, Emma Dante, Giuseppe Massa, Rosario Tedesco), sia il lavoro di maestri riconosciuti come Franco Scaldati (con cui è stata prodotta La gatta di pezza che ha debuttato a Düsserdolf).
Per quanto riguarda i progetti futuri a giugno e luglio il teatro sarà impegnato con il Filottete di Vincenzo Pirrotta che inaugurerà la stagione prossima.
E’ prevista inoltre una “spettacolarizzazione” del restauro con un libro fotografico e un film di Raul Ruíz. Entro dicembre 2007 dovranno infatti essere conclusi i lavori di restauro realizzati con i fondi ottenuti attraverso il programma europeo Agenda 2000, che non modificheranno la struttura del teatro. Verranno realizzati un palco e gradinata smontabili e spostabili, in modo da garantire la massima flessibilità allo spazio. Il Teatro Garibaldi, fa notare Bavera, racchiuderà in sé per le caratteristiche architettoniche gli elementi del teatro greco, di quello elisabettiano e del teatro all’italiana. Un vero modello di teatro contemporaneo per dar seguito a quella che Bavera considera la terza vita del teatro Garibaldi.

Elisa Cuticchio, moglie di Mimmo Cuticchio che collabora a vari livelli alle attività della compagnia Figli d’Arte Cuticchio, ritiene un fatto simbolicamente importante il fatto che il Comune di Palermo abbia ufficializzato attraverso il protocollo d’intesa il contributo totale (per i cinque teatri) di 400.000 euro. Dal punto di vista strettamente economico il contributo è esiguo ma ratifica l’importanza e la necessità dell’attività dei “5 teatri”.
Questo finanziamento permetterà di proseguire le attività della compagnia fino a febbraio circa, attività che consistono in una trentina di spettacoli per le scuole, visite guidate del laboratorio dei pupi e del teatrino a scolaresche, turisti, ospiti della città, mentre a gennaio ci saranno una serie di spettacoli di “cunto” nelle scuole.
L’attività finanziata dal Comune finirà a febbraio ma la compagnia riuscirà a portarla avanti fino a maggio.
E’ importante per Elisa sottolineare come il lavoro della Compagnia (e di tutti e cinque i teatri del “Cartello”) siano riusciti a continuare le loro attività anche in momenti in cui i finanziamenti degli Enti Locali sono stati sospesi, grazie anche ai finanziamenti del Ministero con il quale partirà una rassegna di Opera dei pupi accostata al Teatro di Figura e la “Scuola per pupari e cuntisti” per 20 allievi di tutta Italia (in collaborazione con Accademia D’Arte Drammatica Silvio d’Amico).

Lisa Ricca, legale rappresentante della compagnia Teatès e moglie di Michele Perriera, scrittore e regista siciliano (che quest’anno ha anche ricevuto il premio dell’Associazione Nazionale dei critici), ritiene che il finanziamento ottenuto attraverso il “Cartello” dei 5 teatri sia importante affinché possa continuare l’attività della scuola di teatro che dal ’79 è a Palermo una realtà molto importante. La scuola di Perriera, che ha uno sguardo “etico” sul teatro, ha “sfornato” moltissimi attori e registi.
Il finanziamento ricevuto è stato di 80.000 euro, a malapena sufficiente per coprire i costi della scuola. Per Lisa Ricca sarebbe fondamentale, oltre all’attività della scuola, che Michele Perriera potesse produrre uno spettacolo all’anno, affinché le giovani generazioni possano conoscere quello che viene considerato un patrimonio culturale per la storia della città.

Franco Scaldati non ha voglia di parlare di politica culturale e finanziamenti. Mi parla invece del successo che ha avuto il suo spettacolo, Rosolino, storia di personaggi sgangherati che ricostruiscono una Palermo dimenticata (prodotto dalla sua compagnia in collaborazione con il Palermo Teatro Festival, e le Orestiadi di Gibellina), per di più con un pubblico inusuale per i suoi spettacoli.
Mi dice che sicuramente non sarà più alla guida del Festival Gibellina.
La cosa importante è che gli sembra che Palermo sia sufficientemente viva, e che il fermento non si fermi mai (n.d.a: per le attività e la poetica di Franco Scaldati vedi ateatro 98).

Secondo Beno Mazzone, direttore artistico del Teatro Libero, l’unico dato di novità rispetto al passato è il fatto che queste 5 realtà che da più di trent’anni operano a Palermo abbiano deciso un minimo comune denominatore, un principio di unione. Il “Cartello” esprimerà ad alta voce punti di vista sulle politiche culturali e continuerà a interpellare gli Enti Locali.
Nelle ultime settimane è emrsa l’idea di dare una struttura più forte a questo “Cartello” e di stabilire una serie di iniziative di riflessione pubblica nei vari teatri.
In precedenza c’erano stati dei tentativi di censimento di compagnie professionali e non (che in Sicilia sono moltissime). Si era creato una sorta di “sindacato” con il compito di stabilire una circuitazione in Sicilia. Il tentativo è fallito dopo qualche anno.
Secondo Beno Mazzone, la politica culturale a Palermo non è lungimirante da più dieci anni a questa parte. Anche in passato il Comune di Palermo non ha investito nelle strutture e non è riuscito a rendere stabili le iniziative che aveva lanciato. Questo è dimostrato per esempio dalla fine ingloriosa dei Cantieri Culturali alla Zisa, dovuta non solo alla gestione attuale ma anche a quella precedente. La politica culturale palermitana ha il respiro corto e i fatti teatrali sono sempre episodici, non si riesce mai a stabilizzarli. Il lavoro del “Cartello dei 5 teatri” è quello di cercare elementi che possano unire e non dividere coloro i quali fanno teatro da tempo a Palermo, per innalzare il livello professionale e la qualità dell’offerta culturale in città.

Clara_Gebbia

2006-12-12T00:00:00

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