La Hollywood della Brianza, naturalmente

Digital reality a Busto Arsizio

Pubblicato il 13/01/2007 / di / ateatro n. 105 / 0 commenti /
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Anzi, di più! La Brianza cinematografica dev’’essere più moderna dei vecchi e antiquati Studios! La meraviglia sono gli effetti speciali, il futuro è nel digitale, il cinema è già nel virtuale! Altro che Hollywood in Brianza, il varesotto deve diventare la Sylicon Valley europea… Ecco, bella idea: perché non facciamo concorrenza alla Dreamworks di Steven Spielberg, tra Busto Arsizio e Milano 2? Che ci vuole? Che ci serve? Prendiamo un giovane regista di belle speranze. Si chiama Dario Picciau, ha trent’anni, si è formato come graphic designer, adesso è impegnato a esplorare le nuove tecnologie applicate al cinema, è autore del primo lungometraggio italiano completamente realizzato in 3D, insieme classico e moderno: “Il ritmo narrativo dell’Uovo, la caratterizzazione e l’’animazione dei personaggi sono simili a quelli del teatro greco antico. I personaggi esprimono i grandi valori che sono alla base della morale umana e contemporaneamente incarnano altrettanti enigmi. Sono esseri enigmatici posti al centro di un flusso di eventi che li superano, li mettono alla prova, misurano la loro consistenza. Ognuno si trova, nel proprio ruolo, di fronte a un bivio e a volte -— come nella tragedia greca -— il bene ha l’’aspetto del male o viceversa”. Nel 2003 L’’uovo ha vinto persino qualche premio. Molto prestigioso, naturalmente. Poi prendiamo un produttore volonteroso, con gli agganci giusti e molte buone intenzioni. Si chiama Andrea Jarach, ha cinquant’anni, è presidente dell’associazione Italia-Israele, oltre che proprietario della casa editrice Proedi che ha curato numerose pubblicazioni sulla Shoah: si è dunque lodevolmente impegnato a far conoscere gli orrori dell’’Olocausto e a combattere l’’antisemitismo (nel maggio 2006 si candiderà tra mille polemiche al Consiglio comunale di Milano nella lista di Letizia Moratti, senza essere eletto, ma questa è un’’altra storia). Poi ci vuole un’’idea, naturalmente. Ed è l’’idea perfetta. Ci faranno vedere “Anne Frank viva, con il suo viso”. Tutto grazie alle nuove tecniche digitali, naturalmente: “Poiché non c’’è più Anna Frank e non c’’è più la Amsterdam dove era nascosta, quella degli anni Quaranta, vogliamo ricostruirla fedelmente, al millesimo, con le nuove tecniche digitali che in questo momento mi sembrano lo strumento ideale per comunicare”, spiega Picciau. “Non per produrre meraviglia ma dare anche un messaggio di ricordo, forse di speranza”. Per gli effetti speciali, il modello sarà Polar Express, il film con Tom Hanks, ma naturalmente Cara Anna sarà ancora meglio, naturalmente, perché sono passati due anni e sono stati fatti notevoli progressi. Per fare questo tutto questo, naturalmente, non basta la buona volontà di un artista di genio: ci vogliono collaboratori di prima qualità. La casa di produzione, che si chiama 263Films (la sigla rimanda all’appartamento-rifugio di Anna Frank ad Amsterdam), raccoglierà decine di persone da tutto il mondo. Quanti? Diciamo tra gli 80 e il 40. Alcuni di loro, specifica Picciau, “hanno già lavorato a progetti di case ben più conosciute, per pellicole come Il Grinch e Alien“. Anzi, meglio: nei curriculum si va “da Star Wars a Harry Potter“, naturalmente. Ma c’è qualcosa in più: l’emozione. La storia della giovane bambina ebrea e della sua famiglia perseguitata dai nazisti si intreccia nella pellicola (anzi, nei pixel) con quella di un altro personaggio. Sarà, spiegano, una narrazione poetica che si svolge nel chiuso di quattro mura, raccontando in maniera “sincronica” due storie tra loro molto diverse. Perché, come spiega lo sceneggiatore Roberto Malini, abituale collaboratore di Picciau, “vogliamo un pubblico di giovani, che impari il valore positivo della memoria, non solo un film di effetti speciali. Abbiamo fatto una lunga e meticolosa ricerca storica con immagini, documenti, testimonianze: sarà come un museo in movimento pieno di citazioni visive. L’’idea non è quella del remake del Diario (forse c’è stato un problema di diritti), ma di iniziare la storia di Anna oggi in America, a cavallo tra due mondi con una ragazza malata di leucemia che si chiama Emily ed è costruita sulle fattezze della poetessa Dickinson. Con il regalo del Diario Emily fa un viaggio fantasy e le due giovani si incrociano nei loro infelici destini, poi si torna nel reale”. Le due storie continuano parallelamente fino a intrecciarsi: “Anna guarda dalla finestra i bombardamenti su Amsterdam e Emily guarda col padre i fuochi d’artificio”, rivela il regista, “finché i due periodi si fondono fino a incontrarsi. E’ un esempio di sincronicità jungiana”, naturalmente. Alla fine “Emily riesce a sopravvivere grazie alla lettura del Diario che, dunque, è ancora in grado di donare speranza, confortare chi soffre e ricordare a tutti che dalla discriminazione, dal pregiudizio e dall’odio nascono solo morte e distruzione”. Non mancano altre citazioni colte: oltre a Emily Dickinson, anche Oscar Schindler e Helga Deen, autrice di un diario scritto nel campo di concentramento di Vugh in Olanda e uccisa a 18 anni. Per il trailer, si vanterà Picciau, “abbiamo utilizzato le luci di un quadro di Jan Vermeer”. Naturalmente. Infine ci vogliono i soldi. Molti soldi, naturalmente. Ma il progetto è inattaccabile, non può non affascinare, gli ingredienti ci sono tutti: un grande personaggio (anzi, due), una storia commovente, un tema importante e politicamente corretto, la pulsione pedagogica, le nuove frontiere dell’arte e della tecnologia, un giovane genio, il matrimonio degli effetti speciali made in Usa con la capacità italiana di creare emozioni, la fondazione di un nuovo polo creativo e tecnologico italiano… Così alla 263Films arrivano più o meno 10 milioni di euro, da investitori etici e dal Ministero dei Beni Culturali italiano, che ha ammesso l’’opera al finanziamento pubblico in virtù del suo valore artistico. Ora Cara Anna può finalmente decollare. Con grandi squilli di trombe, naturalmente.

Il ministro Urbani e le autorità locali all’’inaugurazione della 263Films.

Il 25 gennaio 2005 a inaugurare il nuovo studio della 263Films al Museo del tessile di Busto Arsizio arrivano addirittura il ministro della cultura Giuliano Urbani, l’’Assessore alle Culture, Identità e Autonomie della Regione Lombardia Ettore Albertoni, l’’Assessore della Provincia di Varese Roberto Bosco, il sindaco di Busto Arsizio Luigi Rosa e il suo Assessore alla cultura Alberto Armiraglio, circondati da un codazzo di decine di fotografi e giornalisti (ne parleranno entusiasti al Tg3, usciranno servizi su molte importanti testate e sul web, la tv svizzera ci farà addirittura un documentario).

Il set di Cara Anna.

Dopo il rituale taglio del nastro e i flash dei fotografi, il ministro Urbani entra nella Stanza delle Meraviglie dei Raptor Studios: è popolata solo da tre attori in calzamaglia nera ricoperti da sensori mentre là in fondo decine di operatori sono affaccendati sui loro computer. E’ uno dei set che cercano di ricostruire nel modo più fedele assoluto la stanza segreta di Anne Frank.

Picciau spiega al ministro Urbani e alle autorità locali i segreti della motion capture.

«Qui a Busto», prosegue Picciau, «realizzeremo circa il 35% della pellicola, tra motion capture e data post processing». Del resto la città è sede del BAFF, ovvero il B.A. Film Festival… E non mancano, come precisa il sito della rassegna, le “Personalità legate al mondo del cinema che sono nate, vivono o hanno vissuto a Busto Arsizio e dintorni: Rita Rusic, produttrice, Mariella Lotti, attrice, Anita Caprioli, attrice, Luigi Cozzi (in arte, Lewis Coates), regista, Alberto Sironi, regista, Gilberto Squizzato, regista, Max Croci, regista, Giorgio Bonecchi Borgazzi, regista, Giacomo Poretti, attore (di Aldo, Giovanni e Giacomo)”. Un elenco impressionante, naturalmente. Poi Picciau spiega al Ministro i miracoli della nuova tecnica cinematografica: “Con la motion picture si mettono 72-75 sensori sul volto e sul corpo dell’attore, fissandone i movimenti, ricopiando tutto, dai pori della pelle alle sopracciglia, la struttura ossea e quella molecolare del viso per prendere tutti i dettagli le espressioni possibili. Poi si registra tutto con una camera a raggi infrarossi, così trasferendo la realtà nel computer con tecnica digitale”. Naturalmente. (Una delle società che fornisce supporto tecnologico per la motion capture è la Vicon, specializzata in sistemi di sorveglianza.) Prima di iniziare il film vero e proprio, c’’è stato più di un anno di prelavorazione, durante il quale si è fatta una ricerca per ricreare nel modo più fedele possibile i luoghi in cui ha vissuto Anne. Tutto è stato riprodotto nei minimi particolari, dalle mura della casa segreta alla lampada che teneva sulla scrivania. Questo lavoro, spiegano al ministro, ha permesso di ricostruire nella maniera più fedele l’alloggio segreto usato dalla famiglia Frank per nascondersi dai nazisti. “E per Anne”, prosegue Picciau, “abbiamo usato la foto più recente disponibile, perché non si hanno immagini di lei da quando è entrata nell’appartamento segreto”. Però nel virtuale sanno perfino far invecchiare i personaggi, e così alla fine del film la bambina Anna diventerà una giovane donna. I toni sono trionfalistici. Si proclama che è l’’occasione d’oro per Busto e per il cinema italiano. Anche se non presenta i budget esorbitanti delle produzioni americane il film ha un livello tecnico in grado di far tremare Disney e Dreamworks e una trama emozionante. Cara Anna promette di riempire le sale per settembre 2006. E la distribuzione mondiale? “Sicuramente”, confessa Picciau, “abbiamo già il distributore, anche se non posso dire ancora il nome…”. Naturalmente. Passano pochi mesi e il 4 settembre 2005 Dear Anne viene presentato in anteprima mondiale, nell’’ambito della conferenza sul cinema digitale del Future Film Festival, alla 62a Mostra del Cinema di Venezia. La trionfale conferenza stampa è ospitata alla Villa degli Autori al Lido. In effetti Picciau e Jarach non presentano il prodotto finito, ma un teaser-trailer di pochi minuti. E’’ un successone, naturalmente. Si commuove per primo Carlo Rambaldi, il mago italiano degli effetti speciali, tre Premi Oscar, fino a ieri nemico giurato del computer: “Ho pensato più volte di utilizzare le nuove tecnologie del cinema tridimensionale per dare vita a mondi immaginari e creature fantastiche: i nipoti di E.T. e degli alieni di Incontri ravvicinati del terzo tipo. Fino a ieri, però, non ho mai trovato nelle soluzione proposte dagli effetti speciali una verosimiglianza sufficiente e soprattutto ho constatato che il computer toglie poesia al cinema. Poi ho visto, nel corso di una conferenza dedicata agli effetti speciali nel cinema, le prime immagini del film di Dario Picciau, Dear Anne. Ho provato un tale entusiasmo che ho esclamato davanti all’auditorio: ‘Adesso sì. Adesso siamo vicini alla perfezione!’. E’ una nuova era per gli effetti speciali e per il cinema che ne fa uso”. Si commuove anche Nedo Fiano, scrittore ed educatore sopravvissuto ad Auschwitz: “Sembra di tornare indietro nel tempo, fino a rivedere una realtà che in troppi hanno dimenticato. Dear Anne supera le frontiere del tempo e dello spazio per restituire al mondo una verità fondamentale per costruire un futuro migliore”. La 263 Films e il Future Film Festival decidono di dedicare il teaser-trailer alla memoria di Giuseppe Jona, l’’eroico presidente della comunità ebraica di Venezia che nel 1943 sacrificò la propria vita per evitare la deportazione agli ebrei della sua città. Nel frattempo il progetto ha ottenuto il riconoscimento della Task Force for International Cooperation on Holocaust Education, Remembrance and Research, il patrocinio e il sostegno scientifico di Yad Vashem e del Ghetto Fighter’s House Museum: attestati di prestigio riservati a poche opere della cultura contemporanea. Nei primi mesi del 2006 arrivano nuove informazioni sulla lavorazione, subito riprese dalla stampa e da internet. Cara Anna è più di un film, è un miracolo: “Il miracolo è portarci indietro nel tempo con questa artigianale bottega rinascimentale di cinema. Ogni millimetro del passato ci riappare identico a com’era e questo è il nostro fine artistico e morale, tanto che abbiamo voluto un viaggio immaginario nel tempo, l’’incontro parallelo emotivo di due ragazze che sono, come gli altri, due attrici di teatro, Sabia del Mare (Emily) e Martina Segre (Anne), 24 e 21 anni, che si modificano al computer. Dobbiamo sapere tutti cosa accadde veramente, ma il film si ferma all’’arresto con i nazisti che arrivano nella soffitta. Tutto è stato faticoso e prodigioso, dirigere gli attori, veri o virtuali e doppiare le voci, dato che abbiamo girato in inglese, ma entusiasmante. Ma non voglio fare per sempre il cinema in grafica tridimensionale con le riprese a raggi infrarossi applicati ad attori virtuali. Credo che in futuro ci sarà spazio per tutti, ma che i due campi di ricerca resteranno separati”. Picciau approfitta dell’’occasione per definire meglio il genere di Cara Anna. Non chiamatelo, per carità, cartone animato. Ma allora cos’’è? Cara Anna è un digital reality, naturalmente. L’’uscita del film non è più fissata a settembre: slitta un po’’, è prevista per il Natale 2006, “o al più tardi a gennaio 2007”, annuncia Picciau. “Dopo due anni di produzione, e uno e mezzo di pre-produzione, siamo quasi al 70 per cento e stiamo valutando il miglior distributore. Vogliamo che ci si concentri sul messaggio e non sul fatto che è tecnologicamente avanzato, altrimenti rischiamo di penalizzare il messaggio di speranza e di memoria”. Nell’’autunno 2006 a Roma Walter Veltroni lancia la Festa Internazionale del Cinema, Naturalmente Cara Anna non può bucare il grande evento. Infatti è in programma, il 19 ottobre. L’’uscita è vicina, il film dovrebbe essere praticamente finito. Grande attesa.
Disattesa. Il video che viene presentato è un docu sugli autori con interviste e backstage. Del film si vedranno a malapena due minuti con molte ambientazioni esterne e una scena con i due personaggi principali, Anne e Otto, ancora però under construction, che non mostra quindi risultati definitivi.
Problemi? Gli autori dichiarano che il braccio di ferro con alcuni finanziatori di Dear Anne è stato e continua a essere una dura prova. Questa presentazione romana fa dunque parte del gioco del marketing. “Forse non ne valeva la pena”, si lascia scappare Picciau, reduce da quattro notti in bianco: “Certo è andata bene, ma abbiamo lavorato due mesi e mezzo per questi dieci minuti, alla fine togliendo tempo al film. Non si può fare un backstage su un film che ancora non c’’è. Ma loro volevano vedere…”. Alla fine, rassicurano, il film uscirà nelle sale, a settembre 2007 sul mercato Usa e a Natale 2007 in Italia. Naturalmente.
La dichiarazione che avrebbe dovuto stupire, visto che il più quotato James Cameron – da oltre tre anni al lavoro su un film in performing capture dal titolo Avatar, simile quindi a Dear Anne – proprio nei giorni scorsi ha posticipato di oltre un anno l’’uscita: ora punta all’’estate del 2009. L’unica differenza è che Cameron ha un budget di 200 milioni di dollari di budget e quindi può prolungare la produzione.
E la 263Film? Ha solo una decina di milioni di euro, che non permettono ritardi perché non può contare su ulteriori finanziamenti. E allora? La soluzione italiana è molto semplice: meglio chiudere in silenzio l’’intero baraccone, al più presto, mandando tutti a casa e destinando eventualmente gli avveniristici studi della Hollywood brianzola ad altre iniziative.
Cara Anna rischia di restare per sempre nel virtuale. E il digital reality? E´ quello che ha per protagonista Picciau e soci, naturalmente. E i soldi? Quelli sono finiti giù per il tubo, come la Hollywood brianzola…

Perfida_de_Perfidis

2007-01-13T00:00:00

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