Tra teatro e pedagogia

Il progetto "Teatro in visita"

Pubblicato il 07/01/2007 / di / ateatro n. 105 / 0 commenti /
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“Teatri in visita” è un progetto finanziato dal Ministero della Salute, a cura dell’ ATCL- Associazione Teatrale fra i Comuni del Lazio e del CTE – Centro Teatro Educazione dell’ETI in collaborazione con l’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma.

Partecipanti alla prima fase del progetto: Lidia Capalvo, Carla Carlevaris, Francesca Castellani, Ada Cristodaro, Ada D’Adamo, Adele D’Amico, Claudia Di Giacomo, Stefania Dusi, Francesca Ferri, Paola Franco, Francesco Galli, Clara Gebbia, Maria Mazzei, Piergiorgio Moresco, Roberta Scaglione, Almerica Schiavo, Giorgio Testa.

Da giugno di quest’anno, a partire da un’idea di Giorgio Testa, si è dato il via al progetto “Teatri in visita” presso la ludoteca dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma.
Viene presentata per “ateatro” una sintesi della prima parte del progetto (il periodo da aprile a giugno). “Teatri in visita” si concluderà, almeno in questa fase, a dicembre 2006.
Seguirà quindi, sempre per “ateatro” la sintesi della seconda parte del progetto e le conclusioni tratte in seguito ad una giornata di studio prevista al termine dell’iniziativa.
Consideriamo “Teatri in visita” una “ricerca-intervento” dove si intrecciano sperimentazione e teorizzazione. Lo scopo della documentazione è quello di ricavarne un modello di utilizzazione del teatro, inteso sia come esperienza di visione che come pratica, negli ospedali pediatrici.
Speriamo che documentare questo progetto ci aiuti non soltanto a “sperimentare un modello di utilizzazione del teatro nell’ambito delle strutture sanitarie che ospitano bambini”, come esposto nelle prime righe del progetto, ma anche a mettere ordine nelle emozioni scaturite dal fatto di trovarci in un contesto emotivamente così coinvolgente.

Il 4 aprile 2006, convocati nella sede del Cte – Centro Teatro Educazione dell’ETI, Giorgio Testa ci parla di un progetto da sviluppare insieme: “Teatri in visita”.
Il progetto iniziale esposto da Giorgio (che qui riporto per grandi linee), intende sperimentare un modello di utilizzazione del teatro nell’ambito delle strutture sanitarie pediatriche con varie finalità: introdurre all’interno dell’ospedale momenti di gioco e di leggerezza che aiutino i bambini malati a non vivere il tempo della cura come traumatica interruzione delle normali attività quotidiane; creare, attraverso laboratori teatrali, occasioni ludiche ed espressive che portino il piccolo paziente a vivere la permanenza in ospedale con maggiore serenità; dare la possibilità, ai bambini (siano essi degenti, in day hospital o in visita) e ai genitori di fruire insieme di spettacoli teatrali adatti al contesto in cui si trovano.
Il luogo per la realizzazione del progetto viene presto individuato: l’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma, precisamente nei locali della ludoteca.
Giorgio ci dà dei riferimenti, ma in realtà il progetto è tutto da costruire: bisogna stabilire tempi, modi, luoghi, contenuti….Fin dalla prima riunione Giorgio ha fatto sì che il progetto crescesse con il contributo di ognuno, e questa linea di collaborazione a livello progettuale si è mantenuta per tutto il lavoro finora svolto.
Le primissime riunioni hanno riguardato gli operatori del Centro Teatro Educazione dell’Eti coinvolti nel progetto e i referenti dell’Atcl. Partendo dalla convinzione che le relazioni costruttive tra i piccoli pazienti e gli operatori teatrali, e il clima di festa dato dalla presenza di familiari e bambini “in visita” possano innescare una condizione psicologica atta a far vivere in maniera più serena la degenza ospedaliera, ci siamo interrogati anche sulla specificità del teatro che forse è quella di suscitare un senso di gioia e di meraviglia, di “trasportare” in un altro mondo, in un altro luogo: il più potente dei giochi. Il teatro che visita l’ospedale può forse aiutare i piccoli degenti e i parenti in visita a risignificare l’esperienza ospedaliera non soltanto come tempo e luogo per la cura del corpo, ma anche come periodo costruttivo e di conoscenza.
Subito comunque abbiamo sentito l’esigenza di chiedere all’ospedale di progettare con noi l’esperienza del teatro che “visita” l’ospedale. Durante gli incontri con l’ospedale si sono aggiunti gli operatori teatrali chiamati a lavorare con noi e interessante è stata l’osservazione dell’interazione tra queste diverse “famiglie” in fase progettuale.
La collaborazione con gli operatori dell’ospedale è stata essenziale. Al Bambino Gesù operano già molte associazioni di volontari e non, quindi il nostro desiderio era di comprendere che cosa servisse realmente: la nostra prospettiva è stata fondamentalmente quella dell’ascolto per conoscere le modalità e criteri di lavoro preesistenti e i reali bisogni della struttura. Il lavoro preliminare condotto insieme agli operatori della ludoteca, ha quindi concretamente permesso di stabilire tempi, spazi, contenuti, metodologie, organizzazione dell’intervento nonché, in seguito, di realizzare le attività previste.
Le questioni affrontate comunque non sono state tutte semplici e immediate.
Non sono mancate in fase progettuale divergenze di opinioni: in particolare per esempio riguardo alla proposta da parte nostra di prevedere la presenza di ragazzini esterni all’ospedale provenienti da altre scuole, ma l’ospedale ha vissuto in precedenza come un’esperienza traumatica, e che quindi abbiamo deciso momentaneamente di accantonare.
D’altra parte si sono avuti anche sviluppi inaspettati del progetto, di cui accenneremo in seguito.
Ma procediamo con ordine.
Per quanto riguarda le attività si decide che verranno condotte attraverso 4 linee espressive: musica, racconto, figura, affabulazione.
Si stabiliscono due linee di intervento: uno spettacolo di apertura che è un sorta di benvenuto che il teatro fa all’ospedale, con presenze esterne di familiari, volontari, medici e tutti coloro i quali lavorano e gravitano intorno all’ospedale; e i laboratori, che si svolgeranno per 2 giorni alla settimana con inizio e cadenze da concordare durante il seminario con il personale ospedaliero. In questa prima fase ogni operatore sperimenterà una modalità di laboratorio da adattare via via alle esigenze che il contesto richiede.
Per quanto riguarda i luoghi, in ludoteca in cui è possibile usufruire di due spazi, uno po’ più grande e uno un po’ più raccolto, dove normalmente non è prevista la presenza di visitatori esterni; fondamentale è stato dibattere il problema del tempo: si sono previste attività che abbiano un inizio e una fine, poiché non saranno fruite sempre dagli stessi bambini, se non in alcuni casi. Inoltre i laboratori devono essere in grado di far entrare e far uscire i bambini in qualunque momento. Per quanto riguarda la realizzazione del primo spettacolo, vengono proposte e discusse con gli operatori della ludoteca le schede degli spettacoli da realizzare. Viene scelto “Pulcinella che passione”.
Il 14 giugno comincia così la “visita del teatro” in ospedale. Fin da subito ci accorgiamo che il teatro “modifica”l’assetto e la percezione della ludoteca. Nella sala giochi della ludoteca quando entriamo per assistere allo spettacolo, campeggia un teatrino con il faccione di Pulcinella. Dopo aver sistemato le sedie e sedioline, pronte ad accogliere il pubblico, la stanza ha proprio l’aspetto di un piccolo teatro. Ci sono i bambini, che diventano sempre più numerosi, e una educatrice dell’ospedale che in maniera molto efficiente si dà da fare per chiamare tutti i reparti ed avvisare dello spettacolo imminente, cercando di presentare lo spettacolo come qualcosa che vale assolutamente la pena di non perdere. Questo particolare ci fa molto piacere: è evidente come sia scattato un clima di collaborazione e fiducia reciproca intorno al progetto e tra i vari gruppi di lavoro, interni ed esterni all’ospedale.
L’atmosfera è da subito carica di aspettative. Non appena comincia lo spettacolo, i bambini, con età veramente diverse, dai piccolissimi, neanche in grado di parlare o di camminare, ai più grandi, vengono rapiti da “Pulcinella che passione”.
Lo spettacolo è divertente e a tratti entusiasmante per i bambini, grazie alla sapienza con cui è costruito per un pubblico di giovanissimi. Ottiene l’effetto di trasportare i bambini totalmente dentro la storia e a creare un clima di festa e di divertimento. Nell’ottica di una risignificazione del ruolo e della valenza della degenza ospedaliera in chiave positiva e costruttiva, credo che l’esperienza della “festa del teatro” possa avere una sua validità tangibile. Ci sono mamme che finalmente vediamo sorridere, cosa forse che accade di rado in quel contesto. Chiaramente la situazione di “fluidità”, ossia il via vai di bambini genitori continua anche durante lo spettacolo: qualcuno deve andare via, altri sono attesi dai medici per la visita o per la terapia.
Questa “fluidità” comunque caratterizza sotto vari ponti di vista tutto “Teatri in visita”, in cui tutti gli operatori e gli artisti sono chiamati ad adattare momento per momento le attività che stanno svolgendo: all’età, al numero dei bambini, alla presenza dei genitori, alle patologie che ci si trova di fronte, all’improvviso entrare e uscire dei piccoli pazienti.
Inizialmente, abbiamo pensato che il periodo da aprile fino a giugno potesse essere quello che Piaget definisce “esperienza per vedere” per poi far partire i progetto vero e proprio. In realtà ci siamo resi conto che, vista la complessità del contesto in cui ci siamo trovati, tutto il periodo fino a dicembre sarebbe servito per strutturare l’intervento in corso d’opera, per preparare gli operatori (per altro già professionali) alla peculiarità dell’ospedale, per poterlo in seguito esportare. Le problematiche legate all’ospedale infatti sono parecchie e naturalmente con una peculiarità che esula dai contesti strettamente teatrali. Alla fine del periodo fino a giugno, comunque abbiamo tratto varie conclusioni sulla nostra esperienza. Cito qui alcune tra le più significative: oltre alla situazione di via vai all’interno della stessa giornata, molti tra gli utenti dei laboratori si trovano in ospedale per effettuare un day-hospital. Questo impedisce di fare delle attività continuative, ma i singoli laboratori devono avere significato in sé ed “compiersi” nello spazio di poche ore. A fare da contrappunto questa altra forma di fluidità, si è pensato ad un “diario di bordo”, una sorta di “libro creativo delle presenze” dove si potrà lasciare un ricordo, una frase, un segno, che potrà essere ritrovato. Si definiscono inoltre i ruoli che servono alla realizzazione del progetto: il ruolo progettuale è ovviamente affidato a tutto lo staff presente sotto varie forme. Le figure di cui il progetto necessita sono varie: un operatore del CTE sempre presente a tutte le attività, affiancato a turno da una delle ludotecarie dell’ospedale; gli operatori teatrali ossia coloro i quali svolgeranno le attività dei laboratori; gli organizzatori teatrale, che si occuperanno dei rapporti con gli operatori di ludoteca e le compagnie teatrali e della organizzazione e logistica delle feste-spettacolo; lo “storico all’interno del gruppo” che si occuperà di documentare l’attività e dell’aspetto della ricerca.. I ruoli naturalmente non saranno rigidi, possono confondersi, mischiarsi, sovrapporsi e arricchirsi del contributo di ognuno e della ricchezza data dalla pluralità delle voci presenti.
Ci rendiamo conto che oltre alle conclusioni appena tratte ce ne stanno altre che stanno alla base di tutto il progetto, più difficili da analizzare.
Il contesto in cui “Teatri in visita” si svolge è estremamente complesso e delicato. L’ospedale è un luogo di grandi emozioni, non solo negative, ma comunque molto forti. E’ un luogo in cui si si reca per una malattia, piccola o grande, ed è quindi un luogo in cui ci si imbatte nella grande gioia della guarigione, nella sofferenza e nella morte. Anche gli operatori hanno dovuto riplasmare i loro metodi già consolidati e trovare un giusto equilibrio tra “leggerezza” e “gravità” per affrontare il loro lavoro con il grado giusto di distanza e coinvolgimento al tempo stesso, operazione non certo facile. Credo comunque che questo periodo da aprile a giugno sia servito comprendere che se le attività continuative sono praticamente impossibili all’interno del lavoro in ospedale, “Teatri in visita” deve portare con sé, sia nei laboratori che negli spettacoli, un “hic et nunc” capace però di rimanere a lungo nella memoria.

Nel prossimo intervento su “ateatro” parleremo del periodo settembre-dicembre del progetto “Teatri in visita”, e dei suoi nuovi sviluppi.

Clara_Gebbia

2007-01-07T00:00:00

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